domenica 18 maggio 2014

Una santità familiare - Ricordi di san Giovanni Paolo 2° - di mons.Ignazio Sanna


Una santità familiare - Ricordi di san Giovanni Paolo 2°
di mons.Ignazio Sanna - arcivescovo di Oristano
da L'Arborense  - settimanale della diocesi di Oristano - 4-5-14 - rubrica: Catechesi del Vescovo

 

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Trascrivo di seguito l'articolo sopra indicato, che fa riferimento a fatti dei primi mesi del pontificato del papa Giovanni Paolo 2° che hanno coinvolto gli universitari romani e, in particolare, quelli del gruppo FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana, all'epoca ancora articolazione dell'Azione Cattolica]  romano, di cui iniziai a far parte dal febbraio del 1979.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
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 Ora che le "notti bianche di preghiera", la celebrazione con quattro papi, di cui due vivi e due proclamati santi, 1.000 concelebranti, 700 ministri della comunione, la presenza delle due miracolate di Giovanni Paolo II, la suora francese guarita dal Parkinson e la costaricana Floribeth Mora Diaz, guarita dalla rottura di un aneurisma, l'invasione di Roma da parte dei polacchi e dei bergamaschi sono ormai un ricordo, vorrei corredare il racconto di questo storico evento, che, a mio parere, a reso familiare la santità, con alcune esperienze personali. 
 Non ho conosciuto  da vicino papa Giovanni, perché entrai nel Seminario Romano l'anno in cui egli morì e non ho mai partecipato a una sua messa o a una sua udienza. Ho conosciuto, invece, molto bene Giovanni Paolo II, sia come arcivescovo di Cracovia che come papa.
 Ricordo due episodi in particolare.
 Il primo è relativo al decimo anno dell'enciclica Humanae Vitae  di Paolo VI, nel 1978. Per quell'occasione, la redazione della rivista della Facoltà di Teologia dell'Università Lateranense Lateranum decise di dedicare un intero fascicolo alle problematiche pastorali sollevate dal documento pontificio. Io ero segretario della rivista e avevo il compito di mantenere i rapporti con gli autori degli articoli. Era stato chiesto un contributo sulla dimensione antropologica dell'enciclica al Cardinale Carlo Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, e io ero entrato in contatto  con lui, per avere il testo del suo intervento. Faticai non poco ad ottenere l'articolo, e l'ottenni solo dopo averlo sollecitato più volte. 
 Quando, a luglio del 1978, uscì la rivista con il contributo del Cardinale di Cracovia, un professore di morale della Lateranense, p.[…], criticò aspramente il numero della rivista e si lamentò che anche il "moderato" Cardinale Wojtyla si era lasciato corrompere dalle tesi dei teologi "progressisti".
 La Provvidenza volle che il 16 ottobre dello stesso anno il Cardinale Wojtyla venisse eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo II. Chiesi, allora, al  p.[…] se confermava la sua critica all'articolo di Wojtyla e rispose che confermava la critica ma la colpa era tutta della redazione che aveva tradotto male in italiano il testo del cardinale scritto in polacco!
 Un altro episodio è relativo a un'udienza privata con invito a cena che ebbi alla fine del mese di marzo del 1979, a pochi mesi dalla sua elezione a pontefice. Io ero allora assistente collaborare della FUCI romana. Mi chiamò al telefono il segretario don Stanislao dicendomi che il Papa mi voleva incontrare per essere informato della situazione degli studenti universitari romani. Fui ricevuto nella biblioteca privata insieme al padre gesuita cappellano della "Cappella universitaria" alla Sapienza e a una religiosa che si occupava di pastorale scolastica. Parlammo per quasi un'ora, illustrando le attività che venivano svolte a beneficio degli universitari e del mondo accademico in genere.
 Il Papa voleva introdurre la tradizione delle messe per gli universitari per la Pasqua e il Natale, così come faceva in patria nella sua diocesi. Era convinto che un suo invito sarebbe stato accolto dalla maggioranza degli studenti e dei docenti.
 Mi permisi di osservare cortesemente che non sarebbe stato così, attesa la particolare situazione politica delle Università romane e il numero minoritario degli studenti praticanti. Inoltre una buona parte degli iscritti alle Facoltà romane provenivano dalle città del Sud e a Natale e a Pasqua sarebbero ritornati a casa e, quindi, non sarebbero restati a Roma per partecipare alla messa del Papa.
 A cena continuammo la discussione e il segretario ci disse che si potevano invitare anche gli studenti di Comunione e Liberazione e dell'Opus Dei delle Università milanesi. Replicai che bisognava, però, privilegiare gli studenti delle università romane. Gli promisi che avrei visitato convitti e collegi. Lo feci. Parteciparono alla messa pasquale circa undicimila studenti.
 

+ Ignazio Sanna