Senso di sconfitta
"Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e
l'audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e
disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in
anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha
perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti.
…
Il cattivo spirito della sconfitta è fratello
della tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto
di una sfiducia ansiosa ed egocentrica"
[dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Franesco,
24-11-13, n.85]
La religione non è un hobby per il tempo libero. Uno scrittore inglese lamentava che, nella sua nazione, fosse divenuta un po' come il circolo del cricket. Un passatempo per occupare lietamente e tra amici il tempo di riposo della vita sociale. In realtà essa fin dalle origini è stata ed è molto più di questo. E se non lo fosse stata non avrebbe potuto produrre, nel bene come anche nel male, gli effetti sociali imponenti che storicamente l'hanno caratterizzata. Questo è stato sempre ben presente nelle nostre collettività di fede, anche se questa consapevolezza si va attenuando, ai tempi nostri. Mi pare che si stia diffondendo una tendenza a sottovalutare la rilevanza delle questioni di fede nella vita degli esseri umani, e quindi poi a trascurarle con una certa superficialità. Così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anni, nella vita di una persona il tempo passa ed essa ha sempre meno familiarità con la fede dell'infanzia, se mai poi ha avuto una istruzione religiosa, e viene il giorno in cui anche chi da piccolo è stato al catechismo dei bambini si trova a partecipare ad una liturgia religiosa e si sente un estraneo. E, in effetti, lo è veramente e in un senso che va molto oltre il non sapere che fare e che dire durante la Messa, quando stare in piedi e quando stare seduto, quando farsi il segno della Croce, e che cosa rispondere al celebrante. Gli è infatti divenuta estranea la prospettiva dell'agàpe, l'ideale di riunire tutta l'umanità in un lieto e benevolente convito di amici in cui ognuno abbia il suo posto a tavola, sotto la tenda dell'Altissimo. Ed è quindi divenuto preda indifesa nel quadro della spietata e sanguinaria legge di natura, secondo la quale pesce grosso mangia pesce piccolo e tutti mangiano tutti e chi è o è divenuto debole non ha più diritto di vivere: questo è il senso, ad esempio, di quello che viene definito il pensiero unico globale dell'ultraliberismo in economia. Quando questa tendenza sociale si diffonde, come sta avvenendo nel mondo di oggi, Europa a parte, si ha la sensazione di essere finiti come in un deserto.
Nel documento citato
all'inizio si prosegue con questa
considerazione:
"E' evidente che in alcuni luoghi si è prodotta una «desertificazione»
spirituale, frutto del progetto di
società che vogliono costruirsi senza Dio o che
distruggono le loro radici cristiane. Lì
«il mondo cristiano sta diventando sterile, e si esaurisce come una terra super sfruttata che si
trasforma in sabbia»
(citazione da John Henry Newman - 1801/1890, pastore anglicano convertito al cattolicesimo, teologo,
cardinale - da una lettera del 1833)
[dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Francesco,
24-11-13, n.86]
Allontanandosi dagli
ideali di fede il mondo diventa inospitale per gli esseri umani, diventa più
simile a quello abitato dalle popolazioni di animali selvaggi. Per alcuni
questa lotta di tutti contro tutti, al modo appunto della vita naturale,
dovrebbe portare un costante progresso dell'umanità, ma è facile constatare che non è così. Infatti
storicamente il progresso è stato prodotto dalla cooperazione tra le
moltitudini umani, quindi proprio dalla capacità di superare l'aspetto di belva
delle nostre società, che è sempre latente a causa di ciò che ci apparenta agli
altri animali della Terra. Le società della lotta di tutti contro tutti, che
sono rare ma ci sono, sono mondi persi, sotto il gioco di una crisi senza fine,
di una violenza incoercibile, da cui tutti scappano: un esempio ne è l'attuale Somalia.
Ma non potrebbe
costruirsi un umanesimo non religioso, quella che viene definita religione civile? E' un lavoro che è
stato tentato, ma con scarso successo, mi pare. La dimensione del soprannaturale
è infatti profondamente connaturata agli esseri umani, che non accettano, prima
di tutto emotivamente, di essere solo un effimero meccanismo biologico
nell'universo fisico e sociale. L'interiorità dell'essere umano, in tutte le
età della vita, quindi non solo in quelle minacciate dalla morte e dalla
sofferenza, ha bisogno di qualcosa di più e l'invoca religiosamente, e questo anche
se, ad un certo punto, non ricorda più come farlo, non ha più memoria delle
parole della fede. In questa prospettiva la vita di fede è stata vista come un
liberare la propria vita da un carcere o, con un'immagine tratta dall'antichità
classica, il liberarsi dalle catene che trattengono in fondo a una buia caverna,
dove l'oscurità è a tratti illuminata dai bagliori di una vita diversa che si
svolge fuori. E quindi la fede
religiosa è concepita come liberazione.
Abbiamo motivo di
essere ottimisti nella cose della
fede? Nella prospettiva della nostra fede, sì, fondamentalmente perché riteniamo
che il risultato non dipenda solo dalle nostre forze. Il che è come dire di
aver colto nell'evoluzione delle società umane una dinamica che le conduce
verso una progressiva integrazione e unità, piuttosto che verso la catastrofe della
spietata legge di natura che le condurrebbe alla periodica decimazione. Proprio
perché si tratta di un moto che contrasta con la legge di natura, se ne
individua una origine soprannaturale
e questa convinzione ci viene confermata dalla tradizione di fede e dalle
scritture sacre, voci del passato che ci guidano nell'oggi e nel progredire
verso il futuro.
Senza l'ottimismo della fede si va poco lontano, in religione, è vero. Ma non è detto che, pur essendo personalmente ottimisti, le cose vadano tutte dritte.
In realtà le nostre società sono sempre coinvolte in conflitti che rendono la
vita umana pericolosa, a rischio, e non è tanto necessario il prendere
parte a queste continue battaglie, quanto escogitare strategie per porvi
termine e recuperare l'unità. E' questo, ad esempio, il senso di quella
straordinaria impresa sociale, in cui l'ideologia della nostra fede ha avuto un
ruolo importantissimo, che è la nostra nuova Europa. Come è stato manifestato
dal focolaio gravissimo di guerra in Ucraina, si tratta di un lavoro che va
sempre ripreso e sviluppato, man mano che si fa un'unità sempre più vasta.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli