Azione Cattolica,
laboratorio di mondo vitale
Un gruppo
parrocchiale di Azione Cattolica è qualcosa di molto diverso da un ritrovo di
amici per passare il tempo libero e anche per pregare o da una scuola di
catechismo. Non è, insomma, qualcosa di simile ad un oratorio per adulti. E ciò
anche se ci si riunisce nel tempo libero dal lavoro, si prega e si
approfondiscono le cose della fede. Capire che
cosa è l'Azione Cattolica è divenuto più difficile ai tempi nostri per tanti
motivi. Innanzi tutto per l'interruzione, talvolta, di una tradizione viva
dell'esperienza associativa derivata dal mancato ricambio generazionale, per
cui, siccome si vede che nel gruppo prevalgono i più anziani, lo si scambia per
una cosa da anziani. E poi per il clima sfavorevole in cui l'Azione Cattolica
ha vissuto negli ultimi trentacinque anni, il che è stato in parte causa del
mancato ricambio generazionale. Inoltre perché molti preti, specialmente quelli
che vengono da altre nazioni, semplicemente non conoscono più l'Azione
Cattolica e il senso del suo lavoro collettivo in Italia. Infine perché in una
collettività religiosa dominata da movimenti di ispirazione religiosa in dura
lotta tra di loro per l'egemonia sulla gente di fede e per accaparrarsi la
benevolenza feudale dell'alto clero, nelle piccole corti che si radunano
attorno ad esso, l'Azione Cattolica legandosi fortemente agli ideali promossi
dal Concilio Vaticano 2° si è posta su un piano radicalmente diverso e viene
percepita come un corpo estraneo, ed in un certo senso fortunatamente lo è in
questa fase storica caratterizzata da un certo degrado dell'esperienza sociale
di fede sotto più profili.
Ho cercato di far
intendere che cosa sia l'esperienza in un gruppo di Azione Cattolica facendo
riferimento all'idea, proposta all'inizio degli anni '80 da mio zio Achille,
sociologo, di mondo vitale, inteso
come l'ambiente sociale in cui, in un clima di piena comprensione e accettazione
amicale, in un insieme di relazioni intense e pluridirezionali, si matura la
scoperta e l'accettazione del senso della vita individuale e sociale, condividendo
valori e ideali collettivi, in particolare, per quanto riguarda l'Azione
Cattolica, con riferimento a quelli di ispirazione religiosa. Quindi un gruppo
di Azione Cattolica non è mai autoreferenziale, vale a dire che non conta, per
l'individuazione di quello che ho chiamato senso
della vita solo sulle risorse
proprie dei suoi membri, ma è in relazione vitale con un'esperienza sociale più
vasta, che ha uno sviluppo storico e con cui ci si confronta senza esserne
semplicemente dominati. Questo significa che una parte importante del lavoro
che si fa in un gruppo di Azione Cattolica consiste nell'apprendere cose vecchie e nuove, nell'assimilarle, nel porle a
confronto con la propria esperienza di vita e nel renderle alla società in
un'interpretazione originale. In un gruppo di Azione Cattolica si mantiene
sempre un forte collegamento con le esperienze vissute nella società in cui si
è immersi, si è partecipi e da cui si è influenzati. Se ne vuole innanzi tutto
essere consapevoli e poi si vuole capirle
e infine ci si propone di discernere ciò che in esse è positivo, nella
convinzione che l'apertura e il dialogo
sociale sono il fondamento di ogni progresso, anche nelle cose della fede. Questo
metodo è legato anche ad un'altra caratteristica dell'Azione Cattolica che è
quella di essere una esperienza di fede, quindi originata dall'esigenza di
intendere il senso complessivo dell'esistenza umana e della storia degli
esseri umani sulla Terra. Il nostro impegno spazia quindi in tutti i campi
dell'umano, nessuno escluso, compresi quelli delle scienze e della politica:
ciascuno apporta ciò di cui è capace e in un lavoro collettivo si cerca poi di crescere insieme. Tutto ciò non è
diretto solo o principalmente ad un'azione all'interno
delle nostre collettività religiose, ma ad un'azione sociale all'esterno di esse, non però per conquistare la società civile, ma per produrre in essa
degli effetti al modo di fermento, del lievito che fa fermentare l'impasto
sciogliendosi in esso, utilizzando gli strumenti della mediazione culturale e democrazia di popolo . Questa finalità e
questo metodo differenziano fortemente l'Azione Cattolica da altre esperienze
sociali che ai tempi nostri coinvolgono laici di fede, specialmente da quelle
che si caratterizzano per atteggiamenti di opposizione e sfiducia verso ciò che
si muove all'esterno della nostra collettività religiosa e ancor più da quelle
organizzate non democraticamente e massimamente da quelle che rifiutano il
metodo della mediazione culturale e
che quindi rifiutano anche l'idea che vi possa essere stata e vi possa essere
una evoluzione storica nella comprensione delle cose di fede.
Ma vi è un elemento
che, fin dalle origini, ha particolarmente caratterizzato l'Azione Cattolica, e tuttora la
differenzia da quasi tutte le altre esperienze sociali religiose, ed esso
consiste nel fatto che l'Azione Cattolica non è solo una società per i laici e di
laici, ma anche un'esperienza
associativa ideata, promossa e attuata storicamente da laici: essa quindi non
trae storicamente origine dal clero. Il
più delle volte, fateci caso, all'origine di una esperienza laicale troviamo
invece un prete. Il fatto di essere geneticamente
un'esperienza laicale ha significato molto nella storia dell'Azione Cattolica
e, in particolare, ha determinato la piena adesione dell'associazione agli
ideali promossi durante il Concilio Vaticano 2°, tra i quali fu molto rilevante
quello del riconoscimento e dello sviluppo del ruolo che i laici di fede erano
venuti assumendo nelle nostra collettività religiose dall'Ottocento in poi,
particolare dopo la caduta dei regimi nazi-fascisti europei e nella costruzione
di un nuovo ordine mondiale.
Il fatto di essere
una esperienza laicale e, aggiungo, di massa ha determinato una evoluzione storica
della realtà associativa nei suoi ideali concreti e nei suoi metodi di
attivismo sociale, che si inserita in
una più vasta dinamica storica che ha coinvolto il laicato italiano dalla fine
del Settecento. L'Azione Cattolica non è stata sempre uguale, in quanto noi
laici non siamo stati sempre storicamente gli stessi. Del resto gli ideali da
cui scaturirono i precursori dell'Azione Cattolica e poi quest'ultima furono
centrati sulla convinzione che occorresse agire
per produrre dei cambiamenti sociali
e quindi sulla convinzione dell'insufficienza dell'esistente. Questa piena
accettazione della possibilità di un'evoluzione
sociale ha differenziato e differenzia tuttora l'Azione Cattolica dalla
maggior parte delle esperienze di fede che attualmente coinvolgono laici le
quali sono caratterizzate da tendenze conservatrici o addirittura reazionarie.
Si tratta del resto di orientamenti che sono in linea con le ideologie
ecclesiastiche che storicamente hanno prevalso nel secondo millennio della
nostra era, fino agli scorsi anni Cinquanta.
Per approfondire i
temi che ho trattato vi propongo, come compito per le vacanze, la lettura del
libretto divulgativo di Ernesto Preziosi, Piccola
storia di una grande associazione, editrice A.V.E., 2013, €12,00, tuttora in commercio. Cerchiamo di arrivare
alla ripresa delle attività associative infrasettimanali, a ottobre prossimo,
con una maggiore consapevolezza di che cosa siamo stati e di che cosa, tutti
insieme, ci proponiamo di essere e di diventare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli