Religione e riforma
sociale
Uno degli aspetti da
cui emerge con più forza il processo di deprivazione che ha caratterizzato le
visioni e le esperienze cattoliche degli ultimi quarant'anni è l'eclissi degli
aneliti di riforma sociale. Essi segnarono profondamente l'era che va dalla
metà dell'Ottocento alla fine della Prima Guerra Mondiale e ripresero poi dalla
metà degli Quaranta del Novecento portando alla creazione della nostra nuova
Europa. Essi caratterizzarono in senso specificamente religioso gli scorsi anni
'60 e 70 e furono gelati dal corso polacco
presso dal vertice romano della nostra confessione religiosa. Cominciò un lungo
inverno, direi una vera e propria era
glaciale, che oggi sembra manifestare alcuni segni di disgelo. La chiave
per capire i processi che ho appena descritto è quella del confronto con il
socialismo. Nella prima fase il pensiero sociale cattolico e la dottrina che ne
riprese le tematiche accettarono la sfida del socialismo, nella seconda fase, che
ha qualche affinità con quella tra le due Guerre Mondiali, la dottrina cercò di
contrastarlo apertamente, reprimendo il pensiero sociale cattolico. Un
esponente molto indicativo della prima fase fu l'economista, sociologo e
attivista cattolico Giuseppe Toniolo (1845-1918, beato dal 2012), del quale, dopo
la beatificazione, si dà solitamente un ritratto che lo fa apparire in linea
con le tendenze reazionarie della gerarchia cattolica del suo tempo, mentre fu
tutt'altro, come emerge dal libro che mio zio Achille ci scrisse su nel 1978,
alla vigilia dell'era glaciale, dal titolo "Toniolo:
il primato della sociale - per ripartire dalla società civile", Cappelli
(si tratta di un libro che si trova solo nelle biblioteche, non è più in
commercio). E ciò anche se indubbiamente il Toniolo, per poter sopravvivere
nella collettività religiosa del suo tempo, caratterizzato dalla lotta
reazionaria contro quello che veniva chiamato modernismo, dovette adottare uno stile letterario ossequioso verso
il vertice romano della nostra confessione religiosa, arrivando a riconoscere
nell'encliclica Graves de communi re (=le
serie [controversie] sulle questioni sociali), del 1901, del papa Leone
13°, che recava la sconfessione del neonato cattolicesimo democratico, il
riconoscimento esplicito e l'accettazione dell'idea di una democrazia cristiana, intesa come progetto di riforma della società
secondo le idealità religiose.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli