Difficile libertà
Come compito per le
vacanze dovremmo proporci di ragionare sul tema della libertà nelle cose di
fede. Esso è centrale per capire l'evoluzione delle nostre concezioni
collettive in materia religiosa nel secondo millennio della nostra era. Bisogna
infatti capire che la gran parte di problemi che oggi incontriamo nella vita
collettiva di fede riguarda proprio quella materia. Il che significa
riconoscere la natura politica di quei problemi.
Quando affrontiamo la
materia della libertà incontriamo subito molti ostacoli, fateci caso. Infatti,
di solito, quando i nostri maestri di fede e capi religiosi ce ne parlano
iniziano subito a spiegarci i limiti
della nostra libertà e del perché essi sono non solo ragionevoli, ma anche indispensabili
per tenere insieme le nostre collettività di fede. Questo accade perché essi
sono stati formati in un contesto culturale fortemente reazionario in cui la
libertà delle persone era vista come pericolosa
e collegata con il peccato in senso religioso. Secondo questa concezione gli
esseri umani peccano in quanto liberi. Essa contrasta fortemente con
quell'altra che vede nella vita di fede una manifestazione di libertà, per cui
una persona religiosa dovrebbe essere anche libera. Il conflitto di solito
viene risolto nel senso di vedere la libertà che dà la fede come quella di figli in una famiglia autoritaria e
paternalistica, dominata da una volontà paterna
e insindacabile in quanto di origine
soprannaturale, trasmessa tra i viventi sulla terra, qui e ora, da una
gerarchia a ciò delegata. Quindi poi l'unica libertà consentita al fedele
sarebbe quella di obbedire a quella gerarchia, anche quando essa
manifestamente sbaglia, in quest'ultimo caso come esercizio di umiltà. Si dovrebbero accettare
limitazioni ingiuste e irragionevoli, punizioni e sconfessioni, per amore. Questa è la visione che dovremmo
impegnarci a superare. Infatti, come scrisse Lorenzo Milani, l'obbedienza non è più una virtù. In
particolare non lo è quando consiste nell'accettare il male che c'è e si è
fatto nella nostra collettività religiosa. Obbedire sembra un modo per liberarsi
dalla responsabilità personale per quel male collettivo. Questa fu la tesi
difensiva proposta da molti dei gerarchi nazisti processati a Norimberga, dopo
la Seconda guerra mondiale. Lorenzo Milano invitò invece i suoi giovani allievi
a sentirsi responsabili di tutto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli