giovedì 13 marzo 2014

Vivere serenamente il tempo del cambiamento


Vivere serenamente il tempo del cambiamento

 
 Appartengo idealmente a una corrente culturale che negli ultimi trent'anni ha vissuto un'epoca difficile, in cui è stata a volte apertamente avversata e comunque sempre vista con sospetto e sfiducia. Essa viene indicata come cattolicesimo democratico, anche se questa espressione, in un'epoca in cui la democrazia è stata esplicitamente integrata nella dottrina sociale della Chiesa non descrive più bene il senso di un'esperienza. Né, in fondo, serve meglio riferirsi ai certi principi enunciati con valore normativo nel corso del Concilio Vaticano 2°, all'inizio degli scorsi anni Sessanta, perché quello che si vorrebbe non è tanto e non solo, in realtà, una piena attuazione di quei principi, ma un loro ulteriore sviluppo. Forse per rendere l'idea delle aspirazioni di quel movimento ideale si può far riferimento a una maggiore fiducia nel futuro, nei tempi nuovi, rispetto ad altre espressioni culturali correnti nella nostra collettività religiosa, e all'idea che la storia non debba essere un infinito ripetersi del passato o anche solo un perpetuarsi del presente.
 Accade che improvvisamente, ma non inaspettatamente, anche se in un certo senso drammaticamente, come spesso è accaduto nella nostra confessione religiosa, che non ha assimilato per quanto riguarda la propria organizzazione interna i metodi della democrazia, il vento è cambiato e certe posizioni si sono invertite, per cui di questi tempi sostenendo ciò che ho sempre sostenuto mi trovo in linea con il vertice della nostra collettività di fede. Sono improvvisamente cambiate le parole d'ordine, anche se bisognerà vedere se quello che si sta producendo durerà: la situazione infatti non mi pare ancora consolidata.
 In questa che appare come una nuova era, e vedremo se lo sarà veramente, vorrei però prendere lezione dalla storia che ho vissuto, dagli anni dell'incomprensione e, in certi casi, dell'umiliazione. Non voglio comportarmi con coloro che, oggi, non appaiono più il  linea con l'ideologia che viene dall'alto come altri si sono comportanti verso la mia corrente ideale negli anni bui del passato, fino a tempi piuttosto recenti nei quali, ad esempio, definirsi cristiani adulti veniva considerato quasi un'eresia e, comunque, un segno di disubbidienza.
 Quindi capisco le difficoltà di chi, avendo obbedito senza riserve alle vecchie parole d'ordine ed essendo stato apprezzato per questo, ora si trova spiazzato e soffre, e non capisce che cosa sta accadendo. In particolare non muovo alcun rimprovero a chi ha agito come gli veniva detto di fare fino a poco tempo fa e vorrebbe continuare così. Gli esseri umani non sono marionette che quando cambia il manovratore cambiano il modo di muoversi. E' necessario un periodo di adattamento e bisogna accettare che vi sia chi non se la sente di cambiare. Io non vorrei perdere nessuno, non condanno nessuno, anche quelli che non vogliono cambiare,  tutti vorrei coinvolgere, la sera, nel festoso convito di amici in cui consiste l'agàpe, l'accogliere tutti  per gioire dell'esistenza insieme, deponendo ogni rancore, ogni diffidenza, ogni inimicizia, nella serena fiducia di poter essere effettivamente, seguendo l'insegnamento e l'esempio del nostro antico comune Maestro,  diversi da come si è stati nel nostro per certi versi tremendo passato.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli