sabato 15 marzo 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale - Appello alla Chiesa uscita (10)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982
 
e appello alla Chiesa uscita


I valori culturali non sono degli assoluti. Nel dialogo occorre rispetto reciproco, donare e ricevere. Non sempre forse è avvenuto così, anche nelle chiese.
 Possiamo guardare  ai metodi di evangelizzazione missionaria e scorgervi una evoluzione.
 Abbiamo avuto un processo di assimilazione,  [inteso come] trapianto totale nella nuova situazione del modello già costituito altrove. Si pensi ad esempio all'evangelizzazione delle Americhe.
 Una tappa successiva è stato il processo di adattamento,  [vale a dire] il processo di accostamento di un modello culturale ad alcuni elementi di linguaggio, di sensibilità, di espressione simbolica di un'altra cultura. E' il processo classico e il concetto di missione fino quasi ai nostri tempi.
 Si è parlato ancora di acculturazione, [intendendo] il confronto tra cultura e cultura, lo scambio di beni, modelli, istituzioni in una osmosi bilaterale. E' questo il processo in atto nella pastorale italiana postconcilare.
 Si perla da un po' di tempo anche di inculturazione, [intendendo] l'immissione del seme evangelico in una determinata cultura, [per] rifondare la stessa cultura, illuminandola dall'interno.
 Inculturazione  [è] un neologismo usato ufficialmente nei documenti della chiesa forse per la prima volta nel Messaggio a Popolo di Dio" del Sinodo dei Vescovi del 1977. Il messaggio e la fede cristiana devono tendere a "contestualizzarsi" , a fermentare e trasformare la situazione  "locale". [Il concetto di] inculturazione si pone ai confini tra scienze antropologiche e scienze teologiche. "Enculturazione" i veniva in genere chiamato dagli antropologi  il processo di inserimento e crescita di un individuo in una data cultura, attraverso varie fasi di apprendimento e di corresponsabilizzazione. Per analogia alcuni missionari hanno cominciato a chiamare con il termine "inculturazione" il rapporto vitale tra messaggio cristiano e culture quando esso si sviluppa nella linea di un vitale e progressivo inserimento e di profonda fecondazione. Questa riflessione teologica [si è] sviluppata primariamente nelle zone di missione [e] si riferisce anzitutto all'esperienza di chiese locali.
"La chiesa locale è una chiesa incarnata in un popolo, una chiesa indigena e integrata in una cultura.  E questo significa una chiesa in continuo, umile e amorevole dialogo con le tradizioni vive, le culture, le religioni, in breve con tutte le realtà di vita del popolo" [da un documento del Sinodo dei vescovi dell'Asia, del 1974].
 L'inculturazione del Vangelo non è mai finita, perché la cultura è una realtà vivente e in evoluzione. Ciò comporta ovviamente individuare la diversità delle fasi, quella del prima apprendimento che è più passiva e quelle ulteriori che vedono in gioco anche la capacità di una partecipazione attiva. Ma il tutto avviene in modo preminente  a livello delle chiese locali, e si deve evitare di stabilire modelli  e processi a priori uniformi, come appunto invitano ad imparare non solo la storia del passato, ma anche le attuali esperienze delle chiese nei vari continenti.
 V'è in atto una feconda stagione di riplasmazione culturale di una chiesa forzatamente monoacculturata: [essa] esige pazienza e rispetto per un pluralismo che è segno di una cattolicità viva e reale. Anche per noi europei e italiani [è] urgente uno sforzo di "re-inculturazione" della fede  nel genio e nel sistema dei valori del nostro popolo.
 Occorre uno sforzo per integrarsi e per integrare il Vangelo in un paese, in una lingua, in una vita che in buona parte si sono fatti per noi e per la fede cristiana estranei. Occorre ripensare il messaggio e i valori evangelici all'interno dei dinamismi propri della nostra cultura.
 In questi temi di fuga nel privato e nell'egoismo di massa, bisogna scoprire di nuovo al forza di comunione del Vangelo.
 Non [si tratta] di piantare alberi, ma di gettare semi. E' nascondere un pugno di lievito nella pasta per farla fermentare. E' nella carne della chiesa locale, della comunità particolare, che il Vangelo va seminato e nascosto.
 Tutto questo comporta un processo collettivo e individuale, una  discrezione  prudente, una apertura interiore capace di umiltà e fiducia. C'è bisogno di lunga pazienza nel cercare [gli] elementi e [i] valori evangelici che ogni cultura possiede. Si richiede audacia, umiltà [e] passione per la comunione. La fede [allora]  darà forma alla realtà umana e sociale, trasformandola alla luce del Vangelo in un lungo processo di tentativi e di seminagioni, che impegneranno generazioni.
 
Mie considerazioni
 
 Stiamo vivendo tempi straordinari per la nostra collettività religiosa, in cui sembra che la storia si sia rimessa in moto. Viverli da soli, da semplici spettatori, è triste. Si sentono tante idee e propositi interessanti e coinvolgenti. Ma lavorarci su richiede un'azione collettiva. Dove sono però, nel nostro quartiere, quelli che sono interessati a questi impegno? Possibile che tutte le forze che potrebbero collaborare siano state definitivamente disperse? Che non ci sia da noi, ad esempio, un nucleo di dieci persone tra i quaranta e i sessanta e un numero analogo tra i venti e i quaranta  con i quali ricominciare? Laici di fede disposti a riprendere a confrontare le proprie esperienze religiose e di vita e a studiare per progettare e sperimentare l'attuazione di un rinnovato modello di re-inculturazione. Disposti a stringere un patto per il rinnovamento e per sostenere la rigenerazione delle esperienze vitali di fede, in particolare nei più giovani.
 Il nostro vescovo ci ha esortati a essere Chiesa in uscita, ma io voglio lanciare un appello forte alla Chiesa uscita. Tornate, amici, a prendere il posto che è vostro! Senza timore, senza ritegno, senza timidezza, con audacia, rivendicando ciò che è vostro e che non può e non deve esservi tolto. Tornate in quella che è casa vostra, patria vostra. Forzate i confini, abbattete i muri invisibili che vi trattengono fuori, entrate di forza, senza esibire i passaporti, al modo dei migranti che attraversano i deserti geografici e quelli della vita, le grandi acque del globo e della società, e si fanno stranieri per non esserlo più, mai più. Invadete la vostra parrocchia. Entrate a viso aperto e a testa alta. Portate con voi tutto ciò che siete e che ritenete buono. Portate le vostre vite, le vostre esperienze, i vostri dolori, i vostri dubbi, le vostre certezze, i vostri successi. Entrate gridando e cantando, al modo di un esercito vincitore, non sussurrando e con gli occhi bassi. Tornate, tutti voi che siete usciti, da poco o da molto! Tornate, voi che avete fatto il catechismo con me, in parrocchia, tanti anni fa, e forse, passando davanti alla vostra chiesa, un po' di nostalgia ce l'avete. Tornate, ragazze e ragazzi che avete fatto il catechismo con le mie figlie e che ora non vedo più, ma che anni fa vedevo venire il parrocchia con la Bibbia in mano e cantare in chiesa, e ora vi dite non più credenti e  lo scrivete anche. Tornate mamme e papà del quartiere che avete santificato la vostra vita in famiglia, affrontando con coraggio tante difficoltà, tante traversie, tanti rovesci, riuscendo comunque, nonostante tutto, a mantenere un ambiente amorevole o sforzandovi di farlo, non sottraendovi alle vostre responsabilità: non sentitevi stranieri per la Chiesa, non lo siete e non avete bisogno che, ai confini sacri, vi si timbri il passaporto con il bollo "misericordia", le frontiere non hanno ragione d'essere per voi, varcatele senza riserbo, d'impeto, al modo in oggi si circola liberamente nella nostra nuova Europa varcando confini che un tempo apparivano fatti d'acciaio. Torna Chiesa uscita a riprendere ciò che è tuo! Fatti Chiesa in entrata! E, innanzi tutto, prendi coscienza di essere e di essere sempre stata Chiesa.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro - Valli