mercoledì 26 marzo 2014

CONFERENZA DI MONS.CARMELO PELLEGRINO SULLA EVANGELII GAUDIUM - No al pessimismo sterile


No  al pessimismo sterile

 

Oggi, alle ore  18:30, dopo la Messa vespertina, nella chiesa parrocchiale, mons. Carmelo Pellegrino terrà una conferenza sulla recente esortazione di papa Francesco Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo). L'incontro sarà ripetuto anche mercoledì prossimo
 
No al pessimismo sterile
84. La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere (cfr Gv 16,22). I mali del nostro mondo – e quelli della Chiesa – non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro fervore. Consideriamoli come sfide per crescere. Inoltre, lo sguardo di fede è capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità, senza dimenticare che «dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (Rm 5,20). La nostra fede è sfidata a intravedere il vino in cui l’acqua può essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo della zizzania. A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, anche se proviamo dolore per le miserie della nostra epoca e siamo lontani da ingenui ottimismi, il maggiore realismo non deve significare minore fiducia nello Spirito né minore generosità. In questo senso, possiamo tornare ad ascoltare le parole del beato Giovanni XXIII in quella memorabile giornata dell’11 ottobre 1962: «Non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengono riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai [...] A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa» [citazione da Giovanni 23°, Discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano 2° (11 ottobre 1962)].
[dall'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium  [=la gioia del Vangelo] del Papa Francesco, del 24-11-13]
 
 Quello che ho sopra trascritto è il brano che, a mio modo di vedere costituisce il centro della recente esortazione del nostro vescovo. Nell'esporre il programma del suo ministero sacro, egli si collega idealmente con il suo predecessore il quale, all'inizio degli scorsi anni '60, impresse alle nostra collettività religiose un moto di cambiamento.  E lo fa citando alcune frasi del discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano 2°  contro i profeti di sventura, colore che nell'epoca contemporanea (un'epoca che ormai è storia per noi) vedevano solo rovine e guai. All'epoca i fedeli furono invitati a ricercare nel nuovo ordine di cose che si stava producendo anche l'attuarsi dei misteriosi piano della Divina Provvidenza. E' questo il fondamento della gioia del Vangelo, lo stimolo per uscire per il mondo per operarvi nello spirito evangelico. La critica al pessimismo sterile giunge evidentemente perché questo sentimento è diffuso tra noi e limita o addirittura paralizza il nostro impegno e il nostro fervore.
 Ma abbiamo veramente ragioni per non essere pessimisti? In una prospettiva religiosa, di fede, sì: "lo sguardo di fede è capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità". Il mondo non è condotto alla salvezza solo per mano nostra: questo che costituisce il riconoscimento di un nostro limite, in una visione di fede è alla base della nostra speranza. Dovessimo confidare solo su di noi, probabilmente avremmo ragione di essere pessimisti. Poiché invece la storia non è condotta solo da noi, possiamo confidare, e questo dà gioia. E' come quando si metta al mondo un figlio: che motivi abbiamo di essere ottimisti sul suo futuro? Il mondo non è forse sempre andato come nel passato, una lunga serie di problemi e sofferenze che si conclude con la morte? Eppure la nascita di un figlio dà gioia e apre alla speranza perché, con una sorta di sguardo soprannaturale, che si eleva sopra la realtà così com'è, intuiamo e confidiamo che quel nuovo essere umano è segno che qualcosa può cambiare e che nel cambiamento può esserci anche un miglioramento, fatto di forze nuove, di nuova benevolenza, di nuova solidarietà. Un figlio è una persona nuova che ci amerà. La figura di Maria, la madre del nostro primo Maestro e fondamento della nostra speranza, indica bene l'atteggiamento con cui noi si poniamo di fronte alle realtà soprannaturali. Noi pensiamo di essere, come collettività, come una madre che tiene tra le braccia il suo Dio. E' questo il potentissimo messaggio che, ad esempio, riluce nel gruppo marmoreo della Pietà, entrando sulla destra, nel gigantesco e pretenzioso nostro tempio romano, cattedra del vertice della nostra confessione religiosa.
 Il recente documento del nostro vescovo è piuttosto lungo e, sebbene non complicato come altri testi del suo genere, presenta qualche difficoltà di lettura per il fatto di non essere tanto un insieme di insegnamenti e di direttive, ma, innanzi tutto, come risulta evidente fin dalla definizione del tipo a cui appartiene, l'esortazione, uno stimolo a collaborare per un cambiamento e una indicazione di metodo.
 Siamo una nazione in cui, accanto a un piccolo numero di lettori forti, c'è una grande maggioranza di persone che da adulte legge meno di un libro all'anno. Senza conoscenza non c'è però consapevolezza dei tempi che si stanno vivendo, e senza questa consapevolezza non si cambia e se non si cambia, dice il nostro vescovo, si diventa come le mummie in un museo. La conoscenza viene dalla lettura.
  Leggere sembra che sia dunque difficile per gli adulti italiani, ma ieri nel gruppo ci è venuto uno stimolo ulteriore a leggere il documento del nostro vescovo: l'emulazione. Ecco che c'erano molti, i più, che ancora erano agli inizi della lettura o non l'avevano proprio iniziata, mentre una nostra storica socia già era arrivata alla fine e cominciava a fare bilanci: ci ha indicato i passi che l'avevano colpita di più. E' questo lo spirito dell'Azione Cattolica, specialmente nella fase che si è aperta dagli anni Sessanta. Fare da apripista, da aiuto e da stimolo per tutti gli altri.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli