venerdì 15 novembre 2013

Progetti per il futuro


Progetti per il futuro

Nel definire il progetto per il futuro per una collettività, sia essa a fondamento religioso o non, un buon punto di partenza è la considerazione realistica della realtà in cui si vuole operare, delle opportunità che essa offre, delle difficoltà che presenta e delle forze disponibili per un lavoro comune. Bisogna poi  decidere quali risultati si calcola di poter ottenere e distinguere tra quelli a breve e quelli a medio e lungo termine, senza confondere questi obiettivi con quelli di ideologia generale che costituiscono lo sfondo, l'orizzonte lontano e in genere irraggiungibile e insuperabile, dell'azione comune. Questo lavoro è utile per poter poi fare un bilancio, quindi una valutazione critica, di ciò che si è fatto, decorso un certo tempo prestabilito.
 La Bozza di lavoro per il documento assembleare della diocesi di Roma  che è stata recentemente diffusa, che costituisce la base di discussione per un progetto dell'Azione Cattolica diocesana, non risponde a quei requisiti: in particolare manca del tutto l'esame della situazione in cui ci vorrebbe muovere. E' apprezzabile, naturalmente, prendere come riferimento dei propri propositi il pensiero del nuovo vescovo di Roma, ma va considerato che egli viene da molto lontano, non conosce bene né la realtà italiana né quella romana. Ma c'è di più: egli viene da un contesto politico-nazionale-internazionale molto diverso da quello della nuova Europa di oggi, della quale l'Italia è ancora una delle principali artefici. Spetta a noi spiegargli realisticamente com'è la situazione. E, in particolare, quanto sia ancora importante il contributo dei laici cristiani al governo  non solo delle cose italiane, ma di quelle del Continente, in particolare nelle istituzioni dell'Unione Europea. E le caratteristiche specifiche della fase di rapido cambiamento che si sta producendo tra i popoli europei non solo per quanto riguarda l'economia, ma anche per ciò che concerne la cultura, intesa come l'insieme dei valori condivisi che costituiscono fonte di unità, e, infine, le forme organizzative dei pubblici poteri. E, infine, per mettere meglio in luce una realtà che è talmente eclatante da non potergli non essere già nota, vale a dire che l'Europa di oggi è al centro di un epocale moto pacifico centripeto, di convergenza, di popoli che da ogni altro Continente stanno muovendosi verso di noi,  non spinti tanto da esigenze di raggiungimento di un reddito minimo di sussistenza, ma attratti dalla sicurezza sociale che in Europa è garantita da norme e istituzioni fondamentali che riflettono principi che hanno specifico fondamento religioso, come quello della pari dignità delle persone umane. Il discorso sulle contesto culturale di crescente secolarizzazione e di crisi morale e sociale  va molto integrato  e spiegato, perché ciò che stiamo vivendo in Europa non ha solo aspetti negativi, ma è qualcosa di mai visto nella storia dell'umanità e prefigura una nuova umanità. Si tratta di fatti che sicuramente hanno dimensioni "bibliche".  Tutto ciò è stata anche opera nostra, dei laici cristiani, non di rado nell'incomprensione della gerarchia del clero che raramente, in questo sviluppo storico, ha svolto un ruolo di avanguardia, presentandosi spesso invece come remora o forza di conservazione.
 L'altro aspetto in cui la  citata Bozza  può essere integrata è nella definizione degli obiettivi di laicità che ci si propone di attuare, intendendo con ciò il lavoro che come laici ci compete nel rinnovare il mondo, cercando il Regno, secondo le nostre particolari competenze e agendo nel mondo. E' infatti evidente dalla lettura del documento che quasi tutto ciò che ci si propone di fare si situa nel settore che definirei paraclericale, con un moto che va in senso inverso rispetto a quell'apertura che il vescovo auspica in uno degli interventi citati nella Bozza. Sotto questo aspetto sarebbe auspicabile un rinnovamento delle attività di autoformazione, di dialogo, di confronto con tutti i concittadini in cui trovasse più posto la storia contemporanea. Nel riflettere su come si struttura in genere la spiegazione sulle cose di fede mi appare infatti che si salti dal primo secolo della nostra era al ventunesimo secolo, così, in un battito di ciglia, soggiacendo talvolta alla tentazione reazionaria di conformare le nostre collettività a quelle primitive descritte negli Atti degli apostoli  e, tra esse, in particolare a quelle che nel testo sacro venivano considerate meno problematiche.
 Quando, a parte le consuete superficiali e rituali considerazioni negative (Il divorzio! L'aborto!) che di solito si fanno trattando dei tempi nostri, si considerano i risultati di civiltà che specificamente l'azione dei laici cristiani ha prodotto dalla metà degli scorsi anni '40 ad oggi in Europa, determinando le caratteristiche fondamentali dell'Unione Europea di oggi, verso la quale convergono moltitudini di popoli da ogni dove nel mondo, in senso personalistico proprio secondo la specifica accezione cattolica, comprendente anche il principio di  sussidiarietà, si capisce bene che la nostra azione specificamente laicale, e dico nostra intendendo anche nostra  nel senso dell'Azione Cattolica, non è stata quella della semplice propaganda religiosa al fine di aumentare la partecipazione della gente alle nostre liturgie. Non siamo stati piazzisti del sacro, ma abbiamo realmente cambiato il mondo.
 L'opera di costruzione di una nuova umanità in Europa è ancora un lavoro in corso e non ci sono semplicemente delle difficoltà da affrontare, ma anche dei conflitti ed essi hanno sicuramente anche valenza religiosa, perché riguardano anche principi fondamentali della nostra etica. Da che parte stiamo?
 Non risulta ben chiaro nella Bozza che scelta religiosa non significa  rinunciare a rinnovare il mondo, ma significa agire nel mondo come collettività  non sulla base di schieramenti unificati da interessi particolari, che è come dire il rifiuto della compromissione con questi ultimi. Il punto di vista religioso è importante perché solo da questa prospettiva si può apprezzare pienamente l'enormità della storia che si sta svolgendo ai tempi nostri  in Europa, mentre, ad esempio, un partito politico nazionale, legato a settori precisi della società, è portato a valutare le cose facendo un bilancio dei pro   e dei contro,  delle partite in dare   e di quelle  in avere, e non di rado la nostra stessa organizzazione religiosa ha assunto questo punto di vista nell'agire politicamente nella società del suo tempo. La caratteristica di una collettività religiosa laicale non è quella di rinunciare al mondo, non siamo monaci!, ma di sapere e potere accogliere religiosamente, vale a dire senza bilanci spiccioli del dare  e dell'avere,  vari e anche contrapposti punti di vista e principi di azione riguardo al mondo, quel pluralismo che è caratteristico dell'epoca nostra e che in genere è fonte di frazionamento settario e di particolarismi. Ma se noi del mondo non parliamo proprio, come faremo a rinnovarlo?
 In definitiva l'osservazione che faccio sulla Bozza è che in essa c'è veramente troppo poca laicità, troppo poco mondo, per essere la base di un progetto per un'associazione laicale  come la nostra (e che associazione laicale!).  Ma, appunto, trattandosi di una Bozza la si riconosce bisognevole di integrazioni: è questo il bello della nostra Azione Cattolica rispetto ad altre aggregazione, si discute su tutto e tutti possono partecipare al dialogo, nulla è imposto per la  pura e semplice accettazione. Questo è appunto il principale nostro esercizio di laicità.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli