sabato 5 ottobre 2013

Religione e civiltà


Religione e civiltà

 
 Continuo il discorso sulle motivazioni che oggi possono convincere un genitore a continuare una tradizione religiosa nel lavoro che fa con i propri figli. Ne scriverò nell'ottica della mia particolare esperienza umana e nei limiti delle mie conoscenze . Chi voglia avere informazioni su altri punti di vista, in particolare su quello della dottrina comune, e notizie più approfondite dovrà necessariamente rivolgersi ad altre fonti.
 Molti anni addietro forse non ci si sarebbe posti il problema. Si viveva immersi in civiltà umane nelle quali certe convinzioni religiose costituivano incontestabilmente e molto visibilmente un forte fattore di integrazione sociale. Quando parliamo di una civiltà cristiana che avrebbe caratterizzato l'Europa per millenni, ci riferiamo a questo. Nell'era della civiltà cristiana ci fu una forte integrazione tra poteri politici e comuni convinzioni di fede diffuse con autorità da poteri religiosi. La dottrina di fede inseriva gli ordinamenti politici in un ordine naturale, al modo di quello che regola l'universo fisico, con fondamento soprannaturale. L'integrazione tra convinzioni politiche e religiose era garantita da un compromesso tra i poteri che governavano i due ambiti. Che cosa è cambiato?
 Nell'era delle democrazie, nelle nazioni nelle quali storicamente si era radicata quella che viene definita come civiltà cristiana, semplificando potremmo dire in Europa e laddove ancora ci riferisce agli europei come  a un modello di civiltà, si è acquisita consapevolezza comune del carattere di creazione umana degli ordinamenti politici. Mentre una legge della natura, ad esempio quella di gravità, si può studiarla, capirla e utilizzarla a vantaggio dell'umanità, ma non cambiarla, le leggi umane possono essere criticate  e cambiate a seconda degli scopi che si vogliono ottenere in una società. Si è anche divenuti consapevoli del carattere di creazione sociale di alcuni ordinamenti religiosi, in particolare di alcuni di quelli che fondavano l'integrazione sociale e politica della religione. Questo processo, che data, semplificando, dalla fine del Settecento, viene anche definito secolarizzazione, in quanto, per certi versi, è come se il soprannaturale, l'assoluto, delle convinzioni religiose fosse stato allontanato dall'ordinaria vita sociale. In realtà esso permea ancora, molto profondamente, l'umanità del nostro tempo. In un libro di sociologia di circa vent'anni fa se ne parla con un'espressione molto suggestiva, come di un brusio degli angeli che è ancora udibile nelle nostre società più avanzate. L'accento sociale si è spostato dall'idea di autorità come fondamento della fede a quella della coscienza interiore e sociale come base dell'esperienza religiosa, diciamo così dall'idea che Dio lo vuole! a quella che In Dio confidiamo! (In God we trust, il motto degli Stati Uniti d'America, il primo modello storico del nuovo modo di integrazione sociale della fede).
 Noi italiani viviamo in quello che fu il centro dell'antica civiltà cristiana  e, insieme, uno dei più importanti centri di potere religioso. Abbiamo vissuto storicamente con particolare travaglio il passaggio alle nuove concezioni. In particolare, il confronto dei cattolici con le nuove idee democratiche è stato doloroso e problematico. Teniamo conto che la nostra unità nazionale si è realizzata storicamente lottando anche contro  il capi della Chiesa cattolica in quanto principi territoriali dell'Italia, monarchi politici di una porzione della Penisola. Osservando superficialmente ciò che ne è derivato si potrebbe concludere non solo che la religione non è più un fattore di integrazione sociale, ma addirittura che essa può costituire elemento di discriminazione, quindi di svantaggio sociale. Anticipo fin d'ora che, a mio parere, non è così. E non è neanche vero che la fede può essere utile  fino ad un certo punto solo come elemento di abbellimento, di ingentilimento, della personalità: a tal proposito, nel criticare questa concezione, la si definisce come quella che considera la religiosità come la ciliegina sulla torta.
 La democrazia, come oggi la si concepisce, si fonda su un'idea di dignità della persona umana che, in quanto assoluta, quindi non legata all'osservazione della realtà così com'è, del mondo come va, ha specifico fondamento religioso. E' proprio questa concezione che fonda quella possibilità di criticare i poteri umani che è il fondamento delle democrazie popolari contemporanee. Essa non trova fondamento nell'ordine naturale del mondo: si basa, non di rado inconsapevolmente, sul soprannaturale.
 Faccio un esempio, tratto dalla grande tragedia successa l'altro giorno.
 L'ordine della natura è crudele. E' fatto di organismi che si cibano gli uni degli altri e di popolazioni che competono duramente per sopravvivere. Innumerevoli specie, anche di tipo umano, sono scomparse dalla faccia della Terra nei milioni di anni in cui la vita si è sviluppata sul pianeta. Dal punto di vista antropologico e storico anche gli umani non si sono comportati diversamente. Ma a noi, oggi, questo ordine non sta bene, ci urta profondamente nell'interiorità. Di fronte alle centinaia di persone morte nel tentativo di raggiungerci per vivere come noi viviamo, secondo i nostri ideali e la nostra civiltà, molti si sono vergognati di non aver fatto abbastanza per aiutarli in quel loro sforzo, e anzi di averli addirittura  contrastati. Questo moto interiore e sociale ha specifico fondamento religioso.
 Decidendo di dare ai propri figli un'educazione religiosa si danno loro, quindi, maggiori  opportunità nella società del nostro tempo. Ma è anche vero quello che si dice, che non tutte le forme di religiosità sono in grado di offrirle. Una volta presa la decisione fondamentale, quella di dare loro una formazione di fede, bisogna quindi fare altre scelte per i nostri figli, scelte che coinvolgono profondamente la nostra interiorità e la nostra responsabilità sociale per i fatti religiosi. Quale religiosità  per i nostri figli? Non è sufficiente limitarsi a  delegare tutto all'organizzazione religiosa, così come, da cittadini, non è più sufficiente affidarsi acriticamente ad autorità politiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli