Rinnovare il mondo:
compito religioso dei laici
Nelle spiegazioni
sulla fede si preferisce di solito mettere in evidenza la continuità che c'è
stata nelle varie concezioni che storicamente si sono succedute e che hanno
riguardato la natura, il fondamento e le finalità della nostra collettività
religiosa. E tuttavia talvolta non ci si occupa abbastanza di ciò che invece è
mutato per rispondere alle esigenze dei tempi e che è stato considerato un
progresso nella vita collettiva della fede. Così può sembrare che ai tempi
nostri si viva insieme la fede al modo in cui lo si faceva nel Vicino Oriente
negli anni che immediatamente seguirono la morte del Nazareno. E che,
addirittura, quello sia il solo modo giusto di vivere collettivamente la fede. Che,
insomma, tutta la storia che c'è stata da allora o non abbia valore o ne abbia
uno negativo, in quanto appunto allontanamento e differenziazione dalle origini,
e che ogni conversione, individuale o collettiva, debba comportare anche una
sorta di ritorno al passato. E che
questo, in definitiva, debba essere al centro dei lavori in corso di generazione
in generazione nella nostra collettività di fede. E' veramente così? Vi invito
a rifletterci su.
Indubbiamente abbiamo
ricevuto dalle origini dei principi e una missione. Come collettività religiosa
siamo stati lanciati nel mondo e
nella storia. Questo movimento ha caratterizzato fortemente la nostra fede. E'
pensabile che tutto ciò che è stato fatto
o non abbia alcun significato o ne abbia solo di negativi? Per come la
vedo io non è così. La lunga storia trascorsa insieme ci ha consentito di
approfondire i contenuti della fede e di trarre insegnamento dalle esperienze
fatte. Non è stata solo una storia di malvagità. I contenuti della nostra fede
comune e i caratteri della nostra missione sono stati elaborati nel corso dei
millenni, di generazione in generazione, e ogni secolo ha apportato qualcosa
che è rimasto nella tradizione comune. Se ci riflettiamo bene, capiamo che non
potremmo farne a meno.
Anche ai tempi nostri
il lavoro in corso non è principalmente quello di un ritorno alle origini, anche se esse ci
sono sempre ben presenti essendo state narrate nelle nostre scritture sacre,
che hanno un valore per così dire normativo
per la nostra fede.
Nel corso del secolo
scorso la nostra fede comune è stata messa a dura prova dallo storia.
Istituzioni secolari hanno mostrato i loro limiti. Si è prodotta una grave
compromissione con forze malvagie, con il male del mondo. Nelle grandi forze
collettive che dall'Ottocento hanno cominciato a rendere protagoniste le masse
nel governo del mondo si sono visti gli
aspetti negativi più che le potenzialità positive. Il compromesso e i cedimenti
sono derivati dalla paura del nuovo che si stava manifestando. All'inizio degli
scorsi anni '60, riflettendo sull'esperienza storica, si è prodotto un marcato
moto di cambiamento del quale proprio in questi mesi stiamo vivendo
manifestazioni molto eclatanti. Esso ha trovato espressione in documenti normativi
aventi la massima autorità nella nostra collettività religiosa, ma scritti in
un linguaggio, quello teologico, che si discosta significativamente da quello
comune e che richiede pertanto uno sforzo per essere compreso. E' una parte del
lavoro di formazione che si fa in Azione Cattolica.
Le novità, per così dire, sono state molte.
Una delle più rilevanti ha riguardato il ruolo dei fedeli laici. In questo campo c'è un lavoro in corso molto
importante, perché alle definizioni di
carattere teologico sono seguite varie forme di realizzazione storica sulle quali è del tutto aperto il dibattito
all'interno della nostra collettività religiosa. Sintetizzando il cuore della
questione, si può dire che il come fare il
fedele laico nel mondo non è più solo oggetto di insegnamenti del
magistero ma è anche il frutto di una elaborazione degli stessi fedeli laici,
che, in tal modo, partecipano anche alla definizione dei principi della loro
azione collettiva nel mondo. Non era mai accaduto prima. Tutto questo si è
accompagnato al riconoscimento ai fedeli laici di una dignità che si è ricavata
dai principi di fede ricevuti dalle origini, ma che per lunghissimo tempo non
aveva risaltato negli insegnamenti religiosi. Ed anche al riconoscimento del
valore specificamente religioso che ha il lavoro dei laici nel mondo, come
singoli e nelle collettività in cui sono inseriti. Se ne tratta in uno dei più
importanti documenti deliberati nel corso della grande congregazione di capi
religiosi tenutasi all'inizio degli scorsi anni '60, che si seguito riporto:
"Per la loro
vocazione è proprio dei laici cercare il
regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel
secolo cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori nel mondo e nelle
ordinarie condizioni di vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi
sono da Dio chiamati a contribuire, quasi all'interno a modo di fermento, alla
santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello
spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri
principalmente con la loro testimonianza della loro stessa vita e col fulgore
della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente
spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono
strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo
Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore"
[dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium -=Luce delle genti- sulla Chiesa, del Concilio
Vaticano II - deliberata definitivamente e promulgata - diffusa solennemente-
il 21 novembre 1964.]
In un altro
documento, approvato nel corso della medesima congregazione, vennero definite
le finalità particolari di questa azione dei fedeli laici nel mondo, che
possono riassumersi nella parole rinnovamento:
" I laici devono
assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso,
guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità
cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono
cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la
propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia
del regno di Dio.
L'ordine temporale deve essere rinnovato in
modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie sia reso più conforme
ai principi superiori della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni
di luogo, di tempo e di popoli. Tra le opere di simile apostolato si distingue
eminentemente l'azione sociale dei cristiani. Il Concilio desidera oggi che
essa si estenda a tutto l'ambito dell'ordine temporale, anche a quello della
cultura"
[Decreto Apostolicam
actuositatem -=sull'attività apostolica- sull'apostolato dei laici, diffuso
solennemente il 18-11-65].
Dunque, in base a
queste dichiarazioni normative per la nostra collettività di fede,
è compito religioso dei fedeli
laici quello di rinnovare il mondo secondo i principi di fede sotto la loro
propria responsabilità e secondo le loro specifiche competenze. Tenete ben
presenti queste dichiarazioni che ho sopra trascritto e tenete conto che nei
quasi due millenni precedenti della nostra vita di fede comune non ne troverete di uguali.
Queste nuove
concezioni religiose hanno introdotto nella vita della nostra collettività
religiosa un pluralismo che trova
corrispondenza nelle dinamiche democratiche delle più avanzate società
contemporanee. Si è passati rapidamente da un clima di generale sfiducia nelle
capacità dei laici di operare
efficacemente per la diffusione e realizzazione dei principi di fede nel mondo,
ad una concezione che li vede impegnati con primaria responsabilità. Ciò è
derivato principalmente dall'esperienza storica vissuta dagli anni '20 agli
anni '40 del secolo scorso, in cui masse
europee cristianizzate e cattoliche si lasciarono trascinare, senza opporre
sufficiente resistenza, da regimi
autoritari, violenti, sanguinari, razzisti e poi, invece, recuperata una
coerenza ideale con i principi di fede proclamati ebbero un ruolo fondamentale,
che dura tuttora, nella costruzione della nuova Europa scaturita dagli
sconvolgimenti della Seconda Guerra Mondiale. Il lavoro in corso ai giorni
nostri, di cui tratterò meglio in seguito,
è come integrare questo pluralismo,
che deriva dall'azione religiosa dei
laici per il rinnovamento del mondo sotto propria responsabilità e secondo le
loro competenze, in una collettività religiosa che concepisce come fondamentale
un ordine gerarchico, quindi di
poteri, storicamente finalizzato a mantenere l'unità intorno al vertice
romano.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli.