Riunione del 3 dicembre 2013
Nella riunione di oggi, prendendo spunto
dalle letture di domenica prossima, in cui si celebrerà la liturgia della
solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (Gen 3,9-15.20;
Sal 97; Rm 15,4-9; Lc 1,26-38) si è dibattuto sul ruolo della donna nella
società e nella Chiesa cattolica.
Si è osservato che
nella nostra Chiesa si è avuta sempre la massima considerazione delle donne,
fin dalle origini, tenendo conto dell'importanza della figura di Maria, la madre di Gesù. Immacolata Concezione significa che
riteniamo che essa sia stata concepita senza peccato originale,
quell'inclinazione al male, quella ferita, che ci porta a peccare. Non
significa tuttavia che, in virtù di tale sua particolare dote, Maria sia stata
automaticamente preservata dai peccati: noi riteniamo che non abbia peccato mai
per la sua fedeltà e obbedienza a Dio.
La Chiesa non
considera le donne uguali agli uomini, si è detto. Il modello delle
donne è la Madonna, quello degli uomini Cristo. Le donne hanno per natura
peculiarità loro proprie che le distinguono dagli uomini. L'errore del femminismo è stato quello di volere
rendere le donne come gli uomini.
A questo punto è
sorta una animata discussione con chi obiettava che storicamente il femminismo non si
proponeva di rendere le donne come
gli uomini, ma, anzi, di combattere e
cambiare la società violenta e fonte di sopraffazione dominata dagli uomini, perché
le femministe ritenevano che le donne fossero migliori degli uomini. E' stato allora ricordato che le femministe volevano l'aborto
libero e la contraccezione e volevano anche che le donne fossero padrone del
proprio corpo, per avere una sessualità simile a quella dell'uomo, e che ciò
era contrario ai comandamenti religiosi. C'è stato però chi ha ribadito che essere come gli uomini non era
l'obiettivo del femminismo, che si sviluppò negli anni '60/'70 del Novecento anche dal punto di vista dei costumi sessuali, ma che l'obiettivo era semmai di
raggiungere una pari dignità della condizione sociale femminile con quella maschile, senza alcun cedimento
ai costumi maschili che anzi si voleva combattere e che, anche prima dello sviluppo del movimento
femminista moderno, l'aborto, che all'epoca era un reato, era largamente
praticato con tecniche artigianali e pericolose tra le donne italiane, anche
tra quelle cattoliche e nel mondo contadino largamente pervaso dalla fede
popolare, in particolare tra le donne appartenenti ai ceti più poveri, costrette
talvolta a farsi delinquenti per la società civile e per quella religiosa e a
rischiare le loro vite per evitare l'asservimento alla povertà. Nessuno ha
messo in dubbio che l'aborto sia considerato dalla Chiesa un peccato molto
grave, ma c'è chi ha voluto segnalare che l'aborto libero e garantito, come si diceva negli scorsi anni '70 (questo era lo slogan del femminismo
dell'epoca), vale a dire praticato in condizioni di sicurezza sanitaria e sulla
base della sola volontà della donna, non era, in sé, uno dei traguardi del femminismo,
perché l'aborto era sempre considerato un male, un evento doloroso, ma era
visto come una mezzo per liberare le donne dall'asservimento sociale causato da
gravidanze multiple e indesiderate, spesso perché insostenibili economicamente.
Il discorso è quindi
passato a trattare se le donne debbano, per comandamento religioso, essere sottomesse all'uomo. C'è stato chi se ne è detto
convinto, perché altrimenti si sarebbero come stracciate parti delle scritture
sacre, e chi invece ha osservato che, ad esempio, l'attuale codice di diritto
canonico, promulgato nel 1983 dal papa Giovanni Paolo 2°, non prevede più tale
sottomissione e che la parti della scrittura, in particolare quelle risalenti
alle origini della nostra fede
religiose, in cui si fa menzione di tale condizione della donna possono essere
storicamente situate e interpretate alla luce del comandamento dell'amore
reciproco alle quali pure esse sono ispirate.
Quanto alla posizione
della Chiesa nei riguardi del trattamento fatto alle donne, come spiegare, si è
osservato, se si ritiene che la Chiesa abbia sempre valorizzato la figura delle
donne, che il 12 marzo 2000, nella solenne liturgia della Giornata del Perdono,
presieduta dal Papa Giovanni Paolo 2° si chiese perdono per i peccati che,
anche da parte di cristiani, avevano ferito la dignità delle donne, troppo spesso
umiliate ed emarginate, la cui dignità era stata offesa e i cui diritti erano
stati conculcati?
Le due linee emerse
nel corso del dibattito non hanno trovato una composizione, per cui l'argomento
dovrà essere approfondito.
Sono state poi
proiettate alcune sequenze dello sceneggiato televisivo I promessi sposi, tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro
Manzoni, andato in onda nel 1967 per la regia di Sandro Bolchi e su
sceneggiatura dello stesso Bolchi e di Riccardo Bacchelli. Esse riguardavano
l'episodio della conversione dell'Innominato (interpretato dall'attore Salvo
Randone) davanti al cardinale Federigo Borromeo (interpretato da Mario
Feliciani). E' apparso in linea con la discussione di poco prima la sequenza in
cui l'Innominato, rivoltandosi nel sonno in preda a moti di coscienza, si
chiede se egli avrebbe dovuto chiedere perdono a Lucia Mondella, a una donna!.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli