No al pessimismo sterile
Oggi, alle ore 18:30,
dopo la Messa vespertina, nella chiesa parrocchiale, mons. Carmelo Pellegrino
terrà una conferenza sulla recente esortazione di papa Francesco Evangelii Gaudium (=la gioia del
Vangelo). L'incontro sarà ripetuto anche mercoledì prossimo
No al pessimismo sterile
84. La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai
togliere (cfr Gv 16,22). I mali del nostro mondo – e quelli della Chiesa
– non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro
fervore. Consideriamoli come sfide per crescere. Inoltre, lo sguardo di fede è
capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità,
senza dimenticare che «dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (Rm 5,20).
La nostra fede è sfidata a intravedere il vino in cui l’acqua può essere
trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo della zizzania. A
cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, anche se proviamo dolore per le miserie
della nostra epoca e siamo lontani da ingenui ottimismi, il maggiore realismo
non deve significare minore fiducia nello Spirito né minore generosità. In
questo senso, possiamo tornare ad ascoltare le parole del beato Giovanni XXIII
in quella memorabile giornata dell’11 ottobre 1962: «Non senza offesa per le
Nostre orecchie, ci vengono riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di
zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né
prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono
capaci di vedere altro che rovine e guai [...] A Noi sembra di dover
risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre
il peggio, quasi incombesse la fine del mondo. Nello stato presente degli
eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose,
sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si
realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di
là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse
vicende umane, per il bene della Chiesa» [citazione da Giovanni 23°, Discorso
di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano 2° (11 ottobre 1962)].
[dall'Esortazione apostolica
Evangelii Gaudium [=la gioia del
Vangelo] del Papa Francesco, del 24-11-13]
Quello che ho sopra trascritto è il brano
che, a mio modo di vedere costituisce il
centro della recente esortazione del nostro vescovo. Nell'esporre il
programma del suo ministero sacro, egli si collega idealmente con il suo
predecessore il quale, all'inizio degli scorsi anni '60, impresse alle nostra
collettività religiose un moto di cambiamento. E lo fa citando alcune frasi del discorso di
apertura del Concilio Ecumenico Vaticano
2° contro i profeti di sventura,
colore che nell'epoca contemporanea (un'epoca che ormai è storia per noi)
vedevano solo rovine e guai. All'epoca i fedeli furono invitati a ricercare nel
nuovo ordine di cose che si stava producendo anche l'attuarsi dei misteriosi piano della Divina Provvidenza.
E' questo il fondamento della gioia del
Vangelo, lo stimolo per uscire
per il mondo per operarvi nello spirito evangelico. La critica al pessimismo sterile giunge evidentemente
perché questo sentimento è diffuso tra noi e limita o addirittura paralizza il nostro impegno e il nostro fervore.
Ma abbiamo veramente ragioni per non essere pessimisti? In una prospettiva
religiosa, di fede, sì: "lo sguardo di fede è capace
di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità". Il mondo non è condotto alla salvezza solo per mano nostra: questo che
costituisce il riconoscimento di un nostro limite, in una visione di fede è
alla base della nostra speranza. Dovessimo confidare solo su di noi, probabilmente avremmo ragione di essere
pessimisti. Poiché invece la storia non è condotta solo da noi, possiamo confidare, e questo dà gioia. E' come quando
si metta al mondo un figlio: che motivi abbiamo di essere ottimisti sul suo
futuro? Il mondo non è forse sempre andato come nel passato, una lunga serie di
problemi e sofferenze che si conclude con la morte? Eppure la nascita di un
figlio dà gioia e apre alla speranza perché, con una sorta di sguardo
soprannaturale, che si eleva sopra la realtà così com'è, intuiamo e confidiamo che
quel nuovo essere umano è segno che qualcosa può cambiare e che nel cambiamento
può esserci anche un miglioramento, fatto di forze nuove, di nuova benevolenza,
di nuova solidarietà. Un figlio è una persona nuova che ci amerà. La figura di
Maria, la madre del nostro primo Maestro e fondamento della nostra speranza, indica
bene l'atteggiamento con cui noi si poniamo di fronte alle realtà
soprannaturali. Noi pensiamo di essere, come collettività, come una madre che
tiene tra le braccia il suo Dio. E' questo il potentissimo messaggio che, ad
esempio, riluce nel gruppo marmoreo della Pietà,
entrando sulla destra, nel gigantesco e pretenzioso nostro tempio romano, cattedra
del vertice della nostra confessione religiosa.
Il recente documento del nostro vescovo è
piuttosto lungo e, sebbene non complicato come altri testi del suo genere,
presenta qualche difficoltà di lettura per il fatto di non essere tanto un
insieme di insegnamenti e di direttive, ma, innanzi tutto, come risulta
evidente fin dalla definizione del tipo
a cui appartiene, l'esortazione, uno
stimolo a collaborare per un cambiamento e una indicazione di metodo.
Siamo una nazione in cui, accanto a un piccolo
numero di lettori forti, c'è una
grande maggioranza di persone che da adulte legge meno di un libro all'anno. Senza
conoscenza non c'è però consapevolezza dei tempi che si stanno vivendo, e senza
questa consapevolezza non si cambia e se non si cambia, dice il nostro vescovo,
si diventa come le mummie in un museo. La conoscenza viene dalla lettura.
Leggere
sembra che sia dunque difficile per gli adulti italiani, ma ieri nel gruppo ci
è venuto uno stimolo ulteriore a leggere il documento del nostro vescovo:
l'emulazione. Ecco che c'erano molti, i più, che ancora erano agli inizi della
lettura o non l'avevano proprio iniziata, mentre una nostra storica socia già
era arrivata alla fine e cominciava a fare bilanci: ci ha indicato i passi che
l'avevano colpita di più. E' questo lo spirito dell'Azione Cattolica,
specialmente nella fase che si è aperta dagli anni Sessanta. Fare da apripista,
da aiuto e da stimolo per tutti gli altri.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli