martedì 3 dicembre 2013

L'esperienza associativa


L'esperienza associativa

 
 L'Azione Cattolica è una federazione di associazioni di laici che si articola a livello parrocchiale, diocesano e nazionale e che si è data comuni ideali e finalità. Essa è integrata con l'organizzazione gerarchica espressa dal clero cattolica, nel senso che si propone di collaborare con i vescovi per l'animazione religiosa della società e che i suoi dirigenti, a tutti i livelli, sono nominati da autorità costituite del clero, su proposta di Consigli  di origine elettiva. Tuttavia gli obiettivi, le linee programmatiche a lunga scadenza e la programmazione di dettagli delle attività sono frutto dell'iniziativa autonoma di organi elettivi che derivano dagli associati. Questo spazio di autonomia per i laici distingue l'Azione Cattolica da altre organizzazioni di impegno laicale in cui non c'è,  o non c'è nell'estensione che ha in Azione Cattolica. A tutti i livelli dell'Azione Cattolica le decisioni collettive vengono prese e attuate in modo democratico, l'unico in grado di salvaguardare unità e pluralismo. Questo significa che sono ammessi il dissenso delle minoranze e la compresenza di più linee di pensiero e di azione.
  L'Azione Cattolica non è un'organizzazione che si propone l'indottrinamento  della base, ma la formazione dei suoi associati e, in particolare, l'autoformazione, basandosi su risorse proprie. Non è un'associazione diretta dai preti, che vi svolgono invece il ruolo di assistenti, vale a dire che affiancano e consigliano e, nel campo loro proprio, insegnano. I suoi dirigenti sono periodicamente rinnovati con metodo democratico, non per cooptazione, vale a dire per chiamata da parte dei precedenti dirigenti.
 Dopo il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) l'Azione Cattolica è particolarmente impegnata a formare e manifestare nella nostra collettività religiosa e nella società civile il modello di laico ideato nel corso di quella grande congregazione di nostri capi religiosi, di vescovi provenienti da tutto il mondo, compreso il vescovo di Roma, che nella  nostra confessione ha l'onere di essere padre universale. Per certi aspetti quel tipo di laico non ha precedenti storici e corrisponde ai tempi nuovi in cui i popoli hanno potuto avere voce, dopo le ere dell'assoggettamento a dinastie sovrane in condizione di inferiore dignità, al modo degli schiavi o, al meglio, dei figli rispetto ai padri di una volta. La conciliazione tra fede e democrazia è uno dei campi cruciali di impegno dell'Azione Cattolica. Un altro è l'esame realistico e competente delle dinamiche sociali e storiche i cui l'azione dei laici di fede deve svilupparsi.
 L'Azione Cattolica è composta di laici che operano nella società nei vari modi in cui lo si può fare, ad esempio nella  costituzione e sviluppo della famiglie, nel mondo del lavoro, nel mondo della ricerca tecnologica e scientifica. Essa non  si propone di intervenire direttamente, come corpo sociale, nelle cose del mondo, ma di essere sede di formazione, di confronto e di ideazione dei laici di fede per collaborare con ogni persona animata da rette intenzioni per rinnovare il mondo sulla base dei principi religiosi.
 Non ci si può aspettare che il clero disponga sempre delle soluzioni per ogni problema sociale e possa dare conseguentemente direttive efficaci su tutto. Ogni illusione in merito si è rivelata vana. Ciò è stato formalmente riconosciuto dai capi religiosi della nostra confessione all'inizio degli anni '60.  La dottrina sociale della Chiesa, vale a dire quell'esteso corpo di insegnamenti prevalentemente di  natura etica che ha avuto ad oggetto l'ordinamento e i problemi delle società civili, si è quindi sviluppata nel senso di chiedere in modo sempre più pressante la collaborazione della competenze dei laici. Con la teologia, ad esempio, la disciplina in cui il clero è generalmente più ferrato, non si può far funzionare un sistema economico, anche se la teologia fornisce molti principi utili per orientare l'ideazione dei modelli economici nella direzione del pieno e libero sviluppo delle esigenze fondamentali delle persone umane. L'autonomia delle realtà temporali, che significa che il mondo non può essere capito solo utilizzando la teologia, è una conquista culturale molto recente per la nostra confessione religiosa. Essa ha aperto un nuovo  e molto ampio spazio di azione propriamente religiosa per i laici. Precedentemente si riteneva che l'unica scelta giusta nelle cose della società fosse di obbedire  ai sovrani civili e a quelli religiosi nella misura in cui essi si fossero federati, fossero arrivati a un accordo per il  condominio sui popoli sui quali pretendevano di esercitare la loro autorità.
 Inizialmente, nell'Ottocento, la gerarchia orientò  le nuove opportunità di incidenza che si aprivano per i laici in democrazia per dare più forza a proprie rivendicazioni contro i sovrani civili, in particolare in Italia, dove l'unità si fece a spese dello stato che il nostro vertice religioso storicamente dominava nel centro della penisola. Raggiunto un compromesso con la controparte, come durante il fascismo italiano trionfante, la direttiva era invece quella opposta. E' solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l'azione autonoma di laici formatisi in organizzazioni di Azione Cattolica e simili salvò la gerarchia dal discredito in cui era caduta a seguito del crollo dei regimi con cui si era compromessa e, insieme, dette un contributo determinante alla costruzione della nuova Europa, che dalle nostre autorità religiose vennero le aperture e, insieme, l'appello a un ruolo attivo e autonomo dei laici di fede nelle società civili dove avevano acquisito un ruolo tanto importante (anche oggi l'Unione Europea è trascinata da un partito tedesco di ispirazione cristiano democratica). Questa tendenza fu molto rafforzata negli anni '80, in cui il vertice romano appoggiò con molta determinazione il movimento di laici della nostra confessione che dette il colpo di grazia al regime comunista polacco, cooperando a creare le condizioni, per effetto imitativo,  del crollo di tutti i regimi analoghi dominati nell'Europa orientale dai sovietici. Tuttavia, paradossalmente, tenendo conto del ruolo centrale che i laici cattolici democratici avevano avuto nella storia nazionale, da un certo punto in poi si diffuse un clima di sfiducia verso l'autonomia laicale e ciò almeno fino al 2005, quando invece venne un nuovo appello ai fedeli laici cristiani da parte della gerarchia, per una ripresa di un'azione sociale nello stile proposto agli inizi degli anni '60 e ci si cominciò a muovere in altra direzione. Possiamo riconoscere che, come Azione Cattolica,  abbiamo vissuto tempi non molto propizi negli anni '90 e fino alla metà del primo decennio del corrente millennio.
 Molte associazioni parrocchiali di Azione Cattolica, nei tempi sfavorevoli, si sono estinte e alcune, come quella nella nostra parrocchia  si sono ridotte allo stato embrionale, minimo, senza più l'articolazione per età che è prevista come normale. In questi casi si tratta di ripartire, di una vera e propria  rifondazione. Però non interessa tanto il numero degli aderenti, quanto rendere  nuovamente vitale una sede di confronto, dialogo, autoformazione ed autonoma elaborazione per i laici di fede ed anche con la società che c'è intorno. Naturalmente l'Azione Cattolica offre opportunità di svolgere questo lavoro anche fuori della parrocchia, ma è importante radicarlo in una dimensione di prossimità, nel posto dove si vive insieme, dove crescono i nostri figli, dove i più anziani passano gran parte della loro vita.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli