Spiritualità della
tomba e neofeudalesimo
"…molti laici temono che qualcuno li inviti a
realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi
impegno che possa togliere loro il tempo libero. Oggi, per esempio, è diventato
molto difficile trovare catechisti preparati per le parrocchie e che perseverino
nel loro compito per anni … Questo si
deve frequentemente al fatto che le persone sentono il bisogno di preservare i
loro spazi di autonomia … Alcuni fanno resistenza a provare fino in fondo il
gusto della missione e rimangono avvolti in un'accidia paralizzante … Il
problema non sempre è l'eccesso di attività, ma soprattutto sono le attività
vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei
l'azione e la renda desiderabile … non si tratta di una fatica serena, tesa,
pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata … Così prende forma la
più grande minaccia che «è il grigio pragmatismo della vita
quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella
normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità
[citazione da Joseph Ratzinger, 1996]. Si
sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in
mummie da museo" [dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del
Vangelo, n.81-83]
La resistenza dei
laici a impegnarsi in attività di evangelizzazione deriva dal loro desiderio di
mantenere i loro spazi di autonomia, di mantenere libero il loro tempo libero? Non è questa la mia esperienza. La
ragione che tiene lontani i laici da quel tipo di impegno è proprio la mancanza
di autonomia, che è sentita come umiliante nel mondo contemporaneo. E' la
struttura feudale della nostra organizzazione religiosa a produrre, oggi, la
spiritualità della tomba e a portare alla tomba e alla Chiesa-museo, in cui si entra parlando sottovoce e da estranei,
appunto come in un museo o in un cimitero.
Non è ricercando volenterosi custodi del museo
o del cimitero, che le cose cambieranno. Ma non dobbiamo attenderci che il
cambiamento arrivi dalla struttura feudale che è la causa del male e in cui la
maggior parte dei credenti non ha voce.
Il cambiamento
richiede un pensiero e prassi di liberazione, secondo il processo che ha
portato alla defeudalizzazione delle istituzioni civili. Il primo è ostacolato
dalle conseguenze della dura opera di repressione ideologica degli ultimi
trent'anni, le altre dalla situazione generale delle società occidentali,
colpite pesantemente da processi di disgregazione individualistica. Quindi non
si può leggere nulla di nuovo in merito e nemmeno si hanno esempi da seguire. Ripartire è sempre possibile, però sarà molto dura.
In un gruppo
parrocchiale di Azione Cattolica come il nostro si possono sperimentare nuove
prassi e riprendere in mano testi che la casa editrice associativa ha
continuato a pubblicare nei tempi avversi. Ma senza nuove adesioni ciò servirà
a poco. E' difficile ottenerle, perché
nella nostra parrocchia è stato da molto tempo reciso il canale che le
produceva, che andava dal catechismo per i sacramenti di iniziazione alla
formazione permanente. Non di rado poi i dispersi hanno maturato sentimenti di
avversione verso un'organizzazione che hanno sentito come inutilmente
oppressiva e dispotica.
Il primo esercizio di laicità è quello di dare
voce a tutti, consentire a tutti di esprimersi. E lo stiamo facendo, con
discreti risultati. Ma dobbiamo cercare di fare uno sforzo per crescere un po'
di più e più velocemente nelle cose della fede. Cerchiamo di non ripetere
approssimazioni e veri e propri errori. Cerchiamo, ad esempio, di utilizzare,
nella preghiera biblica, un testo con sufficienti note e di leggerle, queste note. Cerchiamo
insomma, tutti, di dare un contributo a un progresso comune nell'intendere le
cose di fede. E' da qui, da piccole cellule che vivono nuovi spazi di impegni e
di libertà, moltiplicate per centinaia di migliaia come accade nelle
popolosissime società contemporanee, che deriverà, credo, il cambiamento, la
defeudalizzazione. Alla fine, ma proprio alla fine, cambierà qualcosa perfino al di là
delle muraglie dello staterello di quartiere in cui è arroccato il vertice
della nostra confessione religiosa e, forse, ad un certo punto si arriverà
anche a nuovi accordi con la Repubblica Italiana, sostituendo tutti quelli
conclusi con il Mussolini, si cesserà di
battere monete e di stampare francobolli, si congederà il pittoresco esercito che,
per quanto oggi trasformato in una specie di congregazione religiosa, storicamente
risale a violente schiere mercenarie, si ammaineranno le pretenziose bandiere
della monarchia assoluta, si scioglieranno istituzioni che mimano quelle di uno
stato, e potremo tornare ad abitare anche quella porzione di Terra non più da
stranieri.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli