sabato 14 giugno 2014

Anni '80: due marginalità che s'incontrano e si alleano


Anni '80: due marginalità che s'incontrano e si alleano

 

 Per aver vissuto consapevolmente la svolta che si ebbe nella nostra confessione religiosa a cavallo tra gli anni '70 e '80 bisogna avere la mia età, vale a dire avvicinarsi alla sessantina. Questo significa che la maggior parte della popolazione attiva, quella che è impegnata nelle vicende riproduttive e nel lavoro, non ha più memoria di una collettività religiosa diversa da quella fortemente improntata al modello polacco, centrato sulla grande figura di Karol Wojtyla, detto il grande, e ora il santo. E i più anziani ne hanno una memoria appannata, imprecisa, molto segnata dall'esperienza successiva, che in molti aspetti ha travolto e superato quello che c'era prima. Ma che c'era prima? C'era la Chiesa del Concilio. Alcuni aggiungono: la Chiesa bella  del Concilio. Sì, era bella, per le aspettative che si nutrivano, per le speranze che suscitava, ma non era facile viverci dentro. Sotto molti aspetti era una Chiesa non pacificata, frizzante ma turbolenta, in tensione tra varie sue componenti e tra le sue manifestazioni nei vari continenti. Su questa effervescenza, molto sensibile anche in Italia, calò l'inverno polacco, che però all'inizio non fu assolutamente percepito come tale, anzi. Il gelo calò lentamente, più sensibilmente nel corso degli anni novanta, fino a rendere la nostra collettività religiosa la bella addormentata  che è adesso.
  Si è molto scritto su quell'epoca. Io ho trovato illuminante la bella e ponderosa biografia del Wojtyla scritta da Andrea Riccardi, una persona che conobbe molto bene e da vicino quel grande sovrano religioso. Si tratta di un testo che ha avuto una vastissima diffusione perché è stato distribuito insieme a una edizione di un quotidiano nazionale di grande tiratura.
 Una prima chiave di lettura delle dinamiche del nuovo corso polacco mi pare possa essere quella dell'incontro di due marginalità.
 Scrivendo nel 1980, il teologo Battista Mondin, nell'elencare gli esponenti degli indirizzi prevalenti nell'ecclesiologia, la disciplina che tratta delle concezioni teologiche riguardanti la Chiesa e che fornisce le base per le relative riforme, nel precedente trentennio citava: Journet, Beni, Gherardini, Barth, Bultmann, Brunner, Hamer, Dianich, Congar, Cullmann, Florovski, Semmerlroth, Rahner, Schillebeeckx, Ratzinger, von Balthasar, Küng, Mühlen, Moltmann, Tillich, Afanassiev, De Lubac, Parente, Bouyer. I nomi che, per quanto ne so, ebbero più seguito sono di non italiani. Tra gli italiani, mi pare che, dagli anni '80 in poi abbia spiccato solo la figura di Severino Dianich. Il pensiero teologico italiano era quindi tutto sommato marginale, rispetto a correnti di pensiero sviluppatesi prevalentemente nell'Europa settentrionale. Eppure il governo della nostra confessione religiosa si faceva, e si fa,  dall'Italia, a cui metteva, e mette, capo la struttura feudale-sacrale della nostra organizzazione religiosa.
 Anche la Chiesa polacca era marginale, nel senso che, assediata dal regime comunista dell'epoca, viveva in modo particolare, diverso da quello delle varie altre cattolicità del mondo, arroccata intorno ai suoi prìncipi religiosi e, in particolare, intorno al suo primate, nel ricordo nostalgico e affettuoso dei suoi antichi sovrani civili, delle grandi dinastie monarchiche del passato che avevano cementato l'unità nazionale polacca.
 Il motivo per cui  la marginalità polacca ebbe l'occasione di accedere al governo della nostra collettività religiosa, alleandosi con la marginalità italiana e integrandosi profondamente con essa, va ricercato in quella effervescenza post-conciliare che caratterizzò gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, facendo temere, ad un certo punto, la dissoluzione della nostra confessione religiosa e, comunque, la perdita di controllo, da parte del vertice romano, delle sue parti configgenti.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli