domenica 18 maggio 2014

Compiti a casa


Compiti a casa

 

 Ci stiamo avvicinando alla pausa estiva delle riunioni infrasettimanali del martedì del nostro gruppo di Azione Cattolica ed è solitamente il tempo di bilanci. Non è che l'Azione Cattolica sospenda il suo attivismo, vale a dire ciò che la caratterizza  maggiormente al pari dell'essere cattolica, perché il suo ruolo nella società coincide con quello dei suoi associati ed essi attivi  lo sono sempre, nella famiglia, nelle professioni, nella politica, nella cultura, nella solidarietà verso gli altri, ma anche, ad esempio, negli sport, nelle arti, negli svaghi, nel girovagare per il mondo spinti dalla propria curiosità per ciò che di antico e di nuovo c'è. Non è quindi che uno si attacchi al bavero della giacca il distintivo dell'AC entrando intorno alle cinque del pomeriggio in quell'oretta e un quarto di riunione in parrocchia e poi se lo rimetta in tasca uscendo. Quel distintivo, non tanto inteso come placchetta metallica ma come costume di vita, uno lo esibisce sempre e, di solito, quelli dell'Azione Cattolica sono chiaramente riconoscibili come tali anche, e soprattutto, fuori delle chiese. Un esempio di questo stile di vita fu il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (1918-2012; presidente dal 1992 al 1999), il quale portava sempre sulla giacca il suo vecchio distintivo di AC, ma che era riconoscibile come membro dell'Azione Cattolica soprattutto in ogni parola che diceva e scriveva e in ogni gesto che faceva. E che lo era soprattutto nella sua capacità di confrontarsi positivamente con la società del suo tempo, superando le barriere che dividevano le sue componenti, innanzi tutto quelle determinate dalla propria formazione e dalle proprie abitudini di vita e di pensiero, dalle proprie origini sociali e culturali, da schemi mentali ricevuti dal passato e divenuti in parte desueti. Nella misura in cui egli fu un laico di fede nello spirito evangelico, un laico sicuramente non clericale, egli fu ascoltato ben oltre i confini della nostra comunità religiosa. Con questo non voglio dire che io mi attenda che tutti diventino come lui. Io infatti credo che si possa tranquillamente essere persone di fede anche se clericali e reazionari, convinti che il meglio si trovi in un qualche nostro passato della nostra straordinaria e tremenda storia religiosa. Dico però che il modello, l'esempio, a cui cerco personalmente di tendere e a cui mi pare di aver capito che anche l'AC tenda, non è sicuramente quello del clericale e del reazionario e ciò per una serie di buone ragioni che ho cercato di esporre nei miei interventi su questo blog (ormai quasi seicento) dagli oltre due anni dalla sua attivazione, nel gennaio 2012 (essi sono tutti disponibili per la lettura, cliccando nell'elenco qui sulla destra).
 E' tempo di bilanci perché lo spirito umano ne ha bisogno a scadenze cicliche.  E per noi dell'AC parrocchiale il tempo di maggio/giugno lo è: la ripresa a ottobre è avvertita come un nuovo inizio.
  Dunque, facendo il bilancio della sessione sociale trascorsa, dobbiamo tranquillamente riconoscere che il nostro principale proposito, quello di rinnovare il gruppo attirando gente nuova, nella fascia 25/45 anni, non ha avuto successo. Per noi questa esigenza è vitale perché attiene alla sopravvivenza stessa della nostra esperienza associativa. Per il resto invece abbiamo fatto molte cose interessanti nelle riunioni del martedì e in altre occasioni sociali, che ci hanno fatto crescere come persone di fede. Le sollecitazioni che ci sono venute dal nuovo corso che c'è in religione non sono rimaste senza effetto. E la crescita come persone di fede ha sicuramente prodotto risultati nella parte di società in cui viviamo e con la quale interagiamo. Moltiplicati per milioni, questi apporti personali incidono e molto;  molto, molto di più del superficiale accorrere di moltitudini agli spettacolari eventi mediatici dei quali la nostra organizzazione religiosa è ancora maestra.
 Perché come gruppo parrocchiale di AC non riusciamo ad attirare  le persone, a differenza da come si legge avveniva alle origini delle nostre comunità di fede, ad esempio nella Gerusalemme del primo secolo? Per capirlo bisognerebbe comprendere bene, al di là dell'ideologia propagandistica storicamente poco affidabile che ancora è insegnata in religione, ciò che duemila anni fa produsse quel convergere di popolo e, di nuovo al di là di quella medesima ideologia, che cosa ostacola il ripetersi ai tempi nostri di quel fenomeno. Questo richiede a tutti noi una ulteriore crescita culturale, uno sforzo di approfondimento che è innanzi tutto storico. Una delle principali ragioni per cui si viene in Azione Cattolica è appunto quella di fare questo lavoro, che è collettivo, richiede un confronto con gli altri e un aiutarsi reciproco. Non è quindi che si venga in Azione Cattolica solo per farsi spiegare dai preti tutte le cose della vita, intendo quelle del mondo che si muove fuori degli spazi liturgici: essi non hanno in genere la capacità di farlo proprio per la loro particolare condizione  e la loro conseguente formazione; si tratta infatti di un lavoro che spetta innanzi tutto proprio ai laici di fede, ma che fa fatto insieme confrontando idee ed esperienze e ragionandoci sopra.
 Questo blog, che intenzionalmente  non viene assolutamente propagandato in parrocchia, in quanto non mira ad attirare quelli che già sono dentro bensì quelli che sono fuori, vorrebbe essere uno strumento di primo avvicinamento offerto a coloro che per vari motivi non sono più o non sono mai stati coinvolti in un'esperienza di fede di carattere sociale. Parte quindi dall'idea di parlare con persone che non sono più o non sono mai state consapevoli delle dinamiche sociali della nostra esperienza religiosa: è come se fossero viaggiatori in attesa in una  stazione straniera, i quali vedono andare e venire vari treni, ma non riescono a capire da dove vengono e dove vanno. I treni vanno e vengono rapidamente, si fermano per pochi minuti, e c'è poco tempo per orizzontarsi. Le scritte e gli annunci sono in una lingua che non si riesce bene a comprendere. Allora si comincia a chiedere a chi passa, ma è gente che parla straniero e che inoltre ha fretta. Capita allora di provare a salire un po' a caso su uno dei treni in partenza, magari per poi scoprire che non va verso il luogo che si voleva raggiungere. Ecco quindi spiegata la ragione per cui pignolescamente, quando cito qualche figura storica cerco di dare qualche riferimento temporale e quando cito qualche documento importante lo situo storicamente e se non ha titolo in italiano lo traduco. Tempo fa su un articolo del quotidiano che leggo si è ironizzato sulle carenze culturali di molti dei nostri fedeli, ma io non mi ci sono divertito, piuttosto me ne sono sentito responsabile. Avendo avuto il privilegio di una istruzione religiosa più approfondita di altri, in particolare negli anni universitari a stretto contatto con un importante teologo italiano, mi sento impegnato  a diffondere ciò che ho ricevuto, e devo riconoscere di non aver fatto abbastanza. La cultura è solo sterile erudizione se non passa agli altri, se uno non se ne fa strumento di crescita a vantaggio di coloro con cui entra in contatto sociale.
  Potevamo fare meglio e di più? Vedremo, cercheremo di capirlo ragionandoci su. Certo che la gran parte dei membri del nostro gruppo sono ormai gente anziana. I più giovani sono impegnati totalmente negli studi e poi lo saranno nella formazione della famiglia e nel lavoro. Io sono molto preso dal mio lavoro, tanto che negli ultimi giorni ho avuto difficoltà  a rispettare l'impegno di scrivere almeno qualche riga ogni giorno sul blog, così come quotidianamente prego.
 Bisogna anche dire che la diffusione delle convinzioni di fede non dipende solo dall'azione nostra (e meno male): questa è un'idea che deriva dalle nostre concezioni religiose. Riteniamo infatti che il soprannaturale sia sempre all'opera. A noi tocca di seminare, ma non dobbiamo attenderci di poter raccogliere. E forse non siamo ancora all'epoca del raccolto. I segni dei tempi sono questi. Ma seminare si deve: questo è essenziale per la nostra vita di fede. Il tesoro prezioso che abbiamo ricevuto non è fatto per essere seppellito, la nostra luce interiore, che riteniamo il riflesso di una luce soprannaturale, non è fatta per essere nascosta, ma per risplendere. E' forse ancora il tempo, questo, della semina nelle lacrime, come canta il salmo: chissà  se poi ci riuscirà anche di mietere con giubilo! E, insomma, si fa quel che si può, secondo una tradizione culturale che noi in modo innovativo impersoniamo, e poi si confida che la nostra fede faccia breccia in altri cuori. Affidando religiosamente il risultato dell'opera nostra all'azione soprannaturale che riteniamo stia tuttora dispiegandosi nella storia degli esseri umani, quindi mettendolo in mani migliori delle nostre,  ci liberiamo dell'angoscia che consegue alla constatazione dell'apparente inefficacia dei nostri sforzi, proponendoci tuttavia di continuarli, metodicamente, sistematicamente.
 Io penso che, ragionando evangelicamente, potremmo proporci realisticamente come obiettivo per il prossimo anno associativo di raggiungere quota dodici, vale a dire di riuscire a coinvolgere nelle nostre attività di gruppo almeno dodici nuove persone della fascia d'età 25/45. Quel numero di persone ha innescato la spettacolare espansione della nostra fede alle origini e noi, comunque, saremmo molti di più perché ai nuovi si aggiungerebbero i membri più anziani, tra i quali anch'io ormai sono compreso. Dobbiamo proporci di costituire un cenacolo associativo in cui si possano effettivamente scambiare e confrontare idee ed esperienze proprie di tutte le fasce d'età degli adulti attivi nella società e a partire dal quale si possano tentare nuovi modelli di vita sociale.
 Il clima, come ho già osservato in altri interventi, non è favorevole, perché veniamo da una lunga era caratterizzata da un certo atteggiamento reazionario e cupo nei confronti della storia contemporanea, che non corrisponde alla mentalità della gente più giovane, la quale per indole naturale è portata alla fiducia nel futuro; un'era  in cui, al di là delle dichiarazioni programmatiche, si è privilegiato il serrare le fila piuttosto che il dialogo sociale. E ancora il rapporto con il mondo, l'uscire  dalla chiese,  è ancora essenzialmente concepito come un'attività propagandistica, di piazzisti del sacro, come quando suonano alla porta di casa e ci sono fuori quelli che ti vogliono vendere l'aspirapolvere o  metterti tra le mani l'opuscolo in cui ti si dice tutto quello che c'è da capire sull'universo. In realtà noi non abbiamo nulla da vendere e non riteniamo di essere monopolisti di una qualche verità: invece cerchiamo gente per capire meglio, insieme,  la storia che stiamo vivendo e come agire positivamente su di essa. Sbaglierebbe, quindi, chi venendo da noi cercasse la ricetta di vita giusta. Noi non ne abbiamo uno valida per tutti: bisogna scoprirla insieme. E, in ciò, la fede religiosa non è un punto di arrivo, ma di partenza.
 Bene, ho cercato di fare un primo bilancio, ma ho fatto anche alcuni propositi per il futuro; vedremo se saranno condivisi nel gruppo. Come si fa a scuola e in estate ci sono le vacanze, potremmo quindi assegnarci dei compiti a casa, per ripartire a ottobre. Che la pausa estiva non sia infruttuosa! Proponiamoci, ad esempio, come si faceva da ragazzi, una serie di letture. Innanzi tutto penso che potremmo riflettere più a fondo sull'esortazione sulla gioia della fede del nostro nuovo vescovo e padre universale, un documento lungo e complesso. Ma potremmo individuare nelle pubblicazione della casa editrice dell'AC, la A.V.E., una sorta di libro di testo per l'estate, da ordinare e da distribuire all'ultima riunione, e poi da leggere nelle ferie estive, per ragionarci sopra insieme alla ripresa delle attività associative.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli