lunedì 25 novembre 2013

La Chiesa "Costantiniana" e il problema della libertà religiosa


La Chiesa "Costantiniana" e il problema della libertà religiosa
 

Sintesi di un articolo di Lamberto Riva, presidente del gruppo MEIC di Lecco morto il 13-6-13, dal titolo La libertà religiosa, "initium libertatis" [=inizio della libertà religiosa], pubblicato sulla rivista Coscienza, del MEIC, n.3-4/2013, nel quale si riassumono alcuni dei temi trattati in un ciclo di incontri promossi dal gruppo MEIC di Lecco sul tema della libertà religiosa, in particolare le relazioni del prof. Emranno Arslan e del prof. Saverio Xeres.

Nota di metodo: la sintesi è una forma di "condensazione del testo" in cui vengono utilizzate frasi del testo condensato unificate da elementi di raccordo (di seguito posti tra parentesi quadre [ ]) del sintetizzatore. Si tratta di una elaborazione del sintetizzatore che potrebbe non riflettere o non riflettere a pieno il pensiero dell'autore del testo condensato in quanto dipende dai limiti di comprensione di chi opera la sintesi. Il testo "sintetizzato" è circa un terzo di quello originario.

 [L'imperatore] Costantino [274-337] cambierà profondamente, anzi essenzialmente, il ritratto dell'imperatore, perché cambierà radicalmente l'ideologia imperiale; a partire dal 324, quando egli riunifica tutto il potere nelle sue mani e recepisce in pieno il cristianesimo, ponendolo come fondamento del nuovo impero, che diventa appunto impero romano-cristiano, [mediante l'Editto di Milano del 313] ripresa dell'Editto di Galerio [imperatore romano morto nel 311] del 311.
 L'editto di Galerio è il vero documento che "segna" la libertà dei cristiani nell'Impero romano, non solo, ma introduce un periodo di vera tolleranza religiosa, riconoscendo ad ogni gruppo di professare la propria religione. Galerio, erede di un potere che aveva perseguitato i cristiani, chiede agli stessi di cooperare al bene dello Stato pregando il loro Dio per l'Impero stesso.
 Costantino, invece, era robustamente pagano e amava immagini dell'imperatore come padrone assoluto, come gli altri predecessori. Anno dopo però recepisce questo editto così come recepisce in pieno il cristianesimo e ne fa il fondamento della nuova ideologia dell'Impero romano e cristiano. Costantino vede la propizia occasione per rinsaldare fortemente il suo potere, dopo la fine di Licinio [Co-imperatore, vinto e deposto da Costantino nel 324] e l'unificazione dell'impero. La data simbolica è appunto il 324. E' allora, come riferisce Eusebio, che Costantino racconta il suo famoso "sogno", col motto In hoc signo vinces [=sotto questo segno vincerai] e utilizzerà in peno l'opera di sua madre Elena e la di lei famosa "invenzione"[nel senso di scoperta] della vera croce [di Cristo - ritrovamento della croce di Cristo in Gerusalemme], finendo anche per inventare il labaro, nella sua veste di imperatore del nuovo Impero, che doveva diventare l'insegna ufficiale dell'Impero e di tutto l'esercito imperiale. Il labaro portava impressi la croce e il monogramma di Cristo, il famoso Crismòn, che rappresentava nell'abbreviazione del nome di Cristo l'insegna della nuova divinità cristiana, del Dio dei cristiani.
 La tolleranza [religiosa] appartiene solo al periodo di fine 3° secolo ed inizio del 4°. Poi purtroppo l'Impero romano cristiano, a partire dall'anno 380 con Teodosio, va sempre più verso l'intolleranza non solo nei confronti del paganesimo ma anche di tutte le altre religioni o manifestazioni religiose fino ad arrivare, per esempio, a costringere le sacerdotesse di riti che prevedevano il nubilato a sposarsi per eliminare i loro status religioso e con esso la loro libertà di religione. Cenno a parte fa fatto per gli ebrei, i quali poi saranno tra le vittime più perseguitate dell'intolleranza cristiana per secoli fino all'Olocausto del secolo scorso ad opera dei nazisti.
 Costantino non ha affatto "scoperto" il valore della coscienza soggettiva e della tolleranza, che è una "riscoperta" solo moderna e che la Chiesa riconoscerà solo nel 1965 con la [Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae - =sulla dignità umana- sulla libertà religiosa, approvata durante il Concilio Vaticano 2°]. Insomma solo col Concilio Vaticano 2°, dopo secoli di travaglio ed anche di lotte drammatiche, la libertà religiosa si è affermata come valore in sé. Con Costantino invece la libertà per i cristiani è funzionale a un primo riconoscimento del cristianesimo a fianco del paganesimo; è un momento di passaggio verso la costruzione di un sistema politico religioso nettamente intollerante: il modello costantiniano di Chiesa e la libertà religiosa non sono compatibili tra loro, anzi, sono opposti l'uno all'altra. Costantino "assume" la Chiesa come elemento integrante della struttura politica ed ideologica dell'Impero; ne consegne che la Chiesa diventa funzionale all'Impero e dunque pesantemente condizionata; proprio per questo essa "deve" essere compatta, anzi uniforme: l'importante è "salvaguardare l'unità". [Quindi] la Chiesa deve essere intollerante verso le diversità per non indebolire il supporto garantito all'Impero; questo è lo spirito e la lettera della lotta alle "eresie". Il Regno di Dio si identifica con l'Impero romano, con la conseguente perdita della prospettiva escatologica [=centrata sulla concezione di fede del compimento finale dell'universo] del "Regno" e sfera religiosa e ambito politico si sovrappongono con conseguente perdita della dimensione costitutiva di laicità.
 Costantino, proprio in quanto imperatore secondo la reiterata mentalità pagana, si dichiara "vescovo universale" - paradossale per lui che non era neppure battezzato - ed in questa veste convoca il Concilio di Nicea [325], lo presiede e ne manda in attuazione le decisioni. E' nella Chiesa non come semplice membro ma come "gestore esterno" e vuole persino essere ricordato, appunto in quanto imperatore, come "tredicesimo apostolo". Questo mutamento trova il suo compimento con la Costituzione di Teodosio [347-395, imperatore dal 379] del 380. E' questa Chiesa, così profondamente modificata rispetto alla propria identità originaria, che si intende quando si parla di "Chiesa costantiniana".
 Questa impostazione costantiniana-teodosiana [permane] in tutto il Medioevo, con una semplice correzione, ossia la progressiva sostituzione pur con qualche salto di qualità, al vertice del sistema politico-religioso della figura del papa a quella dell'imperatore.  Il papa comincia allora ad essere indicato come "vicario" di Cristo, ma questo termine indica una figura assimilata a quella dell'imperatore nella concezione pagana antica. E' una Chiesa che comunque ha sempre un ruolo determinante nella gestione del "temporale", della "cristianità", il che comporta pesanti modificazioni rispetto alla Chiesa delle origini: fortemente strutturata in maniera uniforme e verticistica quella medievale, e tendenzialmente caratterizzata da centralità e direttività in ambito politico. E' una situazione che permane sostanzialmente immutata fino alla Rivoluzione francese.
 Il superamento dell'era costantiniana, dopo una lenta maturazione fin dalla fine del secolo 19° viene pienamente recepito dal [Concilio] Vaticano 2°. Xeres [afferma]: " La riscoperta identità teologica della Chiesa (Lumen Gentium [la Costituzione dogmatica sulla Chiesa]) apre la presa di distanza rispetto alla «Chiesa costantiniana» verso una Chiesa semplicemente presente nel mondo, con una propria funzione; si riapre cioè la prospettiva escatologica, per cui la Chiesa è «profezia» [=comprensione dei tempi presenti alla luce delle idee di fede] del Regno che viene, come si riapre la dimensione laicale, strettamente legata alla «autonomia delle realtà temporali», illustrata nella Gaudium et Spes [,la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo approvata durante il Concilio Vaticano 2°]. Come conseguenza diretta vi è da parte della Chiesa del Concilio il recupero positivo del pluralismo, di cui sono espressioni l'ecumenismo all'interno del cristianesimo, e nella più ampia prospettiva religiosa, l'affermazione della libertà religiosa, ossia il riconoscimento del valore intrinseco ad ogni scelta religiosa, in quanto fondata sulla dignità della persona (esplicitamente affermante nella epocale Dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae)".
Sintesi di Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli