Il nuovo corso
della mediazione culturale
"Evangelizziamo
anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarci.
A volte queste si manifestano in autentici attacchi alla libertà religiosa … In
molti altri luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista
… una cultura, in cui ciascuno vuole essere portatore di una propria verità
soggettiva, rende difficile che i cittadini desiderio partecipare a un progetto
comune che vada oltre gli interessi e i desideri personali … la globalizzazione
ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali … La fede
cattolica di molti popoli si trova oggi di fronte alla sfida della
proliferazione di nuovi movimenti religiosi … [Essi] vengono a colmare, all'interno dell'individualismo imperante, un vuoto
lasciato dal razionalismo secolarista … se parte della nosra gente battezata
non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, ciò si deve anche ad alcune strutture e ad un clima poco accogliente in alcune delle nostre parrocchie o
comunità, o a un atteggiamento burocratico per rispondere ai problemi, semplici
o complessi, della vita dei nostri popoli … Il processo di secolarizzazione
tende a ridurre la fede e la Chiesa nell'ambito privato e intimo. Inoltre, con
la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica
… [Nonostante tutto, però,] la Chiesa
cattolica è un'istituzione credibile davanti all'opinione pubblica, affidabile
per quanto concerne l'ambito della solidarietà e della preoccupazione per i più
indigenti … il sostrato cristiano di alcuni popoli - soprattutto occidentali -
è una realtà viva. Qui troviamo, specialmente tra i più bisognosi, una riserva
morale che custodisce valori di autentico umanesimo cristiano. Uno sguardo di
fede sulla realtà non può dimenticare di riconoscer ciò che semina lo Spirito
Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa là
dove una gran parte della popolazione ha ricevuto il Battesimo ed esprime la sua
fede e la sua solidarietà fraterna in molteplici modi. Qui bisogna riconoscer
molto più dei «semi del Verbo», poiché si tratta di un'autentica
fede cattolica con modalità proprie di espressione e di appartenenza alla
Chiesa. Non è bene ignorare la decisiva importanza che riveste una cultura
segnata dalla fede, perché questa cultura evangelizzata, al di là di suoi
limiti, ha molte più risorse di una semplice somma di credenti posti dinanzi
agli attacchi del secolarismo attuale … E'
imperioso il bisogno di evangelizzare le cultura per inculturare il Vangelo.
Nei Paesi di tradizione cattolica si tratterà di accompagnare, curare e
rafforzare la ricchezza che già esiste, e nei Paesi di altre tradizioni
religiose o profondamente secolarizzati si tratterà di favorire nuovi processi
di evangelizzazione della culture, benché presuppongano progetti a lunghissimo
termine. Non possiamo, tuttavia, ignorare che sempre c'è un appello alla
crescita e ogni gruppo sociale necessita di purificazione e maturazione. Nel caso di culture popolari di
popolazione cattoliche, possiamo riconoscere alcune debolezze che devono ancora
essere sanate dal Vangelo …. ma è proprio la pietà popolare il miglior punto di
partenza per sanarle e liberarle … Esiste un certo cristianesimo fatto di
devozioni, proprio di un modo individuale e sentimentale di vivere la fede, che
in realtà non corrisponde ad un'autentica «pietà popolare»
… Nemmeno possiamo ignorare che, negli
ultimi decenni, si è prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della
fede cristiana nel popolo cattolico".
[Sintesi dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), del papa Francesco,
promulgata il 24-11-14, n.61-70]
L'esortazione
apostolica Evangelii Gaudium,
documento programmatico del nuovo pontificato, costituisce un deciso
cambiamento di rotta rispetto ai due precedenti pontificati. Come dimostra la sintesi
dei passi del documento che ho sopra riportato, nel dilemma se preferire la
strategia della presenza, promossa da
alcuni grandi movimenti laicali post-conciliari, o la strategia della mediazione culturale, tipica della
nostra Azione Cattolica in particolare dalla metà degli scorsi anni Sessanta, si
indica ora chiaramente, esplicitamente, la strada di quest'ultima per la nuova
missione evangelizzatrice che si vuole organizzare. Ma con quali forze
attuarla? Non basteranno pochi tratti di pena per riattivarla. Se ne sono
colpite duramente le basi sociali e intellettuali. Si è trattato di un disegno
lucido, determinato, intenzionale. E le risorse che servono non verranno,
credo, dalla "pietà popolare",
che finora è stata docile strumento del vecchio corso. E' innanzi tutto dalle
università, in primo luogo da quelle più legate alla nostra collettività
religiosa, che esse potranno essere ricostituite, se un nuovo clima di libertà rimuoverà
gli ostacoli che finora ne hanno impedito lo sviluppo. La ricerca in questo campo è stata a lungo (il
tempo di un'intera generazione!) umiliata e addirittura costretta nella gabbia
di un catechismo normativo a livello globale, valido per i bimbi come per i
professori e i vescovi. Uno strumento che da utile sussidio per l'iniziazione
religiosa si è voluto imporre come metro di un efficiente sistema repressivo, di
una specie di Inquisizione nel nuovo Millennio.
Eppure un animo
religioso non può non convenire che "uno
sguardo di fede sulla realtà non può dimenticare di riconoscer ciò che semina
lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e
generosa". Le premesse sono
buone. Sono state concesse improvvisamente autorizzazioni che erano state
negate da un trentennio. Si è stati esortati alla creatività e all'audacia, senza timore. Dunque: al lavoro! Dovremo riprendere a
familiarizzarci con i concetti base in tema di mediazione culturale. Sarà
necessario mettere insieme ciò che abbiamo salvato dalla dispersione e aiutarci
gli uni gli altri. E' necessario riprendere a incontrarci in sedi come l'Azione
Cattolica e organizzazioni di simile impostazione, in cui si è mantenuta
memoria di ciò che serve e si sono conservati aperti spazi di dibattito. Bisogna cominciare a farlo a partire dal
territorio in cui si è radicati, che è
quello della parrocchia. In base a quel documento del nostro vescovo
sulla gioia del Vangelo, giunga quindi a tutti gli amici che vivono a Monte
Sacro - Valli l'appello a incontrarci nuovamente in Azione Cattolica per
ragionare insieme sui temi proposti dal nostro vescovo e padre universale. E'
necessario, nel nuovo clima che improvvisamente si è creato, riattivare tutte
le linee di trasmissione interpersonale, e in particolare generazionale, del
metodo della mediazione culturale. Esso, in genere e per quello che so, è
praticamente ignorato in Italia nel sistema dell'iniziazione religiosa a tutti
i livelli, anche di quella degli adulti, e nell'approfondimento religioso
collettivo. Ma non si è trattato solo di questo, purtroppo. In Italia il lavoro
di mediazione culturale è stato visto con sospetto e pregiudizio e con una
certa disinvoltura sono partite ciclicamente accuse di disobbedienza e
addirittura di eresia. Si tratterà quindi di prendere sul serio l'esortazione
all'audacia che ci viene nel
documento del nostro vescovo e padre universale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli