lunedì 13 gennaio 2014

Il modello Esodo


Il modello Esodo

 
   La ricerca, nella nostra ideologia religiosa, di un modello per fondare un rapporto tra la nostra fede e il mondo contemporaneo più aderente alla realtà di quelli correnti non è facile. Nel precedente intervento ho scritto dello schema basato sulla situazione dell'antica Giudea sotto occupazione romana, di quello che riflette la condizione delle nostre prime collettività religiose nell'impero romano ancora basato sull'ideologia religiosa politeistica e  di quello apocalittico, che universalizza e proietta verso gli ultimi tempi i primi due nella prospettiva finale di un crollo finale di tutti i poteri terreni avversi, alle origini quelli dell'impero romano, e dell'instaurazione di una nuova civiltà definitivamente rischiarata dalla fede. Quest'ultimo è poi all'origine di quello dell'impero cristiano, diretto ad anticipare quella condizione finale beata mediante l'instaurazione di un ordine politico a fondamento missionario, basato su sovrani religiosi tra loro federati: esso nel corso dell'Ottocento è stato retrospettivamente concepito come un modello di civiltà, appunto la civiltà cristiana. Ciò che oggi definiamo con questa espressione assunse, nel corso del secondo millennio, carattere totalitario nelle nazioni in cui quel modello giunse ad improntare l'ideologia politica, civile e religiosa ed entrò in crisi alla fine del Settecento per la veloce evoluzione dei tempi in Europa e nelle parti del mondo dominate dagli europei; questo processo è tuttora in corso. L'inadeguatezza del modello storico della civiltà cristiana  fu particolarmente presente nel pensiero del filosofo francese Jacques Maritain (1881/1973), in particolare nell'opera Umanesimo integrale (1936). Maritain presenziò al Concilio Vaticano II come esperto. Di fronte alla crisi del modello della civiltà cristiana si è oggi tentati di orientarsi secondo i due modelli più antichi di cui ho trattato. Questo determina una sorta di straniamento delle nostre collettività religiose dal mondo in cui sono immerse, le isola e impedisce loro di svolgere nuove mediazioni, quindi nuove interpretazioni, della fede nelle società contemporanee. Gli ultimi tentativi di mantenere il modello della civiltà cristiana  di tipo totalitario fu compiuto alla fine del secondo millennio con l'enciclica Fides ed Ratio (=la fede e la ragione), promulgata nel 1998 dal papa Giovanni Paolo 2°, nella quale si pensa abbia influito abbastanza il pensiero dell'allora cardinal Joseph Ratzinger, il quale poi, divenuto Papa, ne sviluppò il sistema concettuale. Si tratta di uno schema di ragione totalitaria, in quanto suggerisce che si possa, e anzi di debba, per via di ragione correttamente esercitata, convenire sull'orizzonte etico della nostra fede. In definitiva esso considera negativamente il pluralismo, che è uno dei portati principali dei tempi nuovi che stiamo vivendo, e cerca soluzioni per ridurlo. In religione, esso ha portato, per reazione di contrapposizione, alla riscoperta della mistica  della nostra fede, basata sull'intuizione di un'unità di fondo della realtà umana, non pienamente spiegabile e razionalizzabile. Nella mia famiglia si ricorda che, all'annuncio dell'elezione a Papa del card. Ratzinger, mio zio Achille, sociologo che con una certa approssimazione si potrebbe definire di tipo maritainiano, commentò laconicamente: "Non è un mistico".
 C'è poi un altro modello di relazioni fede-mondo che è stato ed è usato sia dal punto di vista teorico sia da quello pratico ed è quello dell'Esodo. Esso è stato all'origine di diverse ideologie religiose. In particolare fu al fondamento di alcune correnti migratorie, dal Seicento,  dall'Europa al Nord America e, nel Nord America, dalla costa orientale verso il centro del continente, verso l'Ovest, il West. Se ne sente la viva eco nell'ideologia fondativa degli Stati Uniti d'America.  Esso è anche alla base dell'ideologia a base teologica della teologia della liberazione, sviluppatasi dalla fine degli scorsi anni Sessanta in America Latina fondamentalmente dalla teologia della  speranza  del teologo Jurgen Moltmann. Il modello dell'Esodo vede le collettività religiose come un popolo prigioniero di una civiltà ostile e ritiene che occorra produrre, con un'azione collettiva, di popolo, una liberazione mediante una separazione critica dal regime di oppressione e la rifondazione di un nuovo ordine civile e politico. In particolare, nella teologia della liberazione si interpreta religiosamente l'oppressione di classe, vale a dire quella che origina dai meccanismi sociali per i quali, nei processi produttivi, i più servono ai meno e non beneficiano se non marginalmente della ricchezza da loro creata. Nella teologia della liberazione, ma in fondo in generale nel modello Esodo ci si avvicina agli ideali delle democrazie popolari contemporanee, che del resto dal modello Esodo  sono state abbastanza influenzate, perché non si fa più conto su sovrani, e anzi rispetto ad essi ci si pone come potenza critica, ma ce se ne distanzia abbastanza nell'ideologia a base teologica riguardante il popolo oggetto della liberazione, del quale, su base veterotestamentaria, non si definiscono bene le dinamiche libertarie interne, vale a dire la capacità autonoma di darsi regole e finalità. L'ideologia democratica come oggi la concepiamo è infatti uno sviluppo piuttosto recente, che risale grosso modo alla metà del secolo scorso, è ancora non è stata veramente assimilata dalle nostre concezioni di fede, nelle quali si tende ancora, secondo la concezione della civiltà cristiana che aveva forti agganci nell'antico pensiero filosofico greco integrato dagli inizi del secondo millennio nella ideologia politica della nostra religione, a concepire la democrazia di massa essenzialmente come una forma di dissolutezza e di ribellione.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli