giovedì 8 maggio 2014

Religione e riforma sociale


Religione e riforma sociale

 
 

 Uno degli aspetti da cui emerge con più forza il processo di deprivazione che ha caratterizzato le visioni e le esperienze cattoliche degli ultimi quarant'anni è l'eclissi degli aneliti di riforma sociale. Essi segnarono profondamente l'era che va dalla metà dell'Ottocento alla fine della Prima Guerra Mondiale e ripresero poi dalla metà degli Quaranta del Novecento portando alla creazione della nostra nuova Europa. Essi caratterizzarono in senso specificamente religioso gli scorsi anni '60 e 70 e furono gelati dal corso polacco presso dal vertice romano della nostra confessione religiosa. Cominciò un lungo inverno, direi una vera e propria era glaciale, che oggi sembra manifestare alcuni segni di disgelo. La chiave per capire i processi che ho appena descritto è quella del confronto con il socialismo. Nella prima fase il pensiero sociale cattolico e la dottrina che ne riprese le tematiche accettarono la sfida del socialismo, nella seconda fase, che ha qualche affinità con quella tra le due Guerre Mondiali, la dottrina cercò di contrastarlo apertamente, reprimendo il pensiero sociale cattolico. Un esponente molto indicativo della prima fase fu l'economista, sociologo e attivista cattolico Giuseppe Toniolo (1845-1918, beato  dal 2012), del quale, dopo la beatificazione, si dà solitamente un ritratto che lo fa apparire in linea con le tendenze reazionarie della gerarchia cattolica del suo tempo, mentre fu tutt'altro, come emerge dal libro che mio zio Achille ci scrisse su nel 1978, alla vigilia dell'era glaciale, dal titolo "Toniolo: il primato della sociale - per ripartire dalla società civile", Cappelli (si tratta di un libro che si trova solo nelle biblioteche, non è più in commercio). E ciò anche se indubbiamente il Toniolo, per poter sopravvivere nella collettività religiosa del suo tempo, caratterizzato dalla lotta reazionaria contro quello che veniva chiamato modernismo, dovette adottare uno stile letterario ossequioso verso il vertice romano della nostra confessione religiosa, arrivando a riconoscere nell'encliclica Graves de communi  re (=le serie [controversie] sulle questioni sociali), del 1901, del papa Leone 13°, che recava la sconfessione  del neonato cattolicesimo democratico, il riconoscimento esplicito e l'accettazione dell'idea di una democrazia cristiana, intesa come progetto di riforma della società secondo le idealità religiose.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli