mercoledì 19 febbraio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale (7)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982
 
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Gesù Cristo stesso si è servito di elementi contingenti e parziali tratti dalla cultura ebraica del suo tempo, a volte contestandoli o modificandoli, il più delle volte mantenendoli inalterati.  In questo senso egli è figlio del suo tempo, del suo popolo, della cultura locale e perfino legato alle forme linguistiche della Galilea. Fa su e le modalità religiose della tradizione ebraica: feste, pellegrinaggi, rito pasquale, culto al tempio, presenza alla sinagoga metodologia pedagogica rabbinica e altro ancora. Approfitta delle feste popolari per dar loro un significato più pieno, nuovo: ad esempio della festa dei Tabernacoli, della Pasqua e della Pentecoste. Nei suoi insegnamenti utilizza schemi diffusi e praticati dal popolo: digiuni, oblo al tempio, abluzioni, offerta all'altare, attese popolari sul messia e sui profeti  ultimi, credenze negli spiriti del male. Nel Padre nostro utilizza praticamente tutti gli elementi dell'esperienza orante tradizionale ebraica, fatta eccezione per l'espressione originale Abbà (=babbo, papà). Si pone però anche in tensione con la realtà del suo tempo, facendo di se stesso il parametro di giudizio: in tal modo relativizza ogni tentativo di manipolare il divino per esercizi di potere umano. Smantella tutte le pareti divisorie  e ricapitola in sé l'eredità di tutti i popoli.
  Il Vangelo venne predicato originariamente in lingua aramaica. A poco a poco avviene però un distacco dalla originaria matrice culturale. Il problema principale diviene la Legge, cui viene opposta la fede.  Avviene la fissazione scritta del contenuto nella buona novella in greco: in essa si dà prova della fedeltà all'evento conosciuto e visto  e alla sensibilità delle persone alle quali gli scritti sono rivolti; si tratta di una legge incarnatoria. Ne è emblematico il lavoro di san Paolo tra le genti. Nel Nuovo Testamento vi è una pluralità di affermazioni cristologiche, di formule kerigmatiche (kèrigma, dal greco antico: sono le formule sintetiche e fondamentali dell'annuncio evangelico), di titoli messianici. Essi manifestano una pluralità nella comprensione di fede del mistero di Cristo.
 Carlo Maria Martini propose una schema di interpretazione del messaggio evangelico sulla base del tipo di discepolo al quale si rivolge: Marco sarebbe il Vangelo del catecumeno, Matteo quello del catechista, Luca quello del teologo, Giovanni quello dell'anziano.
  Si propone anche una classificazione per cristologia: cristologia dal basso (a Gesù di Nazaret alla fede in Cristo Signore); cristologia dall'alto (si ha sempre come riferimento l'immagine del Cristo pasquale, vivo, potente, rivelatore del mistero nascosto nei secoli), cristologia funzionale (parte dall'azione salvatrice di Gesù), cristologia epifanica o sacramentale (Gesù di Nazaret è per la fede la riveliazione  del vero Dio, suo Figlio, sua Parola eterna, la salvezza qui e ora).
 La fisionomia dei gruppi primitivi dei credenti (a Gerusalemme, Antiochia, Efeso, Corinto, Tessalonica, Roma) stimolò i missionari  a raggiungere una conoscenza più complessa e articolare del mistero di Dio.
 Negli ultimi scritti neotestamentari (Giovanni, Pietro, Ebrei) all'insistenza sul kèrigma si andò sostituendo quella sulla testimonianza attraverso buone opere o bella condotta: già alla fine della prima generazione cristiana la responsabilità del messaggio era vissuta diversamente secondo i tempi della storia delle comunità e le situazioni socio-religiose.
 Il tema ellenistico del corpo visto come un organismo viene reinterpretato da san Paolo in chiave cristologica proponendo il Cristo glorioso come la testa del corpo costituito dalla chiesa universale. Il catalogo delle virtù tratto dall'etica ellenistica viene da san Paolo utilizzato per descrivere gli obblighi morali di ogni essere umano dentro il cristianesimo. In epoca post-apostolica l'universalità di tali norme non verrà più mantenuta.
 Dalle origini la storia della rivelazione proseguì e prosegue in un continuo andirivieni tra tradizioni dei popoli e mediazioni della Parola.
 "Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" [dalla costituzione pastorale Gaudium et spes (=la gioia e la speranza), del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), n. 22].
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro - Valli