L'esperienza associativa
L'Azione Cattolica è una federazione di
associazioni di laici che si articola a livello parrocchiale, diocesano e
nazionale e che si è data comuni ideali e finalità. Essa è integrata con
l'organizzazione gerarchica espressa dal clero cattolica, nel senso che si
propone di collaborare con i vescovi per l'animazione religiosa della società e
che i suoi dirigenti, a tutti i livelli, sono nominati da autorità costituite
del clero, su proposta di Consigli di
origine elettiva. Tuttavia gli obiettivi, le linee programmatiche a lunga
scadenza e la programmazione di dettagli delle attività sono frutto
dell'iniziativa autonoma di organi elettivi che derivano dagli associati.
Questo spazio di autonomia per i laici distingue l'Azione Cattolica da altre
organizzazioni di impegno laicale in cui non c'è, o non c'è nell'estensione che ha in Azione
Cattolica. A tutti i livelli dell'Azione Cattolica le decisioni collettive
vengono prese e attuate in modo democratico, l'unico in grado di salvaguardare unità e
pluralismo. Questo significa che sono ammessi il dissenso delle minoranze e la
compresenza di più linee di pensiero e di azione.
L'Azione Cattolica
non è un'organizzazione che si propone l'indottrinamento
della base, ma la formazione dei
suoi associati e, in particolare, l'autoformazione, basandosi su risorse
proprie. Non è un'associazione diretta dai preti, che vi svolgono invece il
ruolo di assistenti, vale a dire che
affiancano e consigliano e, nel campo loro proprio, insegnano. I suoi dirigenti
sono periodicamente rinnovati con metodo democratico, non per cooptazione, vale
a dire per chiamata da parte dei precedenti dirigenti.
Dopo il Concilio
Vaticano 2° (1962-1965) l'Azione Cattolica è particolarmente impegnata a
formare e manifestare nella nostra collettività religiosa e nella società
civile il modello di laico ideato nel corso di quella grande congregazione di
nostri capi religiosi, di vescovi provenienti da tutto il mondo, compreso il
vescovo di Roma, che nella nostra
confessione ha l'onere di essere padre universale. Per certi aspetti quel tipo
di laico non ha precedenti storici e
corrisponde ai tempi nuovi in cui i popoli hanno potuto avere voce, dopo le ere
dell'assoggettamento a dinastie sovrane in condizione di inferiore dignità, al
modo degli schiavi o, al meglio, dei figli rispetto ai padri di una volta. La
conciliazione tra fede e democrazia è uno dei campi cruciali di impegno
dell'Azione Cattolica. Un altro è l'esame realistico e competente delle
dinamiche sociali e storiche i cui l'azione dei laici di fede deve svilupparsi.
L'Azione Cattolica è
composta di laici che operano nella società nei vari modi in cui lo si può
fare, ad esempio nella costituzione e
sviluppo della famiglie, nel mondo del lavoro, nel mondo della ricerca tecnologica
e scientifica. Essa non si propone di
intervenire direttamente, come corpo
sociale, nelle cose del mondo, ma di essere sede di formazione, di confronto e
di ideazione dei laici di fede per collaborare con ogni persona animata da
rette intenzioni per rinnovare il mondo
sulla base dei principi religiosi.
Non ci si può
aspettare che il clero disponga sempre delle soluzioni per ogni problema sociale e
possa dare conseguentemente direttive efficaci su tutto. Ogni illusione in merito si è
rivelata vana. Ciò è stato formalmente riconosciuto dai capi religiosi della nostra confessione all'inizio degli anni '60. La dottrina sociale della
Chiesa, vale a dire quell'esteso corpo di insegnamenti prevalentemente
di natura etica che ha avuto ad oggetto
l'ordinamento e i problemi delle società civili, si è quindi sviluppata nel
senso di chiedere in modo sempre più pressante la collaborazione della
competenze dei laici. Con la teologia, ad esempio, la disciplina in cui il
clero è generalmente più ferrato, non si può far funzionare un sistema
economico, anche se la teologia fornisce molti principi utili per orientare
l'ideazione dei modelli economici nella direzione del pieno e libero sviluppo delle
esigenze fondamentali delle persone umane. L'autonomia delle realtà temporali, che significa che il mondo non
può essere capito solo utilizzando la teologia, è una conquista culturale molto
recente per la nostra confessione religiosa. Essa ha aperto un nuovo e molto ampio spazio di azione propriamente
religiosa per i laici. Precedentemente si riteneva che l'unica scelta giusta
nelle cose della società fosse di obbedire
ai sovrani civili e a quelli religiosi
nella misura in cui essi si fossero federati,
fossero arrivati a un accordo per il
condominio sui popoli sui quali pretendevano di esercitare la loro
autorità.
Inizialmente,
nell'Ottocento, la gerarchia orientò le
nuove opportunità di incidenza che si aprivano per i laici in democrazia per dare
più forza a proprie rivendicazioni contro i sovrani civili, in particolare in
Italia, dove l'unità si fece a spese dello stato che il nostro vertice
religioso storicamente dominava nel centro della penisola. Raggiunto un
compromesso con la controparte, come durante il fascismo italiano trionfante, la
direttiva era invece quella opposta. E' solo dopo la Seconda Guerra Mondiale,
quando l'azione autonoma di laici formatisi in organizzazioni di Azione
Cattolica e simili salvò la gerarchia dal discredito in cui era caduta a
seguito del crollo dei regimi con cui si era compromessa e, insieme, dette un
contributo determinante alla costruzione della nuova Europa, che dalle nostre
autorità religiose vennero le aperture e, insieme, l'appello a un ruolo attivo
e autonomo dei laici di fede nelle società civili dove avevano acquisito un
ruolo tanto importante (anche oggi l'Unione Europea è trascinata da un partito
tedesco di ispirazione cristiano democratica). Questa tendenza fu molto
rafforzata negli anni '80, in cui il vertice romano appoggiò con molta
determinazione il movimento di laici della nostra confessione che dette il
colpo di grazia al regime comunista polacco, cooperando a creare le condizioni,
per effetto imitativo, del crollo di
tutti i regimi analoghi dominati nell'Europa orientale dai sovietici. Tuttavia,
paradossalmente, tenendo conto del ruolo centrale che i laici cattolici
democratici avevano avuto nella storia nazionale, da un certo punto in poi si
diffuse un clima di sfiducia verso l'autonomia laicale e ciò almeno fino al
2005, quando invece venne un nuovo appello ai fedeli laici cristiani da parte
della gerarchia, per una ripresa di un'azione sociale nello stile proposto agli
inizi degli anni '60 e ci si cominciò a muovere in altra direzione. Possiamo
riconoscere che, come Azione Cattolica,
abbiamo vissuto tempi non molto propizi negli anni '90 e fino alla metà
del primo decennio del corrente millennio.
Molte associazioni
parrocchiali di Azione Cattolica, nei tempi sfavorevoli, si sono estinte e alcune, come quella
nella nostra parrocchia si sono ridotte
allo stato embrionale, minimo, senza più l'articolazione per età che è prevista
come normale. In questi casi si tratta di ripartire, di una vera e propria rifondazione. Però non interessa tanto il numero degli aderenti, quanto
rendere nuovamente vitale una sede di
confronto, dialogo, autoformazione ed autonoma elaborazione per i laici di fede
ed anche con la società che c'è intorno. Naturalmente l'Azione Cattolica offre
opportunità di svolgere questo lavoro anche fuori della parrocchia, ma è
importante radicarlo in una dimensione di prossimità, nel posto dove si vive
insieme, dove crescono i nostri figli, dove i più anziani passano gran parte
della loro vita.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli