venerdì 20 dicembre 2013

L'arte di costruire il senso della vita


L'arte di costruire il senso della vita

"…noi consideriamo la libertà umana, almeno nella «nostra parte» del mondo, un fatto ovvio … D'altro canto tendiamo a credere con uguale fermezza di non poter fare molto -individualmente, con alcuni altri o tutti insieme- per cambiare il modo in cui vanno o sono fatte andare le cose del mondo ... Se la battaglia per la libertà  è stata vinta, come si spiega che la capacità umana di immaginare un mondo migliore e di fare qualcosa per migliorarlo non è tra i trofei di questa vittoria? E ancora, che genere di libertà  è quella che frustra l'immaginazione e tollera l'impotenza delle persone libere nelle questioni che le riguardano? ... è possibile che  l'aumento della libertà individuale coincida con l'impotenza collettiva in quanto i ponti tra vita pubblica e vita privata sono  stati abbattuti o non sono mai stati costruiti; oppure, per dirla diversamente, in quanto non esiste un modo semplice e ovvio di tradurre le preoccupazioni private in questioni pubbliche e, inversamente, di identificare e mettere in luce le questioni pubbliche nei problemi privati … In assenza di ponti solidi e duraturi, nonché di perizia nell'arte di tradurre, poco praticata o totalmente dimenticata, gli affanni e le pene private non si sommano a cementarsi in cause comuni … L'opportunità di mutare questa condizione dipende dall'«agorà» [termine del greco antico: assemblea e piazza pubblica per i raduni politici e per il mercato]: lo spazio né privato né pubblico, ma più esattamente privato e pubblico al tempo stesso. Lo spazio in cui i problemi privati si connettono in modo significativo …  lo spazio in cui possono nascere e prendere forma idee quali «bene pubblico», «società giusta» o «valori condivisi»".
[in BAUMAN Zygmunt, La solitudine del cittadino globale, 1999, traduzione in italiano pubblicata da G.Feltrinelli Editore Milano, 2000].
  Le opere divulgative dell'anziano sociologo Zygmunt Bauman (n.1925), che ha insegnato e vive in Gran Bretagna, hanno molto successo perché spiegano, in termini accessibili al grande pubblico e con toni profetici (di chi sa leggere i segni dei tempi), alcuni gravi problemi sociali della nostra epoca.  Anche mio zio Achille, sociologo bolognese (1921-2008) aveva quella capacità e fu abbastanza ascoltato in Italia, in particolare nella nostra collettività di fede, fino agli anni '80; successivamente gli orientamenti da noi prevalenti in religione andarono in altra direzione ed egli fu meno seguito e, come a me parve, si volle anche dimenticarlo ritenendolo superato dai tempi, insieme ad altri esponenti del movimento ideale al quale egli apparteneva. Nel libro Crisi di governabilità e mondi vitali (1980) fece più o meno le osservazioni di Bauman per ciò che riguardava la situazione italiana. Ci sono spazi pubblici/privati, che egli, sulla scorta di una tradizione tedesca, definiva mondi vitali , in cui si forma il senso della vita e si fonda la speranza di poter cambiare in meglio le cose e la fiducia di poterlo fare mediante un'azione collettiva. Se il governo della società perde  il contatto con essi, trasformandosi in una sorta di macchina del potere il cui scopo è principalmente quello di mantenere il potere, esso perde anche la sua principale forma di legittimazione sociale e di sostegno pubblico nei regimi democratici, va avanti per forza di inerzia, perde capacità progettuale e orientamento etico, rimane al suo posto solo in quanto riempie un vuoto, ma la sua posizione diviene precaria, la sua struttura fragile e può divenire preda di avventurieri spregiudicati. Mio zio Achille aveva intuito una tendenza storica che si fece eclatante nel corso degli anni '80 con la crisi della politica che coinvolse tutte le potenze europee, sia ad occidente che ad oriente dalla linea di frattura che, attraversando il continente da settentrione a meridione, divideva l'Europa di allora tra regimi capitalisti e socialisti, come una cortina di ferro (espressione che risale allo statista britannico Winston Churchill (1874-1965). Essa ebbe due esiti tra loro opposti: ad oriente la dissoluzione di un'unione continentale, ad occidente la creazione di una nuova unione continentale, che tuttora riscuote uno strepitoso successo, come dimostrano il rapido aumento del numero degli stati membri e di quelli che aspirano ad esserlo e i recenti moti ucraini determinati dal desiderio delle masse di quella nazione di essere inclusi nell'Unione Europea. La differenza fu determinata anche dall'azione dei cristiano democratici nell'Europa occidentale.
  Con l'improvviso  e imprevisto  collasso dell'impero sovietico, interpretato (con il senno del poi un po' troppo frettolosamente e ottimisticamente)  come il risultato del dispiegarsi di un disegno provvidenziale (ciò che rese più difficoltoso capirne, in religione, il reale senso sociale), in  Italia (in cui tanto conto la presenza del vertice supremo della nostra confessione) sostanzialmente si pose fine  a quella sorta di armistizio tra cattolici democratici e gerarchia che aveva consentito, al crollo del regime fascista con il quale quest'ultima si era compromessa, di costituire e sorreggere da noi un regime politico di democrazia popolare e di approvare una Costituzione fortemente improntata al personalismo. In sostanza non fu ulteriormente approfondita e promossa  la riflessione sulle relazioni tra fede e democrazia di popolo che avrebbe potuto sorreggere una rinnovata iniziativa sociale dei nostri fedeli laici. Del resto quello con il cattolicesimo democratico era stato appunto un armistizio, vale a dire una pace precaria, perché in genere le nostra autorità religiose mal tolleravano la pretese dei laici di ingerenza nel campo dei principi, anche di quelli non  specificamente teologici, temendo  che alla fine quel parlare di democrazia potesse rifluire sulla nostra organizzazione religiosa mettendone in questione vari aspetti e, innanzi tutto, il suo carattere molto accentrato e l'essere nell'esclusivo dominio della sua componente maschile e clericale. Di recente sono state pubblicate carte desecretate dei servizi di informazione statunitensi e, stando a ciò che ho letto sul settimanale che le ha pubblicate, il papa Paolo 6°, storicamente il più vicino al pensiero cattolico-democratico, avrebbe detto,  a proposito dei cattolici democratici: "Sono brave persone, ma questa è l'unica consolazione". A questo proposito è esemplare il caso dell'enciclica Centesimus Annus (1991), del papa Giovanni Paolo 2°, nella quale all'accettazione esplicita del regime democratico come quello preferibile anche dal punto di vista della dottrina sociale segue un aggiornamento dello storico principio di indifferenza verso i regimi politici (che aveva portato al disonorevole compromesso con il regime fascista) nel senso di escludere che "la Chiesa", nel quadro di un regime democratico, abbia titolo per l'una o per esprimere preferenze per l'una o per l'altra soluzione istituzionale o costituzionale. Ciò naturalmente è condivisibile e apprezzabile se  con il termine "Chiesa" si intende "la gerarchia cattolica", quindi Papi e Vescovi, ma crea qualche problema se se ne fa discendere che anche i fedeli laici  non abbiano titolo, come Chiesa, a esprimere quelle preferenze e quindi a sviluppare una idonea ideologia democratica (o più ideologie) anche su basi di fede e a discuterne nella Chiesa. Infatti il cattolicesimo democratico in Italia non si era limitato ad accettare, quando ancora la gerarchia era attestata su tutt'altre posizioni, il regime democratico come preferibile in una visione religiosa dell'ordine sociale, ma si era sforzato di produrre anche idee sulle varie soluzioni che, all'interno del sistema politico e sociale democratico, erano le più valide per l'affermazione di principi di ordinamento sociale specificamente religiosi, come quello riguardante la dignità della persona umana: da questo lavoro, ad esempio, erano scaturite importantissime disposizioni della Costituzione della nostra Repubblica. A quell'enciclica del 1991 seguì, nel 1992, la promulgazione del testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, che sostanzialmente non è un'opera destinata all'iniziazione religiosa ma un documento normativo con il quale si volle  tagliare corto su diverse questioni controverse ostacolando il dibattito su di esse. Questo atteggiamento fece calare una sorta di gelo sul mondo del cattolicesimo democratico italiano, che stava impegnandosi a pensare modi nuovi di azione sociale e politica nel mondo scaturito dai rivolgimenti avvenuti tra l'89 e il '92. La gerarchia prese ad operare nella società italiana autonomamente dalla componente cattolico democratica dela nostra collettività di fede. Il documento che ha segnato un cambiamento di quell'orientamento è stata la Lettera ai fedeli laici "Fare di Cristo il cuore del mondo" diffuso il 27 marzo 2005 dalla Commissione episcopale della CEI - Conferenza Episcopale italiana per il laicato,
[ http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2005-07/18-16/letterafedelilaici.pdf ]
in cui si legge:
"Spetta al laico saper declinare nelle «situazioni secolari» l'annuncio cristiano. Spetta a lui trovare le parole per comunicare, in modo vero ed efficace, l'unica Parola che salva. portare l'annuncio della misericordia e del perdono nella  città degli uomini inserendolo nelle sue leggi, dialogare con le culture in cui  è immerso, imparare ad ascoltarlo, a metterle in crisi, a rianimarle alla luce del Vangelo".
 Le nostre collettività di fede, come  è anche la parrocchia, sono parte delle agorà  di cui ha parlato Bauman e dei mondi vitali di cui ha scritto mio zio Achille. C'è un lavoro da fare nella società del nostro tempo che ha anche una valenza specificamente missionaria e che richiede un loro impegno; a mio modo di vedere, esse devono riprendere a dedicarvisi, in particolare con l'impegno autonomo e creativo  dei laici nei campi nei quali a loro è stata riconosciuta fin dagli  scorsi anni '60 una loro particolare competenza, e tra essi quello della costruzione e riforma dei sistemi democratici e sociali secondo i quali le società civili sono ordinate. Questi temi presentano grande rilevanza per la vita di fede, come del resto nella nostra confessione è stato sempre riconosciuto, e quindi non si può rimanere, come gente di fede, indifferenti  e muti a loro riguardo, attendendo dalla gerarchia risposte che essa non riesce a dare e delegandole trattative che talvolta si sono risolte in compromessi insoddisfacenti sotto diversi punti di vista.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli