Un nuovo modello già c'è
Quando cerchiamo di
pensare a un nuovo modello secondo cui ordinare le relazioni tra fede e società
nel mondo contemporaneo in realtà non dobbiamo immaginare di doverlo rifondare
e costruire dal nulla. Questo supererebbe le nostre capacità nell'era
contemporanea, sia quelle del singolo individuo sia quelle collettive dei costruttori, e inoltre sarebbe inutile. Infatti, muovendosi in questa
prospettiva, forse si troverebbe un qualche migliore aggancio con il presente,
ma si finirebbe con il perdere quello con il passato e inoltre, in tal modo, con
il privare il presente del principio di
unità che è dato dalla spiritualità biblica e dal pensiero che su di essa, nei
due millenni della storia della nostra fede, si è sviluppato. Nella nostra
religione fede e spiritualità sono molto legate e la spiritualità ha fondamento
biblico, vale a dire che deriva dalle liturgie praticate e dal pensiero
sviluppato intorno alle nostre Scritture sacre dalle origini fino ad oggi: è in
virtù di questo che oggi riusciamo a concepire la nostra fede come un fenomeno
unitario, dal primo al ventunesimo secolo, e, riconducendo ad unità la nostra
storia di fede unifichiamo anche quella nostra personale, dell'umanità in cui
viviamo e di quella che ci ha preceduti. Insomma, una visione veramente
universale della storia, concepita come storia
della salvezza, ci è possibile solo su fondamento biblico, che non significa
solo che si debba preservare la Bibbia, come testo pervenutoci dall'antichità e
formatosi secondo la nostra concezione fino ai primi decenni del primo secolo, ma
che si debba tener conto di tutta l'esperienza liturgica e di riflessione
sviluppatasi nei secoli successivi nell'interpretare storicamente gli ideali di
fede. Non è quindi solo un testo che occorre preservare, ma un metodo, quello biblico, che ci porta a
ragionare sulla storia alla ricerca di un suo significato, nel postulato che essa lo debba avere e, anzi, lo
manifesti, se solo la si interroga come si deve, con animo puro, orecchio
devoto, deponendo ogni superbia, con cuore amorevole, trattenendo ed esaminando
con questo spirito l'intera esperienza umana. Questo metodo implica anche la
rinuncia a dare coerenza artificiosa ai fatti e al pensiero umani (le nostre
Scritture non appaiono come un
insieme coerente: la loro coerenza è sempre stato un risultato in fondo
contingente, nel senso che nella storia della fede su di esse si sono
affiancate e susseguite numerosi concezioni dirette a cercare in esse una
coerenza), quindi la rinuncia ad atteggiamenti pratici e di pensiero totalitari. L'unità della nostra
esperienza di fede, pur nella diversità delle diverse mediazioni che storicamente ne sono state espressione, si fonda
proprio su questo atteggiamento che rende la nostra fede perennemente attuale, per cui anche nella mia vita di
ultracinquantenne posso pensare una unità della mia personale esperienza di
fede e dire che la mia fede di oggi è ancora quella che mi fu insegnata da
bambino, in questa stessa parrocchia di San Clemente papa, e quella che ho
conservato attraverso tutte le stagioni della mia vita personale, pur con
diverse metamorfosi e qualche crisi.
In realtà il compito,
sotto questo aspetto, ci è più facilitato perché, come in genere accade nelle
esperienze della nostra fede, il nuovo
che cerchiamo già c'è, già lo stiamo
vivendo collettivamente e si tratta solo di prenderne coscienza e di discernere in esso, come singoli e come
collettività, ciò che merita di essere mantenuto e ciò che non lo merita. Intendo
dire che in questo lavoro il pensiero non precede l'azione, ma ne deriva. Non
si tratta di costruire un nuovo mondo a cominciare dalle parole, ma di trovare
parole nuove da dare a un nuovo mondo che già c'è. E quando scrivo di nuovo mondo intendo riferirmi a un certo
modo di vivere la nostra fede oggi,
per il quale ai tempi nostri, pur pensando la nostra fede in continuità con
quella storica ricevuta dal passato, la viviamo in modi nuovi e, ad esempio,
non accetteremmo più di farla finita con un dissenziente facendo seguire la
condanna al rogo, ad essere bruciato vivo, a quella teologica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli