Religione e potere
Nella nostra collettività religiosa vengono esercitate a
vari livelli e con diverse manifestazioni di visibilità, alcune molto
eclatanti, varie forme di potere e questo può creare problemi di coscienza, perché
ogni forma di potere implica qualche tipo di coercizione mentre l'adesione alla
fede la si vorrebbe libera. Sono questioni che si presentano fin
dall'iniziazione religiosa dei fanciulli, quando ai bambini può non essere ben
chiara la differenza tra l'autorità dei propri genitori, che da piccoli è
ancora molto forte, e l'efficacia nell'interiorità dei principi specificamente
religiosi.
E' molto comune l'idea che la nostra
organizzazione religiosa sia rimasta sempre la stessa nei due millenni della
sua storia, così come il potere da essa esercitato. Questa convinzione è
errata, storicamente errata. La nostra collettività religiosa si è manifestata
nei secoli in moltissimi modi diversi e ha quindi vissuto un numero
corrispondente di mutamenti: in questi mesi ne stiamo sperimentando uno di
essi. Del resto, per convincersene, non occorre riprendere i libri di storia
della scuola, basta dare una scorsa agli scritti sacri che narrano delle origini
delle comunità di fede e constatare che quell'organizzazione religiosa in cui
noi oggi siamo inseriti non c'è. E
tuttavia questo non implica ancora che
essa non sia necessaria o che essa
sia addirittura arbitraria. I tanti
cambiamenti che storicamente ha subito sono la chiara manifestazione che essa
effettivamente serve, nel senso che è
utile, e che però lo è in quanto sia adeguata alle esigenze della collettività
di riferimento. Quindi serve anche
nel senso che è espressione di un servizio
a quella collettività, piuttosto che di un dominio
su di essa, e questa è un'idea che è
stata tanto presente fin da epoca molto antica che alla figura che è venuta storicamente a
impersonare il potere supremo è stato
attribuito fin dai primi secoli della nostra era il titolo di servo dei servi: non solo da essa ci si
aspetta un servizio, ma anche si
concepisce tutta l'organizzazione gerarchicamente sottostante come animata da spirito di servizio. Si tratta di una
concezione del potere che ha espresso fondamento evangelico e risale direttamente al primo Maestro.
Devo avvertire però
che, in religione, si pensa che le cose della Terra abbiano un forte
collegamento con quelle dei Cieli e che questo riguardi anche noi come
collettività di fede. Quindi noi fedeli possiamo pensarci come società umana, che presenta una
struttura di potere analoga alle altre società umane, ma anche come popolo legato a realtà soprannaturali,
per intendere che quando siamo insieme e agiamo animati dalla fede religiosa,
c'è in ciò che siamo e in ciò che facciamo molto più di ciò che appare. Questa
dimensione del nostro vivere insieme da persone di fede è uno dei nuclei
centrali delle nostre convinzioni religiose e, pur con diverse espressioni
concettuali sulle quali si è molto dibattuto e ancora si dibatte, si è
mantenuto pressoché intatto, nella sua sostanza fondamentale, dalle origini e fa parte di quello che viene
definito deposito di fede. Noi, anche
oggi, riteniamo che un collegamento tra Terra e Cielo vi sia anche con riferimento
alle strutture che storicamente la nostra organizzazione religiosa si è data, ma, a differenza di ciò che è
avvenuto in secoli passati, siamo un po' più prudenti nel parlarne. La
questione è tra le più delicate, perché, a seconda di come la si risolve, si
può poi produrre una sacralizzazione dei
poteri terreni che storicamente ci ha dato molti problemi e ancora di più
ne può dare nell'epoca nostra, caratterizzata da concezioni democratiche.
Fatto sta che all'inizio degli anni '60 coloro che nella nostra collettività
religiosa esercitavano il massimo potere si riunirono e decisero che non era
giusto stabilire che ciò che, in religione, si era realizzato sulla Terra esaurisse tutto ciò che la nostra
collettività di fede rappresentava in Cielo, ma che ne fosse una
manifestazione. Da ciò deriva l'idea che, come ognuno di noi tende verso la realtà soprannaturale a
cui pensa di essere destinato e si trova pertanto in uno stato di continua conversione, anche l'organizzazione
religiosa tende verso la medesima
realtà, si trova nel medesimo stato e quindi può affrontare senza drammi i
cambiamenti necessari per mantenersi su quella rotta nelle varie circostanze
del mondo e dei tempi. Non cambia la benevolenza soprannaturale verso di noi,
come singole persone e come collettività religiosa: tutto il resto, qui sulla
Terra, può mutare e dipende da noi stessi. Rimane quindi un problema di come cambiare le cose e qui bisogna
avvertire che, come collettività religiosa, non ci siamo mai sentiti
autorizzati a cambiarle arbitrariamente. Ci sono alcuni principi organizzativi,
che riteniamo di ricavare direttamente dall'insegnamento del Maestro, come
quello che riguarda lo spirito di
servizio, ai quali attribuiamo una notevole forza di resistenza ai
cambiamenti, per cui pensiamo che, pur nel mutare delle loro espressioni
storiche, essi non debbano mai essere
soppressi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli