martedì 17 dicembre 2013

Il "profumo del Vangelo"


Il  "profumo del Vangelo"
«Il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Gesù Cristo, però il suo sogno non è riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice.
Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti. Quest’invito non va oscurato in nessuna circostanza! Tutte le virtù sono al servizio di questa risposta di amore. Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, l’edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo. Poiché allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche. Il messaggio correrà il rischio di perdere la sua freschezza e di non avere più “il profumo del Vangelo”.»
[Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo) - Esortazione apostolica di Papa Francesco - 24 novembre 2013 - n.24 e 39]
 La nostra collettività religiosa è stata profondamente caratterizzata, segnata e formata, fin dalle origini, da uno spirito di polemica e intolleranza ideologiche. In un certo senso esso non ha solo determinato quegli aspetti che con la sensibilità contemporanea valutiamo come inaccettabili, quando facciamo l'esercizio di purificazione della memoria al quale tutti siamo stati chiamati alla fine dello scorso millennio dal papa Giovanni Paolo 2°, ma anche tutto il resto.  Questo, come ho ricordato in un altro mio intervento, contrasta con quell'idea di persone tendenzialmente miti che ci siamo fatti di noi. La costruzione di ciò che il nostro vescovo ha definito un castello di carte già si coglie nelle Scritture che riflettono la nostra prima esperienza religiosa e si è sviluppata potentemente fin dal secondo secolo della nostra era, tanto che c'è da chiedersi se essa sia costitutiva del nostro essere collettivo di persone di fede e quindi essenziale. La questione non riguarda solo la nostra confessione religiosa, ma, per quel che ne so, tutte, o quasi, le confessioni che si riportano idealmente all'insegnamento del Nazareno.
 Ogni credente diffonde un proprio vangelo, come ogni rosa diffonde un proprio profumo, è un'idea di Gandhi, Grande Anima. La rosa ha un suo vangelo ed è il suo profumo, così anche il credente ha il suo  profumo, che è il suo vangelo, e proviene dalla sua vita, scrisse (cito a memoria). Eppure la riflessione sulla vita di fede della nostra collettività e sul suo significato per le società del suo tempo è stata sempre molto importante e ci ha fornito le parole della nostra fede. I suoi sviluppi più recenti, quelli che hanno riguardato come porsi collettivamente nei confronti delle nuove ideologie delle democrazie popolari, ha prodotto la definizione dei principi fondamentali che reggono l'Europa di oggi e che costituiscono uno dei principali fattori di attrazione verso le altri genti del mondo, che hanno preso a convergere verso di noi.
 La questione è se quella riflessione debba a servire a capire la nostra vita collettiva di fede, a cogliere il suo profumo e a spiegarne razionalmente la natura, o se essa serva a cambiare la nostra vita di fede per farla corrispondere a un modello ideale. Secondo la terminologia usata da Joseph A. Ratzinger nella sua enciclica Caritas in veritate (=la  carità  nella verità - 2009): la verità, intesa essenzialmente  come proclamazione di principi di fede da parte delle autorità religiose, deve essere al servizio della carità (amore-agàpe, gioia del ritrovarsi insieme) o la carità vale nei limiti in cui corrisponde alla verità proclamata dall'autorità? Quest'ultima  è stata storicamente la scelta delle nostre autorità religiose e, in qualche modo, anche quell'enciclica che ho ricordato lo ribadì, in polemica con l'interpretazione con alcune delle interpretazioni di un famoso documento di uno dei precedenti papi, l'enciclica Populorum progressio [=lo sviluppo dei popoli - 1967] del papa Paolo 6° - Giovanni Battista Montini.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli