giovedì 28 novembre 2013

La gioia del Vangelo


La gioia del Vangelo

  L'altro giorno il nostro vescovo, che per il diritto canonico è anche il capo assoluto della nostra confessione religiosa, ha diffuso un lungo documento denominato esortazione apostolica, dal titolo Evangelii Gaudium (= La gioia del Vangelo) in cui tratta di vari argomenti, relativi alla struttura della nostra collettività religiosa e alla sua azione nella società e ai problemi delle società civili. Esso, provenendo dalla massima autorità umana che, in religione, riconosciamo, ha natura normativa, anche se vuole essere meno un insieme di comandi e più una segnalazione di problemi e una sollecitazione a risolverli. Ha natura anche prettamente ideologica, vale a dire di pensiero semplificato diretto ad orientare l'azione collettiva. Per la natura di alcuni degli argomenti trattati si inserisce nel campo della dottrina sociale della Chiesa. Nei confronti dei fedeli laici ha prevalentemente natura autorizzatoria,  vale a dire che riconosce la legittimità e correttezza di aperture, nel campo del pensiero e dell'azione, che si erano già prodotte e conferma, nel contempo, alcuni limiti.
 In altri interventi successivi cercherò di riassumerne il contenuto e di esaminarlo nel dettaglio.
 Il documento ha avuto in genere buona accoglienza, tra i giornalisti e i primi commentatori, nel campo progressista, nel silenzio di quelli conservatore  e reazionario. E' stato accolto con soddisfazione da chi, nella nostra organizzazione religiosa, già era in linea con il pensiero che in esso vi è espresso e con imbarazzo e preoccupazione dagli altri, in particolare da chi pensa che per la conservazione della fede collettiva sia indispensabile un capo assoluto a Roma e una struttura direttiva centralizzata intorno a lui. Poiché le autorizzazioni prevalgono nettamente sui divieti  confermati, si è preferito, in genere, non soffermarsi particolarmente su questi ultimi.
 Le aperture e le nuove idee organizzative espresse nel documento non hanno carattere rivoluzionario, perché corrispondono ad un pensiero  già largamente sviluppato e diffuso nella nostra collettività religiosa, sia tra i  laici che tra il clero. Vale a dire che il pensiero espresso nel documento non è veramente nuovo. Lo è sicuramente dal punto di vista normativo, nel senso che da decenni, dal vertice romano non erano uscite affermazioni così chiare. E' il bilancio tra autorizzazioni  e divieti che fa la differenza. In passato ad ogni apertura si faceva seguire una clausola di chiusura, un limite, in modo che, in definitiva, ogni documento potesse essere fatto proprio sia dai progressisti, sia dai conservatori  e spesso anche dai reazionari. Quando uso queste categorie per distinguere correnti di pensiero e di azione all'interno della nostra organizzazione religiosa non associo automaticamente a ciascuna di esse un valore, semplicemente le uso per descrivere degli orientamenti rispetto alla concezione che in un certo momento è quella che, per legge canonica, della nostra collettività religiosa, è quella a cui si è chiamati ad aderire, pur con una certa libertà di opinione sui dettagli.
  E' interessante chiedersi, prima di entrare nei particolari, se sia ancora giusto, ai tempi nostri, che si debba attendere che un capo assoluto detti legge per attuare ciclicamente aggiornamenti  e rinnovamenti che dovrebbero essere la normalità in ogni corpo sociale basato sulla dignità universale delle persone e quindi sulla libertà di pensiero e di azione e sul pluralismo. Insomma, se sia ancora giusto essere così papadipendenti come lo siamo noi italiani, e non parlo solo dei fedeli laici, ma addirittura di coloro che si definiscono laici, nel senso di non credenti  o  di agnostici. E noi fedeli, in particolare, sentiamo sempre di dover confermare preliminarmente, come Primo Mazzolari, nel 1942, degli "Anch'io voglio bene al Papa" ad ogni passo avanti che programmiamo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli