mercoledì 26 febbraio 2014

Necessità di un mutamento di prospettive


Necessità di un mutamento di prospettive

 

  Sembra che i problemi che nelle nostre collettività religiose si sperimentano siano tutti sostanzialmente riconducibili al tema della sessualità, di ciò che si può o non si può fare, da gente di fede, in questo campo. Per come la vedo io, questa è una prospettiva molto particolare, e da un certo altro punto di vista distorta e falsante, prodotta da fonti, il clero e i religiosi, il cui  stile di vita si differenzia da quello dei laici proprio in quella materia, negandosi del tutto la sessualità e vivendola come peccato,  e che tuttavia svolgono mansioni di insegnamento etico proprio su quel tema. Ne derivano regole che sono semplicemente impraticabili per i laici e che, di fatto, non vengono praticate se non in modo discontinuo nel corso delle storie di vita delle persone e da minoranze particolarmente motivate. Ma se ci si permette una certa disinvoltura, da parte di chi nella sessualità è coinvolto perché non ha preso né intende prendere i particolari impegni del clero e dei religiosi, è perché si tratta di materia alla quale si attribuisce molta meno importanza di quella che ad essa viene data nel magistero religioso, nella dottrina, giungendo a ipotizzare, in linea di principio, addirittura la dannazione eterna anche per traffici di minima importanza. Del resto questi orientamenti meno rigoristi sono condivisi anche nella pratica della cura d'anime, per cui si può facilmente registrare un notevole divario tra ciò che si afferma in linea di principio e ciò che poi viene detto a tu per tu con il singolo fedele, nei vari momenti, sacramentali e non, in cui questi tipi di relazioni avvengono.
 Da quello che ho osservato consegue che, anche attenuando le pretese verso i laici in materia di sessualità, sistemando quindi in teologia problemi creati dalla stessa teologia, non saranno risolti i problemi che le nostre collettività religiose hanno nel e col mondo in cui vivono. Essi oltrepassano la competenza teologica di chi nelle nostre collettività ha il compito di insegnare la fede, anche se indubbiamente anche la teologia ha qualcosa da dire su di loro. L'aver fatto appello alla creatività  di tutta la gente di fede, come è avvenuto nella recente esortazione del nostro vescovo, è stato certamente molto giusto per indicare la via per cercarne una soluzione. Essi infatti hanno molto più a che fare con le dinamiche sociali contemporanee che con il soprannaturale. Si tratta infatti di influire sulle forme di organizzazione delle società del nostro tempo, la cui complessità supera quella delle società di ogni altra epoca storica precedente se non altro per il numero di individui che raggruppano, in modo che gli esseri umani non siano trattati come giocattoli, strumenti o merce. Le concezioni del soprannaturale rientrano in questo lavoro essenzialmente per fornirne il movente e il contesto, ma non sono in grado di indicare che fare in concreto per ottenere i risultati che ci si prefigge di produrre. Ad esempio, una volta affermato il comando di natura soprannaturale, quindi assoluto, non dipendente dalle circostanze, di non uccidere, resta il problema di strutturare una società in cui gli ammazzamenti siano ridotti al minimo possibile, lavoro in cui le organizzazioni religiose non hanno sempre dato il meglio di loro stesse (nella nostra confessione la conversione alla pace è piuttosto recente). Quest'opera sulla società in cui si vive è la politica, quella che Giuseppe Lazzati, per marcarne la differenza con i sensi deteriori in cui la politica è correntemente intesa, ridenominò come costruire la città dell'uomo. La Chiesa, intesa come gerarchia, clero e religiosi, dichiara di negarsi alla politica, non però perché non faccia politica, essa anzi in Italia è uno dei più importanti attori della politica, ma perché non accetta di farla secondo metodi democratici, che comprendono il dialogo con chi ha concezioni diverse e a rinuncia a certi privilegi, volendo imporre la concezione per la quale essa ha sempre ragione, non accettando mai quindi di essere messa in minoranza o anche solo in discussione. La costruzione della città dell'uomo è quindi, nella nostra confessione, un lavoro da laici, ai quali però è negato di farlo come Chiesa. Se nel primo caso c'è gente che si nega alla politica, in questo secondo caso è la politica che è negata alla gente, almeno fin tanto che si manifesti religiosa. In questo modo non è possibile discutere le scelte politiche della gerarchia, ma neanche sottoporre quest'ultima, nella sua organizzazione, a critiche di natura politica. I risultati si sono visti nei drammatici sviluppi dello scorso anno. E non c'è possibilità di discutere tra gente di fede, nelle sedi della fede, della  politica come costruzione della città dell'uomo, nel senso in cui la intendeva Lazzati. Questa situazione non è in linea con l'aggiornamento  promosso, ormai cinquant'anni fa, nel corso del Concilio Vaticano 2°. In un certo senso, quindi, sotto questo particolare aspetto, le nostre collettività religiose sono preconciliari.
 In realtà le maggiori divisioni che si sono prodotte negli ultimi decenni nelle nostre collettività religiose hanno spiccata natura politica, per quanto vengano poi rivestite di teologhese, il gergo dei teologi usato dai non teologi. Al centro di tutto sta la grande questione dell'accettazione dei principi e dei metodi delle democrazie contemporanee. Certamente essi non si trovano nelle Scritture sacre, se non forse come embrione, per la ragione che esse provengono dagli antichi, vissuti in tempi molto lontani dai nostri. Eppure, come sono essenziali per il mantenimento della pace sociale nelle società contemporanee più avanzate, possono svolgere analoga funzioni anche in quelle religiose e, soprattutto, promuovere forme di progresso in cui le persone umane non siano mai ridotte a cose. Il personalismo e l'umanesimo integrale sono le concezioni che storicamente hanno cercato di mediare creativamente tra i valori assoluti ricevuti dal passati e le esigenze dei tempi nuovi.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,Valli