Amore e
responsabilità
Torno ancora sui temi trattati nella riunione
di martedì scorso, sui quali ci siamo piuttosto accalorati.
Una argomento molto importante è la
responsabilità educativa dei genitori sulle questioni dell’amore. E’ una materia
su cui, anche in teologia, c’è stato un notevole progresso culturale a partire
dal secondo dopoguerra. Prima la questione era posta essenzialmente in termini
repressivi. La linea era dettata da un clero che si vietava il sesso e lo
considerava tendenzialmente peccaminoso
anche in chi era autorizzato a praticarlo. Era la teologia del matrimonio come rimedio alla concupiscenza, espressa
anche nel diritto canonico prima della riforma del 1983.
Il progresso culturale è molto evidente in un
testo di Karol Wojtyla del 1960, Amore e
responsabilità, che ebbe molta diffusione in Italia dopo l’elezione
pontificale del Wojtyla, nel 1978. Anche io mi ci formai sopra e lo consiglio
anche oggi ai nostri giovani. Si iniziò a costruire una teologia dell’amore. La
via per contrastare costumi sociali dissoluti fu individuata nel reagire alla
banalizzazione del sesso. Il sesso è un impulso fisiologico, ma non è solo
questo. Anche le scienze della psiche lo insegnano con molta chiarezza.
Banalizzare il sesso, insomma, rovina la vita, e non solo quella di fede, la
vita, semplicemente. Se non si matura in questa convinzione, lo si scopre
spesso troppo tardi. Il coniuge non è solo lo sfogatoio delle nostre passioni
concupiscenti. E’ l’amore per il coniuge non è un dovere come quello che
deriva, ad esempio, da un contratto di lavoro. A lungo la teologia, espressa da un clero
esclusivamente maschile, ha visto la cosa dal punto di vista esclusivamente
maschile, costruendo il sesso come dovere
della donna e come piacere
contrattualmente lecito per l’uomo. Il tutto in un contesto in cui la faccenda
era comunque ritenuta ben al di sotto della soglia della santità, vista come
prerogativa di celibi e nubili, di persone insomma che rinunciavano al sesso e
all’amore. Oggi le cose sono cambiate molto. Ma penso che un ulteriore
progresso culturale sia possibile, ma non potrà venire se non quando, come
inizia ad accadere, la materia sarà trattata con competenza da teologi laici
coniugati. Di certe cose non si può trattare per sentito dire. La teologia dell’amore e la catechesi dell’amore
è un campo in cui noi laici possiamo e dobbiamo impegnarci, secondo le nostre
competenze e le nostre possibilità di intervento. I genitori, in particolare
possono fare molto, innanzi tutto come esempi di vita.
Ogni coppia di coniugi interpreta una teologia
dell’amore. Ha conciliato la fede con l’amore. Raramente le soluzioni che vedo
adottate in quelli che conosco trovano espressione formale nella teologia
esplicita. Insomma, quello che si scrive sui libri è una cosa, quello che la
gente di fede vive è un’altra. Ed è una distanza piuttosto sensibile.
Personalmente in genere non mi ritrovo nelle teologie dell’amore di cui leggo,
ad eccezione talvolta, ma non sempre, di quelle scritte da laici sposati, quando
non si limitino a riecheggiare quelle clericali. In questa materia c'è ancora molto
conformismo, anche perché, in passato, su di essa è stata esercitata una
stringente polizia ideologica. Divergere esplicitamente dalle opinioni ritenute
ortodosse faceva rischiare l’emarginazione o addirittura l’esclusione.
Noi laici dobbiamo essere consapevoli dell’importante
ruolo educativo che siamo chiamati a svolgere nella tradizione della teologia
dell’amore. Non si tratta semplicemente di tramandare ordini altrui, e in
particolare certe teologie bacchettone che oggi come in passato creano solo
tanti problemi, sensi di colpa e scrupoli. L’amore è gioia? O è solo una dura
necessità fisiologica, per cui, alla fine ci si sposa come subendo una
condanna, e allora “se ti va bene sono
vent’anni, se ti va male è l’ergastolo”? Tramandare la gioia dell’amore:
questo è il nostro lavoro.
L’impulso sessuale deriva dalla nostra
condizione di esseri naturali. Ce lo troviamo dentro e agisce per dinamiche
fisiologiche che caratterizzano la nostra specie, noi volenti o nolenti. Di
questo bisogna tenere conto anche in religione. Altrimenti si arriva agli
estremi di considerare preferibile una condizione innaturale come quella in cui
si ridusse l’antico filosofo/teologo Origene (2-3° sec.), che si fece castrare.
Umanizzare il sesso è un lavoro che si deve svolgere in ogni vita umana, in
ogni coppia e in ogni società e civiltà. Le forme in cui lo si è fatto in
passato appaiono insufficienti ai nostri giorni. In particolare il sesso in
religione fu visto molto a lungo come un fatto di sporcizia. Fu proprio il
Wojtyla a cominciare a indurre un cambiamento in questa concezione. Creò santi
dei coniugi e comunque dei laici sposati con figli (ad esempio il Toniolo),
indicando la possibilità, su larga scala, di una via coniugale alla santità. Ci
si può lavorare ancora sopra.
Detto questo, che rispondere al quesito su cui
si è infervorato il dibattito di martedì scorso: “Che fare se tuo figlio viene con la compagna e pretende di
dormire con lei in casa nostra?”. La mia opinione è: “dipende”. Una cosa è se nostro figlio è un ragazzetto di sedici
anni con la sua fiamma del giorno e altra se è un signore di venticinque anni che da
anni ha una relazione d’amore con la sua donna. Nel primo caso si può supporre
una banalizzazione del sesso, e allora io mi terrei sulla negativa, nell'altro il lavoro da fare è diverso, deve essere
diretto a cercare di indurre, nel dialogo, una crescita culturale verso un
legame più intenso e allora non rifiuterei alla coppia l’ospitalità domestica,
occasione per approfondire la questione e per mettere a confronto il nostro e
il loro stile di vita. In entrambi i
casi bisogna tenere presente comunque che l’amore è una scelta di
responsabilità personale sulla quale dobbiamo evitare di interferire con
modalità contrarie alla dignità della persona, come non di rado avveniva ancora
in un recente passato e come ancora si usa in civiltà orientali i cui
costumi giudichiamo in genere arretrati e inaccettabili.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa –
Roma, Monte Sacro, Valli