Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei
appunti di lettura del saggio di
Bruno Secondin "Messaggio evangelico
e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni
Paoline, 1982
3
Nei momenti di
cambiamento e di transizione bisogna interrogarsi su quello che sta avvenendo e
"sui significati di fondo ella storia
che si vive e si progetta, su ciò che resta e ciò che muta, su quello che dal
passato si può imparare e su quello che non si deve ripetere": è il
lavoro del discernimento.
Non bisogna perdere
l'originalità del messaggio del Signore, ma occorre "riscoprire il senso di una presenza
a contatto vivo" con l'umanità nella quale la Chiesa è
impiantata.
"Una vita
cristiana … deve continuamente riferirsi alle proprie origini; deve orientarsi
verso le promesse future nella cui aspettazione vive; e radicarsi nell'oggi in maniera
realistica" [ da La comunione
ecclesiale, documento dei vescovi spagnoli del 1979 citato dall'autore].
Nella storia si
celebra la rinnovata accettazione della "parola ultima" di Cristo da
parte della Chiesa: essa è sequela di
Cristo, " custodia gelosa e comune degli elementi imprescindibili del
patrimonio ricevuto".
Occorre però
rileggere il patrimonio delle tradizioni
"con occhi meno incantati",
"per discernere tra assoluto e
contingente, fra rivestimenti culturali, categorie antropologiche e verità che
conduce davvero alla libertà e che va pertanto custodita in tutto il suo
spessore".
Nello sforzo di
risalire alla genuinità delle origini evangeliche vi è il "pericolo
di travolgere tutto un cammino di storia e di tradizioni, senza le quali non sarebbe
giunta fino a noi neppure la forza di risalire alla sorgente". Ma
vi è anche il pericolo di svuotare i comandi del Signore per fare stare in piedi le
tradizioni degli uomini".
"Occorre riprendere
il contatto con le sorgenti anche attraverso il tracciato storico del fiume di
Dio: perché ne mostra la fecondità e la molteplicità degli aspetti e dei contenuti
nel migrare degli anni. E così si coglie
l'incompiutezza sempre presente, il protendersi verso nuove
realizzazioni, il farsi ancora ricco di sorprese, provocatorio e demitizzante,
per chi si crede in possesso della formula definitiva".
Note mie
Nell'ultima riunione
del gruppo abbiamo assistito ad un filmato in cui sono stati presentati diversi
modi di vivere come collettività religiosa nei tempi caratterizzati dal lavoro
innescato dal Concilio Vaticano 2°. Abbiamo visto le immagini di gruppi che si
sforzano di mantenere ritualità e impostazioni del passato, rifiutando del
tutto l'aggiornamento conciliare, e varie esperienze, in particolare nell'Europa settentrionale, in
cui si cerca di costruire nuove consuetudini. E' stato sottolineato che uno
degli sviluppi post-conciliari più interessanti è stata la promozione di un
nuovo ruolo (mai esistito prima e anzi di solito duramente contrastato) dei
laici di fede. Il filmato però non ha
sottolineato che proprio in questo campo si sono prodotti contrasti molto seri,
che riflettono in genere quelli più generali che originano dal modo di
affrontare il rapporto con la storia dell'umanità. Di solito il teologhese utilizzato per parlare di religione tra noi
tende ad attenuare (mascherare?) le caratterizzazioni e a trasferirle comunque
dalla Terra al Cielo, attribuendone la responsabilità a potenze soprannaturali.
La linea di discrimine non corre però in Cielo ma sulla Terra ed è rilevabile
dal modo in cui si affrontano le questioni relative alla democrazia
contemporanea: con questo criterio si possono distinguere molto nettamente
concezioni reazionarie da concezioni di tipo conciliare, nel senso di
maggiormente in linea con il lavoro promosso a partire dal Concilio Vaticano
2°. Le esperienze dove non c'è democrazia, dove quindi ci si propone di seguire
i comandi di gerarchie di tipo oligarchico sono di tipo reazionario: la nostra Azione
Cattolica non lo è. Essa infatti ha nel suo statuto il proposito di essere palestra di democrazia e lo espone con
molto risalto come una bandiera.
Il lavoro di discernimento storico a cui si riferisce
Secondin nel testo sopra sintetizzato è
di tipo collettivo e richiede di essere fatto nel dialogo democratico:
non è un compito per oligarchi. Per capire veramente la realtà storica in tutte
le sue sfaccettature, occorre infatti la collaborazione e l'impegno di tutti.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro - Valli