Una santità familiare
- Ricordi di san Giovanni Paolo 2°
di mons.Ignazio Sanna
- arcivescovo di Oristano
da L'Arborense - settimanale della diocesi di Oristano - 4-5-14
- rubrica: Catechesi del Vescovo
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Trascrivo di seguito l'articolo sopra indicato, che fa
riferimento a fatti dei primi mesi del pontificato del papa Giovanni Paolo 2° che
hanno coinvolto gli universitari romani e, in particolare, quelli del gruppo
FUCI (Federazione Universitaria Cattolica
Italiana, all'epoca ancora articolazione dell'Azione Cattolica] romano, di
cui iniziai a far parte dal febbraio del 1979.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli
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Ora che le
"notti bianche di preghiera", la celebrazione con quattro papi, di
cui due vivi e due proclamati santi, 1.000 concelebranti, 700 ministri della
comunione, la presenza delle due miracolate di Giovanni Paolo II, la suora
francese guarita dal Parkinson e la costaricana Floribeth Mora Diaz, guarita
dalla rottura di un aneurisma, l'invasione di Roma da parte dei polacchi e dei
bergamaschi sono ormai un ricordo, vorrei corredare il racconto di questo
storico evento, che, a mio parere, a reso familiare la santità, con alcune
esperienze personali.
Non ho
conosciuto da vicino papa Giovanni,
perché entrai nel Seminario Romano l'anno in cui egli morì e non ho mai
partecipato a una sua messa o a una sua udienza. Ho conosciuto, invece, molto
bene Giovanni Paolo II, sia come arcivescovo di Cracovia che come papa.
Ricordo due episodi
in particolare.
Il primo è relativo
al decimo anno dell'enciclica Humanae
Vitae di Paolo VI, nel 1978. Per
quell'occasione, la redazione della rivista della Facoltà di Teologia
dell'Università Lateranense Lateranum
decise di dedicare un intero fascicolo alle problematiche pastorali sollevate
dal documento pontificio. Io ero segretario della rivista e avevo il compito di
mantenere i rapporti con gli autori degli articoli. Era stato chiesto un
contributo sulla dimensione antropologica dell'enciclica al Cardinale Carlo
Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, e io ero entrato in contatto con lui, per avere il testo del suo intervento.
Faticai non poco ad ottenere l'articolo, e l'ottenni solo dopo averlo
sollecitato più volte.
Quando, a luglio del
1978, uscì la rivista con il contributo del Cardinale di Cracovia, un
professore di morale della Lateranense, p.[…], criticò aspramente il numero
della rivista e si lamentò che anche il "moderato" Cardinale Wojtyla
si era lasciato corrompere dalle tesi dei teologi "progressisti".
La Provvidenza volle
che il 16 ottobre dello stesso anno il Cardinale Wojtyla venisse eletto Papa
con il nome di Giovanni Paolo II. Chiesi, allora, al p.[…] se confermava la sua critica
all'articolo di Wojtyla e rispose che confermava la critica ma la colpa era
tutta della redazione che aveva tradotto male in italiano il testo del
cardinale scritto in polacco!
Un altro episodio è
relativo a un'udienza privata con invito a cena che ebbi alla fine del mese di
marzo del 1979, a pochi mesi dalla sua elezione a pontefice. Io ero allora
assistente collaborare della FUCI romana. Mi chiamò al telefono il segretario
don Stanislao dicendomi che il Papa mi voleva incontrare per essere informato
della situazione degli studenti universitari romani. Fui ricevuto nella
biblioteca privata insieme al padre gesuita cappellano della "Cappella universitaria" alla
Sapienza e a una religiosa che si occupava di pastorale scolastica. Parlammo
per quasi un'ora, illustrando le attività che venivano svolte a beneficio degli
universitari e del mondo accademico in genere.
Il Papa voleva
introdurre la tradizione delle messe per gli universitari per la Pasqua e il
Natale, così come faceva in patria nella sua diocesi. Era convinto che un suo
invito sarebbe stato accolto dalla maggioranza degli studenti e dei docenti.
Mi permisi di
osservare cortesemente che non sarebbe stato così, attesa la particolare
situazione politica delle Università romane e il numero minoritario degli
studenti praticanti. Inoltre una buona parte degli iscritti alle Facoltà romane
provenivano dalle città del Sud e a Natale e a Pasqua sarebbero ritornati a
casa e, quindi, non sarebbero restati a Roma per partecipare alla messa del
Papa.
A cena continuammo la
discussione e il segretario ci disse che si potevano invitare anche gli
studenti di Comunione e Liberazione e dell'Opus Dei delle Università milanesi.
Replicai che bisognava, però, privilegiare gli studenti delle università
romane. Gli promisi che avrei visitato convitti e collegi. Lo feci.
Parteciparono alla messa pasquale circa undicimila studenti.
+ Ignazio Sanna