Le elezioni per il rinnovo degli incarichi nell'associazione
parrocchiale di AC
Ieri si sono svolte
le elezioni per il rinnovo degli incarichi nell'associazione parrocchiale di Azione
Cattolica della parrocchia San Clemente Papa, in Roma. Il presidente uscente ha
tenuto una relazione sull'attività svolta negli anni del suo ministero. Sono
stati eletti il consiglio parrocchiale, un'incaricata per i giovani e una
delegata per i rapporti con il Centro nazionale e le attività internazionali.
Il consiglio parrocchiale ha eletto il nuovo presidente, confermando il
presidente uscente. La nomina del presidente, a norma di statuto, sarà poi di
competenza del parroco, sentito il vescovo ausiliare territorialmente
competente, sulla base della proposta espressa del consiglio parrocchiale. Gli
incarichi associativi sono conferiti per un triennio. L'assemblea ha anche
programmato, sulla base della relazione del presidente uscente, le grandi linee
del programma associativo.
In tutte le
associazione parrocchiali della diocesi di Roma si tengono di questi tempi
analoghe elezioni. Procedure simili si faranno poi a livello diocesano e, dal 30
maggio al 3 aprile 2014, a livello nazionale.
Il metodo
democratico, sia nell'affidamento degli incarichi sia nella programmazione
delle attività, ha sempre caratterizzato l'Azione Cattolica, anche negli anni
dell'infelice compromesso della nostra gerarchia religiosa con il fascismo
mussoliniano, e, a partire dallo statuto approvato nel 1969, è stato inglobato
nell'ideologia associativa. Ciò significa che il tipo di rinnovamento del mondo
secondo i principi di fede che i laici di Azione Cattolica si propongono di
attuare nelle società del loro tempo comprende anche la realizzazione di un
ordinamento politico e sociale pienamente democratico. Questo lavoro ha preceduto, non seguito, le dichiarazioni
in merito fatte dalla dottrina sociale della Chiesa. La piena accettazione del
metodo democratico e della sua compatibilità con i principi di fede da parte
dei nostri capi religiosi ha richiesto molto tempo, ben oltre un secolo, essendosi
prodotta solo con l'enciclica Centesimus
Annus [= il centesimo anno. L'enciclica celebrava i cento anni
dall'enciclica Rerum Novarum - = sulle novità (dei tempi) - del papa Leone
13° ] del 1991, del papa Giovanni Paolo 2°, in cui si legge:
46. La Chiesa
apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei
cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di
eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo
pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto, non può favorire la
formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o
per fini ideologici usurpano il potere dello Stato.
Un'autentica
democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta
concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni
necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l'educazione e
la formazione ai veri ideali, sia della «soggettività» della società mediante
la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità. Oggi si tende
ad affermare che l'agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e
l'atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e
che quanti son convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad
essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano
che la verità sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei
diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non
esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l'azione politica,
allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per
fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un
totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia.
[Il
testo dell'enciclica può essere letto sul WEB all'indirizzo
A lungo, infatti, si è discusso se religione e
democrazia potessero conciliarsi. Agli inizi del Novecento l'enciclica Graves de communi re [=le serie
(dispute) sugli affari pubblici] del
Papa Leone 13° lo escluse, condannando l'idea che fosse possibile una democrazia cristiana. L'evoluzione non
si può considerare compiuta. I nostri capi religiosi hanno infine accettato
l'idea che il regime democratico sia quello preferito per il governo civile di
popoli, ma sono restii a consentire la pratica della democrazia all'interno
degli affari specificamente religiosi. Infatti si sente a volte affermare,
sbrigativamente, che la nostra collettività religiosa non è una democrazia e ciò anche se, in particolare dalla prima
metà degli anni '60 del secolo scorso, si è riscoperta la dimensione popolare della nostra esperienza
religiosa. La vita dell'Azione Cattolica dimostra che fede e democrazia possono
essere armonizzate e che, in particolare, i fedeli laici trovano nella
democrazia una importante opportunità per sviluppare nelle società civili i
valori derivanti dai principi di fede. Va rilevato, infatti, che nella nostra
associazione il metodo democratico non serve solo ad eleggere dei dirigenti, ma
anche a definire il programma delle attività comune e i principi ai quali esse
devono ispirarsi. Non si tratta quindi solo di attuare linee generali
decise dal clero, che esprime la totalità dei nostri capi religiosi, ma,
secondo quanto stabilito normativamente durante la grande congregazione di capi
religiosi della prima metà degli scorsi anni '60, di definire con autonomia
linee di azione in base alla specifica competenza che i laici hanno nelle cose profane, vale a dire che riguardano ciò
che si muove al di fuori degli spazi specificamente liturgici dove regna il clero.
Il metodo democratico non consiste solo nella
regola secondo la quale vince la maggioranza. Esso comprende importanti valori,
come quello della pari dignità degli esseri umani, del rispetto del valore
delle persone umane, nel loro pensiero, nella loro possibilità di libera
autodeterminazione, nelle esigenze del loro pieno sviluppo di vita, nella
tutela delle loro stesse vite. E riguarda anche la serena accettazione del
pluralismo sociale, nelle sue varie manifestazioni. La democrazia, come insieme
di regole e valori valido per tutti,
a prescindere dal ceto sociale, dal livello culturale, dall'appartenenza etnica
o religiosa, dal sesso, dalle opinioni politiche e da altri fattori sociali di
discriminazione, insomma la democrazie di
popolo è una conquista culturale molto recente, in particolare in
religione. Essa va costantemente coltivata e tramandata di generazione in
generazione. E' un lavoro che l'Azione Cattolica ed altre aggregazioni su basi
religiose sentono come proprio. Ma nell'Azione Cattolica, per il suo
particolare legame con la nostra organizzazione religiosa espresso nei suoi
statuti, diventa più chiaramente obiettivo specificamente della nostra
confessione religiosa per la formazione
delle masse dei fedeli laici, in vista del compito religioso proprio dei laici nel mondo. Non tutte le
aggregazioni laicale a base religiosa della nostra confessione condividono questo interesse e hanno struttura
democratica. In alcune è ancora vivo il sospetto che fino a non molti anni
addietro circondava, in religione, i discorsi che si facevano sulla democrazia.
Il lavoro dell'Azione Cattolica in questo campo non riguarda quindi solo quello
che c'è all'esterno della chiese, ma anche a ciò che si fa all'interno di esse. La crescita
culturale dei valori democratici nella nostra confessione è tuttora un lavoro in corso.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli