Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
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Gesù Cristo stesso si è servito di elementi contingenti e
parziali tratti dalla cultura ebraica del suo tempo, a volte contestandoli o
modificandoli, il più delle volte mantenendoli inalterati. In questo senso egli è figlio del suo tempo,
del suo popolo, della cultura locale e perfino legato alle forme linguistiche
della Galilea. Fa su e le modalità religiose della tradizione ebraica: feste,
pellegrinaggi, rito pasquale, culto al tempio, presenza alla sinagoga
metodologia pedagogica rabbinica e altro ancora. Approfitta delle feste
popolari per dar loro un significato più pieno, nuovo: ad esempio della festa
dei Tabernacoli, della Pasqua e della Pentecoste. Nei suoi insegnamenti
utilizza schemi diffusi e praticati dal popolo: digiuni, oblo al tempio,
abluzioni, offerta all'altare, attese popolari sul messia e sui profeti ultimi, credenze negli spiriti del male. Nel Padre nostro utilizza praticamente tutti
gli elementi dell'esperienza orante tradizionale ebraica, fatta eccezione per
l'espressione originale Abbà (=babbo,
papà). Si pone però anche in tensione con la realtà del suo tempo, facendo di
se stesso il parametro di giudizio: in tal modo relativizza ogni tentativo di
manipolare il divino per esercizi di potere umano. Smantella tutte le pareti
divisorie e ricapitola in sé l'eredità
di tutti i popoli.
Il Vangelo venne predicato originariamente in
lingua aramaica. A poco a poco avviene però un distacco dalla originaria
matrice culturale. Il problema principale diviene la Legge, cui viene opposta la fede. Avviene la fissazione scritta del contenuto
nella buona novella in greco: in essa si dà prova della fedeltà all'evento
conosciuto e visto e alla sensibilità
delle persone alle quali gli scritti sono rivolti; si tratta di una legge incarnatoria. Ne è emblematico il
lavoro di san Paolo tra le genti. Nel Nuovo Testamento vi è una pluralità di affermazioni
cristologiche, di formule kerigmatiche (kèrigma,
dal greco antico: sono le formule sintetiche e fondamentali dell'annuncio
evangelico), di titoli messianici. Essi manifestano una pluralità nella
comprensione di fede del mistero di Cristo.
Carlo Maria Martini
propose una schema di interpretazione del messaggio evangelico sulla base del
tipo di discepolo al quale si rivolge: Marco sarebbe il Vangelo del catecumeno,
Matteo quello del catechista, Luca quello del teologo, Giovanni quello
dell'anziano.
Si propone anche una classificazione per
cristologia: cristologia dal basso (a Gesù di Nazaret alla fede in Cristo
Signore); cristologia dall'alto (si ha sempre come riferimento l'immagine del
Cristo pasquale, vivo, potente, rivelatore del mistero nascosto nei secoli),
cristologia funzionale (parte dall'azione salvatrice di Gesù), cristologia
epifanica o sacramentale (Gesù di Nazaret è per la fede la riveliazione del vero Dio, suo Figlio, sua Parola eterna,
la salvezza qui e ora).
La fisionomia dei
gruppi primitivi dei credenti (a Gerusalemme, Antiochia, Efeso, Corinto, Tessalonica,
Roma) stimolò i missionari a raggiungere
una conoscenza più complessa e articolare del mistero di Dio.
Negli ultimi scritti
neotestamentari (Giovanni, Pietro, Ebrei) all'insistenza sul kèrigma si andò sostituendo quella sulla
testimonianza attraverso buone opere o bella condotta: già alla fine della
prima generazione cristiana la responsabilità del messaggio era vissuta
diversamente secondo i tempi della storia delle comunità e le situazioni
socio-religiose.
Il tema ellenistico
del corpo visto come un organismo viene reinterpretato da san Paolo in chiave
cristologica proponendo il Cristo glorioso come la testa del corpo costituito
dalla chiesa universale. Il catalogo delle virtù tratto dall'etica ellenistica
viene da san Paolo utilizzato per descrivere gli obblighi morali di ogni essere
umano dentro il cristianesimo. In epoca post-apostolica l'universalità di tali
norme non verrà più mantenuta.
Dalle origini la
storia della rivelazione proseguì e prosegue in un continuo andirivieni tra
tradizioni dei popoli e mediazioni della Parola.
"Con
l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" [dalla
costituzione pastorale Gaudium et spes (=la
gioia e la speranza), del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), n. 22].
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro - Valli