mercoledì 4 dicembre 2013

Riunione del 3 dicembre 2013


Riunione del 3 dicembre 2013

 
 Nella riunione di oggi, prendendo spunto dalle letture di domenica prossima, in cui si celebrerà la liturgia della solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (Gen 3,9-15.20; Sal 97; Rm 15,4-9; Lc 1,26-38) si è dibattuto sul ruolo della donna nella società e nella Chiesa cattolica.
 Si è osservato che nella nostra Chiesa si è avuta sempre la massima considerazione delle donne, fin dalle origini, tenendo conto dell'importanza della figura di Maria, la madre di Gesù. Immacolata Concezione significa che riteniamo che essa sia stata concepita senza peccato originale, quell'inclinazione al male, quella ferita, che ci porta a peccare. Non significa tuttavia che, in virtù di tale sua particolare dote, Maria sia stata automaticamente preservata dai peccati: noi riteniamo che non abbia peccato mai per la sua fedeltà e obbedienza a Dio.
 La Chiesa non considera le donne uguali  agli uomini, si è detto. Il modello delle donne è la Madonna, quello degli uomini Cristo. Le donne hanno per natura peculiarità loro proprie che le distinguono dagli uomini. L'errore del femminismo è stato quello di volere rendere le donne come gli uomini.
 A questo punto è sorta una animata discussione con chi obiettava che storicamente il femminismo non si proponeva di rendere le donne come gli uomini, ma, anzi, di combattere  e cambiare la società violenta e fonte di sopraffazione dominata dagli uomini, perché le femministe ritenevano che le donne fossero migliori degli uomini. E' stato allora  ricordato che le femministe volevano l'aborto libero e la contraccezione e volevano anche che le donne fossero padrone del proprio corpo, per avere una sessualità simile a quella dell'uomo, e che ciò era contrario ai comandamenti religiosi. C'è stato però chi ha ribadito che essere come gli uomini non era l'obiettivo del femminismo, che si sviluppò negli anni '60/'70 del Novecento anche dal punto di vista dei costumi sessuali, ma che l'obiettivo era semmai di raggiungere una pari dignità della condizione sociale femminile con quella maschile, senza alcun cedimento ai costumi maschili che anzi si voleva combattere e  che, anche prima dello sviluppo del movimento femminista moderno, l'aborto, che all'epoca era un reato, era largamente praticato con tecniche artigianali e pericolose tra le donne italiane, anche tra quelle cattoliche e nel mondo contadino largamente pervaso dalla fede popolare, in particolare tra le donne appartenenti ai ceti più poveri, costrette talvolta a farsi delinquenti per la società civile e per quella religiosa e a rischiare le loro vite per evitare l'asservimento alla povertà. Nessuno ha messo in dubbio che l'aborto sia considerato dalla Chiesa un peccato molto grave, ma c'è chi ha voluto segnalare che l'aborto libero e garantito, come si diceva negli scorsi anni '70 (questo era lo slogan del femminismo dell'epoca), vale a dire praticato in condizioni di sicurezza sanitaria e sulla base della sola volontà della donna, non era, in sé, uno dei traguardi del femminismo, perché l'aborto era sempre considerato un male, un evento doloroso, ma era visto come una mezzo per liberare le donne dall'asservimento sociale causato da gravidanze multiple e indesiderate, spesso perché insostenibili economicamente.
 Il discorso è quindi passato a trattare se le donne debbano, per comandamento religioso, essere sottomesse  all'uomo. C'è stato chi se ne è detto convinto, perché altrimenti si sarebbero come stracciate parti delle scritture sacre, e chi invece ha osservato che, ad esempio, l'attuale codice di diritto canonico, promulgato nel 1983 dal papa Giovanni Paolo 2°, non prevede più tale sottomissione e che la parti della scrittura, in particolare quelle risalenti alle origini della nostra  fede religiose, in cui si fa menzione di tale condizione della donna possono essere storicamente situate e interpretate alla luce del comandamento dell'amore reciproco alle quali pure esse sono ispirate.
 Quanto alla posizione della Chiesa nei riguardi del trattamento fatto alle donne, come spiegare, si è osservato, se si ritiene che la Chiesa abbia sempre valorizzato la figura delle donne, che il 12 marzo 2000, nella solenne liturgia della Giornata del Perdono, presieduta dal Papa Giovanni Paolo 2° si chiese perdono per i peccati che, anche da parte di  cristiani, avevano ferito la dignità delle donne, troppo spesso umiliate ed emarginate, la cui dignità era stata offesa e i cui diritti erano stati conculcati?
 Le due linee emerse nel corso del dibattito non hanno trovato una composizione, per cui l'argomento dovrà essere approfondito.
  Sono state poi proiettate alcune sequenze dello sceneggiato televisivo I promessi sposi, tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro Manzoni, andato in onda nel 1967 per la regia di Sandro Bolchi e su sceneggiatura dello stesso Bolchi e di Riccardo Bacchelli. Esse riguardavano l'episodio della conversione dell'Innominato (interpretato dall'attore Salvo Randone) davanti al cardinale Federigo Borromeo (interpretato da Mario Feliciani). E' apparso in linea con la discussione di poco prima la sequenza in cui l'Innominato, rivoltandosi nel sonno in preda a moti di coscienza, si chiede se egli avrebbe dovuto chiedere perdono a Lucia Mondella, a una donna!.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli