sabato 19 luglio 2014

Il partito guelfo


Il partito guelfo

 
 

 La gran parte dei problemi sociali che ci troviamo ad affrontare ai tempi nostri nelle questioni di fede non risalgono alle origini, ma ad epoche molto più recenti e, in particolare, agli inizi dell'Ottocento.
  Dopo la caduta dell'impero francese di Napoleone Bonaparte, che aveva costituito un potente fattore di diffusione delle idee di riforma sociale e istituzionale dell'Illuminismo in Europa, si tentò di ricostituire quell'ordine culturale, ideologico,  politico e sociale che aveva preceduto la tempesta napoleonica, del quale  aveva fatto parte anche l'impero religioso costituito dall'organizzazione gerarchica del nostro clero, monarchia assoluta tra le altre monarchie assolute. Si situa storicamente l'inizio di questa fase nel 1814, con quel grande incontro internazionale che fu il Congresso di Vienna. A questo convegno di plenipotenziari di alto livello degli stati che avevano conseguito la vittoria sul Bonaparte parteciparono anche rappresentanti dello Stato pontificio, sul quale aveva recuperato il dominio, proprio nel 1814, la nostra gerarchia del clero, e, in particolare, il monarca religioso Pio 7°. Nel quadro della Restaurazione, quel sovrano religioso e il sistema feudale da esso dipendente si posero generalmente in posizione duramente reazionaria, non solo nel senso di voler tornare al passato, ma anche nel senso di reagire, contrastandola, a ogni innovazione sociale e politica basata sull'idea di progresso progettato sfruttando le risorse della ragione umana. Questa linea, con varie accentuazioni e in varie versioni, ha caratterizzato le strategie dei nostri sovrani religiosi romani fino a Joseph Ratzinger. Essa si basa sulla convinzione che i nostri capi religiosi siano gli esclusivi detentori della sapienza che serve per progettare una civiltà  conforme ai nostri ideali religiosi e ciò in quanto interpreti esclusivi, operanti in una sorta di regime di monopolio, delle verità di fede desunte dai nostri Scritti sacri e dalla Tradizione normativa di fede. Prendendo atto dell'importanza che aveva assunto, appunto dall'Ottocento, il dibattito pubblico sulle questioni della civiltà e su quelle connesse relative alle riforme sociali e politiche, i nostri sovrani religiosi, mediante una capillare e pervicace opera di propaganda tra i laici, tentarono di suscitare un movimento politico guelfo, vale a dire a loro politicamente favorevole e da loro culturalmente e strettamente dipendente, con fedeltà di tipo feudale.
 Il termine guelfo, per definire una corrente politica in linea con i nostri sovrani religiosi romani, risale al Duecento, al tempo dei liberi Comuni italiani. All'epoca si stava vivendo un conflitto tra due imperi che concepivano sé medesimi come universali: quello religioso romano e quello civile germanico. Erano guelfi i Comuni che si schieravano per il primo.
 Dall'Ottocento furono guelfi quei movimenti i quali ritennero che il mantenimento di un impero religioso assoluto nella nuova Europa scaturita dalla tempesta napoleonica fosse giustificato per il fatto che i nostri sovrani religiosi romani detenevano in esclusiva  le fonti culturali per costruire una civiltà conforme alla nostra fede e  dunque alla realtà profonda degli esseri umani.
 Guido Formigoni, nel suo  libro Alla prova della democrazia. Chiesa, cattolici e modernità nell'Italia del '900, Il Margine, 2008, € 15,00, disponibile in commercio, vede nel neoguelfismo una delle chiavi per interpretare la storia sociale della nostra fede in Italia dall'Ottocento:
 
"Studiando l'approccio del mondo cattolico italiano all'idea di nazione e ai miti nazionali tra Otto e Novecento, colpisce una sorta di straordinaria prevalenza più che secolare e quasi onnivora di una cultura «guelfa», che valorizzava fortemente l'idea  e il mito nazionale alla luce delle sue radici «cattoliche». Esistenza e sviluppo della nazione italiana venivano infatti largamente interpretati, per un lungo periodo di tempo, mettendo l'accento sui legami costituivi tra fede e civiltà.  L'Italia era «nazione cattolica» per eccellenza: questo elemento culturale e naturalmente anche «ideologico» (in quanto si trattava di una interpretazione della realtà con caratteri prescrittivi e operativi) correva in modo amplissimo lungo tutta questa storia".
  
L'ultima eclatante manifestazione storica di partito guelfo avvenne in Italia nel 2005, in occasione della drammatica campagna elettorale per  i referendum sulla procreazione assistita, durante la quale la nostra gerarchia religiosa attivò implicitamente la richiesta di obbedienza canonica su temi riguardanti questioni di civiltà.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli