Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
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Pregare è un po' come
il respiro profondo di una comunità che sa di essere sotto la potente
attenzione di Dio.
Sono molte le
comunità ecclesiali che stanno
riscoprendo la preghiera non come un qualcosa di accessorio, alienante e
fors'anche di falso, ma come un'avventura verso la pienezza della propria
identità cristiana.
Ha scritto uno dei
leader delle nuove comunità di base italiane [cita Franco Barbero, Maestri di nessuno, Claudiana, 1978]:
"La preghiera non esaurisce la fede, ma
una fede senza preghiera è inconcepibile.
Senza la preghiera la fede o si estingue o diventa dottrinale … Anche nel vivo della lotta politica,
anche nel vertice dell'impegno sapremo ancora
e sempre ricevere, attendere dalla mano del Signore, ci lasceremo sempre e ancora fare dono del suo
amore. Impiegheremo le nostre mani, ma
continueremo a fidarci del suo braccio … Pregare è anche una grande croce, perché esige disciplina, fatica,
silenzio".
Pregare è uno dei settori nei quali in questi anni si sono rivelate le
stratificazioni culturali sorpassate (linguaggio,
universo simbolico, ritualità, ritmi, ruoli ecc.), ma anche le potenzialità di
nuove mediazioni, di nuove interpretazioni anche di elementi tradizionali come
i salmi, la proclamazione della Parola, la riunione comunitaria, il canto
collettivo, le immagini, le fonti liturgiche. La preghiera ha bisogno di essere
sempre evangelizzata: cioè ricondotta alla fisionomia dell'ascoltare e
rispondere, dell'adorare e supplicare nella prospettiva del mistero di Cristo.
Talvolta purtroppo si ha a che fare con una preghiera comunitaria fondata su
esperienze magico-taumaturgiche, sull'eruzione incontrollata dell'inconscio, su
esigenze epidermiche, sull'euforia isterica.
La preghiera va
fondata teologicamente e collocata nel fiume della storia e della speranza non
conclusa (Il cosiddetto tempo intermedio). La preghiera di cui parliamo è anche
superamento di una preghiera di consumo.
Mie considerazioni
La fede, nella mia esperienza, sia come
fatto personale che collettivo si esprime nella preghiera. Anche se fatta
insieme ad altri la preghiera rimane un fatto interiore e come tale in gran
parte incomunicabile. Quindi si può insegnare
a pregare solo fino ad un certo
punto. Poi ognuno dovrà addentrarsi in un territorio che rimarrà inaccessibile
agli altri. Ma dovrà farlo, se vorrà conservare la fede. Questo è ciò che ci
insegnano i maestri e ciò che si può verificare nella pratica, ottenendone una
conferma per così dire sperimentale.
Dicono che una voce
dall'alto ci parla per prima, ma bisogna intendersi su quello che così si vuole
intendere. Non è che ci si debba attendere di vedere gli angeli o di udire veramente una voce soprannaturale. A me
non è mai accaduto e penso che non sia accaduto nemmeno alla maggior parte
delle persone religiose. Nella preghiera si fa un'esperienza interiore e,
ricostruendola a posteriori, una persona può concludere che è stato come dopo aver udito una voce
soprannaturale. Non è poco, comunque.
Per capire
ciò che intendo è necessario sperimentare la preghiera, a cominciare da quella
liturgica che si fa insieme ad altri. Chi ha ricevuto fin da piccolo una iniziazione
religiosa conosce le formule classiche di preghiera, innanzi tutto quella
evangelica del Padre nostro e poi
un'altra, caratteristica della nostra confessione, quella dell'Ave Maria. Con quella del Gloria al Padre e del Salve
Regina compongono la salmodia del popolo, il Rosario, una di quelle
preghiere che Carlo Maria Martini, grande maestro di spiritualità, chiamava a ritmo, destinate a dispiegarsi
all'occorrenza per un tempo indefinito legandosi con il ritmo stesso
dell'esistenza biologica della persona, innanzi tutto sul ritmo del respiro e del battito del cuore. Un buon test per capire
se si è ancora, nonostante tutto, una persona di fede, che può dirsi ancora nel
solco della tradizione del nostro primo Maestro, è provare a recitare una di
quelle preghiere. Quando non si riesce a
finire il Padre nostro si è fuori e
non sarà facile riavvicinarsi. Un buon
inizio è proprio partire dal Padre nostro.
Ma non basta memorizzarlo come una qualsiasi poesia. Occorre avere molto, molto
tempo. Nella preghiera infatti si fa uno spreco enorme di tempo, secondo i
canoni dell'industria contemporanea. Quindi poi la preghiera è liberare il nostro tempo per la
preghiera. E' incredibile come, nella contemplazione, una preghiera semplice
come il Padre nostro si possa dilatare all'infinito prendendo tempi
lunghissimi. Insegnano i maestri che occorre cercare un luogo in cui si possa fare silenzio, in cui taccia il mondo
intorno, taccia il nostro mondo interiore, si stia in meditazione delle cose
della fede. Le nostre chiese, e comunque alcune parti di esse, in genere sono
luoghi adatti per queste attività. Alcune chiese di Roma, storiche, molto
frequentate dai turisti, non lo sono, perché il vagare e il chiacchiericcio dei
visitatori distrae. Altre invece lo sono particolarmente. Ci si può mettere in
una sorta di pellegrinaggio e cercarle. Ma, in fondo, perché girare, quando c'è
la nostra chiesa parrocchiale, a due passi da casa nostra? Bisogna però dire
che l'esperienza del viaggio, del muoversi, prepara alle esperienze
spirituali e, innanzi tutto, favorisce quel distacco
dal mondo di tutti i giorno, in cui siamo per così dire incapsulati come una rotella in un ingranaggio, che è essenziale
all'esperienza di preghiera. Tuttavia questo lavoro per liberare il nostro tempo e di distaccarci
dagli ingranaggi sociali non deve essere un'esperienza saltuaria, destinata a
tempi straordinari, ma quotidiana e abituale. Dirlo sembra facile, nella
pratica non lo è. "Pregare è anche
una grande croce, perché esige disciplina, fatica, silenzio", scriveva
Barbero e, nella mia esperienza, è proprio così. In qualche modo bisogna forzare la nostra vita per liberare tempo per la preghiera.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli