venerdì 28 febbraio 2014

Complicazioni


Complicazioni

 

 E' curioso che una forza sociale come la nostra confessione religiosa che ha raggiunto storicamente i suoi più importanti risultati trasformando il mondo abitato dagli esseri umani, quindi con un'azione politica, rifiuti di riconoscerlo, addirittura negandolo e contrastando chiunque non lo voglia negare. Questa apparente stranezza, che è rivestita del sofisticato linguaggio della teologia, inaccessibile ai più in quanto altamente formalizzato, dipende dal fatto che ai tempi nostri la politica, nel mondo Occidentale e nelle altre parti del mondo che ad esso guardano come ad un esempio, "si fa" secondo principi e metodi democratici, quindi con un'ampia partecipazione delle moltitudini umane e proponendosi di rispettare la dignità individuale. Il senso di movimenti laicali come l'Azione Cattolica è stato storicamente quello di introdurre forme di tipo democratico nell'azione collettiva religiosa, per continuare a influire nelle incessanti trasformazioni delle società umane secondo i principi di fede, partecipando a una sovranità di tipo democratico, quindi diffusa, policentrica, pluralista, non più accentrata su famiglie regnanti e sui loro vassalli.
 In teologia, che può per certi essere vista come una specializzazione filosofica, si risente molto, ancora, l'opinione negativa che delle democrazie del loro tempo avevano antichi filosofi greci. In questa visione la democrazia veniva vista come il regno dell'opinione, della suggestione, delle decisioni poco meditate, prese d'impulso, emotivamente, e degli interessi particolari che tendevano a imporsi sulle collettività. I valori non sembrano al sicuro in democrazia. In realtà l'esperienza delle democrazie popolari contemporanee dice proprio il contrario: le democrazie del nostro tempo sono il posto più sicuro dove custodire i valori, in quanto esse sono fondate esplicitamente su un sistema di valori da cui scaturisce un sistema di diritti fondamentali. Ma questo non è ancora riconosciuto in teologia, almeno in quella cattolica, pesantemente influenzata dall'azione per così dire poliziesca di istituzioni di vertice della nostra organizzazione religiosa: essa si pone quindi sostanzialmente come una forza antidemocratica e il suo linguaggio e la sua concettuologia corrispondono in genere ai principi esplicitamente antidemocratici secondo i quali è strutturata la nostra gerarchia religiosa. Poiché io mi pongo in un diverso ordine di idee, potrete notare che in quello che scrivo non c'è il linguaggio esplicito della teologia. In questo modo formulo una specie di obiezione di coscienza: rifiuto di usare un linguaggio che è sostanzialmente espressione di un ordine di potere che deve essere superato, perché non serve più a diffondere la nostra fede nel mondo contemporaneo, ma, anzi, costituisce spesso un grosso ostacolo e un'inutile complicazione.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli