Praticanti
Di solito nelle
statistiche che riguardano i fatti religiosi vengono considerati "praticanti" quelli che vanno
regolarmente a Messa la domenica. A volte si integra questo dato aggiungendo i
valori di condivisione dei principi morali insegnati dai nostri capi religiosi.
Ma tutto questo in realtà indica solamente in che misura la gente segue le
prescrizioni del clero e corrisponde al punto di vista di quest'ultimo, secondo
il quale per Chiesa deve intendersi
il clero inquadrato gerarchicamente, esclusi quindi i dissenzienti, e i laici
che ad esso sono soggetti, anche qui
esclusi i dissenzienti. Essere "praticanti"
è molto più di questo, significa
sostanzialmente prendere la fede religiosa come orientamento pratico per le scelte da fare nelle
propria vita e, quindi, di questa fede
essere interpreti vivi. Viene qui in rilievo una sapienza che in parte è
appresa, in parte condivisa, in parte originata dalle proprie originali
esperienze di vita. E' un lavoro che è molto di più di un eseguire, attuare,
decisioni altrui. Come ogni vita personale è diversa dalle altri, così anche le
fedi personali lo sono, e in varia misura, in quanto le si condivida con gli altri,
rifluiscono nella collettività dove i principi di fede sono stati appresi.
Questo determina una evoluzione vitale della fede collettiva, che non è mai
tutta riassunta nelle nostre scritture sacre o nella tradizione religiosa, per
quanto esse ne siano insostituibili punti di riferimento. Di questo talvolta si
stenta a prendere atto, anche se è un fatto piuttosto eclatante. Così non di
rado, quando si vuole criticare l'esistente religioso, si pensa di trovare
soluzioni nel ritorno al passato, alle origini, pensando che i problemi
derivino dalle molte ideologie che si sono storicamente sovrapposte al nucleo
originario della nostra fede. In questo
modo però si rischia di perdere, con quelle negative, anche le acquisizioni
positive che derivano dalla vita di fede collettiva, attraverso i secoli.
Infatti la "pratica" di
fede non è senza conseguenze sull'ideologia della fede, su come la fede viene
compresa. E ai tempi nostri la comprendiamo sicuramente in modo molto diverso
che alle origini.
Così non vorrei sicuramente tornare alla Chiesa primitiva come dice uno dei canti
che usiamo in parrocchia durante la Messa, per poi dover rifare tutti gli
errori che sono stati storicamente commessi nell'evoluzione culturale della
nostra fede, in due millenni. In particolare, ad esempio, di quell'esperienza
collettiva ho ripudiato senz'altro il marcato antigiudaismo che emerge con toni
che oggi sentiamo come sconvolgenti fin dagli inizi della tradizione
patristica, ma anche in scritti più autorevoli, che riflettono le concezioni di
fede delle nostre collettività del primo secolo della nostra era.
Oggi le nostre
società in Occidente prendono ancora come riferimento ideologie a sfondo
religioso, anche se esse non sono più esplicitamente presentate come tali. L'ideologia
dei diritti umani fondamentali, che è il cardine delle Costituzioni
contemporanee in Occidente e nelle nazioni che l'Occidente prendono come
riferimento e modello, ha questa natura. Essere praticanti nella nostra fede
consente di capirne l'origine e di svolgere poi un ruolo attivo nell'evoluzione
culturale di quei grandi fatti sociali, che hanno veramente cambiato, velocemente,
il mondo intorno a noi. C'è un marcata cesura tra la storia prima e dopo la
Seconda Guerra Mondiale, quindi tra la prima e la seconda metà del Novecento. Essa
è stata determinata dall'affermarsi di concezioni istituzionali, sociali e
politiche che trovano nella nostra fede la loro origine. Ma ai tempi nostri si
è persa memoria e dunque consapevolezza di quest'ultima. Perché, ad esempio,
dobbiamo rispettare la dignità e la vita di ogni persona umana a prescindere
dalla sua condizione di cittadinanza? E' una cosa che viene in rilievo in
questi giorni di fronte alla questione dell'atteggiamento da prendere nei
confronti dei migranti dalle vicine coste africane. Perché non lasciarli
affogare in mare, loro che, violando le nostre leggi, cercano di raggiungere
l'Italia? E infatti la proposta blasfema di lasciarli affogare è stata fatta,
ma essa in genere non è percepita come
tale. E' dovuto intervenire il nostro vescovo e padre universale per ricordarlo
pubblicamente. Questo autorevole presa di posizione ha modificato la linea
politica del nostro governo, che ha approntato un dispositivo militare di
emergenza che ha condotto a mettere in salvo decine di migliaia di persone
(ormai intorno alle centomila). Soldati che non fanno la guerra, ma salvano
persone! Una cosa raramente vista nella storia. Ecco dimostrato quindi che la
nostra fede sta ancora cambiando il mondo. Nei futuri libri di storia questo
sarà imputato collettivamente a nostro
merito e forse in parte ci riscatterà, collettivamente, dal molto male che abbiamo fatto in Africa,
avendo di mira prevalentemente lo sfruttamento delle risorse naturali di quel
continente. Sarà qualcosa di analogo a quello che è successo durante l'ultimo fascismo, in cui
una parte significativa dei cattolici italiani, dopo gli anni della vergognosa
condivisione delle politiche di discriminazione, cercò di aiutare gli ebrei
perseguitati dal regime e dagli occupanti nazisti. Ma le rabbiose critiche che
sono state rivolte a questa linea politica, e non di rado esplicitamente al suo
ispiratore ("Se li prenda in
Vaticano!"), dimostrano come vi sia necessità di sostenerla attivamente nella società. Ma solo
ricorrendo alla nostra fede religiosa comune e costruendovi sopra una adeguata mediazione
culturale è possibile farlo con efficacia. Altrimenti, in fondo, si fa la
figura degli atei devoti, di quelli
che dicono di non essere persuasi delle verità di fede ma di voler seguire le
indicazioni dei nostri capi religiosi, come maestri di vita. Ad alcuni può
bastare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli