martedì 3 giugno 2014

Senso di sconfitta


Senso di sconfitta

 

 "Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l'audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti.
 Il cattivo spirito della sconfitta è fratello della tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto di una sfiducia ansiosa ed egocentrica"
[dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Franesco, 24-11-13, n.85]
 
  
La religione non è un hobby per il tempo libero. Uno scrittore inglese lamentava che, nella sua nazione, fosse divenuta un po' come il circolo del cricket. Un passatempo per occupare lietamente e tra amici il tempo di riposo della vita sociale. In realtà essa fin dalle origini è stata ed è molto più di questo. E se non lo fosse stata non avrebbe potuto produrre, nel bene come anche nel male, gli effetti sociali imponenti che storicamente l'hanno caratterizzata. Questo è stato sempre ben presente nelle nostre collettività di fede, anche se questa consapevolezza si va attenuando, ai tempi nostri. Mi pare che si stia diffondendo una tendenza a sottovalutare la rilevanza delle questioni di fede nella vita degli esseri umani, e quindi poi a trascurarle con una certa superficialità. Così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anni, nella vita di una persona il tempo passa ed essa ha sempre meno familiarità con la fede dell'infanzia, se mai poi ha avuto una istruzione religiosa, e viene il giorno in cui anche chi da piccolo è stato al catechismo dei bambini si trova a partecipare ad una liturgia religiosa e si sente un estraneo. E, in effetti, lo è veramente e in un senso che va molto oltre il non sapere che fare e che dire durante la Messa, quando stare in piedi e quando stare seduto, quando farsi il segno della Croce, e che cosa rispondere al celebrante. Gli è infatti divenuta estranea la prospettiva dell'agàpe, l'ideale di riunire tutta l'umanità in un lieto e benevolente convito di amici in cui ognuno abbia il suo posto a tavola, sotto la tenda dell'Altissimo. Ed è quindi divenuto preda indifesa nel quadro della spietata e sanguinaria legge di natura, secondo la quale pesce grosso mangia pesce piccolo e tutti mangiano tutti  e  chi è o è divenuto debole non ha più diritto di vivere: questo è il senso, ad esempio, di quello che viene definito il pensiero unico globale  dell'ultraliberismo in economia. Quando questa tendenza sociale si diffonde, come sta avvenendo nel mondo di oggi, Europa a parte, si ha la sensazione di essere finiti come in un deserto.
 Nel documento citato all'inizio  si prosegue con questa considerazione:
         "E' evidente che in alcuni luoghi si è prodotta una «desertificazione»      spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio o     che distruggono  le loro radici cristiane. Lì «il mondo cristiano sta diventando       sterile, e si esaurisce come una terra super sfruttata che si trasforma in          sabbia» (citazione da John Henry Newman - 1801/1890, pastore anglicano   convertito al cattolicesimo, teologo, cardinale - da una lettera del 1833)
[dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Francesco, 24-11-13, n.86]
 Allontanandosi dagli ideali di fede il mondo diventa inospitale per gli esseri umani, diventa più simile a quello abitato dalle popolazioni di animali selvaggi. Per alcuni questa lotta di tutti contro tutti, al modo appunto della vita naturale, dovrebbe portare un costante progresso dell'umanità, ma  è facile constatare che non è così. Infatti storicamente il progresso è stato prodotto dalla cooperazione tra le moltitudini umani, quindi proprio dalla capacità di superare l'aspetto di belva delle nostre società, che è sempre latente a causa di ciò che ci apparenta agli altri animali della Terra. Le società della lotta di tutti contro tutti, che sono rare ma ci sono, sono mondi persi, sotto il gioco di una crisi senza fine, di una violenza incoercibile, da cui tutti scappano: un esempio ne  è l'attuale Somalia.
 Ma non potrebbe costruirsi un umanesimo  non religioso, quella che viene definita religione civile? E' un lavoro che è stato tentato, ma con scarso successo, mi pare. La dimensione del soprannaturale è infatti profondamente connaturata agli esseri umani, che non accettano, prima di tutto emotivamente, di essere solo un effimero meccanismo biologico nell'universo fisico e sociale. L'interiorità dell'essere umano, in tutte le età della vita, quindi non solo in quelle minacciate dalla morte e dalla sofferenza, ha bisogno di qualcosa di più e l'invoca religiosamente, e questo anche se, ad un certo punto, non ricorda più come farlo, non ha più memoria delle parole della fede. In questa prospettiva la vita di fede è stata vista come un liberare la propria vita da un carcere o, con un'immagine tratta dall'antichità classica, il liberarsi dalle catene che trattengono in fondo a una buia caverna, dove l'oscurità è a tratti illuminata dai bagliori di una vita diversa che si svolge fuori. E quindi la fede religiosa è concepita come liberazione.
 Abbiamo motivo di essere ottimisti nella cose della fede? Nella prospettiva della nostra  fede, sì, fondamentalmente perché riteniamo che il risultato non dipenda solo dalle nostre forze. Il che è come dire di aver colto nell'evoluzione delle società umane una dinamica che le conduce verso una progressiva integrazione e unità, piuttosto che verso la catastrofe della spietata legge di natura che le condurrebbe alla periodica decimazione. Proprio perché si tratta di un moto che contrasta con la legge di natura, se ne individua una origine soprannaturale e questa convinzione ci viene confermata dalla tradizione di fede e dalle scritture sacre, voci del passato che ci guidano nell'oggi e nel progredire verso il futuro.
 Senza l'ottimismo della fede  si va poco lontano, in religione, è vero. Ma non  è detto che, pur essendo personalmente ottimisti, le cose vadano tutte dritte. In realtà le nostre società sono sempre coinvolte in conflitti che rendono la vita umana pericolosa, a rischio, e non è tanto necessario  il prendere parte a queste continue battaglie, quanto escogitare strategie per porvi termine e recuperare l'unità. E' questo, ad esempio, il senso di quella straordinaria impresa sociale, in cui l'ideologia della nostra fede ha avuto un ruolo importantissimo, che è la nostra nuova Europa. Come è stato manifestato dal focolaio gravissimo di guerra in Ucraina, si tratta di un lavoro che va sempre ripreso e sviluppato, man mano che si fa un'unità sempre più vasta.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli