Sviluppi storici
In religione, quando ci occupiamo della storia
che ci riguarda più da vicino abbiamo di solito qualche difficoltà ad accettare
quello che è accaduto e dunque a rappresentarcelo realisticamente. Il desiderio
di continuità ci porta a proiettare
sul passato forme culturali che sono proprie solo dei nostri tempi e quindi poi
a scoprire nel passato anticipazioni dell'era nostra contemporanea. Inoltre
nelle ricostruzioni storiche destinate al grande pubblico, quindi divulgative,
di solito le narrazioni degli eventi che hanno visto coinvolte le nostre genti
di fede in maniera disdicevole secondo i criteri che oggi utilizziamo per
stabilire ciò che è bene e ciò che è male vengono presentate con la scusa incorporata. Vale a dire che
cerchiamo di trovare sempre una qualche giustificazione al male che s'è fatto e
ciò seguendo vari metodi, da quello che ricorda che all'epoca tutti facevano così a quello di presentarlo come una reazione a ingiustizie altrui. Insomma
quelli della nostra parte, Papi, vescovi, preti, religiosi e il resto del
popolo, li vediamo sempre dalla parte dei buoni. Purtroppo non è stato e ancora
non è sempre così. Questo però non ci deve scoraggiare. In realtà la lezione
che possiamo trarre dalla storia è che cambiare in meglio è possibile e di
fatto ciò è avvenuto. Per quanto noi si voglia stabilire una continuità con le esperienze di fede
delle origini, ciò non ci obbliga ad accettare tutto il male che in religione è stato storicamente
commesso; del resto la nostra fede è caratterizzata fortemente da un'esigenza
di conversione, che significa anche correggere costantemente la propria
mentalità alla luce di certi principi. Negli ultimi due secoli siamo cambiati
molto, collettivamente. Questo è costato molta fatica, molto impegno, uno
sforzo per riflettere su ciò che storicamente era accaduto, in mezzo a molti
dubbi ed esitazioni. Ci sono state anche molte dure divergenze, ci si è fatti
del male, e anche molto, gli uni gli altri, tutti animati dalle migliori
intenzioni, e poi di questo male a volte ci si è pentiti.
A scuola studiai la
storia sui libri di Gabriele De Rosa, che fu persona della nostra fede,
partecipe del nostro movimento collettivo laicale in diversi campi. Da
universitario approfondii certi temi sul suo libro "Il Movimento cattolico in Italia - Dalla restaurazione all'età
giolittiana", edito da Laterza nel 1979, ormai reperibile solo in
biblioteca. All'epoca ci fu una certa effervescenza degli studi su quegli
argomenti, perché si vivevano tempi che si pensava dovessero portare a
significative trasformazioni. Questa attesa andò poi delusa per un tempo
lunghissimo. Solo recentemente essa è ripresa e infatti sono uscite diverse
nuove opere su quei temi.
Di solito si situano i precursori
dell'esperienza di Azione Cattolica nell'anno
1867, a Bologna, con la costituzione delle Società
della gioventù cattolica italiana da
parte del viterbese Mario Fani e del bolognese Giovanni Acquaderni (così ad
esempio nella Piccola storia di una grande associazione - L'Azione Cattolica in
Italia, di Ernesto Preziosi, A.V.E. editrice, €12,00, attualmente in
commercio).
Tuttavia è possibile
individuare società laicali con caratteristiche che poi si ritroveranno
nell'Azione Cattolica, nelle sue varie manifestazioni, fin dalla fine del
Settecento, in Piemonte, sotto il regno di Vittorio Amedeo III (1773-1796), con
le Amicizie Cristiane. Esse, costituite di elementi della nobiltà, laici, avevano caratteristiche di particolare
riservatezza, quasi al modo dei gruppi massonici la cui ideologia intendevano
combattere. I loro statuti e norme erano conosciuti solo dagli iscritti.
Scrive De Rosa,
nell'opera citata (pag.12):
"Gli aspiranti,
dopo aver dato prova di una vera pietà e pratica dei doveri cristiani e di
frequenza dei sacramenti, erano ammessi ai seguenti voti: non leggere per un
anno alcun libro proibito (erano dispensati da questo voto coloro che erano
capaci di scrivere in favore della religione); dedicare un'ora ogni settimana
alle lettura di un libro di formazione religiosa, indicato dall'associazione
stessa; obbedire ai superiori in ciò che riguardava l'attività della società.
Nel terzo di questi voti era compreso l'obbligo di osservare le seguenti regole
dell'associazione: la frequenza ai sacramenti almeno due volte al mese; mezz'ora
di lettura spirituale; ogni anno, otto giorni, o, se non fosse possibile, tre,
di ritiro spirituale; alcuni giorni speciali di digiuno e quattro, all'anno, a
pane e acqua; propaganda di carità spirituale, diffusione e impegno di trovare
nuovi Amici e «ricercatori di anime».
La società si riuniva due volte alla settimana
per due ore, dalla festa dei Santi a tutto giugno. L'adunanza cominciava con
una lettura edificante, di formazione religiosa;seguivano le preghiere, quindi
le discussioni sull'attività dell'associazione e sui mezzi per far progredire
l'Amicizia. L'adunanza si chiudeva con mezz'ora di circolo familiare e di
conversazione attorno alle notizie importanti del giorno,sulla base dei giornali del tempo, alla cui lettura e
discussione veniva data la più grande importanza".
Le Amicizie Cristiane nacquero, fondate da Nicolaus Joseph Albert
von Diessach, calvinista convertito al cattolicesimo e poi fattosi gesuita, in
reazione alle ideologie rivoluzionarie francesi
e alle correnti spirituali, diffuse in Francia, di impronta
giansenistica (fondate su costumi molto rigorosi e su un generale pessimismo
sulla capacità umana di fare il bene) fortemente antiromane e anticuriali.
L'azione sociale di questi gruppi era centrata
sullo sviluppo della pietà religiosa e sulla propaganda religiosa attuata con i
mezzi moderni di diffusione delle idee, innanzi tutto mediante libri che
richiamassero alla memoria le grandi verità della religione. Mentre la prima
caratteristica, secondo De Rosa, avvicina questa esperienza religiosa a quella
delle società promosse dai gesuiti nel periodo di soppressione dell'ordine
(1773-1814), la seconda l'avvicina alle attività di un circolo moderno di
azione cattolica.
In Italia la polemica
antiromana, sviluppata nella Francia del
Settecento, assunse caratteristiche più ecclesiastico-politiche che teologiche,
a causa della presenza dello Stato della
Chiesa, che aveva come monarca assoluto il Papa, e della sua influenza
sulle questioni politiche italiane.
Ciò che distinse le Amicizie Cristiane dall'esperienza successiva (di un più di un
secolo) dell’Azione Cattolica, nelle
sue varie manifestazioni storiche, fu il carattere elitario, non di massa, che
esse avevano, e la grande riservatezza. Del resto, osserva De Rosa, questo "spirito di segretezza era un po' la
moda del secolo 18°, così incredibilmente rigurgitante di sette di tutte le
specie". Ma quelle prime esperienze laicali di attivismo sociale in
senso moderno non erano certamente denotate da una fuga dal mondo, come dimostra la consuetudine della lettura collettiva
dei giornali, quanto piuttosto da una polemica
verso il mondo, che fu in fondo la nota dominante delle esperienze
associative laicali in Italia fino alla fine dell'Ottocento e che fino al
Concilio Vaticano 2° (1962-1965) fu la linea prevalente della nostra gerarchia,
con l'eccezione dell'atteggiamento verso il regime fascista dal 1929 al 1942.
Data la scarsa
alfabetizzazione delle popolazioni dell'epoca l'attivismo delle Amicizie Cristiane centrato sulla diffusione dei buoni libri si rivolgeva a persone dei
ceti più elevati, numericamente minoritari, ai quali del resto appartenevano
gli stessi fondatori di quei gruppi. Quello caratterizzato da una più intensa
pietà religiosa, devozionale, ebbe più ampia diffusione, collegandosi al
movimento spirituale promosso dal napoletano Alfonso Maria de Liguori(1697-1787).
Scrive De Rosa:
"…tra la fine del
Settecento e la prima parte dell'Ottocento, avvampato da violente polemiche
religiose, mise sulle labbra delle plebi cristiane più inerudite le parole di
san Giovanni della Croce e di Santa Teresa d'Avila, scoprendo una spiritualità
popolare di ricco contenuto devozionale".
Era del tutto assente l'attivismo sociale
in favore delle plebi lavoratrici che caratterizzò il movimento cattolico
italiano a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Fu solo a partire da esse
che cominciarono ad essere superati gli atteggiamenti paternalistici e
reazionari che avevano animato fino ad allora la polemica cattolica verso il mondo. Gradualmente l'accento
dell'attivismo laicale si spostò allora dalla rinascita etica, la "corruzione del cuore" da
combattersi con la "buona
stampa" e le organizzazioni di
devoti, alla riforma sociale, che fu al centro del pensiero e dell'azione di
Giuseppe Toniolo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli