martedì 11 febbraio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale - 1


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982

 

 L'umanità sta vivendo un periodo della sua storia caratterizzato da profondi e rapidi mutamenti: lo si riconobbe anche durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e di questo rimane traccia in particolare nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (=la gioia e la speranza), al n.4. In Occidente si è andata delineando una rottura tra Vangelo  e culture:  sembra che i valori religiosi siano considerati superflui, se non addirittura ostacoli al progresso nei campi della giustizia sociale e della libertà. In realtà il problema di trovare nuove sintesi vitali e di superare schemi obsoleti si è sempre posto e ciò è attestato anche nella Scrittura.
         "…il problema della  mediazione culturale mai esaurita non è fantasia di          teologi innovatori, ma esigenza di fedeltà al Vangelo e al progetto di Dio nei          riguardi degli uomini"[pag.6]
 Il messaggio evangelico deve raggiungere tutti gli esseri umani e parlare loro in termini comprensibili e nel rispetto dei loro valori. Ma non ogni incarnazione [calare il Vangelo nella società contemporanea] del Vangelo è corretta. Occorre mantenere fermi alcuni criteri di identità   e risolvere sempre di nuovo classiche antinomie.
 Siamo eredi di una cultura profondamente imbevuta del cristianesimo. Essa manifestò una condizione civile di cristianità totale, si sviluppò in società evangelizzate fino alle radici.  Il Vangelo non può legarsi ad uno schema culturale in modo assoluto, ma "il non incontro tra Vangelo e culture pregiudica di molto la profondità dell'evangelizzazione e la piena efficacia operativa della verità salvifica stessa" [pag.8].
 Che cosa si intende con la parola cultura ? Non solamente una attività intellettuale. Secondo la definizione di E.B.Taylor in "Primitive Culture" (=la cultura dei primitivi), Murray, Londra, 1871):
         "Cultura o civiltà è un insieme complesso che include la conoscenza, le          credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e          abitudine acquisita dall'uomo come membro della società".
Se ne trova un'altra definizione al n.53 della costituzione Gaudium et spes, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965):
         "Con il termine generico di «cultura» si vogliono indicare tutti quei mezzi       con          i quali l'uomo affina ed esplicita le molteplici sue doti di anima e   corpo;          procura di ridurre in suo potere il cosmo stesso con la      conoscenza ed il          lavoro; rende più umana la vita sociale sia nella         famiglia che nella società          civile, mediante il progresso del costume e delle   istituzioni; infine, con l'andare del tempo, esprime, comunica e conserva         nelle sue opere le grandi          esperienze ed aspirazioni spirituali, affinché     possano servire al progresso di          molti, anzi di tutto il genere umano. Di conseguenza la cultura presenta          necessariamente un aspetto    storico e sociale, e la voce «cultura»          esprime spesso un significato          sociologico ed etnologico. In questo          senso si parla di pluralità delle          culture. Infatti  dal diverso modo di far uso delle cose, di lavorare, di    esprimersi, di praticare la religione e di formare i costumi, di fare le leggi, di   creare gli istituti giuridici, di sviluppare le scienze e le arti e di coltivare il          bello, hanno origine le diverse condizioni comuni di vita e le diverse maniere di organizzare i beni della vita. Così pure si costruisce l'ambiente       storicamente  definito, in cui ogni uomo, di qualsiasi stirpe ed epoca, si       inserisce, e da cui attinge i beni che gli consentono di promuovere la civiltà."
Sul rapporto tra fede e cultura  nel medesimo documento si osserva, al n.58:
         "Fra messaggio della salvezza e la cultura umana esistono molteplici    rapporti. Dio infatti, rivelandosi al suo popolo, fino alla piena manifestazione         di sé nel Figlio incarnato, ha parlato secondo il tipo di cultura proprio delle    diverse epoche storiche. Parimenti la chiesa, vivendo nel corso dei secoli in        condizioni diverse, si è servita delle differenti culture per diffondere e spiegare il messaggio cristiano nella sua predicazione a tutte le genti, per studiarlo e approfondirlo, per meglio esprimerlo nella vita liturgica e nella vita       della multiforme comunità dei fedeli".
  La civiltà europea ha ricevuto la sua fisionomia e la sua identità dalla storia della idee religiose e dai conflitti e dalle divisioni della cristianità.  Si tratta di un processo maturato nel giro di secoli. Possono bastare pochi decenni per smentire questa storia. Secondo Secondin non bisogna farsi troppe illusioni: siamo in una fase di transizione culturale molto estesa.
 Secondo il teologo franese Marie-Dominique Chenu (1895-1990):
         "La Chiesa del 20° secolo non ha più da prendere in mano la guida della          civiltà e la promozione dei popoli, bensì ha da gettare il lievito evangelico in          queste civiltà, in queste strutture dell'umanità".
 Per Secondin "la presenza della Chiesa nel mondo deve essere oggi caratterizzata da una capacità illuminativa, critica, costruttiva dell'annuncio del Vangelo all'interno delle situazioni storiche"  [pag.10].
 La cultura globalmente cristiana sta scomponendosi in un arcipelago di culture e sottoculture. Ma nello stesso tempo il processo di planetarizzazione  [oggi si dice globalizzazione - nota mia] sta omogeneizzando un po' tutto in una cultura di massa priva di profondità e ostile alle provocazioni vitali del Vangelo. Sono due processi inversi, ma in grado di rimescolare equilibri secolari e di creare e ampliae una instabilità "che si presta al gioco  del più abile e di chi ha in mano le leve dell'opinione pubblica".
         "il risultato è una civiltà senza radici, con frammenti di cristianesimo  più nel sottosuolo che nelle strutture portanti della società"          [pag.10-11]
 
Note mie:
  Nel testo che ho sopra sintetizzato occorre distinguere tra le opinioni dell'autore, che sono il frutto di una riflessione personale di uno studioso, le opinioni degli altri autori citati (Taylor e Chenu), che sono il frutto della loro riflessione personale, e il pensiero espresso nei brani della costituzione pastorale Gaudium et spes, che invece costituiscono parte del magistero sociale e che quindi hanno valore normativo nella nostra confessione religiosa. Tuttavia, anche quel magistero sociale  è legato ad una determinata situazione storica, è, in questo senso, una manifestazione culturale: questo significa il termine pastorale con la quale si denota quella costituzione del Concilio Vaticano 2°. Il libro è stato pubblicato nel 1982  e la Gaudium et spes risale alla prima metà degli scorsi anni '60. Chiediamoci se e come la situazione della società in essi descritta è mutata. In effetti essa è mutata, mi pare. Il processo di globalizzazione  su scala planetaria si è molto esteso, favorito anche dalle nuove tecnologie e dall'affermarsi dei modi di produzione e di scambio, quindi dall'economia, occidentale in gran parte dei sistemi politici e nazionali della terra. D'altra parte il processo di disgregazione delle unità culturali in una molteplicità di culture si è trasformato in un processo di dissoluzione delle culture su base individualistica, coinvolgendo addirittura gli stati nazionali, i quali ancora agli inizi degli anni '80 detenevano il massimo della sovranità sulle società da loro dominate. In qualche modo il processo di mediazione culturale risente dalla crisi di uno dei termini della mediazione, quello costituito appunto dalla culture. Anche l'altro termine della mediazione, la fede, è stata coinvolta in questo processo, in ciò in cui essa è espressione di una cultura.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro - Valli