Interpretare il senso religioso di ciò che accade
Per quanto, in religione, si vada abbastanza
orgogliosi del fatto che la nostra confessione ha ormai oltre duemila anni di
storia, tanto che abbiamo deciso di ricominciare a contare il tempo dall'epoca
in cui abbiamo situato la nascita del Nazareno, in genere sorvoliamo abbastanza
sull'era nuova in cui la nostra collettività religiosa si è sviluppata, fino a
diffondersi in tutto il mondo. E quando ce ne occupiamo spesso ciò che ci
raccontiamo su di essa è fortemente influenzato, e talvolta distorto, da
esigenze ideologiche, in particolare da quella di presentarci sempre, come regno religioso, dalla parte del bene. Altre volte
invece sono sensibili esigenze ideologiche di segno opposto, secondo le quali
si concepisce la storia dei due millenni della nostra confessione come una
serie di cadute, di allontanamenti dalla purezza originaria, per cui, per
migliorare, alla fine ci si propone di tornare
alle origini. Comunque, l'approfondimento storico non è considerato
veramente essenziale per la formazione religiosa, tanto che non se ne tratta
nell'iniziazione catechetica e lo si riserva a tempi successivi, quelli della
crescita della coscienza di fede, che però, in molti casi, non arrivano mai. E,
a differenza di ciò che accade nel catechismo propriamente detto, lo studio
della storia dell'era cristiana non è
organizzato sistematicamente, per cui ognuno se lo deve costruire faticosamente
con risorse proprie. In genere si teme che il tema possa dare argomenti contro
la fede, ed effettivamente è così. Ma è vero anche che una fede non agganciata
alla storia non si differenzia poi molto dagli antichi miti religiosi: è
appunto la molta storia vera che c'è dentro che distingue particolarmente le
narrazioni bibliche dalle fantasie delle antiche religioni politeistiche del
mondo romano e greco che la nostra confessione di fede abbastanza rapidamente
soppiantò.
La grande stagione di
riforme che la nostra collettività religiosa ha vissuto negli scorsi anni
Sessanta fu caratterizzata anche dalla maggiore attenzione all'analisi delle
dinamiche del mondo in cui si viveva. Questo tema fu teologicamente compreso
come prendere consapevolezza dei segni
dei tempi, sulla base dell'esortazione evangelica che si legge nei Vangeli
sinottici (Mt 16,2-3; Lc 12,55). In realtà fu una concezione che fu molto
influenzata dall'importanza che, nel comprendere le società contemporanee per
influenzarle religiosamente, avevano assunto le scienze sociologiche e
antropologiche rispetto al campo, sempre molto esteso e determinante, di quelle
teologiche, in particolare della teologia dogmatica che era la più
autoreferenziale (fondata su sé medesima al modo della matematica) di tutte.
Per quanto ritengo di aver capito, il primo documento del nostro vertice romano
significativo di questo orientamento fu l'enciclica Pacem in terris [=la pace sulla Terra], del 1963, del Papa Giovanni
23° (1958-1963).
"Segni
dei tempi
21. Tre
fenomeni caratterizzano l’epoca moderna.
Anzitutto l’ascesa
economico-sociale delle classi lavoratrici. Nelle prime fasi del loro movimento
di ascesa i lavoratori concentravano la loro azione nel rivendicare diritti a
contenuto soprattutto economico-sociale; la estendevano quindi ai diritti di
natura politica; e infine al diritto di partecipare in forme e gradi adeguati
ai beni della cultura. Ed oggi, in tutte le comunità nazionali, nei lavoratori
è vividamente operante l’esigenza di essere considerati e trattati non mai come
esseri privi di intelligenza e di libertà, in balia dell’altrui arbitrio, ma
sempre come soggetti o persone in tutti i settori della convivenza, e cioè nei
settori economico-sociali, in quelli della cultura e in quelli della vita
pubblica.
22. In secondo luogo
viene un fatto a tutti noto, e cioè l’ingresso della donna nella vita pubblica:
più accentuatamente, forse, nei popoli di civiltà cristiana; più lentamente, ma
sempre su larga scala, tra le genti di altre tradizioni o civiltà. Nella donna,
infatti, diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria
dignità. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come
strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell’ambito della
vita domestica che in quello della vita pubblica.
23. Infine la
famiglia umana, nei confronti di un passato recente, presenta una
configurazione sociale-politica profondamente trasformata. Non più popoli
dominatori e popoli dominati: tutti i popoli si sono costituiti o si stanno
costituendo in comunità politiche indipendenti.
24. Gli esseri umani,
in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di uno stato
autonomo e indipendente, o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi suddito di
poteri politici provenienti dal di fuori della propria comunità umana o gruppo
etnico. In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il complesso di
inferiorità protrattosi per secoli e millenni; mentre in altri si attenua e
tende a scomparire il rispettivo complesso di superiorità, derivante dal
privilegio economico-sociale o dal sesso o dalla posizione politica.
Al contrario è
diffusa assai largamente la convinzione che tutti gli uomini sono uguali per
dignità naturale. Per cui le discriminazioni razziali non trovano più alcuna
giustificazione, almeno sul piano della ragione e della dottrina; ciò
rappresenta una pietra miliare sulla via che conduce all’instaurazione di una
convivenza umana informata ai principi sopra esposti. Quando, infatti, negli
esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può
non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono
titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della
loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli
stessi diritti e di rispettarli.
25. E quando i rapporti
della convivenza si pongono in termini di diritti e di doveri, gli esseri umani
si aprono sul mondo dei valori spirituali, e comprendono che cosa sia la
verità, la giustizia, l’amore, la libertà; e diventano consapevoli di
appartenere a quel mondo. Ma sono pure sulla via che li porta a conoscere
meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumere il rapporto fra se
stessi e Dio a solido fondamento e a criterio supremo della loro vita: di
quella che vivono nell’intimità di se stessi e di quella che vivono in
relazione con gli altri."
Dall'enciclica
Pacem in terris (=la pace sulla
Terra), del 1963, del Papa Giovanni 23°. Il testo integrale può essere letto
sul WEB in:
http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html
Il campo propriamente
storico riguardante l'era cristiana rimase ancora a lungo proprio solo degli
specialisti, vale a dire che si stentò a trarne conseguenze pratiche per la
vita di fede, rimanendo prevalentemente, per ciò che riguarda la collettività
generale dei fedeli, lo spazio dell'agiografia, delle narrazioni piuttosto
influenzate da esigenze ideologiche. In genere furono i critici della nostra
esperienza religiosa a dedicarvisi particolarmente, per trarne (facilmente)
argomenti antireligiosi e questo perché
la storia di ciò che in genere si individua come civiltà cristiana comprende senz'altro fatti che, con la
sensibilità contemporanea, definiamo crimini
contro l'umanità. Così gli storici di parte religiosa furono piuttosto
impegnati nello sviluppare azioni di difesa, in genere cercando di contestualizzare il male che la nostra
religione aveva prodotto, inquadrandolo nelle concezioni e consuetudini dei
tempi in cui era stato generato e, in tal modo, cercando di sterilizzarlo come argomento contro la
fede. E' solo durante il ministero del papa Giovanni Paolo 2° che fummo
esortati a riflettervi sopra collettivamente, anche in azioni propriamente liturgiche, per trarne conseguenze per
la nostra vita di fede. Di solito, nell'azione di purificazione della memoria si tese, e si tende, a preservare
dall'analisi critica i primi secoli della nostra confessione, quelli delle
persecuzioni, ritenendoli esenti dalle distorsioni successive, prodottesi
quando la nostra fede venne posta alla base dei poteri politici dominanti in
Europa. In realtà può essere facilmente dimostrato che tutto ciò che oggi
consideriamo aberrazione era presente in forma embrionale già dalle origini,
addirittura in epoca apostolica. Il lavoro di approfondimento storico, a
differenza di quello sociologico o antropologico, può dunque portare a una
profonda revisione delle nostre concezioni di fede.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli