Radicalismo
evangelico
In religione si parla
di radicalismo evangelico in due
sensi diversi. Ciò che li accumuna è l'essere espressione di concezioni in
polemica con la società in cui si è immersi. In un caso contro i suoi orientamenti
democratici e nell'altro contro la sua accettazione della spietata legge della
natura come legge sociale. La prima la possiamo vedere impersonata dal beato
Pio 9°, papa regnante dal 1846 al 1878; la seconda in san Francesco d'Assisi. Per certi versi entrambe appaiono
anacronistiche nell'Europa contemporanea e nelle società che ad essa si ispirano
come ad un modello. In esse infatti le ideologie democratiche hanno largamente
prevalso e si tenta di superare la legge di natura, quella per intenderci
secondo la quale pesce grosso mangia
pesce piccolo, in linea con quelle idealità. La prima lo è anche con
riferimento alle società organizzate sul modello della Cina continentale
contemporanea, dove l'affermazione della democrazia di tipo europeo potrebbe
aprire nuove opportunità all'espansione della nostra fede, mentre non lo è la
seconda, perché l'ideologia cinese
tende a imporsi sugli individui come una forza
della natura, quindi con eguale ineluttabilità. La concezione francescana non è anacronistica anche in
relazione alle ideologie liberistiche che riguardano l'economia, le quali, anche
qui, presentano le leggi del mercato come qualcosa di analogo a quelle della natura
e non tollerano correttivi basati su discorsi di uguale dignità degli
esseri umani.
La grave crisi che
denota ai tempi nostri le nostre collettività religiose si basa sostanzialmente
su un contrasto tra tendenze riconducibili a quelle forme di radicalismo evangelico. Per farsene
un'idea veloce, riassuntiva, le si può vedere anche impersonate in coppie di
grandi figure della nostra organizzazione religiosa dello scorso e di questo secolo, nelle quali il primo nome
è espressione della prima concezione e il secondo dell'altra: papa Pio 12° e
papa Giovanni 23°; papa Giovanni Paolo 2° e papa Giovanni 23°; papa Giovanni
Paolo 2° e papa Francesco. Secondo questa impostazione, risulta chiaro che
l'aver proposto come figure esemplari della fede, insieme, Giovanni Paolo 2° e
Giovanni 23° ha significato il tentativo di superare quella crisi risolvendo l'antinomia
tra quelle concezioni, proponendo quindi una continuità tra esse che in realtà non esiste ancora, ma che
potrebbe essere indubbiamente costruita.
Essa porterebbe a voler contrastare gli orientamenti democratici delle società
europee contemporanee in ciò in cui, con la forza del numero, delle masse,
quindi secondo la legge di potenza
che regola anche la natura, riescono a prevalere sui valori evangelici, secondo i
quali non si può accettare di perdere
una sola pecora, pur se le altre novantanove sono al sicuro e uno zigote, vale
a dire la cellula originaria di un individuo umano, è già una persona. Questa è la linea che possiamo
considerare impersonata nel papa Benedetto 16°.
Questa concezione dà l'opportunità alla nostra gerarchia religiosa, che
non ha una legittimazione democratica bensì feudale, una legittimazione quindi
che non deriva dal basso ma dall'alto, di continuare a svolgere un ruolo di
guida morale, culturale e politica nelle società europee contemporanee.
Non è ancora chiaro
se nel suo ministero papa Francesco proseguirà, adattandola e in particolare
attenuando il suo rigore autoritario e di polizia ideologica, la linea del papa
Benedetto 16° o ne inaugurerà una
diversa. I segnali sono contraddittori, come è stato rilevato da molti
osservatori.
Quella che è certo è
che non pare in questione la sconfessione
dell'altra grande tendenza che ha
caratterizzato la nostra confessione religiosa dal Novecento e che può essere
indicata con l'espressione cattolicesimo
democratico. I movimenti da essa espressi hanno avuto un'importanza
decisiva nella costruzione della nostra nuova Europa e della sua ideologia
istituzionale. Ancora oggi essi sono determinanti nella politica europea e, in
particolare, in Italia. Questa linea ideale, che ha avuto manifestazioni eclatanti
anche in religione a partire dagli scorsi anni Sessanta, è alla base
dell'ideologia associativa dell'attuale Azione Cattolica. Secondo questa
concezione, che esalta il ruolo dei laici di fede, le dinamiche democratiche sono
indispensabili per l'affermazione nelle società contemporanee di quel
radicalismo evangelico che non accetta le leggi di natura come leggi sociali,
ma che immagina potersi realizzare, nonostante l'apparente contrario
determinismo delle dinamiche sociali, una agàpe
che raduni tutti i popoli della Terra in un unico convito
benevolente e festoso. Quindi: la democrazia
di popolo come via della fede.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro Valli