Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
In questo processo di mediazione culturale, una specie di
pellegrinaggio che si compie assieme e in compagnia con tutti i popoli, si può
essere presi dalla paura di rischiare troppo, che può essere provocat[a] dalla
fatica di cambiare, dall'intendere la tradizione in modo fossilizzato, il che impedisce
di condurre la Chiesa per vie ignote, in terra estranea dove c'è da fidarsi
solo sulla Parola di Dio e sulla sua fedeltà.
Legge fondamentale
del Vangelo [è] far sì che la fede, penetrando in ogni cultura, la faccia altra da quella che è, lievitandola in
senso dinamico.
Ci sono epoche nelle
quali alle Chiese è chiesto di usare di più la libertà e la fantasia, la
profezia per promuovere il gusto e il sentimento della differenza qualitativa.
La nostra è una di queste.
Amore e unità devono
accompagnare e fondare il cammino di inculturazione sempre ripreso. Questa
comunione nell'unità si qualifica come professione di una sola fede e deve
essere vissuta non solo con l'animo del possesso, ma anche con quello del
progetto, perché ancora attendiamo di vedere e di vivere tutta la pienezza di
santità e di verità.
Il paradosso del
destino umano è che si diventa sé stessi diventando qualcosa d'altro. Ciò non
toglie che bisogna individuare gli elementi di continuità. Ci sono alcuni
elementi dinamici dell'identità cristiana che devono rimanere costanti. In
questo tempo la questione è diventata importante, anche perché la stessa
concezione della Chiesa e della sua
relazione con la storia e con il mondo si è modificata profondamente. Il volto
della Chiesa emerso in questi anni è
meno giuridico e istituzionale, e più sacramentale e missionario. In effetti la
Chiesa esiste perché il mondo creda. Essa non può limitarsi a parlare una
lingua intesa e comprensibile solo tra credenti, ma deve di continuo imparare il linguaggio degli uomini e
della loro storia.
[Nello] schema
classico degli Atti degli Apostoli, e
più precisamente [nei] sommari (At
2,42-47; 4,32-35] sono evidenziati alcuni elementi qualificanti [dell'essere
Chiesa]: la perseveranza nella dottrina degli apostoli, la comunione fraterna,
l'assiduità alla frazione del pane e alla preghiera, la simpatia presso il
popolo.
Mie considerazioni
Utilizzando la chiave
di lettura dell'analisi dei moti repressivi, può essere individuata, nella
storia della nostra confessione religiosa, un'era, che va dal Concilio di
Trento, nel Cinquecento, al marzo 2013, che definirei l'era
del Sant'Uffizio, quella dell'ultima Inquisizione romana, caratterizzata da
una organizzazione burocratica centralizzata e globale della polizia ideologica
religiosa, che ha avuto termine con un nostro sovrano religioso che a lungo era
stato a capo di quella burocrazia. Negli ultimi quarant'anni l'azione di
polizia ideologica ha prodotto il progressivo inaridimento del pensiero
religioso e un gravissimo scollamento tra il popolo dei fedeli e la burocrazia
da dove quell'azione repressiva scaturiva. Quella macchina poliziesca avrebbe
tuttavia continuato a girare efficacemente, essendo un meccanismo
particolarmente perfezionato ed efficiente, basato su raffinati schemi di
pensiero e dotato di una notevole potenza mediatica, se non che altri settori
della nostra burocrazia religiosa centrale hanno ceduto, disgregandosi, in un
gravissimo processo degenerativo causato dall'inaridirsi delle nostre più
coinvolgenti idealità di fede, per cui ciò che viene definito mondanità, intesa come smania del
potere, del prestigio, della ricchezza e del piacere, e desiderio di
compromessi e alleanze con altri potenti della Terra, ha fatto, di nuovo,
irruzione negli ambienti di governo centrale della nostra confessione
religiosa, arrivando a minacciare direttamente colui che dell'unità di fede è
il simbolo mondiale. E' la storia della drammatica crisi che abbiamo
collettivamente vissuto l'anno scorso, come ci è stata riferita direttamente da
sui protagonisti e come è emersa dalle cronache.
La polizia ideologica
religiosa è stata esercitata, negli ultimi anni, secondo lo schema della lotta
all'indifferentismo, basata su una
sorta di tirannia della ragione,
secondo una concezione per la quale, razionalmente, la verità è una e una sola. Uno schema analogo fu utilizzato, con
conseguenza molto più gravi, sotto il regime stalinista, in Unione Sovietica,
sistema politico caratterizzato anch'esso da forti azioni di polizia
ideologica. In quest'ottica la ragione divide:
separa coloro che manifestano un pensiero corretto, ortodosso, da quelli che ne
manifestano uno deviato. Quest'ultimo deve essere rettificato.
Nell'ottica della mediazione culturale la ragione non è
invece un fattore di divisione, ma di
relazione. La verità è ricercata,
ma mai posseduta. Ci possono essere diversi approcci, accostamenti alla
verità. Secondo questo schema il pluralismo
ideologico non minaccia l'unità di fede e non va combattuto, ma è espressione
di operazioni di inculturazioni della fede.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli