Vivere serenamente il
tempo del cambiamento
Appartengo idealmente
a una corrente culturale che negli ultimi trent'anni ha vissuto un'epoca
difficile, in cui è stata a volte apertamente avversata e comunque sempre vista
con sospetto e sfiducia. Essa viene indicata come cattolicesimo democratico, anche se questa espressione, in un'epoca
in cui la democrazia è stata esplicitamente integrata nella dottrina sociale
della Chiesa non descrive più bene il senso di un'esperienza. Né, in fondo,
serve meglio riferirsi ai certi principi enunciati con valore normativo nel
corso del Concilio Vaticano 2°, all'inizio degli scorsi anni Sessanta, perché
quello che si vorrebbe non è tanto e non solo, in realtà, una piena attuazione
di quei principi, ma un loro ulteriore sviluppo. Forse per rendere l'idea delle
aspirazioni di quel movimento ideale si può far riferimento a una maggiore
fiducia nel futuro, nei tempi nuovi, rispetto ad altre espressioni culturali
correnti nella nostra collettività religiosa, e all'idea che la storia non
debba essere un infinito ripetersi del passato o anche solo un perpetuarsi del
presente.
Accade che
improvvisamente, ma non inaspettatamente, anche se in un certo senso
drammaticamente, come spesso è accaduto nella nostra confessione religiosa, che
non ha assimilato per quanto riguarda la propria organizzazione interna i
metodi della democrazia, il vento è cambiato e certe posizioni si sono
invertite, per cui di questi tempi sostenendo ciò che ho sempre sostenuto mi
trovo in linea con il vertice della nostra collettività di fede. Sono
improvvisamente cambiate le parole d'ordine, anche se bisognerà vedere se
quello che si sta producendo durerà: la situazione infatti non mi pare ancora
consolidata.
In questa che appare
come una nuova era, e vedremo se lo sarà veramente, vorrei però prendere
lezione dalla storia che ho vissuto, dagli anni dell'incomprensione e, in certi
casi, dell'umiliazione. Non voglio comportarmi con coloro che, oggi, non
appaiono più il linea con l'ideologia
che viene dall'alto come altri si sono comportanti verso la mia corrente ideale
negli anni bui del passato, fino a tempi piuttosto recenti nei quali, ad
esempio, definirsi cristiani adulti
veniva considerato quasi un'eresia e, comunque, un segno di disubbidienza.
Quindi capisco le
difficoltà di chi, avendo obbedito senza riserve alle vecchie parole d'ordine
ed essendo stato apprezzato per questo, ora si trova spiazzato e soffre, e non
capisce che cosa sta accadendo. In particolare non muovo alcun rimprovero a chi
ha agito come gli veniva detto di fare fino a poco tempo fa e vorrebbe
continuare così. Gli esseri umani non sono marionette che quando cambia il
manovratore cambiano il modo di muoversi. E' necessario un periodo di adattamento
e bisogna accettare che vi sia chi non se la sente di cambiare. Io non vorrei
perdere nessuno, non condanno nessuno, anche quelli che non vogliono cambiare, tutti vorrei coinvolgere, la sera, nel festoso
convito di amici in cui consiste l'agàpe,
l'accogliere tutti per gioire dell'esistenza insieme, deponendo
ogni rancore, ogni diffidenza, ogni inimicizia, nella serena fiducia di poter
essere effettivamente, seguendo l'insegnamento e l'esempio del nostro antico
comune Maestro, diversi da come si è
stati nel nostro per certi versi tremendo passato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli