Complicazioni
E' curioso che una
forza sociale come la nostra confessione religiosa che ha raggiunto
storicamente i suoi più importanti risultati trasformando il mondo abitato
dagli esseri umani, quindi con un'azione politica, rifiuti di riconoscerlo,
addirittura negandolo e contrastando chiunque non lo voglia negare. Questa
apparente stranezza, che è rivestita del sofisticato linguaggio della teologia,
inaccessibile ai più in quanto altamente formalizzato, dipende dal fatto che ai
tempi nostri la politica, nel mondo Occidentale e nelle altre parti del mondo
che ad esso guardano come ad un esempio, "si
fa" secondo principi e metodi democratici, quindi con un'ampia
partecipazione delle moltitudini umane e proponendosi di rispettare la dignità
individuale. Il senso di movimenti laicali come l'Azione Cattolica è stato
storicamente quello di introdurre forme di tipo democratico nell'azione
collettiva religiosa, per continuare a influire nelle incessanti trasformazioni
delle società umane secondo i principi di fede, partecipando a una sovranità di tipo democratico, quindi
diffusa, policentrica, pluralista, non più accentrata su famiglie regnanti e
sui loro vassalli.
In teologia, che può
per certi essere vista come una specializzazione filosofica, si risente molto,
ancora, l'opinione negativa che delle democrazie del loro tempo avevano antichi
filosofi greci. In questa visione la democrazia veniva vista come il regno
dell'opinione, della suggestione, delle decisioni poco meditate, prese
d'impulso, emotivamente, e degli interessi particolari che tendevano a imporsi
sulle collettività. I valori non
sembrano al sicuro in democrazia. In realtà l'esperienza delle democrazie
popolari contemporanee dice proprio il contrario: le democrazie del nostro
tempo sono il posto più sicuro dove custodire i valori, in quanto esse sono
fondate esplicitamente su un sistema di valori
da cui scaturisce un sistema di diritti
fondamentali. Ma questo non è ancora riconosciuto in teologia, almeno in
quella cattolica, pesantemente influenzata dall'azione per così dire poliziesca di istituzioni di vertice
della nostra organizzazione religiosa: essa si pone quindi sostanzialmente come
una forza antidemocratica e il suo
linguaggio e la sua concettuologia corrispondono in genere ai principi
esplicitamente antidemocratici secondo
i quali è strutturata la nostra gerarchia religiosa. Poiché io mi pongo in un diverso
ordine di idee, potrete notare che in quello che scrivo non c'è il linguaggio
esplicito della teologia. In questo modo formulo una specie di obiezione di coscienza: rifiuto di usare
un linguaggio che è sostanzialmente espressione di un ordine di potere che deve
essere superato, perché non serve più a diffondere la nostra fede nel mondo contemporaneo,
ma, anzi, costituisce spesso un grosso ostacolo e un'inutile complicazione.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli