mercoledì 11 dicembre 2013

Crescere per attrazione (3)


Crescere per attrazione (3)

 Le drammatiche vicende di quest'anno, che hanno condotto alla rinuncia di Joseph A. Razinger, fine studioso, uomo morigerato di intensa spiritualità, ma anche profondo conoscitore della burocrazia vaticana e delle tecniche di potere dei suo uffici, hanno manifestato una eclatante e anarchica crisi nell'attività del governo supremo della nostra collettività religiosa, della quale ancora non si può ricostruire compiutamente il disegno, per insufficienza delle fonti, ma che, sulla base degli ultimi interventi pubblici del futuro rinunciante, possiamo ritenere caratterizzata principalmente da due elementi fortemente negativi: una lotta senza esclusione di colpi per raggiungere il potere supremo o, comunque, per influenzarlo, combattuta da fazioni del clero e del laicato religioso, e la corruzione dei costumi di burocrati vaticani in direzione delle classiche tentazioni dell'autorità, vale a dire quella della ricchezza, del potere per il potere, del sesso. Cose non nuove per il vertice romano della nostra confessione religiosa, organizzato da oltre un millennio come una monarchia imperiale con una sua vasta e brillante corte, ma inusitate, almeno con questa intensità, dall'epoca, dalla metà dell'Ottocento in poi, in cui i nostri capi universali hanno voluto giustificare il proprio illimitato (giuridicamente parlando) potere in religione  con la propria santità di vita (è beato i papa Pio 9°, è santo il papa Pio 10°, è in corso la beatificazione del papa Pio 12°, l'anno prossimo saranno proclamati santi i papi Giovanni 23° e Giovanni Paolo 2°). I fatti sconvolgenti di quest'anno non sono stati ancora apprezzati nella loro gravità dall'opinione pubblica, la cui attenzione è stata attratta dalle novità di costume introdotte dal nostro nuovo padre universale che, unitamente a una grande capacità di comunicativa interpersonale risultata efficace anche nel rapporto con le masse, ha in qualche modo ricucito lo strappo, iniziato a riempire il vuoto. prodottosi dopo quella rinuncia. Ma il vuoto  c'è ancora ed è rappresentato con molta evidenza nel fatto che l'appartamento dove hanno dimorato da oltre un secolo i nostri capi religiosi supremi è rimasto finora disabitato e il nostro nuovo padre universale risiede in un albergo, sia pure entro la fortezza vaticana, sostanzialmente in stato di viandante. Come non vedere allora, nella recente sua lunga esortazione, che richiama alla gioia  della fede e all'audacia nello scoprire nuove vie di azione, anche una pressante richiesta di aiuto rivolta a tutti i fedeli oltre che un'agenda per il prossimo futuro?
 Le lotte e la corruzione che si sono manifestate attorno al potere supremo, sostanzialmente paralizzandolo, lo minacciano, screditandolo. E' ciò che è accaduto in Italia anche nel campo dei poteri civili. Dunque ci si avvia verso una sua riforma, e anche questo ha un analogo, nella nostra nazione, per ciò che riguarda la politica profana. Ma data la natura delle crisi, quella religiosa e quella civile, essa richiede più che una nuova "tecnologia" del potere: è necessario un nuovo coinvolgimento ideale delle masse. Non si tratta solo di convincere la gente a tornare in chiesa o nei seggi elettorali, ma di suscitare una rinnovata coscienza religiosa e civile che consenta di sanare le ferite e le malattie sociali, sia della società religiosa che di quella civile. Il parallelismo tra le crisi manifestatesi nei due ambiti è molto evidente, e molto evidenti sono anche le soluzioni proposte.
 Ora, mentre l'attività di governo espressa nella fortezza vaticana dall'alto clero ha manifestato gravi problemi, quella espressa da figure provenienti dal cattolicesimo democratico italiano ha rivelato recentemente un rinnovato e vasto successo popolare. La capacità di governo di laici ancora cordialmente, secondo l'espressione dell'esortazione, collegati alla nostra collettività religioso riscuote un nuovo e ampio credito. Essa attrae. Possiamo considerare questa, sebbene non esplicitamente religiosa, una opportunità per la crescita dei valori di fede in Italia? E quale lezione dobbiamo trarne per il futuro?
 C'è un episodio biblico che in qualche modo richiama questa esperienza di successo nell'attività di governo civile e che è quello di Giuseppe, figlio di Giacobbe, nel suo servizio in Egitto, prima alle dipendenze di un funzionario imperiale, poi come funzionario addetto all'amministrazione di un carcere imperiale e poi nell'amministrazione dell'intero impero egiziano (Gen 37; 39; 40 e 41). Esso manifesta il senso religioso della buona amministrazione della società, che consente di  sovvenire alle necessità della gente nei periodi di carestia (come in fondo è quello che stiamo vivendo in Europa).
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli