venerdì 11 luglio 2014

Difficile libertà


Difficile libertà

 
 

 Come compito per le vacanze dovremmo proporci di ragionare sul tema della libertà nelle cose di fede. Esso è centrale per capire l'evoluzione delle nostre concezioni collettive in materia religiosa nel secondo millennio della nostra era. Bisogna infatti capire che la gran parte di problemi che oggi incontriamo nella vita collettiva di fede riguarda proprio quella materia. Il che significa riconoscere la natura politica  di quei problemi.
 Quando affrontiamo la materia della libertà incontriamo subito molti ostacoli, fateci caso. Infatti, di solito, quando i nostri maestri di fede e capi religiosi ce ne parlano iniziano subito a spiegarci i limiti della nostra libertà e del perché essi sono non solo ragionevoli, ma anche indispensabili per tenere insieme le nostre collettività di fede. Questo accade perché essi sono stati formati in un contesto culturale fortemente reazionario in cui la libertà delle persone era vista come pericolosa e collegata con il peccato in senso religioso. Secondo questa concezione gli esseri umani peccano in quanto liberi. Essa contrasta fortemente con quell'altra che vede nella vita di fede una manifestazione di libertà, per cui una persona religiosa dovrebbe essere anche libera. Il conflitto di solito viene risolto nel senso di vedere la libertà che dà la fede come quella di figli in una famiglia autoritaria e paternalistica, dominata da una volontà paterna  e insindacabile in quanto di origine soprannaturale, trasmessa tra i viventi sulla terra, qui e ora, da una gerarchia a ciò delegata. Quindi poi l'unica libertà consentita al fedele sarebbe quella di obbedire  a quella gerarchia, anche quando essa manifestamente sbaglia, in quest'ultimo caso come esercizio di umiltà. Si dovrebbero accettare limitazioni ingiuste e irragionevoli, punizioni e sconfessioni, per amore. Questa è la visione che dovremmo impegnarci a superare. Infatti, come scrisse Lorenzo Milani, l'obbedienza non è più una virtù. In particolare non lo è quando consiste nell'accettare il male che c'è e si è fatto nella nostra collettività religiosa. Obbedire sembra un modo per liberarsi dalla responsabilità personale per quel male collettivo. Questa fu la tesi difensiva proposta da molti dei gerarchi nazisti processati a Norimberga, dopo la Seconda guerra mondiale. Lorenzo Milano invitò invece i suoi giovani allievi a sentirsi responsabili di tutto.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli