Enzo Bianchi - La
Chiesa ascolti il mondo - sintesi dell'articolo pubblicato il 23-2-14 su
"La Stampa"
Il 23-2-14 su "La Stampa" è stato pubblicato un
articolo di Enzo Bianchi dal titolo "La
Chiesa ascolti il mondo". Di seguito ne faccio una sintesi.
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"La Chiesa ascolti il mondo" ("La Stampa" 23-2-14)- di Enzo Bianchi - sintesi
In vista del sinodo
dei vescovi, il prossimo autunno, è stato inviato un questionario alle singole
diocesi in modo che ogni Chiesa locale, parrocchia e comunità fosse possibile
per i cristiani manifestare il proprio pensiero su temi e problemi morali che
devono essere affrontati con urgenze.
Questa iniziativa
risponde a un bisogno già manifestato negli Anni Cinquanta da Pio 12°:
l'emergere di un'opinione pubblica nella Chiesa, di un confronto che, invece di
tacitare i conflitti o ignorare i nuovi problemi, li affronti e cerchi di
risolverli con il discernimento ecclesiale. Soprattutto sui temi inerenti alla
famiglia e alla sessualità era divenuto necessario ascoltare quanti vivono la
realtà del matrimonio cristiano o della vita di coppia e dare voce anche a
quelli che si sentono in difficoltà rispetto al magistero tradizionale della
Chiesa.
Ascoltare! Operazione
non solo necessaria in tutte le relazioni umane, ma anche profondamente
cristiana.
Il questionario ha
ricevuto una gran quantità di risposte, mostrando quanto le comunità siano
vivaci e capaci di esprimere in modo motivato le loro considerazioni, anche nel
coinvolgimento dei mutamenti culturali e di costume avvenuti negli ultimi
decenni. Per due anni ci sarà un cammino davvero sinodale di tutta la Chiesa su
questi temi così urgenti.
Contemporaneamente aziende o organismi internazionali operavano
sondaggi per conoscere le differenti posizioni delle popolazioni di vari Paesi.
Appare evidente in Italia un disaccordo
rispetto alle posizioni della Chiesa più marcato che in altri Paesi. Gli
italiani pensano che il divorzio non costituisca peccato. Come mai in Italia -
Paese in cui la percentuale (80%) di chi si definisce cattolico e frequenta la
messa domenicale è la più alta di tutte le circa venti nazioni
"cattoliche" occidentali - si disattende così largamente ciò che
pensa la Chiesa?
Sui media [= termine latino che, con un
nuovo significato, abbiamo ricevuto dal mondo angloamericano. In latino è il
plurale della parola che significa mezzo,
strumento. Nell'accezione attuale si
riferisce ai mezzi di comunicazione di massa, giornali, televisione,
pubblicazioni su internet. Anche questo blog fa parte dei media - nota mia] appaiono molte semplificazioni che suscitano attese e speranze sbagliate.
La Chiesa, infatti,
deve sì ascoltare l'umanità, ma deve anche essere capace di operare un
discernimento per riconoscere anche la mondanità [=attaccamento alle cose del
mondo invece che ai valori spirituali: ricchezza, onori, potere, piacere - nota
mia] che può essere presente nelle
richieste e nelle valutazioni dei cattolici.
C'è una precisa
parola di Gesù sulla non bontà del divorzio, alla quale il cristiano deve fare
obbedienza.
Che senso ha, allora,
chiedere se i divorziati devono essere ammessi alla partecipazione eucaristica?
Quali divorziati? Quelli che fanno della vita di coppia un'avventura? Quelli
che non hanno né esigenze etiche né saldezza nella fede. Oppure quelli che
hanno vissuto il matrimonio senza le condizioni necessarie perché fosse un vero sacramento, dunque
indissolubile, e che poi in una nuova unione mostrano fedeltà, perseveranza e
capacità di compiere un autentico cammino cristiano. Sì, conosciamo bene nella
vita di ogni giorno quanti sono i fallimenti nella vicenda del matrimonio. E
conosciamo anche molti che trovano in una nova unione una via che conosce
l'amore fedele, la perseveranza, una vita rinnovata che cerca di realizzare le esigenza cristiane.
Dopo un tempo congruo che possa
testimoniare una determinazione di amore fedele e di "fare storia"
nell'amore, sarà possibile la riammissione eucaristica?
La relazione del
cardinal Kasper tenuta in questi giorni ai cardinali riuniti in concistoro è voce non solo di un grande teologo, ma di
un pastore che conosce bene la situazione del gregge, così come conosce bene la
parola del Signore: verità nella misericordia, sempre.
La Chiesa non può
svuotare il Vangelo o annacquarlo, ma può ricercare e leggere, più in
profondità, le nuove condizioni in cui sono immessi i credenti e discernere se
ci sono possibilità di considerare un nuovo cammino matrimoniale come autentico
e coerente con le parole di Gesù.
La Chiesa vuole che
visibilmente appaia coerenza tra la vita pubblica e le esigenze della
partecipazioni all'eucaristia, ma le situazioni sono diverse e la Chiesa deve
imparare a discernerle. Del resto, come diceva già il concilio di Trento,
l'eucaristia è anche per la remissione dei peccati, è viatico per il credente
pellegrino e penitente. Non si dimentichi che la legge secondo il Vangelo vige
finché non avviene il peccato ma, consumato il peccato, deve regnare la
misericordia. Nessun legalismo, allora, nessuna rigidità, ma anche nessuna
grazia a basso prezzo.
I cristiani devono
ascoltare le istanze provenienti dalla società. Ma i discepoli di Cristo devono
anche avere il coraggio della "differenza", dell'essere sale della
terra, capaci di dare sapore alla vita umana e di impegnarsi per
l'umanizzazione e l'autentica libertà di tutti.
Mie osservazioni:
Non riesco a comprendere bene come si
possa sostenere che "c'è una precisa
parola di Gesù sulla non bontà del divorzio", intendendo per divorzio la disciplina dello
scioglimento del rapporto matrimoniale che è stata introdotta nelle nazioni
rette dalle democrazie contemporanee di tipo occidentale. Infatti i detti di
Gesù che solitamente vengono riferiti a questo tema non trattavano di questo divorzio, che non esisteva
ancora, ma di un istituto molto diverso che era il ripudio, vale a dire la decisione unilaterale di rompere il vincolo matrimoniale. E, anche in questo
caso, menzionavano un'eccezione che,
ai tempi nostri, dopo due millenni di lavorio interpretativo sul quale ha
inciso sensibilmente una certa ideologia del matrimonio che però risale a molti
secoli dopo le origini, non si sa più bene dire che cosa fosse (la parola greca
che l'esprime viene tradotta con concubinato,
impudicizia, relazione illegale).
L'istituto
contemporaneo del divorzio non è in alcun modo assimilabile al ripudio
che vigeva nell'antico diritto giudaico, ma nemmeno al divorzio/ripudio che, in
varie forme mutate nei secoli, fu previsto dall'antico diritto romano (la disciplina
canonica del matrimonio risente molto dell'ideologia matrimoniale sviluppata nelle dottrine giuridiche degli antichi giusperiti latini proprio sotto il profilo dell'indissolubililtà del contratto matrimoniale). Si
tratta infatti di una scelta consensuale o di una decisione adottata dalle
autorità civili dopo un procedimento giudiziario in cui le parti possono esporre
le proprie ragioni e prevede in ogni caso misure di sostegno alla parte più
debole e il mantenimento delle proprie
responsabilità verso i figli.
Il problema che oggi
pongono i divorziati risposati non è solo quello della partecipazione alla
Comunione, ma quello, più ampio, dell'essere considerati pubblicamente particolarmente
(più degli altri fedeli) bisognosi di misericordia,
quindi in qualche modo pubblici peccatori,
pur se le loro scelte non vengono considerate illecite per il diritto civile
contemporaneo e se hanno mantenuto le responsabilità sociali che derivano per
la legge civile dallo scioglimento del matrimonio, in particolare adempiendo
gli obblighi verso la parte più debole del matrimonio sciolto e i figli.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli