martedì 26 novembre 2013

Individualismo e comunità. La caduta degli dei


Individualismo e comunità. La caduta degli dei

 
 Una delle ragioni delle minor forza delle concezioni dell'origine e del funzionamento del mondo basate sul soprannaturale è stata identificata nel crescente individualismo delle persone, portate a ricercare in primo luogo il proprio benessere, anche inteso come piacere. Questa dinamica sociale è indicata come secolarismo. La spiegazione di questo fenomeno con il decadere di tradizioni comunitarie corrisponde alla mia esperienza personale, di uomo che ha vissuto,  e quindi non conosce solo per sentito dire o per aver letto, l'epoca in cui si sviluppò e alle ricostruzioni offerte dagli analisti di varie discipline. Si è trattato del manifestarsi di un nuovo modo di vita, a partire grosso modo dagli anni '60. Esso ha corrisposto a trasformazioni sociali piuttosto intense e generalizzate che hanno riguardato, in particolare, i costumi sessuali, le relazioni famigliari e quelle tra i più anziani e i più giovani. Nella nostra collettività religiosa se ne sono colte le opportunità, ma anche le minacce. Le vecchie tradizioni religiose, spesso a carattere etnico, confliggevano in genere con l'esigenza di un'adesione di fede più consapevole e informata, meno basata su elementi di carattere magico, che si voleva diffondere a livello di massa (un anelito senza precedenti nella storia della nostra confessione religiosa e corrispondente al moto di democratizzazione delle società civili e lo sviluppo di un'ideologia di cittadinanza attiva di massa), ma il loro superamento portava a tagliare legami  di tipo comunitario che nel passato avevano sorretto la diffusione della fede in tutti gli strati della popolazione, anche tra quelli meno colti. Come reazione, nella nostra collettività religiosa si sono diffusi e radicati movimenti che hanno alla base l'idea di ricostituzione di costumi comunitari, basati su una più intensa solidarietà tra le persone: essi  hanno come elemento unificante, appunto, l'idea di comunità, anche se le vie scelte per ricostruire questi legami tra le persone sono diverse. Si richiamano a questo intento, ad esempio, il movimento Comunione e Liberazione, il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio  e il  Cammino Neocatecumenale. Sul primo e sul quarto ho potuto fare a lungo  osservazioni personali e dirette, perché da adolescente sono stato amico di un coetaneo che è entrato in Comunione e Liberazione e perché vivo in una parrocchia dove si è insediato il Cammino Neocatecumenale. Tutte queste esperienze associative, al di là del richiamo più o meno intenso a una tradizione  religiose, sono organizzazioni che non hanno precedenti nella storia della nostra collettività religiosa e che cercano di armonizzare una intensa ma più informata religiosità al recupero di relazioni di tipo comunitario. Esse si distaccano dalla religiosità tradizionale nel rifiuto di elementi di carattere magico o addirittura superstizioso che caratterizzano a volte le forme popolari di manifestazione della fede ricevute dal passato. In particolare l'elemento che, a un osservatore esterno, sembra caratterizzare il tipo di vita comunitaria proposta dal Cammino Neocatecumenale è lo sforzo di costituire famiglie stabili con più dei due figli, numero che è, oggi, lo sforzo procreativo che la maggior parte dei coniugi programmano per la loro vita matrimoniale. Nel passato, al tempo in cui la forma prevalente di economia in Italia era quella rurale, e poi al tempo dell'urbanizzazione della classe operaia prima dello sviluppo e dei successi del movimento per la tutela dei diritti dei lavoratori, più figli significava, per i ceti al di sotto della borghesia, povertà. Per quello che ho capito nel Cammino Neocatecumenale vengono quindi attuate, su base comunitaria, varie forme di assistenza alle famiglie nel loro sforzo procreativo. Il risultato di famiglie con più figli viene presentato come un successo nell'attuazione di quell'ideologia a base religiosa che riguarda il rifiuto dell'idea di programmazione delle nascite (che non significa contraccezione).  Da ciò viene fatto conseguire che le idee che in passato si avevano, in religione, sulla famiglia possono funzionare anche ai tempi nostri. C'è effettivamente una superficiale somiglianza tra le famiglie numerose inserite nel Cammino Neocatecumentale e le famiglie numerose delle classi popolari del passato, in particolare del Meridione animato da intense e vive tradizioni religiose popolari. Si tende quindi a stabilire un rapporto tra famiglie numerose e ripresa della fede, che però andrebbe sottoposto a più rigorosa verifica. Ciò che distingue queste neo-famiglie a base comunitarie dalle "famiglione" del passato è che in queste ultime il numero dei figli, spesso oltre i dieci, era vissuto come un evento  naturale, e a volte come un cataclisma al pari dei terremoti e delle inondazioni, non come una scelta e tanto meno una scelta religiosa. I figli venivano. E per una donna del popolo avere un gran numero di figli non escludeva l'aver fatto ricorso all'aborto, largamente praticato, pur sotto minaccia di gravi sanzioni penali e religiose, in forme artigianali e pericolose. I vecchi parroci di campagna lo sanno bene. E soprattutto per le neo-famiglie di oggi avere più figli non significa povertà: è per questo che quella di aver più figli della media  è vissuta come una scelta e non una dannazione. Ad un'osservazione meno superficiale risalta che la scelta  su base religiosa di avere famiglie più numerose mette a prova la fede (non la sorregge di per sé), può essere quindi considerata un campo di impegno sociale in cui misurare l'intensità delle proprie convinzioni, ma che da famiglie più numerose non discende automaticamente una motivazione più forte alla vita di fede. E' piuttosto l'intensificarsi dei rapporti di collaborazione e mutuo aiuto tra le neo-famiglie, su base comunitaria, che effettivamente è un fattore generante e rinvigorente  la fede religiosa, che nella concezione cristiana si basa essenzialmente sull'idea di una identificazione del soprannaturale con la carità-agàpe, una forma molto intensa di benevolenza che si ritiene pervada l'universo e coinvolga particolarmente l'umanità.
 La secolarizzazione, nel senso che ho precisato, è stata vista, in religione, come un'opportunità per liberarsi da forme di fede di tipo magico e superstizioso e per rinnovare l'ideale di fede di un'umanità costituita in un unico popolo animato da relazioni amorevoli e in cammino nella storia verso un destino beato promesso dall'alto e nel mondo verso ogni essere umano, senza alcuna distinzione. In altre parole  è stata vista anche come una salutare caduta degli dei, vale a dire di quelle false, dal punto di vista della nostra  fede, immagini del sacro che erano ancora piuttosto diffuse a livello popolare, superficialmente armonizzate con le nostre concezioni religiose. Esse caratterizzavano fortemente alcune forme comunitarie tradizionali, su base regionale, che, ad un certo punto, vennero vissute come oppressive e inaccettabili nei tempi nuovi. La fuga dal paese, con i suoi pregiudizi, le sue costrizioni e le sue velenose chiacchiere,  era il sogno di molti dei giovani degli anni in cui anch'io fui giovane, in particolare delle ragazze. Per le donne le culture tradizioni, che a volte sono nostalgicamente rievocate in religione, significavano forme di sottomissione parentale e coniugale che ai tempi nostri non sono più accettate. Spesso questi vincoli venivano giustificati su base religiosa e allora il rifiutarli portava anche all'allontanamento dalla fede.
 L'Azione Cattolica non si è mai specificamente caratterizzata su base comunitaria e, in questo senso, non è mai stata una organizzazione basata su moventi reazionari, nel senso di caratterizzati dalla volontà di reagire, contrastandoli, contro i tempi nuovi, visti nei loro lati negativi. Essa invece è stata storicamente più orientata a coglierne le opportunità che a temerne le minacce. Non  è che, tuttavia, si sottovaluti l'importanza del mantenimento di relazioni sociali comunitarie pur in epoca di valorizzazione dell'individualità della persona. In particolare, dalla fine dalla fine degli anni '60, in cui ha inglobato il metodo democratico nella propria esperienza comunitaria, l'Azione Cattolica si sforza di sviluppare nella società l'ideale comunitario che costituisce la base ideologica fondamentale delle democrazie di popolo europee, espresse nelle loro Costituzioni e, ora, nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, in cui riconosce anche valori sociali di origine religiosa. E non si tratta solo di limitarsi a osservare principi che sono, ai tempi nostri, leggi vigenti negli stati, ma anche di dar loro piena espansione e  attuazione nelle società, in particolare in ciò che in cui più specificamente concordano con la missione specifica dei laici di rinnovare il mondo secondo i principi di fede operando nel mondo, insieme a tutte le persone di animo retto, religiose o non religiose. L'Azione Cattolica, per come la vedo io, preferisce puntare a creare un mondo-comunità piuttosto che piccole comunità in un mondo non comunitario, preda dell'individualismo egoistico.
 E tuttavia l'idea di intensificare le relazioni sociali negli ambienti sociali quotidiani come manifestazione della propria fede non è estranea all'Azione Cattolica, anche se, come esperienza prettamente laicale, essa è più proiettata all'esterno dello spazio specificamente liturgico delle chiese. Questo  proposito del resto può farsi scaturire da quel movimento di redenzione sociale che, originato nel corso dell'Ottocento, ha visto il protagonismo dei movimenti laicali della nostra confessione religiosa e ha successivamente prodotto quella parte del magistero denominata dottrina sociale della Chiesa. Sotto un certo punto di vista, ad esempio, la liberazione dalla morte, la salvezza  in questo senso, fa oggi meno presa nell'Italia in cui ci sono tanti più anziani di un tempo, quindi persone che, ad un bel momento, hanno accettato  l'idea della propria morte, mentre  è molto più sentito il problema della liberazione dalla vecchiaia, che nella società di oggi si manifesta nei propositi anti-religiosi di eutanasie e in quelli, su base religiosa, di cooperazione per liberare  i vecchi dalla solitudine e dall'isolamento mediante il recupero di impegni e corrispondenti attività a base comunitaria. Il "Visitare i vecchi" non era compreso nelle tradizionali opere di misericordia e ciò corrispondeva a un tipo di civiltà in cui la vecchiaia era una sorta di privilegio, mentre ai tempi nostri è un'opera di misericordia non codificata, ma che si fa scaturire dall'etica religiosa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.