Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
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La fede s'è trovata
sempre a sostenere un dialogo vitale con le culture, la sua inculturazione: oggi, più liberamente che
in altri tempi, di questo siamo coscienti e abbiamo la possibilità di dirlo
senza correre il rischio di essere accusati di tradire la fede. Tutto ciò che è
umano è destinato ad essere penetrato da Cristo, per diventare una nuova
creazione. Questa è una esigenza intrinseca all'incarnazione, la quale è redenzione, completamento e unificazione. Ed è necessario trovare un
equilibrio tra il dato/memoria ricevuto (essenziale punto di riferimento) e lo
spazio dato alla profezia, al non ancora emerso, al non ancora vissuto.
La storia del
cristianesimo può essere vista come la presenza e il dispiegarsi di un
moltitudine di volti di Cristo, che è la prova più evidente del lungo e fecondo
processo di incontro, scontro e promozione tra i dati della fede e i parametri
culturali specifici delle generazioni, delle civiltà e delle stirpi. Essa
manifesta una profezia a carattere popolare, vitale, mistico, un carisma
messianico collettivo che si esprime nelle strutture sociali e nelle arti,
nelle leggi e nei proverbi, nelle liturgie e nelle associazioni varie, nelle
autobiografie e nel paesaggio.
Nel periodo più antico Cristo è visto innanzi tutto come
l'illuminatore, il maestro
di verità, il vincitore e il signore della storia, il dispensatore di immortalità e di vita
tutto però in forma frammentaria, vista la situazione di minoranza e di
sofferenza. Emergono soprattutto le figure dei martiri, che seguono la sorte
dolorosa di Cristo, come sue membra viva
e suoi testimoni fedeli.
Intorno al 3° secolo
emerge la via dell'ascesi, animata dalla fede, dalla verginità, dalla carità,
dal servizio. Contemporaneamente emergono apologisti e dotti convertiti
che tentano una presentazione più
raffinata della via cristiana.
Quando la Chiesa
ottiene di essere associata al potere politico, i confini dell'impero diventano
i suoi confini ideali e Oriente e Occidente elaborano diverse cristologie e
diverse sensibilità di fronte al mistero di Cristo: in Oriente prevale la
sottolineatura della divinità di Cristo, mentre nelle Chiese latine si svilupperà
di preferenza il modulo del Dio crocifisso.
Sparita quasi del tutto l'esperienza del
martirio, emergono le figure dei monaci, che conducono una vita dedita all'imitazione di Cristo nel senso di
assimilazione all'attualità dei suoi misteri, in una sintesi vitale. Il Cristo
del monaco non è senza storia, ma oltre la storia. I monaci inventano un nuovo itinerario spirituale
e pongono le basi di una nuova civiltà politica che doveva nascere dalla
mescolanza fra popolazioni antiche e nuove. Essi evangelizzarono l'Europa e
civilizzarono i numerosi popoli invasori, in una lunga gestazione durata
secoli, in cui si produsse la riqualificazione in chiave cristiana delle
basiliche e delle forme religiose romane.
Dopo il mille si
sviluppò la ricerca dottrinale, sganciandola dalla devozione e sviluppando una
seri di principi filosofici. Tommaso D'Aquino (1225-1274) ne è una figura
emblematica: "la sua capacità di
sistematizzazione rigorosa del dato rivelato alla luce dei nuovi apporti
culturali (soprattutto Aristotele, ma non solo) segnerà i secoli". Nei
monasteri si sviluppò contemporaneamente una particolare elaborazione
concettuale, quella che verrà chiamata teologia
monastica.
Emerse anche la
volontà del popolo di riappropriarsi della sua fede, della sua pietà e della
sua liturgia. Si assistette al grande risveglio pauperistico dei secoli
12° e 13°, alla ricerca quasi letterale
dei valori evangelici. Ne è modello Francesco d'Assisi.
"Il valore del
poverello di Assisi diviene emblematico ancor più quando si consideri che la
teologia speculativa si stava allontanando pericolosamente dal vissuto e la
celebrazione cultuale era divenuta troppo arcana e lontana per il popolo
semplice" [pag.29].
Emerge la devozione
moderna, rappresentata nel suo capolavoro, l'opera "L'imitazione di Cristo". Si manifestò una mediazione fra
le vecchie forme di vita devota e la nuova mentalità più dinamica e laica, più
democratica e soggettiva. Emerse la coscienza viva di un Dio salvatore che è
anche uomo tra gli uomini.
"Il realismo e il verismo del volto di Cristo
di questo periodo si smorza a poco a
poco e si confonde con il Cristo grande sapiente, potente e raffinato degli umanisti e del fascinoso
rinascimento italiano" [pag.29-30].
Note mie:
Per quanto mi consta, la storia delle
nostre esperienze religiose collettive è assente dall'iniziazione religiosa. Si
passa direttamente dai tempi del primo Maestro ai nostri, senza alcuna
mediazione. Così si può pensare che la sofisticata concettuologia che ai tempi
nostri utilizziamo per esprimere la fede fosse già presente alle origini, ma
non è così. Sembra che riconoscere la verità dello sviluppo storico dei nostri
dogmi di fede conduca a sminuirli, facendone delle invenzioni umane. Eppure la
nostra dottrina teologica non è scesa direttamente dal Cielo. Le nostre
Scritture sacre non sono trattati di teologia e penso che sia per questo che su
di esse si sono potute fondare tutte le nostre teologie, nei duemila anni della
storia del nostro pensiero religioso. I nostri fedeli non sono mai stati
puramente di ripetitori e la sequela non è mai stata pura imitazione, ma piuttosto uno sviluppare certi principi ideali. La
vita terrena e gli insegnamenti del nostro primo Maestro sono all'origine di
questo processo, ma la fede in lui ci proietta oltre il passato, di nuovo verso
di lui come destino finale della nostra storia umana. Questo slancio verso il
futuro, verso le novità della storia, è l'impegno proprio di ogni persona di
fede, che deve costruire la propria
strada verso il destino beato. La ricetta non la si trova già bella e fatta,
richiede uno sforzo. Spesso le cose, nell'iniziazione religiosa, vengono
presentate come troppo semplici. Viene troppo sottovalutato il contributo umano
che la fede ha richiesto e ancora richiede.
"Non è vero che basta predicare Gesù Cristo e
che in tal modo si sono risolti tutti i problemi. Gesù Cristo è un problema
anche oggi…Il problema consiste nel vedere come e in che senso uno possa
rischiare la propria vita per questo concreto Gesù di Nazaret alla fede creduto
uomo crocifisso e risorto. Proprio a ciò si deve dare una motivazione. Non è
quindi possibile cominciare da Gesù Cristo come dal dato semplicemente ultimo;
bisogna anche condurre a lui".
[da Karl Rahner, Corso
fondamentale sulla fede, Friburgo 1976 ; Edizioni San Paolo 1990].
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro - Valli