Il partito guelfo
La gran parte dei
problemi sociali che ci troviamo ad affrontare ai tempi nostri nelle questioni
di fede non risalgono alle origini, ma ad epoche molto più recenti e, in
particolare, agli inizi dell'Ottocento.
Dopo la caduta
dell'impero francese di Napoleone Bonaparte, che aveva costituito un potente
fattore di diffusione delle idee di riforma sociale e istituzionale dell'Illuminismo
in Europa, si tentò di ricostituire quell'ordine culturale, ideologico, politico e sociale che aveva preceduto la
tempesta napoleonica, del quale aveva
fatto parte anche l'impero religioso costituito dall'organizzazione gerarchica
del nostro clero, monarchia assoluta tra le altre monarchie assolute. Si situa
storicamente l'inizio di questa fase nel 1814, con quel grande incontro internazionale
che fu il Congresso di Vienna. A
questo convegno di plenipotenziari di alto livello degli stati che avevano
conseguito la vittoria sul Bonaparte parteciparono anche rappresentanti dello
Stato pontificio, sul quale aveva recuperato il dominio, proprio nel 1814, la
nostra gerarchia del clero, e, in particolare, il monarca religioso Pio 7°. Nel
quadro della Restaurazione, quel sovrano religioso e il sistema feudale da esso
dipendente si posero generalmente in posizione duramente reazionaria, non solo
nel senso di voler tornare al passato,
ma anche nel senso di reagire,
contrastandola, a ogni innovazione sociale e politica basata sull'idea di progresso progettato sfruttando le
risorse della ragione umana. Questa linea, con varie accentuazioni e in
varie versioni, ha caratterizzato le strategie dei nostri sovrani religiosi
romani fino a Joseph Ratzinger. Essa si basa sulla convinzione che i nostri
capi religiosi siano gli esclusivi detentori della sapienza che serve per
progettare una civiltà conforme ai nostri ideali religiosi e ciò in
quanto interpreti esclusivi, operanti in una sorta di regime di monopolio, delle
verità di fede desunte dai nostri Scritti sacri e dalla Tradizione normativa di
fede. Prendendo atto dell'importanza che aveva assunto, appunto dall'Ottocento,
il dibattito pubblico sulle questioni della civiltà e su quelle connesse
relative alle riforme sociali e politiche, i nostri sovrani religiosi, mediante
una capillare e pervicace opera di propaganda tra i laici, tentarono di
suscitare un movimento politico guelfo,
vale a dire a loro politicamente favorevole e da loro culturalmente e
strettamente dipendente, con fedeltà di tipo feudale.
Il termine guelfo, per definire una corrente
politica in linea con i nostri sovrani religiosi romani, risale al Duecento,
al tempo dei liberi Comuni italiani. All'epoca si stava vivendo un conflitto
tra due imperi che concepivano sé medesimi come universali: quello religioso
romano e quello civile germanico. Erano guelfi
i Comuni che si schieravano per il primo.
Dall'Ottocento furono
guelfi quei movimenti i quali
ritennero che il mantenimento di un impero religioso assoluto nella nuova
Europa scaturita dalla tempesta napoleonica fosse giustificato per il fatto che
i nostri sovrani religiosi romani detenevano in esclusiva le fonti culturali per costruire una civiltà
conforme alla nostra fede e dunque alla
realtà profonda degli esseri umani.
Guido Formigoni, nel
suo libro Alla prova della democrazia. Chiesa, cattolici e modernità nell'Italia
del '900, Il Margine, 2008, € 15,00, disponibile in commercio, vede nel neoguelfismo una delle chiavi per
interpretare la storia sociale della nostra fede in Italia dall'Ottocento:
"Studiando
l'approccio del mondo cattolico italiano all'idea di nazione e ai miti
nazionali tra Otto e Novecento, colpisce una sorta di straordinaria prevalenza
più che secolare e quasi onnivora di una cultura «guelfa»,
che valorizzava fortemente l'idea e il
mito nazionale alla luce delle sue radici «cattoliche».
Esistenza e sviluppo della nazione italiana venivano infatti largamente
interpretati, per un lungo periodo di tempo, mettendo l'accento sui legami
costituivi tra fede e civiltà. L'Italia
era «nazione cattolica» per eccellenza: questo elemento
culturale e naturalmente anche «ideologico» (in quanto si
trattava di una interpretazione della realtà con caratteri prescrittivi e
operativi) correva in modo amplissimo lungo tutta questa storia".
L'ultima eclatante manifestazione storica di partito guelfo avvenne in Italia nel
2005, in occasione della drammatica campagna elettorale per i referendum sulla procreazione assistita,
durante la quale la nostra gerarchia religiosa attivò implicitamente la
richiesta di obbedienza canonica su temi riguardanti questioni di civiltà.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli