Articolo di Eugenio
Scalfari sul Papa e i mandarini del Vaticano
Su La Repubblica di ieri è stato pubblicato un lungo articolo di Eugenio
Scalfari sul tema del Papa e dei mandarini
del Vaticano. I mandarini erano, nell'antica Cina, alti funzionari
imperiali con compiti di governo locale.
L'autore
dell'articolo, che dichiara di non essere persuaso dalla nostra fede religiosa,
è stato visto in passato come uno dei maggiori esponenti del laicismo italiano,
quindi dell'anticlericalismo nazionale.
Sostiene che
l'attuale Papa riscuote sempre maggiori consensi, per la sua capacità di
comunicare, la sua apertura al dialogo, le sue immagini di una Chiesa povera e
missionari, la sua fede nel Dio misericordioso di tutti. Per merito suo Roma è
divenuta nuovamente, in un certo senso, il
centro del mondo.
Tuttavia, scrive
Scafari, è in atto una specie di rivoluzione che non si è ancora compiuta.
La struttura
vaticana, l'istituzione di vertice della Chiesa, ha avuto come principale obiettivo il
mantenimento del potere. L'attuale Papa la vuole ridurre al rango di intendenza, per fornire i necessari
servizi alla Chiesa missionaria e combattente.
In Vaticano lavorano
i mandarini, funzionari che hanno
svolto storicamente un ruolo importante anche nell'evangelizzazione, modernizzando
le istituzioni e il linguaggio, combattendo guerre non solo teologiche, ma "con lance e spade e spingarde e cannoni
e navi e cavalieri e inquisizioni e persecuzioni". Questo ha
caratterizzato continuativamente la storia della Chiesa: una Chiesa verticale e
assai poco apostolica. Ma la Chiesa è stata anche altro: la Chiesa missionaria,
la Chiesa dei poveri, la Chiesa martire, la Chiesa dell'amore e della
misericordia. Tuttavia essa è stato in mano all'Istituzione governata dai mandarini. Di questi tempi, per la prima
volta, l'Istituzione rischia di perdere il ruolo guida. I mandarini hanno fatto atto di sottomissione, ma ancora combattono,
tuttavia con cautela, prudenza, pronti al compromesso.
Il Papa proviene dai
gesuiti, ma ha scelto di chiamarsi Francesco.
Come si può mettere insieme il poverello di Assisi e Ignazio di Loyola?
Le caratteristiche
del gesuitismo sono: la vocazione missionaria fondata non sul proselitismo, ma
sull'ascolto e sul dialogo; la capacità di influire sui processi sociali; la
capacità di dividersi nelle questioni sociali mantenendo un forte legame con
l'Ordine e i suoi organi centrali.
I gesuiti furono
fondati per combattere lo scisma luterano opponendogli una forte riforma.
L'attuale Papa,
secondo Scalfari, è intrinseco della cultura e della prassi gesuitiche. Egli
vuole trasformare la Chiesa, il ruolo dei vescovi e delle conferenza episcopali,
il ruolo della Curia, senza smontare l'architettura dogmatica della fede.
L'attuale Papa propone una visione plurima in cui un ventaglio
amplissimo di posizioni diverse e contraddittorie vengono indirizzate verso una
convivenza proficua e di reciproca comprensione e rispetto.
Ma, prendendo il nome
Francesco, l'attuale Papa ha inteso
riferirsi anche al santo di Assisi. Quest'ultimo non fu solo una specie di
fondamentalista della Chiesa dei poveri. Seppe mantenere rapporti con le
istituzioni della Chiesa e accettò i compromessi da esse proposti, modifiche
non marginali alle sue concezioni.
Scalfari vede alcuni
tratti comuni tra Ignazio di Loyola e Francesco d'Assisi: soprattutto la fede
in Gesù Cristo e nella Chiesa sua
mistica sposa. Ritiene però che le differenze siano prevalenti. La fede di
Ignazio di Loyola fu radicata nella sua testa, non solo nel suo cuore. Quella
di Francesco d'Assisi fu caratterizzata da un misticismo e da una identificazione
con Cristo quasi permanenti. Questo aspetto di misticismo, secondo Scalfari,
nell'attuale Papa non c'è. L'identificazione negli orientamenti ideali espressi
dai due santi si realizza nell'attuale Papa sul piano dell'amore per il
prossimo, della misericordia diffusa a tutte le anime, della Chiesa povera e
missionaria che dialoga con tutti e dell'identificazione della Chiesa con il
popolo di Dio.
La Chiesa come
istituzione non è stata predicata da Gesù se non in parte. Per secoli, pur
mantenendo consapevolezza del valore della Chiesa povera, hanno prevalso le
esigenze dell'esercizio del potere. L'attuale Papa si oppone al primato
dell'esercizio del potere. E' flessibile, graduale e consapevole della
necessità dei compromessi, ma anche pronto a cogliere il momento dell'attacco
radicale. Secondo Scalfari, nella Chiesa
- istituzione è in atto una guerra che durerà a lungo.
Secondo Scalfari il
predecessore dell'attuale Papa è vissuto in una realtà fittizia, creata
dall'istituzione che lo circondava. I recenti scandali gli hanno dimostrato che
il mondo in cui credeva di aver vissuto era in realtà un pantano e ha ceduto la
mano, non sentendo in sé le energie necessarie per promuoverne il cambiamento,
pur denunciando i problemi.
L'attuale papa sta
compiendo l'opera di trasformazione indicata dal suo predecessore. Si propone
di conseguire l'obiettivo del santo di
Assisi, la Chiesa povera dei poveri, con il metodo gesuitico del dialogo e
della coesistenza di visioni plurime.
Storicamente i gesuiti, secondo Scalfari, trasformarono quel metodo in
obiettivo, alimentando i problemi derivati dalla compromissione nelle lotte per
il potere invece di combatterli. L'attuale Papa ha riportato il metodo gesuitico
a strumento. Questa, secondo Scalfari, non è una riforma ma una rivoluzione e l'attuale Papa è la
persona giusta per farla.
Anche diversi non
credenti si trovano ad affrontare problemi analoghi e quindi provano simpatia e
amicizia per l'attuale Papa. Sentono di combattere la stessa battaglia.
Note mie: nelle
polemiche laiciste e anticlericali del passato si avvertiva sul fronte laicista
un'inadeguata conoscenza delle cose della religione. Mi ha fortemente sorpreso
scoprire nell'articolo di Scalfari un evidente approfondimento su questi temi,
che ha creato un terreno comune di dialogo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli