sabato 19 ottobre 2013

Religione e potere


Religione e potere

Nella nostra collettività religiosa vengono esercitate a vari livelli e con diverse manifestazioni di visibilità, alcune molto eclatanti, varie forme di potere e questo può creare problemi di coscienza, perché ogni forma di potere implica qualche tipo di coercizione mentre l'adesione alla fede la si vorrebbe libera. Sono questioni che si presentano fin dall'iniziazione religiosa dei fanciulli, quando ai bambini può non essere ben chiara la differenza tra l'autorità dei propri genitori, che da piccoli è ancora molto forte, e l'efficacia nell'interiorità dei principi specificamente religiosi.
  E' molto comune l'idea che la nostra organizzazione religiosa sia rimasta sempre la stessa nei due millenni della sua storia, così come il potere da essa esercitato. Questa convinzione è errata, storicamente errata. La nostra collettività religiosa si è manifestata nei secoli in moltissimi modi diversi e ha quindi vissuto un numero corrispondente di mutamenti: in questi mesi ne stiamo sperimentando uno di essi. Del resto, per convincersene, non occorre riprendere i libri di storia della scuola, basta dare una scorsa agli scritti sacri che narrano delle origini delle comunità di fede e constatare che quell'organizzazione religiosa in cui noi oggi siamo inseriti non c'è. E tuttavia questo non implica  ancora che essa non sia necessaria o che essa sia addirittura arbitraria. I tanti cambiamenti che storicamente ha subito sono la chiara manifestazione che essa effettivamente serve, nel senso che è utile, e che però lo è in quanto sia adeguata alle esigenze della collettività di riferimento. Quindi serve anche nel senso che è espressione di un servizio a quella collettività, piuttosto che di un dominio su  di essa, e questa è un'idea che è stata tanto presente fin da epoca molto antica che  alla figura che è venuta storicamente a impersonare il potere supremo  è stato attribuito fin dai primi secoli della nostra era il titolo di servo dei servi: non solo da essa ci si aspetta un servizio, ma anche si concepisce tutta l'organizzazione gerarchicamente sottostante come animata da spirito di servizio. Si tratta di una concezione del potere che ha espresso fondamento evangelico  e risale direttamente al primo Maestro.
 Devo avvertire però che, in religione, si pensa che le cose della Terra abbiano un forte collegamento con quelle dei Cieli e che questo riguardi anche noi come collettività di fede. Quindi noi fedeli possiamo pensarci come società umana, che presenta una struttura di potere analoga alle altre società umane, ma anche come popolo legato a realtà soprannaturali, per intendere che quando siamo insieme e agiamo animati dalla fede religiosa, c'è in ciò che siamo e in ciò che facciamo molto più di ciò che appare. Questa dimensione del nostro vivere insieme da persone di fede è uno dei nuclei centrali delle nostre convinzioni religiose e, pur con diverse espressioni concettuali sulle quali si è molto dibattuto e ancora si dibatte, si è mantenuto pressoché intatto, nella sua sostanza fondamentale,  dalle origini e fa parte di quello che viene definito deposito di fede. Noi, anche oggi, riteniamo che un collegamento tra Terra e Cielo vi sia anche con riferimento alle strutture che storicamente la nostra organizzazione religiosa  si è data, ma, a differenza di ciò che è avvenuto in secoli passati, siamo un po' più prudenti nel parlarne. La questione è tra le più delicate, perché, a seconda di come la si risolve, si può poi produrre una sacralizzazione dei poteri terreni che storicamente ci ha dato molti problemi e ancora di più ne può dare nell'epoca nostra, caratterizzata da concezioni democratiche. Fatto sta che all'inizio degli anni '60 coloro che nella nostra collettività religiosa esercitavano il massimo potere si riunirono e decisero che non era giusto stabilire che ciò che, in religione, si era realizzato sulla Terra esaurisse tutto ciò che la nostra collettività di fede rappresentava in Cielo, ma che ne fosse una manifestazione. Da ciò deriva l'idea che, come ognuno di noi tende verso la realtà soprannaturale a cui pensa di essere destinato e si trova pertanto in uno stato di continua conversione, anche l'organizzazione religiosa tende verso la medesima realtà, si trova nel medesimo stato e quindi può affrontare senza drammi i cambiamenti necessari per mantenersi su quella rotta nelle varie circostanze del mondo e dei tempi. Non cambia la benevolenza soprannaturale verso di noi, come singole persone e come collettività religiosa: tutto il resto, qui sulla Terra, può mutare e dipende da noi stessi. Rimane quindi un problema di come cambiare le cose e qui bisogna avvertire che, come collettività religiosa, non ci siamo mai sentiti autorizzati a cambiarle arbitrariamente. Ci sono alcuni principi organizzativi, che riteniamo di ricavare direttamente dall'insegnamento del Maestro, come quello che riguarda lo spirito di servizio, ai quali attribuiamo una notevole forza di resistenza ai cambiamenti, per cui pensiamo che, pur nel mutare delle loro espressioni storiche, essi non debbano mai essere soppressi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli