lunedì 24 febbraio 2014

Il nuovo corso della mediazione culturale


 Il nuovo corso della mediazione culturale

 

"Evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarci. A volte queste si manifestano in autentici attacchi alla libertà religiosa … In molti altri luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista … una cultura, in cui ciascuno vuole essere portatore di una propria verità soggettiva, rende difficile che i cittadini desiderio partecipare a un progetto comune che vada oltre gli interessi e i desideri personali … la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali … La fede cattolica di molti popoli si trova oggi di fronte alla sfida della proliferazione di nuovi movimenti religiosi … [Essi] vengono a colmare, all'interno dell'individualismo imperante, un vuoto lasciato dal razionalismo secolarista … se parte della nosra gente battezata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, ciò si deve anche ad alcune strutture e ad un clima poco accogliente in alcune delle nostre parrocchie o comunità, o a un atteggiamento burocratico per rispondere ai problemi, semplici o complessi, della vita dei nostri popoli … Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa nell'ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica … [Nonostante tutto, però,] la Chiesa cattolica è un'istituzione credibile davanti all'opinione pubblica, affidabile per quanto concerne l'ambito della solidarietà e della preoccupazione per i più indigenti … il sostrato cristiano di alcuni popoli - soprattutto occidentali - è una realtà viva. Qui troviamo, specialmente tra i più bisognosi, una riserva morale che custodisce valori di autentico umanesimo cristiano. Uno sguardo di fede sulla realtà non può dimenticare di riconoscer ciò che semina lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa là dove una gran parte della popolazione ha ricevuto il Battesimo ed esprime la sua fede e la sua solidarietà fraterna in molteplici modi. Qui bisogna riconoscer molto più dei «semi del Verbo», poiché si tratta di un'autentica fede cattolica con modalità proprie di espressione e di appartenenza alla Chiesa. Non è bene ignorare la decisiva importanza che riveste una cultura segnata dalla fede, perché questa cultura evangelizzata, al di là di suoi limiti, ha molte più risorse di una semplice somma di credenti posti dinanzi agli attacchi del secolarismo attuale … E' imperioso il bisogno di evangelizzare le cultura per inculturare il Vangelo. Nei Paesi di tradizione cattolica si tratterà di accompagnare, curare e rafforzare la ricchezza che già esiste, e nei Paesi di altre tradizioni religiose o profondamente secolarizzati si tratterà di favorire nuovi processi di evangelizzazione della culture, benché presuppongano progetti a lunghissimo termine. Non possiamo, tuttavia, ignorare che sempre c'è un appello alla crescita e ogni gruppo sociale necessita di purificazione e  maturazione. Nel caso di culture popolari di popolazione cattoliche, possiamo riconoscere alcune debolezze che devono ancora essere sanate dal Vangelo …. ma è proprio la pietà popolare il miglior punto di partenza per sanarle e liberarle … Esiste un certo cristianesimo fatto di devozioni, proprio di un modo individuale e sentimentale di vivere la fede, che in realtà non corrisponde ad un'autentica «pietà popolare»Nemmeno possiamo ignorare che, negli ultimi decenni, si è prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della fede cristiana nel popolo cattolico".
[Sintesi dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Francesco, promulgata il 24-11-14, n.61-70]
 
 L'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, documento programmatico del nuovo pontificato, costituisce un deciso cambiamento di rotta rispetto ai due precedenti pontificati. Come dimostra la sintesi dei passi del documento che ho sopra riportato, nel dilemma se preferire la strategia della presenza, promossa da alcuni grandi movimenti laicali post-conciliari, o la strategia della mediazione culturale, tipica della nostra Azione Cattolica in particolare dalla metà degli scorsi anni Sessanta, si indica ora chiaramente, esplicitamente, la strada di quest'ultima per la nuova missione evangelizzatrice che si vuole organizzare. Ma con quali forze attuarla? Non basteranno pochi tratti di pena per riattivarla. Se ne sono colpite duramente le basi sociali e intellettuali. Si è trattato di un disegno lucido, determinato, intenzionale. E le risorse che servono non verranno, credo, dalla "pietà popolare", che finora è stata docile strumento del vecchio corso. E' innanzi tutto dalle università, in primo luogo da quelle più legate alla nostra collettività religiosa, che esse potranno essere ricostituite, se un nuovo clima di libertà rimuoverà gli ostacoli che finora ne hanno impedito lo sviluppo.  La ricerca in questo campo è stata a lungo (il tempo di un'intera generazione!) umiliata e addirittura costretta nella gabbia di un catechismo normativo a livello globale, valido per i bimbi come per i professori e i vescovi. Uno strumento che da utile sussidio per l'iniziazione religiosa si è voluto imporre come metro di un efficiente sistema repressivo, di una specie di Inquisizione nel nuovo Millennio.
 Eppure un animo religioso non può non convenire che "uno sguardo di fede sulla realtà non può dimenticare di riconoscer ciò che semina lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa".  Le premesse sono buone. Sono state concesse improvvisamente autorizzazioni che erano state negate da un trentennio. Si è stati esortati alla creatività  e all'audacia, senza timore. Dunque: al lavoro! Dovremo riprendere a familiarizzarci con i concetti base in tema di mediazione culturale. Sarà necessario mettere insieme ciò che abbiamo salvato dalla dispersione e aiutarci gli uni gli altri. E' necessario riprendere a incontrarci in sedi come l'Azione Cattolica e organizzazioni di simile impostazione, in cui si è mantenuta memoria di ciò che serve e si sono conservati aperti spazi di dibattito.  Bisogna cominciare a farlo a partire dal territorio in cui si è radicati, che è  quello della parrocchia. In base a quel documento del nostro vescovo sulla gioia del Vangelo, giunga quindi a tutti gli amici che vivono a Monte Sacro - Valli l'appello a incontrarci nuovamente in Azione Cattolica per ragionare insieme sui temi proposti dal nostro vescovo e padre universale. E' necessario, nel nuovo clima che improvvisamente si è creato, riattivare tutte le linee di trasmissione interpersonale, e in particolare generazionale, del metodo della mediazione culturale. Esso, in genere e per quello che so, è praticamente ignorato in Italia nel sistema dell'iniziazione religiosa a tutti i livelli, anche di quella degli adulti, e nell'approfondimento religioso collettivo. Ma non si è trattato solo di questo, purtroppo. In Italia il lavoro di mediazione culturale è stato visto con sospetto e pregiudizio e con una certa disinvoltura sono partite ciclicamente accuse di disobbedienza e addirittura di eresia. Si tratterà quindi di prendere sul serio l'esortazione all'audacia che ci viene nel documento del nostro vescovo e padre universale.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli