lunedì 24 marzo 2014

Spiritualità della tomba e neofeudalesimo


Spiritualità della tomba e neofeudalesimo

 

 "…molti laici temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero. Oggi, per esempio, è diventato molto difficile trovare catechisti preparati per le parrocchie e che perseverino nel loro compito per anni  … Questo si deve frequentemente al fatto che le persone sentono il bisogno di preservare i loro spazi di autonomia … Alcuni fanno resistenza a provare fino in fondo il gusto della missione e rimangono avvolti in un'accidia paralizzante … Il problema non sempre è l'eccesso di attività, ma soprattutto sono le attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei l'azione e la renda desiderabile … non si tratta di una fatica serena, tesa, pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata … Così prende forma la più grande minaccia che «è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità [citazione da Joseph Ratzinger, 1996]. Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo"  [dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo, n.81-83]
 
 La resistenza dei laici a impegnarsi in attività di evangelizzazione deriva dal loro desiderio di mantenere i loro spazi di autonomia, di mantenere libero il loro tempo libero? Non è questa la mia esperienza. La ragione che tiene lontani i laici da quel tipo di impegno è proprio la mancanza di autonomia, che è sentita come umiliante nel mondo contemporaneo. E' la struttura feudale della nostra organizzazione religiosa a produrre, oggi, la spiritualità della tomba e a portare alla tomba e alla Chiesa-museo, in cui si entra parlando sottovoce e da estranei, appunto come in un museo o in un cimitero.
  Non è ricercando volenterosi custodi del museo o del cimitero, che le cose cambieranno. Ma non dobbiamo attenderci che il cambiamento arrivi dalla struttura feudale che è la causa del male e in cui la maggior parte dei credenti non ha voce.
 Il cambiamento richiede un pensiero e prassi di liberazione, secondo il processo che ha portato alla defeudalizzazione delle istituzioni civili. Il primo è ostacolato dalle conseguenze della dura opera di repressione ideologica degli ultimi trent'anni, le altre dalla situazione generale delle società occidentali, colpite pesantemente da processi di disgregazione individualistica. Quindi non si può leggere nulla di nuovo in merito e nemmeno si hanno esempi da seguire. Ripartire è sempre possibile, però sarà molto dura.  
 In un gruppo parrocchiale di Azione Cattolica come il nostro si possono sperimentare nuove prassi e riprendere in mano testi che la casa editrice associativa ha continuato a pubblicare nei tempi avversi. Ma senza nuove adesioni ciò servirà a poco.  E' difficile ottenerle, perché nella nostra parrocchia è stato da molto tempo reciso il canale che le produceva, che andava dal catechismo per i sacramenti di iniziazione alla formazione permanente. Non di rado poi i dispersi hanno maturato sentimenti di avversione verso un'organizzazione che hanno sentito come inutilmente oppressiva e dispotica.
  Il primo esercizio di laicità è quello di dare voce a tutti, consentire a tutti di esprimersi. E lo stiamo facendo, con discreti risultati. Ma dobbiamo cercare di fare uno sforzo per crescere un po' di più e più velocemente nelle cose della fede. Cerchiamo di non ripetere approssimazioni e veri e propri errori. Cerchiamo, ad esempio, di utilizzare, nella preghiera biblica, un testo con sufficienti  note e di leggerle, queste note. Cerchiamo insomma, tutti, di dare un contributo a un progresso comune nell'intendere le cose di fede. E' da qui, da piccole cellule che vivono nuovi spazi di impegni e di libertà, moltiplicate per centinaia di migliaia come accade nelle popolosissime società contemporanee, che deriverà, credo, il cambiamento, la defeudalizzazione. Alla fine, ma proprio alla fine, cambierà qualcosa perfino al di là delle muraglie dello staterello di quartiere in cui è arroccato il vertice della nostra confessione religiosa e, forse, ad un certo punto si arriverà anche a nuovi accordi con la Repubblica Italiana, sostituendo tutti quelli conclusi con il Mussolini,  si cesserà di battere monete e di stampare francobolli, si congederà il pittoresco esercito che, per quanto oggi trasformato in una specie di congregazione religiosa, storicamente risale a violente schiere mercenarie, si ammaineranno le pretenziose bandiere della monarchia assoluta, si scioglieranno istituzioni che mimano quelle di uno stato, e potremo tornare ad abitare anche quella porzione di Terra non più da stranieri.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli