martedì 1 luglio 2014

Praticanti


Praticanti

 

  Di solito nelle statistiche che riguardano i fatti religiosi vengono considerati "praticanti" quelli che vanno regolarmente a Messa la domenica. A volte si integra questo dato aggiungendo i valori di condivisione dei principi morali insegnati dai nostri capi religiosi. Ma tutto questo in realtà indica solamente in che misura la gente segue le prescrizioni del clero e corrisponde al punto di vista di quest'ultimo, secondo il quale per Chiesa deve intendersi il clero inquadrato gerarchicamente, esclusi quindi i dissenzienti, e i laici che  ad esso sono soggetti, anche qui esclusi i dissenzienti. Essere "praticanti"  è molto più di questo, significa sostanzialmente prendere la fede religiosa come orientamento pratico per le scelte da fare nelle propria vita e, quindi,  di questa fede essere interpreti vivi. Viene qui in rilievo una sapienza che in parte è appresa, in parte condivisa, in parte originata dalle proprie originali esperienze di vita. E' un lavoro che è molto di più di un eseguire, attuare, decisioni altrui. Come ogni vita personale è diversa dalle altri, così anche le fedi personali lo sono, e in varia misura, in quanto le si condivida con gli altri, rifluiscono nella collettività dove i principi di fede sono stati appresi. Questo determina una evoluzione vitale della fede collettiva, che non è mai tutta riassunta nelle nostre scritture sacre o nella tradizione religiosa, per quanto esse ne siano insostituibili punti di riferimento. Di questo talvolta si stenta a prendere atto, anche se è un fatto piuttosto eclatante. Così non di rado, quando si vuole criticare l'esistente religioso, si pensa di trovare soluzioni nel ritorno al passato, alle origini, pensando che i problemi derivino dalle molte ideologie che si sono storicamente sovrapposte al nucleo originario della  nostra fede. In questo modo però si rischia di perdere, con quelle negative, anche le acquisizioni positive che derivano dalla vita di fede collettiva, attraverso i secoli. Infatti la "pratica" di fede non è senza conseguenze sull'ideologia della fede, su come la fede viene compresa. E ai tempi nostri la comprendiamo sicuramente in modo molto diverso che alle origini.
  Così non vorrei sicuramente tornare alla Chiesa primitiva come dice uno dei canti che usiamo in parrocchia durante la Messa, per poi dover rifare tutti gli errori che sono stati storicamente commessi nell'evoluzione culturale della nostra fede, in due millenni. In particolare, ad esempio, di quell'esperienza collettiva ho ripudiato senz'altro il marcato antigiudaismo che emerge con toni che oggi sentiamo come sconvolgenti fin dagli inizi della tradizione patristica, ma anche in scritti più autorevoli, che riflettono le concezioni di fede delle nostre collettività del primo secolo della nostra era.
  Oggi le nostre società in Occidente prendono ancora come riferimento ideologie a sfondo religioso, anche se esse non sono più esplicitamente presentate come tali. L'ideologia dei diritti umani fondamentali, che è il cardine delle Costituzioni contemporanee in Occidente e nelle nazioni che l'Occidente prendono come riferimento e modello, ha questa natura. Essere praticanti  nella nostra fede consente di capirne l'origine e di svolgere poi un ruolo attivo nell'evoluzione culturale di quei grandi fatti sociali, che hanno veramente cambiato, velocemente, il mondo intorno a noi. C'è un marcata cesura tra la storia prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, quindi tra la prima e la seconda metà del Novecento. Essa è stata determinata dall'affermarsi di concezioni istituzionali, sociali e politiche che trovano nella nostra fede la loro origine. Ma ai tempi nostri si è persa memoria e dunque consapevolezza di quest'ultima. Perché, ad esempio, dobbiamo rispettare la dignità e la vita di ogni persona umana a prescindere dalla sua condizione di cittadinanza? E' una cosa che viene in rilievo in questi giorni di fronte alla questione dell'atteggiamento da prendere nei confronti dei migranti dalle vicine coste africane. Perché non lasciarli affogare in mare, loro che, violando le nostre leggi, cercano di raggiungere l'Italia? E infatti la proposta blasfema di lasciarli affogare è stata fatta, ma essa  in genere non  è percepita come tale. E' dovuto intervenire il nostro vescovo e padre universale per ricordarlo pubblicamente. Questo autorevole presa di posizione ha modificato la linea politica del nostro governo, che ha approntato un dispositivo militare di emergenza che ha condotto a mettere in salvo decine di migliaia di persone (ormai intorno alle centomila). Soldati che non fanno la guerra, ma salvano persone! Una cosa raramente vista nella storia. Ecco dimostrato quindi che la nostra fede sta ancora cambiando il mondo. Nei futuri libri di storia questo sarà imputato collettivamente  a nostro merito e forse in parte ci riscatterà, collettivamente, dal  molto male che abbiamo fatto in Africa, avendo di mira prevalentemente lo sfruttamento delle risorse naturali di quel continente. Sarà qualcosa di analogo a quello che  è successo durante l'ultimo fascismo, in cui una parte significativa dei cattolici italiani, dopo gli anni della vergognosa condivisione delle politiche di discriminazione, cercò di aiutare gli ebrei perseguitati dal regime e dagli occupanti nazisti. Ma le rabbiose critiche che sono state rivolte a questa linea politica, e non di rado esplicitamente al suo ispiratore ("Se li prenda in Vaticano!"), dimostrano come vi sia necessità di sostenerla attivamente nella società. Ma solo ricorrendo alla nostra fede religiosa comune e costruendovi sopra una adeguata mediazione culturale è possibile farlo con efficacia. Altrimenti, in fondo, si fa la figura degli atei devoti, di quelli che dicono di non essere persuasi delle verità di fede ma di voler seguire le indicazioni dei nostri capi religiosi, come maestri di vita. Ad alcuni può bastare.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli