Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
L'umanità sta vivendo
un periodo della sua storia caratterizzato da profondi e rapidi mutamenti: lo
si riconobbe anche durante il Concilio
Vaticano 2° (1962-1965) e di questo rimane traccia in particolare nella
costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (=la gioia e la
speranza), al n.4. In Occidente si è andata delineando una rottura tra
Vangelo e culture: sembra che i valori religiosi siano
considerati superflui, se non addirittura ostacoli al progresso nei campi della
giustizia sociale e della libertà. In realtà il problema di trovare nuove sintesi vitali e di superare schemi obsoleti si è sempre posto e ciò è attestato anche
nella Scrittura.
"…il problema della mediazione culturale mai esaurita non è
fantasia di teologi innovatori,
ma esigenza di fedeltà al Vangelo e al progetto di Dio nei riguardi degli uomini"[pag.6]
Il messaggio
evangelico deve raggiungere tutti gli esseri umani e parlare loro in termini
comprensibili e nel rispetto dei loro valori. Ma non ogni incarnazione [calare il Vangelo nella società contemporanea] del
Vangelo è corretta. Occorre mantenere fermi alcuni criteri di identità e risolvere sempre di nuovo classiche antinomie.
Siamo eredi di una
cultura profondamente imbevuta del cristianesimo. Essa manifestò una condizione
civile di cristianità totale, si
sviluppò in società evangelizzate fino
alle radici. Il Vangelo non può
legarsi ad uno schema culturale in modo assoluto, ma "il non incontro tra Vangelo e culture pregiudica di molto la profondità
dell'evangelizzazione e la piena efficacia operativa della verità salvifica
stessa" [pag.8].
Che cosa si intende
con la parola cultura ? Non solamente
una attività intellettuale. Secondo la definizione di E.B.Taylor in "Primitive Culture" (=la
cultura dei primitivi), Murray, Londra, 1871):
"Cultura o civiltà è un insieme
complesso che include la conoscenza, le credenze,
l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come
membro della società".
Se ne trova un'altra definizione al n.53 della costituzione Gaudium et spes, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965):
"Con il termine generico di «cultura»
si vogliono indicare tutti quei mezzi con i
quali l'uomo affina ed esplicita le molteplici sue doti di anima e corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo
stesso con la conoscenza ed il lavoro; rende più umana la vita sociale sia nella famiglia che nella società civile,
mediante il progresso del costume e delle istituzioni;
infine, con l'andare del tempo, esprime, comunica e conserva nelle sue opere le grandi esperienze ed
aspirazioni spirituali, affinché possano
servire al progresso di molti,
anzi di tutto il genere umano. Di conseguenza
la cultura presenta necessariamente un aspetto storico e sociale, e la voce «cultura»
esprime spesso un significato sociologico
ed etnologico. In questo senso si
parla di pluralità delle culture.
Infatti dal diverso modo di far uso delle cose, di
lavorare, di esprimersi, di praticare
la religione e di formare i costumi, di fare le leggi, di creare gli istituti giuridici, di sviluppare
le scienze e le arti e di coltivare il bello,
hanno origine le diverse condizioni comuni di vita e le diverse maniere di organizzare i beni della vita. Così pure si
costruisce l'ambiente storicamente definito, in cui ogni uomo, di qualsiasi
stirpe ed epoca, si inserisce, e da
cui attinge i beni che gli consentono di promuovere la civiltà."
Sul rapporto tra fede
e cultura nel medesimo documento si osserva, al
n.58:
"Fra messaggio della salvezza e la
cultura umana esistono molteplici rapporti.
Dio infatti, rivelandosi al suo popolo, fino alla piena manifestazione di sé nel Figlio incarnato, ha parlato
secondo il tipo di cultura proprio delle diverse
epoche storiche. Parimenti la chiesa, vivendo nel corso dei secoli in condizioni diverse, si è servita delle
differenti culture per diffondere e spiegare
il messaggio cristiano nella sua predicazione a tutte le genti, per studiarlo e approfondirlo, per meglio esprimerlo
nella vita liturgica e nella vita della
multiforme comunità dei fedeli".
La civiltà europea
ha ricevuto la sua fisionomia e la sua identità dalla storia della idee
religiose e dai conflitti e dalle divisioni della cristianità. Si tratta di un processo maturato nel giro di
secoli. Possono bastare pochi decenni per smentire questa storia. Secondo
Secondin non bisogna farsi troppe illusioni: siamo in una fase di transizione
culturale molto estesa.
Secondo il teologo
franese Marie-Dominique Chenu (1895-1990):
"La Chiesa del 20° secolo non ha più da
prendere in mano la guida della civiltà
e la promozione dei popoli, bensì ha da gettare il lievito evangelico in queste civiltà, in queste strutture dell'umanità".
Per Secondin "la presenza della Chiesa nel mondo
deve essere oggi caratterizzata da una capacità illuminativa, critica,
costruttiva dell'annuncio del Vangelo all'interno delle situazioni
storiche" [pag.10].
La cultura
globalmente cristiana sta scomponendosi in un arcipelago di culture e
sottoculture. Ma nello stesso tempo il processo di planetarizzazione [oggi si
dice globalizzazione - nota mia] sta
omogeneizzando un po' tutto in una cultura di massa priva di profondità e
ostile alle provocazioni vitali del Vangelo. Sono due processi inversi, ma in
grado di rimescolare equilibri secolari e di creare e ampliae una instabilità "che si presta al gioco del più abile e di chi ha in mano le leve
dell'opinione pubblica".
"il
risultato è una civiltà senza radici,
con frammenti
di cristianesimo più nel
sottosuolo che nelle strutture portanti della società" [pag.10-11]
Note mie:
Nel testo che ho sopra sintetizzato occorre
distinguere tra le opinioni dell'autore, che sono il frutto di una riflessione
personale di uno studioso, le opinioni degli altri autori citati (Taylor e
Chenu), che sono il frutto della loro riflessione personale, e il pensiero
espresso nei brani della costituzione pastorale Gaudium et spes, che invece costituiscono parte del magistero sociale e che quindi hanno
valore normativo nella nostra confessione religiosa. Tuttavia, anche quel
magistero sociale è legato ad una determinata situazione storica,
è, in questo senso, una manifestazione culturale: questo significa il termine pastorale con la quale si denota quella costituzione
del Concilio Vaticano 2°. Il libro è
stato pubblicato nel 1982 e la Gaudium et spes risale alla prima metà
degli scorsi anni '60. Chiediamoci se e come la situazione della società in
essi descritta è mutata. In effetti essa è mutata, mi pare. Il processo di globalizzazione su scala planetaria si è molto esteso,
favorito anche dalle nuove tecnologie e dall'affermarsi dei modi di produzione
e di scambio, quindi dall'economia, occidentale in gran parte dei sistemi
politici e nazionali della terra. D'altra parte il processo di disgregazione delle unità culturali in
una molteplicità di culture si è
trasformato in un processo di dissoluzione
delle culture su base individualistica, coinvolgendo addirittura gli stati
nazionali, i quali ancora agli inizi degli anni '80 detenevano il massimo della
sovranità sulle società da loro dominate. In qualche modo il processo di mediazione culturale risente dalla crisi
di uno dei termini della mediazione, quello costituito appunto dalla culture. Anche
l'altro termine della mediazione, la fede, è stata coinvolta in questo
processo, in ciò in cui essa è espressione di una cultura.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro - Valli