Prospettive per l'AC
parrocchiale
Negli interventi
precedenti ho cercato di rendere l'idea di che cosa sia il lavoro di mediazione
culturale che, sulla linea degli sviluppi delle idealità individuate dal
Concilio Vaticano 2° (1962-1965), caratterizza particolarmente le attività
dell'Azione Cattolica. Esso richiede in primo luogo partecipazione, vale a dire di radunare
persone che sentano di volerlo svolgere, poi spirito di libertà, nel senso di essere disposti ad assumersi
personalmente la responsabilità delle scelte, metodo democratico, inteso come disponibilità a rispettare la
dignità altrui nel dialogo e nelle
decisioni collettive, apertura, nel senso di volontà di
affrontare realisticamente il mondo in cui si è immersi, senza pregiudizi,
precomprensioni, schematismi rigidi, e, infine, voglia di imparare e immaginare cose nuove. Vale a dire che è
espressione di una particolare forma di religiosità.
Nei precedenti
interventi ho proposto l'idea che nella nostra organizzazione di fede convivano
diverse religioni federate e l'ho fatto sulla base dell'osservazione delle
diversità che in concreto si manifestano tra i gruppi dei fedeli. Queste religioni non coincidono con particolari
associazioni, movimenti o confraternite esistenti e istituzionalizzate, nel
senso che in ognuna di esse le troviamo quasi sempre rappresentate tutte. Ma sicuramente ci sono delle accentuazioni
che si manifestano nei diversi tipi di aggregazione. E questo anche se negli
statuti dei vari gruppi, pur manifestando specifici obiettivi collettivi, si
cerca di inserire le esperienze collettive particolari nel quadro istituzionale
di un'unica grande collettività di fede, coordinata sotto l'autorità della
nostra gerarchia, a sua volta organizzata secondo criteri feudali e quindi
centrati sul vertice romano della nostra confessione. In concreto un'esperienza
collettiva può trovare localmente una ambiente favorevole al suo sviluppo o al
contrario un ambiente sfavorevole, a seconda del tipo di religiosità
predominante in un certo tempo, in un certo luogo, in un certo contesto
istituzionale. Nella nostra parrocchia indubbiamente l'ambiente non è
favorevole per lo sviluppo del lavoro di Azione Cattolica, come l'ho
sintetizzato sopra, in particolare perché la catechesi dei giovani e degli
adulti è organizzata prendendo come riferimento un diverso tipo di religiosità
e questo anche se formalmente non è impedita l'attività di Azione Cattolica. La
conseguenza è che le persone che sarebbero portate a impegnarvisi smettono di
frequentare la parrocchia o la frequentano da ospiti saltuarie o come utenti di
servizi religiosi. Fondamentalmente, nell'ideologia delle aggregazioni
prevalenti in parrocchia, l'Azione Cattolica è vista come un lascito del
passato, un'esperienza ad esaurimento e in via di superamento. I sorprendenti
eventi dell'ultimo anno hanno dimostrato chiaramente che non lo è. D'altra
parte dal punto di vista dell'Azione Cattolica certe accentuazioni e ideologie
correnti in parrocchia possono aver un certo sapore reazionario e autoritario
che richiama modi di vivere la fede del passato che dagli anni Sessanta si
cerca faticosamente di superare.
Per quanto, come auspicato durante il recente
incontro con il vescovo ausiliare di settore, sarebbe auspicabile un
rinnovamento della catechesi dei giovani e degli adulti per renderla più in
linea con il lavoro che in questo campo si va facendo in diocesi, non sono
prevedibili cambiamenti in questo senso a breve termine. D'altronde, per
l'esperienza che ho delle cose della nostra collettività religiosa, è inutile
anche darsi pena per ottenerli: data l'organizzazione feudale della nostra
confessione religiosa essi possono derivare solo da decisioni dall'alto.
Questo significa che l'espansione del nostro
gruppo che andiamo immaginando dovrà continuare a svolgersi in un ambiente
sfavorevole, in cui, in particolare, non si è formati all'abc della mediazione
culturale e in cui la formazione storica è piuttosto trascurata. Bisognerà
quindi proporre ai nuovi aderenti un processo di autoformazione che, del
resto, è un'altra delle caratteristiche
specifiche del lavoro di Azione Cattolica, centrato molto sullo sviluppo di
un'autonomia laicale. Non si viene in Azione Cattolica per ricevere un
indottrinamento: esso contrasterebbe con lo spirito
di libertà che, come ho detto, caratterizza la nostra esperienza
associativa. E il lavoro di autoformazione che si fa tra noi non si limita allo
studio della ipertrofica produzione documentale dei nostri capi religiosi. Bisogna
capire il mondo in cui si vive
cercando di aiutarsi con i diversi punti
di vista propri di vari ambienti, profili personali, età della vita, aiutandosi
gli uni con gli altri per approfondire le questioni e per trovare il senso
della storia che stiamo vivendo. E' un lavoro che esige di ricostituire un
gruppo in cui convergano portatori di esperienze diverse e di diverse età della
vita. Negli anni passati ci siamo limitati alla mera resistenza, soggiacendo
all'ideologia di chi ci pensa come esperienza in via di superamento.
Entrare nella nostra Azione Cattolica
parrocchiale richiede quindi di superare alcune difficoltà. La prima è, come ho
detto, quella di fare un'esperienza associativa in un ambiente generalmente sfavorevole.
La seconda è quella di aderire a un gruppo che si è ridotto a un'esperienza
embrionale durante la dura era glaciale che abbiamo vissuto da tanti anni, in
cui praticamente tutto ciò che caratterizza l'Azione Cattolica è stato
avversato. Pesce grosso mangia pesce piccolo: questa
la dura legge di natura, che in un certo senso vale anche nei rapporti tra
esperienza sociali; in quest'ottica l'AC parrocchiale è il pesce piccolo. Tuttavia la nostra fede si basa proprio sul non
accettare quella dura legge di natura, quindi nel maturare una visione soprannaturale. Secondo
quest'ottica si può operare al modo di un fermento,
che insignificante per sé, dal punto di vista quantitativo, può far maturare
l'impasto. Quel tipo di visione porta a considerare non ciò che c'è, ma le sue
potenzialità. C'è un lavoro da fare e serve gente per farlo, gente che non si
scoraggi e che sia piuttosto intraprendente e determinata.
Concludo dicendo che
questo blog vuole essere un appello a quel tipo di gente e, insieme, un primo
approccio al lavoro che c'è da fare.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli