Prendere l'iniziativa. Non lasciare le cose come stanno
Nella recente esortazione sulla gioia del vangelo, il nostro vescovo ha
inteso soffermarsi su questi argomenti:
a) la riforma della Chiesa in uscita
missionaria;
b) le tentazioni degli operatori pastorali;
c) la Chiesa intesa come la totalità del Popolo
di Dio che evangelizza;
d) l’omelia e la sua preparazione;
e) l’inclusione sociale dei poveri;
f) la pace e il dialogo sociale;
g) le motivazioni spirituali per l’impegno
missionario.
[Evangelii
gaudium (=la gioia del Vangelo) - esortazione apostolica - n.17 - 24-11-13]
Egli ha
dichiarato di volere prendere come riferimento dottrinario, vale a dire come punto di orientamento per le cose che
propone di fare, i principi contenuti nell'enciclica dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium [=luce per le genti],
promulgato il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano 2°.
I temi
trattati e gli ideali implicati segnalano che il documento si propone di
produrre effetti di portata molto più ampia di quelli che solitamente si
attendono da una esortazione. Esso
infatti si presenta come un decreto attuativo di principi conciliari che,
evidentemente, si ritiene che non abbiano avuto sinora una piena realizzazione.
Questa caratteristica si coglie, ad esempio, nei punti in cui, quasi di
sfuggita, si accenna ad un tema rilevantissimo e piuttosto controverso, quello
dei rapporti tra governo centrale e governi locali delle nostre collettività
religiose:
«Non credo neppure che si
debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte
le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo. Non è opportuno che il Papa
sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche
che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di
procedere in una salutare
“decentralizzazione”».
[Evangelii
gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.16]
«Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo
anche pensare a una conversione del papato. A me spetta, come Vescovo di Roma,
rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che
lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle
necessità attuali dell’evangelizzazione. Il Papa Giovanni Paolo II chiese di
essere aiutato a trovare "una forma di esercizio del primato che, pur non
rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una
situazione nuova". Siamo avanzati poco in questo senso. [Evangelii gaudium (=la gioia del
Vangelo) - n.32]».
La gioia del Vangelo è presentata nel documento come una gioia missionaria, vale a dire che la missione, l'andare verso gli altri, non
è concepita come un'attività che, in religione, si affianca ad altre, ma come l'essenziale
del radunarsi in una collettività di
persone di fede.
«L’intimità della Chiesa
con Gesù è un’intimità itinerante, e la comunione "si configura
essenzialmente come comunione
missionaria" [citazione dall'enciclica Christifideles laici
(=ai laici cristiani), 1988, del papa Giovanni Paolo 2°]».20
[Evangelii
gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.23]
Ci si
ritrova insieme non per stare bene con gli altri che hanno condiviso la fede
comune, ma per prendere l'iniziativa, uscire
e andare verso periferie, in una
visione in cui il centro è una
collettività di fedeli animata dai principi evangelici e adunata attorno ad un
vescovo (per evitare che coloro che sono usciti
diventino nomadi senza radici [Evangelii
gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.29]).
«Ogni cristiano e ogni
comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti
siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e
avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della
luce del Vangelo.»
[Evangelii
gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.20]
E'
necessaria, secondo il documento, una conversione
missionaria, che significa non accontentarsi dell'ordinaria amministrazione [l'espressione è tratta dal Documento di Aparecida - 31-5-07,
approvato nel corso della 5° Conferenza generale dell'Episcopato
Latino-americano e dei Caraibi], che lascia le cose come stanno [Evangelii gaudium (=la gioia del
Vangelo) - n.20]. Occorre trasformare
ogni cosa nell'organizzazione della nostra collettività religiosa, puntando
non più solo all'autopreservazione,
ma ad una adeguata evangelizzazione del mondo attuale [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.27].
Il soggetto dell'evangelizzazione è ogni Chiesa particolare, porzione della
Chiesa cattolica sotto la guida del suo vescovo, manifestazione concreta
dell’unica Chiesa in un luogo del mondo [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.30].
Il nostro vescovo, anche quale padre
universale, ci esorta quindi ad entrare, come Chiesa particolare, in deciso
processo di discernimento, purificazione e riforma [Evangelii gaudium (=la gioia del
Vangelo) - n.30].
Devo dire che effettivamente, per quanto
personalmente mi riguarda, l'attività di uscita
per l'evangelizzazione non mi ha mai particolarmente coinvolto. Infatti lo
sforzo principale, che fin da ragazzo, mi ha tenuto impegnato è stato quello di
mantenere un collegamento vivo con la
nostra collettività religiosa e di approfondire la mia evangelizzazione, intendo mia
come rivolta a me medesimo. Come
laico già da un pezzo "uscito",
nel senso di persona la cui vita si svolgeva in gran parte fuori degli spazi liturgici,
non quindi uno di coloro che certi anticlericali definiscono animali da sagrestia, il mio moto
prevalente è stato prevalentemente quello del rientrare periodicamente
nella collettività di fede, per i doveri liturgici, il perfezionamento
spirituale, e per la formazione per il lavoro collettivo specifico di mediazione culturale nella società civile, vale a dire per cercare di capire,
insieme ad altre persone di fede, in che modo difendere e promuovere i valori
religiosi contribuendone ad attuarne le idealità nel mondo profano. Non
escludo, naturalmente, che la mia vita sociale di persona di fede, chiaramente
individuabile ed in effetti individuata come tale, possa aver avuto qualche
effetto mediato per l'evangelizzazione altrui, ma ciò di cui sono certo è che
le uniche persone che realmente riconosco di aver evangelizzato sono le mie figlie. Al di fuori delle nostre
collettività religiose molto raramente ho parlato esplicitamente ad altri delle
cose della mia fede e, per la verità, ho avuto e ho anche pudore a farlo,
perché la fede religiosa costituisce certamente il mio aspetto più intimo, l'insieme dei valori su cui tutta la mia
personalità si fonda. In definitiva ho sempre lasciato l'evangelizzazione
esplicita ai chierici e ai religiosi. L'esortazione
del nostro vescovo chiede di andare
molto oltre questo, chiede anche ai laici di partecipare al sogno missionario di arrivare a tutti [Evangelii gaudium (=la gioia del
Vangelo) - n.31].
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,
Valli