Un
lavoro da fare
Un gruppo di Azione Cattolica non lavora solo
a beneficio dei suoi membri. In questo si differenzia, ad esempio, da un
circolo ricreativo o da un club culturale. Ma anche da un gruppo di
spiritualità. Si cerca di mirare al perfezionamento personale, ma non per sé stessi,
per mettere, come si dice, “la ciliegina sulla torta”, ma per fare un lavoro
nella società con cui si è connessi, di cui si è parte, a partire dalla
collettività religiosa.
C’è ancora un lavoro da fare nella società in
cui viviamo, oggi? Alcuni ne dubitano. Sono coloro che pensano che la fede
debba rimanere solo nella sfera personale. E anche quelli che ritengono che il
compito di cambiare la società debba essere lasciato a potenze soprannaturali.
Storicamente l’Azione Cattolica l’ha sempre pensata diversamente. L’ “Azione”
dell’Azione Cattolica è stata infatti, fin dagli inizi, azione nella società.
Viviamo in tempi eccezionali, per ciò che
riguarda le nostre collettività di fede. Per molti versi essi sono ciò che in
Azione Cattolica si è sempre sperato che si realizzasse. Possono anche essere
considerati come il frutto di un lavoro che si è fatto da almeno un secolo
nella società. Eppure tutto ciò ci coglie, sembra, impreparati. E’ un “noi” che
ci comprende, come aderenti ad un gruppo parrocchiale di AC, ma che comprende
anche quelli che vivono accanto a noi e
che, in questo senso, possiamo definire “parrocchiani”. Vedo poca
consapevolezza della grande rilevanza di ciò che sta accadendo. Uno dei lavori
da fare è appunto quello di generarla, in noi e negli altri. Comprendere bene
il senso degli eventi. Questo comporta uno sforzo ulteriore di apertura.
Penso che non sarebbe male proporsi, per l’anno
associativo che si è appena aperto, di animare una iniziativa con quelle
finalità. Che non si rivolga solo a noi, ma che ci presenti all’esterno.
C’è infatti un lavoro da fare, ma mancano le
forze, la gente per farlo. Non dobbiamo considerare un destino inesorabile e
incontrastabile quello di essere un gruppo con età media piuttosto alta. Farlo
significherebbe specializzarsi nella memoria delle cose passate, ciò che gli
anziani sanno fare (ma non sempre).
Negli interventi che seguiranno, riprenderò il
discorso avviato la scorsa estate, sulla scorta di interessanti letture che ho
fatto. Lo scopo sarà appunto quello di motivarci ad un’apertura verso gli
altri. Cercherò, nel contempo, di seguire gli eventi dei nostri giorni, la
cronaca, e di capirne il senso.
Uno di questi eventi è stata la beatificazione
di Giovanni Battista Montini. Non si è trattato solo della glorificazione di un
sovrano religioso. Per certi versi il Montini fece molte delle cose più
importanti della sua vita prima di divenire tale. Possiamo quindi dire che è
molto importante anche la figura del giovane
Montini, caratterizzata da un particolare sforzo di apertura verso la cultura
del suo tempo che attraversò varie fasi, maturando e arricchendosi negli anni. Il Montini fu particolarmente
vicino all’Azione Cattolica, nel suo ministero tra gli universitari e poi nel
Movimento Laureati. Per questo, riflettendo sul suo esempio di vita, possiamo
meglio motivarci nel lavoro che oggi ci sta dinanzi.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San
Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli