lunedì 16 dicembre 2013

Prendere l'iniziativa. Non lasciare le cose come stanno


Prendere l'iniziativa. Non lasciare le cose come stanno

 
 Nella recente esortazione sulla gioia del vangelo, il nostro vescovo ha inteso soffermarsi su questi argomenti:
a) la riforma della Chiesa in uscita missionaria;
b) le tentazioni degli operatori pastorali;
c) la Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza;
d) l’omelia e la sua preparazione;
e) l’inclusione sociale dei poveri;
f) la pace e il dialogo sociale;
g) le motivazioni spirituali per l’impegno missionario.
[Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - esortazione apostolica - n.17 - 24-11-13]
  Egli ha dichiarato di volere prendere come riferimento dottrinario, vale a dire come punto di orientamento per le cose che propone di fare, i principi contenuti nell'enciclica dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium [=luce per le genti], promulgato il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano 2°.
 I temi trattati e gli ideali implicati segnalano che il documento si propone di produrre effetti di portata molto più ampia di quelli che solitamente si attendono da una esortazione. Esso infatti si presenta come un decreto attuativo di principi conciliari che, evidentemente, si ritiene che non abbiano avuto sinora una piena realizzazione. Questa caratteristica si coglie, ad esempio, nei punti in cui, quasi di sfuggita, si accenna ad un tema rilevantissimo e piuttosto controverso, quello dei rapporti tra governo centrale e governi locali delle nostre collettività religiose:
«Non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo. Non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare “decentralizzazione”».
[Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.16]
«Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato. A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione. Il Papa Giovanni Paolo II chiese di essere aiutato a trovare "una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova". Siamo avanzati poco in questo senso. [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.32]».
 La gioia del Vangelo  è presentata nel documento come una gioia missionaria, vale a dire che la missione, l'andare verso gli altri, non è concepita come un'attività che, in religione, si affianca ad altre, ma come l'essenziale  del radunarsi in una collettività di persone di fede.
«L’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante, e la comunione "si configura essenzialmente come comunione missionaria" [citazione dall'enciclica Christifideles laici (=ai laici cristiani), 1988, del papa Giovanni Paolo 2°]».20
[Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.23]
 Ci si ritrova insieme non per stare bene con gli altri che hanno condiviso la fede comune, ma per prendere l'iniziativa,  uscire e andare verso periferie, in una visione in cui il centro è una collettività di fedeli animata dai principi evangelici e adunata attorno ad un vescovo (per evitare che coloro che sono usciti  diventino nomadi senza radici [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.29]).
«Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.»
[Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.20]
 E' necessaria, secondo il documento, una conversione missionaria, che significa non accontentarsi dell'ordinaria amministrazione [l'espressione è tratta dal Documento di Aparecida - 31-5-07, approvato nel corso della 5° Conferenza generale dell'Episcopato Latino-americano e dei Caraibi], che lascia le cose come stanno [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.20]. Occorre trasformare ogni cosa nell'organizzazione della nostra collettività religiosa, puntando non più solo all'autopreservazione, ma ad una adeguata evangelizzazione del mondo attuale [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.27].
 Il soggetto dell'evangelizzazione è ogni Chiesa particolare, porzione della Chiesa cattolica sotto la guida del suo vescovo, manifestazione concreta dell’unica Chiesa in un luogo del mondo [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.30].
 Il nostro vescovo, anche quale padre universale, ci esorta quindi ad entrare, come Chiesa particolare,  in deciso  processo di discernimento, purificazione e riforma [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.30].
 Devo dire che effettivamente, per quanto personalmente mi riguarda, l'attività di uscita per l'evangelizzazione non mi ha mai particolarmente coinvolto. Infatti lo sforzo principale, che fin da ragazzo, mi ha tenuto impegnato è stato quello di mantenere un collegamento vivo con la nostra collettività religiosa e di approfondire la mia evangelizzazione, intendo mia come rivolta a me medesimo. Come laico già da un pezzo "uscito", nel senso di persona la cui vita si svolgeva in gran parte fuori degli spazi  liturgici, non quindi uno di coloro che certi anticlericali definiscono animali da sagrestia, il mio moto prevalente è stato prevalentemente quello del rientrare  periodicamente nella collettività di fede, per i doveri liturgici, il perfezionamento spirituale, e per la formazione per il lavoro collettivo specifico di mediazione culturale nella società civile, vale a dire per cercare di capire, insieme ad altre persone di fede, in che modo difendere e promuovere i valori religiosi contribuendone ad attuarne le idealità nel mondo profano. Non escludo, naturalmente, che la mia vita sociale di persona di fede, chiaramente individuabile ed in effetti individuata come tale, possa aver avuto qualche effetto mediato per l'evangelizzazione altrui, ma ciò di cui sono certo è che le uniche persone che realmente riconosco di aver evangelizzato sono le mie figlie. Al di fuori delle nostre collettività religiose molto raramente ho parlato esplicitamente ad altri delle cose della mia fede e, per la verità, ho avuto e ho anche pudore a farlo, perché la fede religiosa costituisce certamente il mio aspetto più intimo,   l'insieme dei valori su cui tutta la mia personalità si fonda. In definitiva ho sempre lasciato l'evangelizzazione esplicita ai chierici e ai religiosi. L'esortazione  del nostro vescovo chiede di andare molto oltre questo, chiede anche ai laici di partecipare al sogno missionario di arrivare a tutti [Evangelii gaudium (=la gioia del Vangelo) - n.31].
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli