L'arte di costruire il senso della vita
"…noi
consideriamo la libertà umana, almeno nella «nostra parte»
del mondo, un fatto ovvio … D'altro canto tendiamo a credere con uguale
fermezza di non poter fare molto -individualmente, con alcuni altri o tutti
insieme- per cambiare il modo in cui vanno o sono fatte andare le cose del
mondo ... Se la battaglia per la libertà
è stata vinta, come si spiega che la capacità umana di immaginare un
mondo migliore e di fare qualcosa per migliorarlo non è tra i trofei di questa
vittoria? E ancora, che genere di libertà
è quella che frustra l'immaginazione e tollera l'impotenza delle persone
libere nelle questioni che le riguardano? ... è possibile che l'aumento della libertà individuale coincida
con l'impotenza collettiva in quanto i ponti tra vita pubblica e vita privata
sono stati abbattuti o non sono mai
stati costruiti; oppure, per dirla diversamente, in quanto non esiste un modo
semplice e ovvio di tradurre le preoccupazioni private in questioni pubbliche e,
inversamente, di identificare e mettere in luce le questioni pubbliche nei
problemi privati … In assenza di ponti solidi e duraturi, nonché di perizia
nell'arte di tradurre, poco praticata o totalmente dimenticata, gli affanni e
le pene private non si sommano a cementarsi in cause comuni … L'opportunità di
mutare questa condizione dipende dall'«agorà» [termine del greco antico: assemblea e piazza pubblica per i raduni politici e per il mercato]: lo spazio né privato né pubblico, ma più
esattamente privato e pubblico al tempo stesso. Lo spazio in cui i problemi
privati si connettono in modo significativo …
lo spazio in cui possono nascere e prendere forma idee quali «bene
pubblico», «società giusta»
o «valori condivisi»".
[in BAUMAN Zygmunt, La
solitudine del cittadino globale, 1999, traduzione in italiano pubblicata da G.Feltrinelli
Editore Milano, 2000].
Le opere divulgative
dell'anziano sociologo Zygmunt Bauman (n.1925), che ha insegnato e vive in Gran
Bretagna, hanno molto successo perché spiegano, in termini accessibili al
grande pubblico e con toni profetici (di chi sa leggere i segni dei tempi), alcuni gravi problemi sociali della
nostra epoca. Anche mio zio Achille,
sociologo bolognese (1921-2008) aveva quella capacità e fu abbastanza ascoltato
in Italia, in particolare nella nostra collettività di fede, fino agli anni '80;
successivamente gli orientamenti da noi prevalenti in religione andarono in
altra direzione ed egli fu meno seguito e, come a me parve, si volle anche
dimenticarlo ritenendolo superato dai tempi, insieme ad altri esponenti del
movimento ideale al quale egli apparteneva. Nel libro Crisi di governabilità e mondi vitali (1980) fece più o meno le
osservazioni di Bauman per ciò che riguardava la situazione italiana. Ci sono
spazi pubblici/privati, che egli,
sulla scorta di una tradizione tedesca, definiva mondi vitali , in cui si forma il senso della vita e si fonda la
speranza di poter cambiare in meglio le cose e la fiducia di poterlo fare
mediante un'azione collettiva. Se il governo della società perde il contatto con essi, trasformandosi in una
sorta di macchina del potere il cui scopo è principalmente quello di mantenere
il potere, esso perde anche la sua principale forma di legittimazione sociale e
di sostegno pubblico nei regimi democratici, va avanti per forza di inerzia,
perde capacità progettuale e orientamento etico, rimane al suo posto solo in
quanto riempie un vuoto, ma la sua posizione diviene precaria, la sua struttura
fragile e può divenire preda di avventurieri spregiudicati. Mio zio Achille
aveva intuito una tendenza storica che si fece eclatante nel corso degli anni
'80 con la crisi della politica che
coinvolse tutte le potenze europee, sia ad occidente che ad oriente dalla linea
di frattura che, attraversando il continente da settentrione a meridione,
divideva l'Europa di allora tra regimi capitalisti e socialisti, come una cortina di ferro (espressione che risale
allo statista britannico Winston Churchill (1874-1965). Essa ebbe due esiti tra
loro opposti: ad oriente la dissoluzione di un'unione continentale, ad
occidente la creazione di una nuova unione continentale, che tuttora riscuote
uno strepitoso successo, come dimostrano il rapido aumento del numero degli
stati membri e di quelli che aspirano ad esserlo e i recenti moti ucraini
determinati dal desiderio delle masse di quella nazione di essere inclusi
nell'Unione Europea. La differenza fu determinata anche dall'azione dei
cristiano democratici nell'Europa occidentale.
Con l'improvviso e imprevisto collasso dell'impero sovietico, interpretato (con il
senno del poi un po' troppo frettolosamente e ottimisticamente) come il
risultato del dispiegarsi di un disegno provvidenziale (ciò che rese più
difficoltoso capirne, in religione, il reale senso sociale), in Italia (in cui tanto conto la presenza del
vertice supremo della nostra confessione) sostanzialmente si pose fine a quella sorta di armistizio tra cattolici
democratici e gerarchia che aveva consentito, al crollo del regime fascista con
il quale quest'ultima si era compromessa, di costituire e sorreggere da noi un
regime politico di democrazia popolare e di approvare una Costituzione
fortemente improntata al personalismo. In sostanza non fu ulteriormente
approfondita e promossa la riflessione sulle relazioni
tra fede e democrazia di popolo che
avrebbe potuto sorreggere una rinnovata iniziativa sociale dei nostri fedeli
laici. Del resto quello con il cattolicesimo democratico era stato appunto un armistizio, vale a dire una pace
precaria, perché in genere le nostra autorità religiose mal tolleravano la
pretese dei laici di ingerenza nel campo dei principi, anche di quelli non specificamente teologici, temendo che alla fine quel parlare di democrazia
potesse rifluire sulla nostra
organizzazione religiosa mettendone in questione vari aspetti e, innanzi tutto,
il suo carattere molto accentrato e l'essere nell'esclusivo dominio della sua componente maschile e clericale. Di
recente sono state pubblicate carte desecretate dei servizi di informazione
statunitensi e, stando a ciò che ho letto sul settimanale che le ha pubblicate,
il papa Paolo 6°, storicamente il più vicino al pensiero cattolico-democratico,
avrebbe detto, a proposito dei cattolici
democratici: "Sono brave persone, ma
questa è l'unica consolazione". A questo proposito è esemplare il caso
dell'enciclica Centesimus Annus
(1991), del papa Giovanni Paolo 2°, nella quale all'accettazione esplicita del
regime democratico come quello preferibile anche dal punto di vista della
dottrina sociale segue un aggiornamento dello storico principio di indifferenza verso i regimi politici
(che aveva portato al disonorevole compromesso con il regime fascista) nel
senso di escludere che "la Chiesa", nel quadro di un regime democratico,
abbia titolo per l'una o per esprimere preferenze per l'una o per l'altra
soluzione istituzionale o costituzionale. Ciò naturalmente è condivisibile
e apprezzabile se con il termine "Chiesa" si intende "la gerarchia cattolica",
quindi Papi e Vescovi, ma crea qualche problema se se ne fa discendere che anche i fedeli laici non abbiano titolo, come Chiesa, a esprimere quelle preferenze e quindi a sviluppare
una idonea ideologia democratica (o più ideologie) anche su basi di fede e a discuterne nella Chiesa. Infatti il
cattolicesimo democratico in Italia non si era limitato ad accettare, quando
ancora la gerarchia era attestata su tutt'altre posizioni, il regime
democratico come preferibile in una visione religiosa dell'ordine sociale, ma
si era sforzato di produrre anche idee sulle varie soluzioni che, all'interno
del sistema politico e sociale democratico, erano le più valide per
l'affermazione di principi di ordinamento sociale specificamente religiosi,
come quello riguardante la dignità della persona umana: da questo lavoro, ad
esempio, erano scaturite importantissime disposizioni della Costituzione della
nostra Repubblica. A quell'enciclica del 1991 seguì, nel 1992, la promulgazione
del testo del Catechismo della Chiesa
Cattolica, che sostanzialmente non è un'opera destinata all'iniziazione
religiosa ma un documento normativo con il quale si volle tagliare
corto su diverse questioni controverse ostacolando il dibattito su di esse.
Questo atteggiamento fece calare una sorta di gelo sul mondo del cattolicesimo democratico italiano, che stava
impegnandosi a pensare modi nuovi di azione sociale e politica nel mondo
scaturito dai rivolgimenti avvenuti tra l'89 e il '92. La gerarchia prese ad
operare nella società italiana autonomamente dalla componente cattolico democratica dela nostra collettività di fede. Il documento che ha segnato un
cambiamento di quell'orientamento è stata la Lettera
ai fedeli laici "Fare di Cristo il cuore del mondo" diffuso il 27
marzo 2005 dalla Commissione episcopale della CEI - Conferenza Episcopale
italiana per il laicato,
[ http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2005-07/18-16/letterafedelilaici.pdf
]
in cui si legge:
"Spetta al laico
saper declinare nelle «situazioni secolari»
l'annuncio cristiano. Spetta a lui trovare le parole per comunicare, in modo
vero ed efficace, l'unica Parola che salva. portare l'annuncio della
misericordia e del perdono nella città
degli uomini inserendolo nelle sue leggi, dialogare con le culture in cui è immerso, imparare ad ascoltarlo, a metterle
in crisi, a rianimarle alla luce del Vangelo".
Le nostre
collettività di fede, come è anche la
parrocchia, sono parte delle agorà di cui ha parlato Bauman e dei mondi vitali di cui ha scritto mio zio
Achille. C'è un lavoro da fare nella società del nostro tempo che ha anche una valenza specificamente missionaria e che richiede un
loro impegno; a mio modo di vedere, esse devono riprendere a dedicarvisi, in
particolare con l'impegno autonomo e creativo dei laici nei campi nei quali a loro è stata
riconosciuta fin dagli scorsi anni '60 una
loro particolare competenza, e tra essi quello della costruzione e riforma dei sistemi
democratici e sociali secondo i quali le società civili sono ordinate. Questi
temi presentano grande rilevanza per la vita di fede, come del resto nella
nostra confessione è stato sempre riconosciuto, e quindi non si può rimanere,
come gente di fede, indifferenti e muti
a loro riguardo, attendendo dalla gerarchia risposte che essa non riesce a dare
e delegandole trattative che talvolta si sono risolte in compromessi insoddisfacenti sotto diversi punti di vista.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli