martedì 6 maggio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982
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 Pregare è un po' come il respiro profondo di una comunità che sa di essere sotto la potente attenzione di Dio.
 Sono molte le comunità  ecclesiali che stanno riscoprendo la preghiera non come un qualcosa di accessorio, alienante e fors'anche di falso, ma come un'avventura verso la pienezza della propria identità cristiana.
 Ha scritto uno dei leader delle nuove comunità di base italiane [cita Franco Barbero, Maestri di nessuno, Claudiana, 1978]:
 "La preghiera non esaurisce la fede, ma una fede senza preghiera è inconcepibile. Senza la preghiera la fede o si estingue o diventa dottrinale …  Anche nel vivo della lotta politica, anche nel vertice dell'impegno sapremo  ancora e sempre ricevere, attendere dalla mano del Signore, ci lasceremo sempre e ancora fare dono del suo amore. Impiegheremo le nostre mani,  ma continueremo a fidarci del suo braccio … Pregare è anche una grande croce, perché esige disciplina, fatica, silenzio".
Pregare è uno dei settori nei quali in  questi anni si sono rivelate le stratificazioni  culturali sorpassate (linguaggio, universo simbolico, ritualità, ritmi, ruoli ecc.), ma anche le potenzialità di nuove mediazioni, di nuove interpretazioni anche di elementi tradizionali come i salmi, la proclamazione della Parola, la riunione comunitaria, il canto collettivo, le immagini, le fonti liturgiche. La preghiera ha bisogno di essere sempre evangelizzata: cioè ricondotta alla fisionomia dell'ascoltare e rispondere, dell'adorare e supplicare nella prospettiva del mistero di Cristo. Talvolta purtroppo si ha a che fare con una preghiera comunitaria fondata su esperienze magico-taumaturgiche, sull'eruzione incontrollata dell'inconscio, su esigenze epidermiche, sull'euforia isterica.
 La preghiera va fondata teologicamente e collocata nel fiume della storia e della speranza non conclusa (Il cosiddetto tempo intermedio). La preghiera di cui parliamo è anche superamento di una preghiera di consumo.
 
Mie considerazioni
 
 La fede, nella mia esperienza, sia come fatto personale che collettivo si esprime nella preghiera. Anche se fatta insieme ad altri la preghiera rimane un fatto interiore e come tale in gran parte incomunicabile. Quindi si può insegnare  a pregare solo fino ad un certo punto. Poi ognuno dovrà addentrarsi in un territorio che rimarrà inaccessibile agli altri. Ma dovrà farlo, se vorrà conservare la fede. Questo è ciò che ci insegnano i maestri e ciò che si può verificare nella pratica, ottenendone una conferma per così dire sperimentale.
 Dicono che una voce dall'alto ci parla per prima, ma bisogna intendersi su quello che così si vuole intendere. Non è che ci si debba attendere di vedere gli angeli o di udire veramente una voce soprannaturale. A me non è mai accaduto e penso che non sia accaduto nemmeno alla maggior parte delle persone religiose. Nella preghiera si fa un'esperienza interiore e, ricostruendola a posteriori, una persona può concludere che è stato come dopo aver udito una voce soprannaturale. Non è poco, comunque.
  Per capire ciò che intendo è necessario sperimentare la preghiera, a cominciare da quella liturgica che  si fa insieme ad altri.  Chi ha ricevuto fin da piccolo una iniziazione religiosa conosce le formule classiche di preghiera, innanzi tutto quella evangelica del Padre nostro e poi un'altra, caratteristica della nostra confessione, quella dell'Ave Maria. Con quella del Gloria al Padre  e del Salve Regina compongono la salmodia del popolo, il Rosario, una di quelle preghiere che Carlo Maria Martini, grande maestro di spiritualità, chiamava a ritmo, destinate a dispiegarsi all'occorrenza per un tempo indefinito legandosi con il ritmo stesso dell'esistenza biologica della persona, innanzi tutto sul ritmo del respiro e del battito del cuore. Un buon test per capire se si è ancora, nonostante tutto, una persona di fede, che può dirsi ancora nel solco della tradizione del nostro primo Maestro, è provare a recitare una di quelle preghiere.  Quando non si riesce a finire il Padre nostro si è fuori e non sarà facile riavvicinarsi.  Un buon inizio è proprio partire dal Padre nostro. Ma non basta memorizzarlo come una qualsiasi poesia. Occorre avere molto, molto tempo. Nella preghiera infatti si fa uno spreco enorme di tempo, secondo i canoni dell'industria contemporanea. Quindi poi la preghiera è liberare il nostro tempo per la preghiera. E' incredibile come, nella contemplazione, una preghiera semplice come il Padre nostro  si possa dilatare all'infinito prendendo tempi lunghissimi. Insegnano i maestri che occorre cercare un luogo in cui si possa fare silenzio, in cui taccia il mondo intorno, taccia il nostro mondo interiore, si stia in meditazione delle cose della fede. Le nostre chiese, e comunque alcune parti di esse, in genere sono luoghi adatti per queste attività. Alcune chiese di Roma, storiche, molto frequentate dai turisti, non lo sono, perché il vagare e il chiacchiericcio dei visitatori distrae. Altre invece lo sono particolarmente. Ci si può mettere in una sorta di pellegrinaggio e cercarle. Ma, in fondo, perché girare, quando c'è la nostra chiesa parrocchiale, a due passi da casa nostra? Bisogna però dire che l'esperienza del viaggio, del muoversi, prepara alle esperienze spirituali e, innanzi tutto, favorisce quel distacco dal mondo di tutti i giorno, in cui siamo per così dire incapsulati come una rotella in un ingranaggio, che è essenziale all'esperienza di preghiera. Tuttavia questo lavoro per liberare il nostro tempo e di distaccarci dagli ingranaggi sociali non deve essere un'esperienza saltuaria, destinata a tempi straordinari, ma quotidiana e abituale. Dirlo sembra facile, nella pratica non lo è. "Pregare è anche una grande croce, perché esige disciplina, fatica, silenzio", scriveva Barbero e, nella mia esperienza, è proprio così. In qualche modo bisogna forzare la nostra vita per liberare tempo per la preghiera.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli