Il modello Esodo
La ricerca, nella
nostra ideologia religiosa, di un modello per fondare un rapporto tra la nostra
fede e il mondo contemporaneo più aderente alla realtà di quelli correnti non è
facile. Nel precedente intervento ho scritto dello schema basato sulla
situazione dell'antica Giudea sotto occupazione romana, di quello che riflette
la condizione delle nostre prime collettività religiose nell'impero romano
ancora basato sull'ideologia religiosa politeistica e di quello apocalittico,
che universalizza e proietta verso gli ultimi tempi i primi due nella
prospettiva finale di un crollo finale di tutti i poteri terreni avversi, alle
origini quelli dell'impero romano, e dell'instaurazione di una nuova civiltà
definitivamente rischiarata dalla fede. Quest'ultimo è poi all'origine di
quello dell'impero cristiano, diretto
ad anticipare quella condizione finale beata mediante l'instaurazione di un
ordine politico a fondamento missionario, basato su sovrani religiosi tra loro federati: esso nel corso dell'Ottocento è
stato retrospettivamente concepito come un modello di civiltà, appunto la civiltà
cristiana. Ciò che oggi definiamo con questa espressione assunse, nel corso
del secondo millennio, carattere totalitario
nelle nazioni in cui quel modello giunse ad improntare l'ideologia politica,
civile e religiosa ed entrò in crisi alla fine del Settecento per la veloce evoluzione
dei tempi in Europa e nelle parti del mondo dominate dagli europei; questo
processo è tuttora in corso. L'inadeguatezza del modello storico della civiltà cristiana fu particolarmente presente nel pensiero del
filosofo francese Jacques Maritain (1881/1973), in particolare nell'opera Umanesimo integrale (1936). Maritain
presenziò al Concilio Vaticano II come esperto.
Di fronte alla crisi del modello della civiltà
cristiana si è oggi tentati di orientarsi secondo i due modelli più antichi
di cui ho trattato. Questo determina una sorta di straniamento delle nostre collettività religiose dal mondo in cui
sono immerse, le isola e impedisce loro di svolgere nuove mediazioni, quindi nuove interpretazioni,
della fede nelle società contemporanee. Gli ultimi tentativi di mantenere il
modello della civiltà cristiana di tipo totalitario fu compiuto alla fine del
secondo millennio con l'enciclica Fides ed
Ratio (=la fede e la ragione), promulgata nel 1998 dal papa Giovanni Paolo
2°, nella quale si pensa abbia influito abbastanza il pensiero dell'allora
cardinal Joseph Ratzinger, il quale poi, divenuto Papa, ne sviluppò il sistema
concettuale. Si tratta di uno schema di ragione
totalitaria, in quanto suggerisce che si possa, e anzi di debba, per via di
ragione correttamente esercitata, convenire sull'orizzonte etico della nostra fede.
In definitiva esso considera negativamente il pluralismo, che è uno dei portati principali dei tempi nuovi che
stiamo vivendo, e cerca soluzioni per ridurlo. In religione, esso ha portato, per reazione di contrapposizione,
alla riscoperta della mistica della nostra fede, basata sull'intuizione di un'unità di fondo della
realtà umana, non pienamente spiegabile e razionalizzabile. Nella mia famiglia
si ricorda che, all'annuncio dell'elezione a Papa del card. Ratzinger, mio zio
Achille, sociologo che con una certa approssimazione si potrebbe definire di
tipo maritainiano, commentò
laconicamente: "Non è un mistico".
C'è poi un altro modello
di relazioni fede-mondo che è stato
ed è usato sia dal punto di vista teorico sia da quello pratico ed è quello
dell'Esodo. Esso è stato all'origine
di diverse ideologie religiose. In particolare fu al fondamento di alcune
correnti migratorie, dal Seicento,
dall'Europa al Nord America e, nel Nord America, dalla costa orientale
verso il centro del continente, verso l'Ovest, il West. Se ne sente la viva eco
nell'ideologia fondativa degli Stati Uniti d'America. Esso è anche alla base dell'ideologia a base
teologica della teologia della
liberazione, sviluppatasi dalla fine degli scorsi anni Sessanta in America
Latina fondamentalmente dalla teologia
della speranza del teologo Jurgen Moltmann. Il modello
dell'Esodo vede le collettività religiose come un popolo prigioniero di una civiltà ostile e ritiene che occorra
produrre, con un'azione collettiva, di popolo, una liberazione mediante una
separazione critica dal regime di oppressione e la rifondazione di un nuovo
ordine civile e politico. In particolare, nella teologia della liberazione si
interpreta religiosamente l'oppressione di classe, vale a dire quella che
origina dai meccanismi sociali per i quali, nei processi produttivi, i più servono ai meno e non beneficiano se non
marginalmente della ricchezza da loro creata. Nella teologia della liberazione,
ma in fondo in generale nel modello Esodo
ci si avvicina agli ideali delle democrazie popolari contemporanee, che del
resto dal modello Esodo sono state abbastanza influenzate, perché non
si fa più conto su sovrani, e anzi
rispetto ad essi ci si pone come potenza critica,
ma ce se ne distanzia abbastanza nell'ideologia a base teologica riguardante il
popolo oggetto della liberazione, del
quale, su base veterotestamentaria, non si definiscono bene le dinamiche libertarie interne, vale a dire la
capacità autonoma di darsi regole e
finalità. L'ideologia democratica come oggi la concepiamo è infatti uno
sviluppo piuttosto recente, che risale grosso modo alla metà del secolo scorso,
è ancora non è stata veramente assimilata dalle nostre concezioni di fede,
nelle quali si tende ancora, secondo la concezione della civiltà cristiana che aveva forti agganci nell'antico pensiero
filosofico greco integrato dagli inizi del secondo millennio nella ideologia
politica della nostra religione, a concepire la democrazia di massa
essenzialmente come una forma di dissolutezza e di ribellione.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli