domenica 8 giugno 2014

Prospettive per l'AC parrocchiale


Prospettive per l'AC parrocchiale

 

  Negli interventi precedenti ho cercato di rendere l'idea di che cosa sia il lavoro di mediazione culturale che, sulla linea degli sviluppi delle idealità individuate dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965), caratterizza particolarmente le attività dell'Azione Cattolica. Esso richiede in primo luogo partecipazione, vale a dire di radunare persone che sentano di volerlo svolgere, poi spirito di libertà, nel senso di essere disposti ad assumersi personalmente la responsabilità delle scelte, metodo democratico, inteso come disponibilità a rispettare la dignità altrui nel dialogo  e nelle decisioni collettive,  apertura, nel senso di volontà di affrontare realisticamente il mondo in cui si è immersi, senza pregiudizi, precomprensioni, schematismi rigidi, e, infine, voglia di imparare e immaginare cose nuove. Vale a dire che è espressione di una particolare forma di religiosità.
 Nei precedenti interventi ho proposto l'idea che nella nostra organizzazione di fede convivano diverse religioni federate e l'ho fatto sulla base dell'osservazione delle diversità che in concreto si manifestano tra i gruppi dei fedeli. Queste religioni non coincidono con particolari associazioni, movimenti o confraternite esistenti e istituzionalizzate, nel senso che in ognuna di esse le troviamo quasi sempre rappresentate tutte.  Ma sicuramente ci sono delle accentuazioni che si manifestano nei diversi tipi di aggregazione. E questo anche se negli statuti dei vari gruppi, pur manifestando specifici obiettivi collettivi, si cerca di inserire le esperienze collettive particolari nel quadro istituzionale di un'unica grande collettività di fede, coordinata sotto l'autorità della nostra gerarchia, a sua volta organizzata secondo criteri feudali e quindi centrati sul vertice romano della nostra confessione. In concreto un'esperienza collettiva può trovare localmente una ambiente favorevole al suo sviluppo o al contrario un ambiente sfavorevole, a seconda del tipo di religiosità predominante in un certo tempo, in un certo luogo, in un certo contesto istituzionale. Nella nostra parrocchia indubbiamente l'ambiente non è favorevole per lo sviluppo del lavoro di Azione Cattolica, come l'ho sintetizzato sopra, in particolare perché la catechesi dei giovani e degli adulti è organizzata prendendo come riferimento un diverso tipo di religiosità e questo anche se formalmente non è impedita l'attività di Azione Cattolica. La conseguenza è che le persone che sarebbero portate a impegnarvisi smettono di frequentare la parrocchia o la frequentano da ospiti saltuarie o come utenti di servizi religiosi. Fondamentalmente, nell'ideologia delle aggregazioni prevalenti in parrocchia, l'Azione Cattolica è vista come un lascito del passato, un'esperienza ad esaurimento e in via di superamento. I sorprendenti eventi dell'ultimo anno hanno dimostrato chiaramente che non lo è. D'altra parte dal punto di vista dell'Azione Cattolica certe accentuazioni e ideologie correnti in parrocchia possono aver un certo sapore reazionario e autoritario che richiama modi di vivere la fede del passato che dagli anni Sessanta si cerca faticosamente di superare.
  Per quanto, come auspicato durante il recente incontro con il vescovo ausiliare di settore, sarebbe auspicabile un rinnovamento della catechesi dei giovani e degli adulti per renderla più in linea con il lavoro che in questo campo si va facendo in diocesi, non sono prevedibili cambiamenti in questo senso a breve termine. D'altronde, per l'esperienza che ho delle cose della nostra collettività religiosa, è inutile anche darsi pena per ottenerli: data l'organizzazione feudale della nostra confessione religiosa essi possono derivare solo da decisioni dall'alto.
  Questo significa che l'espansione del nostro gruppo che andiamo immaginando dovrà continuare a svolgersi in un ambiente sfavorevole, in cui, in particolare, non si è formati all'abc della mediazione culturale e in cui la formazione storica è piuttosto trascurata. Bisognerà quindi proporre ai nuovi aderenti un processo di autoformazione che, del resto,  è un'altra delle caratteristiche specifiche del lavoro di Azione Cattolica, centrato molto sullo sviluppo di un'autonomia laicale. Non si viene in Azione Cattolica per ricevere un indottrinamento: esso contrasterebbe con lo spirito di libertà che, come ho detto, caratterizza la nostra esperienza associativa. E il lavoro di autoformazione che si fa tra noi non si limita allo studio della ipertrofica produzione documentale dei nostri capi religiosi. Bisogna capire il mondo in cui si vive cercando di aiutarsi con  i diversi punti di vista propri di vari ambienti, profili personali, età della vita, aiutandosi gli uni con gli altri per approfondire le questioni e per trovare il senso della storia che stiamo vivendo. E' un lavoro che esige di ricostituire un gruppo in cui convergano portatori di esperienze diverse e di diverse età della vita. Negli anni passati ci siamo limitati alla mera resistenza, soggiacendo all'ideologia di chi ci pensa come esperienza in via di superamento.
  Entrare nella nostra Azione Cattolica parrocchiale richiede quindi di superare alcune difficoltà. La prima è, come ho detto, quella di fare un'esperienza associativa in un ambiente generalmente sfavorevole. La seconda è quella di aderire a un gruppo che si è ridotto a un'esperienza embrionale durante la dura era glaciale che abbiamo vissuto da tanti anni, in cui praticamente tutto ciò che caratterizza l'Azione Cattolica è stato avversato.  Pesce grosso mangia pesce piccolo: questa la dura legge di natura, che in un certo senso vale anche nei rapporti tra esperienza sociali; in quest'ottica l'AC parrocchiale è il pesce piccolo. Tuttavia la nostra fede si basa proprio sul non accettare quella dura legge di natura, quindi nel maturare una visione soprannaturale. Secondo quest'ottica si può operare al modo di un fermento, che insignificante per sé, dal punto di vista quantitativo, può far maturare l'impasto. Quel tipo di visione porta a considerare non ciò che c'è, ma le sue potenzialità. C'è un lavoro da fare e serve gente per farlo, gente che non si scoraggi e che sia piuttosto intraprendente e determinata.
  Concludo dicendo che questo blog vuole essere un appello a quel tipo di gente e, insieme, un primo approccio al lavoro che c'è da fare.
 
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli