Crescere per attrazione (3)
Le drammatiche vicende di quest'anno, che
hanno condotto alla rinuncia di Joseph A. Razinger, fine studioso, uomo
morigerato di intensa spiritualità, ma anche profondo conoscitore della
burocrazia vaticana e delle tecniche di potere dei suo uffici, hanno
manifestato una eclatante e anarchica crisi nell'attività del governo supremo
della nostra collettività religiosa, della quale ancora non si può ricostruire
compiutamente il disegno, per insufficienza delle fonti, ma che, sulla base
degli ultimi interventi pubblici del futuro rinunciante, possiamo ritenere
caratterizzata principalmente da due elementi fortemente negativi: una lotta
senza esclusione di colpi per raggiungere il potere supremo o, comunque, per
influenzarlo, combattuta da fazioni del clero e del laicato religioso, e la
corruzione dei costumi di burocrati vaticani in direzione delle classiche
tentazioni dell'autorità, vale a dire quella della ricchezza, del potere per il
potere, del sesso. Cose non nuove per il vertice romano della nostra
confessione religiosa, organizzato da oltre un millennio come una monarchia
imperiale con una sua vasta e brillante corte, ma inusitate, almeno con questa
intensità, dall'epoca, dalla metà dell'Ottocento in poi, in cui i nostri capi
universali hanno voluto giustificare il proprio illimitato (giuridicamente
parlando) potere in religione con la
propria santità di vita (è beato i papa Pio 9°, è santo il papa Pio 10°, è in
corso la beatificazione del papa Pio 12°, l'anno prossimo saranno proclamati
santi i papi Giovanni 23° e Giovanni Paolo 2°). I fatti sconvolgenti di quest'anno
non sono stati ancora apprezzati nella loro gravità dall'opinione pubblica, la
cui attenzione è stata attratta dalle novità di costume introdotte dal nostro
nuovo padre universale che, unitamente a una grande capacità di comunicativa
interpersonale risultata efficace anche nel rapporto con le masse, ha in
qualche modo ricucito lo strappo, iniziato
a riempire il vuoto. prodottosi dopo
quella rinuncia. Ma il vuoto c'è ancora ed è rappresentato con molta
evidenza nel fatto che l'appartamento dove hanno dimorato da oltre un secolo i
nostri capi religiosi supremi è rimasto finora disabitato e il nostro nuovo
padre universale risiede in un albergo, sia pure entro la fortezza vaticana,
sostanzialmente in stato di viandante. Come non vedere allora, nella recente
sua lunga esortazione, che richiama
alla gioia della fede e all'audacia nello scoprire nuove vie di azione, anche una pressante
richiesta di aiuto rivolta a tutti i fedeli oltre che un'agenda per il prossimo
futuro?
Le lotte e la
corruzione che si sono manifestate attorno al potere supremo, sostanzialmente
paralizzandolo, lo minacciano, screditandolo. E' ciò che è accaduto in Italia
anche nel campo dei poteri civili. Dunque ci si avvia verso una sua riforma, e
anche questo ha un analogo, nella nostra nazione, per ciò che riguarda la
politica profana. Ma data la natura delle crisi, quella religiosa e quella
civile, essa richiede più che una nuova "tecnologia" del potere: è
necessario un nuovo coinvolgimento ideale delle masse. Non si tratta solo di
convincere la gente a tornare in chiesa
o nei seggi elettorali, ma di
suscitare una rinnovata coscienza religiosa e civile che consenta di sanare le
ferite e le malattie sociali, sia della società religiosa che di quella civile.
Il parallelismo tra le crisi manifestatesi nei due ambiti è molto evidente, e
molto evidenti sono anche le soluzioni proposte.
Ora, mentre
l'attività di governo espressa nella fortezza vaticana dall'alto clero ha
manifestato gravi problemi, quella espressa da figure provenienti dal
cattolicesimo democratico italiano ha rivelato recentemente un rinnovato e
vasto successo popolare. La capacità di governo di laici ancora cordialmente, secondo l'espressione
dell'esortazione, collegati alla
nostra collettività religioso riscuote un nuovo e ampio credito. Essa attrae. Possiamo considerare questa,
sebbene non esplicitamente religiosa,
una opportunità per la crescita dei valori di fede in Italia? E quale lezione dobbiamo trarne per il futuro?
C'è un episodio
biblico che in qualche modo richiama questa esperienza di successo
nell'attività di governo civile e che è quello di Giuseppe, figlio di Giacobbe,
nel suo servizio in Egitto, prima alle dipendenze di un funzionario imperiale,
poi come funzionario addetto all'amministrazione di un carcere imperiale e poi
nell'amministrazione dell'intero impero egiziano (Gen 37; 39; 40 e 41). Esso
manifesta il senso religioso della buona amministrazione della società, che
consente di sovvenire alle necessità
della gente nei periodi di carestia (come in fondo è quello che stiamo vivendo
in Europa).
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli