Progetti per il
futuro
Nel definire il progetto per il futuro per una collettività,
sia essa a fondamento religioso o non, un buon punto di partenza è la
considerazione realistica della realtà in cui si vuole operare, delle
opportunità che essa offre, delle difficoltà che presenta e delle forze
disponibili per un lavoro comune. Bisogna poi
decidere quali risultati si calcola di poter ottenere e distinguere tra
quelli a breve e quelli a medio e lungo termine, senza confondere questi
obiettivi con quelli di ideologia generale che costituiscono lo sfondo,
l'orizzonte lontano e in genere irraggiungibile e insuperabile, dell'azione
comune. Questo lavoro è utile per poter poi fare un bilancio, quindi una valutazione critica, di ciò che si è fatto,
decorso un certo tempo prestabilito.
La Bozza di
lavoro per il documento assembleare della diocesi di Roma che è stata recentemente diffusa, che
costituisce la base di discussione per un progetto dell'Azione Cattolica
diocesana, non risponde a quei requisiti: in particolare manca del tutto
l'esame della situazione in cui ci vorrebbe muovere. E' apprezzabile, naturalmente,
prendere come riferimento dei propri propositi il pensiero del nuovo vescovo di
Roma, ma va considerato che egli viene da
molto lontano, non conosce bene né la realtà italiana né quella romana. Ma
c'è di più: egli viene da un contesto politico-nazionale-internazionale molto
diverso da quello della nuova Europa di oggi, della quale l'Italia è ancora una
delle principali artefici. Spetta a noi spiegargli realisticamente com'è la situazione. E, in particolare, quanto sia
ancora importante il contributo dei laici cristiani al governo non solo delle cose
italiane, ma di quelle del Continente, in particolare nelle istituzioni
dell'Unione Europea. E le caratteristiche specifiche della fase di rapido cambiamento che si sta producendo tra i popoli
europei non solo per quanto riguarda l'economia, ma anche per ciò che concerne
la cultura, intesa come l'insieme dei valori
condivisi che costituiscono fonte di unità, e, infine, le forme
organizzative dei pubblici poteri. E, infine, per mettere meglio in luce una
realtà che è talmente eclatante da non potergli non essere già nota, vale a dire
che l'Europa di oggi è al centro di un epocale moto pacifico centripeto, di convergenza, di popoli
che da ogni altro Continente stanno muovendosi verso di noi, non spinti
tanto da esigenze di raggiungimento di un reddito minimo di sussistenza, ma
attratti dalla sicurezza sociale che
in Europa è garantita da norme e istituzioni fondamentali che riflettono
principi che hanno specifico fondamento religioso, come quello della pari dignità delle persone umane. Il discorso sulle contesto
culturale di crescente secolarizzazione e di crisi morale e sociale va molto integrato e spiegato, perché ciò che stiamo vivendo in
Europa non ha solo aspetti negativi, ma è qualcosa di mai visto nella
storia dell'umanità e prefigura una nuova umanità. Si tratta di fatti
che sicuramente hanno dimensioni "bibliche". Tutto ciò è stata anche opera nostra, dei
laici cristiani, non di rado nell'incomprensione della gerarchia del clero che
raramente, in questo sviluppo storico, ha svolto un ruolo di avanguardia,
presentandosi spesso invece come remora o forza di conservazione.
L'altro
aspetto in cui la citata Bozza può essere integrata è nella definizione degli
obiettivi di laicità che ci si propone di attuare, intendendo con ciò il
lavoro che come laici ci compete nel rinnovare il mondo, cercando il
Regno, secondo le nostre particolari competenze e agendo nel
mondo. E' infatti evidente dalla lettura del documento che quasi tutto ciò
che ci si propone di fare si situa nel settore che definirei paraclericale,
con un moto che va in senso inverso rispetto a quell'apertura che il
vescovo auspica in uno degli interventi citati nella Bozza. Sotto questo
aspetto sarebbe auspicabile un rinnovamento delle attività di autoformazione,
di dialogo, di confronto con tutti i concittadini in cui trovasse più posto la
storia contemporanea. Nel riflettere su come si struttura in genere la
spiegazione sulle cose di fede mi appare infatti che si salti dal primo
secolo della nostra era al ventunesimo secolo, così, in un battito di ciglia,
soggiacendo talvolta alla tentazione reazionaria di conformare le nostre
collettività a quelle primitive descritte negli Atti degli apostoli
e, tra esse, in particolare a
quelle che nel testo sacro venivano considerate meno problematiche.
Quando, a parte le consuete superficiali e
rituali considerazioni negative (Il divorzio! L'aborto!) che di solito
si fanno trattando dei tempi nostri, si considerano i risultati di civiltà
che specificamente l'azione dei laici cristiani ha prodotto dalla metà degli scorsi
anni '40 ad oggi in Europa, determinando le caratteristiche fondamentali
dell'Unione Europea di oggi, verso la quale convergono moltitudini di popoli da
ogni dove nel mondo, in senso personalistico proprio secondo la
specifica accezione cattolica, comprendente anche il principio di sussidiarietà, si capisce bene che la
nostra azione specificamente laicale, e dico nostra intendendo
anche nostra nel senso
dell'Azione Cattolica, non è stata quella della semplice propaganda
religiosa al fine di aumentare la partecipazione della gente alle nostre
liturgie. Non siamo stati piazzisti del sacro, ma abbiamo realmente
cambiato il mondo.
L'opera di costruzione di una nuova umanità in
Europa è ancora un lavoro in corso e non ci sono semplicemente delle difficoltà
da affrontare, ma anche dei conflitti ed essi hanno sicuramente anche
valenza religiosa, perché riguardano anche principi fondamentali della nostra
etica. Da che parte stiamo?
Non risulta ben chiaro nella Bozza che scelta
religiosa non significa rinunciare a rinnovare il mondo, ma
significa agire nel mondo come collettività non sulla base di schieramenti unificati da
interessi particolari, che è come dire il rifiuto della compromissione con
questi ultimi. Il punto di vista religioso è importante perché solo da
questa prospettiva si può apprezzare pienamente l'enormità della storia che si
sta svolgendo ai tempi nostri in Europa,
mentre, ad esempio, un partito politico nazionale, legato a settori precisi
della società, è portato a valutare le cose facendo un bilancio dei pro e
dei contro, delle partite in dare e
di quelle in avere, e non di rado
la nostra stessa organizzazione religiosa ha assunto questo punto di vista
nell'agire politicamente nella società del suo tempo. La caratteristica di una
collettività religiosa laicale non è quella di rinunciare al mondo, non
siamo monaci!, ma di sapere e potere accogliere religiosamente, vale a
dire senza bilanci spiccioli del dare e dell'avere, vari e anche contrapposti punti di vista e
principi di azione riguardo al mondo, quel pluralismo che è
caratteristico dell'epoca nostra e che in genere è fonte di frazionamento
settario e di particolarismi. Ma se noi del mondo non parliamo
proprio, come faremo a rinnovarlo?
In definitiva l'osservazione che faccio sulla Bozza
è che in essa c'è veramente troppo poca laicità, troppo poco mondo,
per essere la base di un progetto per un'associazione laicale come la nostra (e che associazione laicale!).
Ma, appunto, trattandosi di una Bozza
la si riconosce bisognevole di integrazioni: è questo il bello della nostra
Azione Cattolica rispetto ad altre aggregazione, si discute su tutto e tutti
possono partecipare al dialogo, nulla è imposto per la pura e semplice accettazione. Questo è
appunto il principale nostro esercizio di laicità.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli