venerdì 24 gennaio 2014

L'autonomia delle cose create e il lavoro in Azione Cattolica


L'autonomia delle cose create e il lavoro in Azione Cattolica

 

 In un intervento di qualche tempo fa ho coniato lo slogan "L'Azione Cattolica è la parrocchia in azione" per rendere l'idea che in Azione Cattolica non si viene solo per ricevere ma anche per dare e, nella specie, per contribuire creativamente a un lavoro comune. Il dare nel senso di contribuire è l'azione che caratterizza fortemente la nostra esperienza associativa e anche la distingue da diverse altre che ci sono nel mondo laicale della nostra religione: essa impronta di sé anche il modo con cui si riceve, definisce quindi un preciso stile di laico di fede. Quest'ultimo si manifesta in particolare nella piena adesione al metodo democratico in ciò che si fa collettivamente come laici, che non significa principalmente che le cose si decidono a maggioranza, perché se non ci fosse una condivisione universale delle idealità fondamentali, quindi molto più ampia, direi totalitaria, di quella che si può esprimere in una maggioranza, verrebbe a mancare il fondamento del nostro voler essere insieme, ma rispetto della dignità altrui, affermazione dell'uguaglianza intesa come pari dignità delle persone umane. Questo grande principio che ha fondamento religioso, perché è collegato con l'idea di comune figliolanza divina e prescinde dall'osservazione di come vanno realmente le cose nella natura e nella società, e che è alla base delle principali idealità della nostra nuova Europa e in particolare della sua ideologia dei diritti umani fondamentali, per cui si tende ad affermare l'esistenza di una cittadinanza universale da attribuire ad ogni essere umano per il solo fatto di esistere e a prescindere dal suo inserimento in un sistema politico particolare, è stato a lungo vivamente e duramente contrastato nella nostra confessione religiosa e nella civiltà  ad essa improntata. Ciò è stato riconosciuto francamente, con la massima autorità religiosa nella nostra confessione di fede, nel corso della preparazione del Grande Giubileo dell'Anno 2000 e della celebrazione di questo grande evento liturgico, che si è voluto organizzare anche come una ricapitolazione  della lunga storia della nostra esperienza di grande collettività di fede per discernervi il bene dal male, quindi ammettendo che non tutto era stato bene, non per ergerci indebitamente a giudici delle personalità morale di gente del nostro lungo passato, in una sorta di anticipazione del giudizio universale, ma per stabilire ciò che oggi si debba considerare un esempio da imitare per la nostra fede. Non sempre si ha chiara consapevolezza della grandissima importanza di questa che considero una delle massime conquiste culturali della nostra storia di fede e che si è manifestata tra infinite e dure polemiche, sulle quali ha infine prevalso lo spirito profetico del papa Giovanni Paolo 2°, il quale quest'anno, proclamato santo, sarà indicato come esempio per tutti noi. Infatti la memoria  religiosa del passato è un fattore cruciale per chi, come si fa nella nostra confessione religiosa, considera che le principali idealità di fede conseguano anche a una tradizione storica e quindi si volge anche al passato per cercarvi un sicuro orientamento.
  L'idea di potere contribuire creativamente da laici nella cose di fede si è affermata piuttosto recentemente nella nostra confessione religiosa, diciamo dalla fine dell'Ottocento, e non senza contrasti e passi indietro. E solo dalla metà degli scorsi anni Sessanta che essa ha piena cittadinanza tra noi, in religione. In precedenza era stata più volte tacciata di (scambiata come) deviazione ideologica illecita e come tale punita anche piuttosto duramente, anche se, a partire dall'Ottocento, l'affermarsi della democrazia politica in Europa e in altre parti del mondo ha impedito di punirla con le pene cosiddette criminali, ad esempio con la morte, la detenzione carceraria o altre forme di esclusioni od umiliazioni sociali, che erano state ampiamente praticate nella storia tragica della nostra esperienza di collettività religiosa. Al fondamento di questo modo di agire da gente di fede nel mondo in cui si vive vi è la concezione che le realtà terrene, cosiddette per distinguerle da quelle soprannaturali, hanno una loro  autonomia, vale a dire leggi e valori propri che gli esseri umani devono gradatamente scoprire, usare e ordinare (questa è la definizione di autonomia delle realtà terrene che si trova nella Costituzione pastorale Gaudium et spes [=la  gioia e la speranza] promulgata nel corso del Concilio Vaticano 2° [1962-1965], che è legge fondamentale per la nostra confessione religiosa). L'aver riconosciuto questa autonomia ha comportato anche configurare un nuovo ruolo dei laici di fede nella società, perché si è anche ammessa l'insufficienza della sola cultura teologica, quella che forma gli esponenti della nostra gerarchia religiosa, per comprendere il mondo in cui si vive e in cui e a cui la fede deve essere portata e, di conseguenza, la necessità di una missione, e quindi una vocazione, di illuminazione specificamente religiosa che si deve attribuire a coloro che  sono maggiormente competenti nelle cose terrene, secondo le leggi e i valori ad esse propri, quindi anche e anzi particolarmente ai laici:
         "Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio.
         A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte     secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e al Redentore".
          (dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium  [=luce per le genti] del   Concilio Vaticano 2° - 1962/1965, che è legge fondamentale per la nostra confessione religiosa].
 A partire dalla fine degli anni Sessanta l'Azione Cattolica, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet ha legato fortemente il proprio destino all'attuazione pratica del nuovo modello laicale delineato nei documenti del Concilio Vaticano 2° che caratterizza fortemente anche un modello generale di collettività religiosa di fede nuovo, non nel senso che dipenda da nuove idealità di fede, perché esse non sono mutate, ma nel senso  di mai storicamente attuato prima.
 Come è chiaro da quello che ho scritto, la missione  dell'Azione Cattolica richiede un impegno per contribuire creativamente  al lavoro comune. Ciò significa, appunto, che in AC non si viene solo per ricevere istruzione, direttive e solidarietà, ma per dare nel modo del contribuire. Questa azione non è qualcosa di accessorio, che si aggiunge come elemento per  così dire accidentale, che può esserci o non esserci, all'esperienza di fede, ma è diventata costituiva del modello di persona di fede laica che si ritiene necessario per poter diffondere la  fede nel mondo di oggi. Ora, constatare che il nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica è ancora per così dire in uno stato embrionale, di pura sussistenza,  può significare che nella nostro quartiere le persone di fede non hanno preso coscienza di questa missione nuova  del laico che è richiesta dalle esigenze contemporanee di diffusione delle nostre idealità religiose, come riconosciuto nelle leggi del Concilio Vaticano 2° che ho citato? Oppure, e questa è un'ipotesi che occorre considerare, ad un certo punto si è, come dire, operata una selezione, probabilmente non intenzionale, prodottasi come effetto pratico dell'accentuazione data ad altri tipi di spiritualità che sicuramente sono legittimi, utili e belli, tra le persone di fede del nostro quartiere, per cui quelle che sarebbero state più propense ad un lavoro del tipo di quello dell'AC sono state indotte a trovare ambienti più accoglienti? In entrambi i casi viene in questione la responsabilità di noi che costituiamo l'attuale gruppo parrocchiale di AC, per ciò che rientra nelle nostre forze e nelle nostre capacità: dobbiamo in questo essere, secondo la recente esortazione del nostro vescovo, Chiesa in uscita, costruire un modo di rivolgerci a quelli tra cui viviamo che riesca nuovamente a coinvolgerli in questo lavoro essenziale per la nostra collettività religiosa del contribuire creativamente da laici di fede alla nostra comune esperienza religiosa. Si tratta di lanciare un appello, costruire un ambiente, disporsi ad accogliere.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli