Religione e civiltà
Continuo il discorso sulle motivazioni che oggi possono
convincere un genitore a continuare una tradizione religiosa nel lavoro che fa
con i propri figli. Ne scriverò nell'ottica della mia particolare esperienza
umana e nei limiti delle mie conoscenze . Chi voglia avere informazioni su
altri punti di vista, in particolare su quello della dottrina comune, e notizie
più approfondite dovrà necessariamente rivolgersi ad altre fonti.
Molti anni addietro
forse non ci si sarebbe posti il problema. Si viveva immersi in civiltà umane
nelle quali certe convinzioni religiose costituivano incontestabilmente e molto
visibilmente un forte fattore di integrazione sociale. Quando parliamo di una civiltà cristiana che avrebbe
caratterizzato l'Europa per millenni, ci riferiamo a questo. Nell'era della
civiltà cristiana ci fu una forte integrazione tra poteri politici e comuni
convinzioni di fede diffuse con autorità da poteri religiosi. La dottrina di
fede inseriva gli ordinamenti politici in un ordine naturale, al modo di quello
che regola l'universo fisico, con fondamento soprannaturale. L'integrazione tra
convinzioni politiche e religiose era garantita da un compromesso tra i poteri
che governavano i due ambiti. Che cosa è cambiato?
Nell'era delle
democrazie, nelle nazioni nelle quali storicamente si era radicata quella che
viene definita come civiltà cristiana,
semplificando potremmo dire in Europa e laddove ancora ci riferisce agli
europei come a un modello di civiltà, si
è acquisita consapevolezza comune del carattere di creazione umana degli
ordinamenti politici. Mentre una legge della natura, ad esempio quella di
gravità, si può studiarla, capirla e utilizzarla a vantaggio dell'umanità, ma
non cambiarla, le leggi umane possono essere criticate e cambiate a
seconda degli scopi che si vogliono ottenere in una società. Si è anche divenuti
consapevoli del carattere di creazione sociale di alcuni ordinamenti religiosi,
in particolare di alcuni di quelli che fondavano l'integrazione sociale e
politica della religione. Questo processo, che data, semplificando, dalla fine
del Settecento, viene anche definito secolarizzazione,
in quanto, per certi versi, è come se il soprannaturale,
l'assoluto, delle convinzioni religiose fosse stato allontanato dall'ordinaria
vita sociale. In realtà esso permea ancora, molto profondamente, l'umanità del
nostro tempo. In un libro di sociologia di circa vent'anni fa se ne parla con
un'espressione molto suggestiva, come di un brusio
degli angeli che è ancora udibile nelle nostre società più avanzate.
L'accento sociale si è spostato dall'idea di autorità come fondamento della
fede a quella della coscienza interiore e sociale come base dell'esperienza
religiosa, diciamo così dall'idea che Dio
lo vuole! a quella che In Dio
confidiamo! (In God we trust, il
motto degli Stati Uniti d'America, il primo modello storico del nuovo modo di
integrazione sociale della fede).
Noi italiani viviamo
in quello che fu il centro
dell'antica civiltà cristiana e, insieme, uno dei più importanti centri di potere religioso. Abbiamo vissuto
storicamente con particolare travaglio il passaggio alle nuove concezioni. In particolare,
il confronto dei cattolici con le nuove idee democratiche è stato doloroso e
problematico. Teniamo conto che la nostra unità nazionale si è realizzata
storicamente lottando anche contro il capi della Chiesa cattolica in quanto
principi territoriali dell'Italia, monarchi politici di una porzione della
Penisola. Osservando superficialmente
ciò che ne è derivato si potrebbe concludere non solo che la religione non è
più un fattore di integrazione sociale, ma addirittura che essa può costituire
elemento di discriminazione, quindi di svantaggio sociale. Anticipo fin d'ora
che, a mio parere, non è così. E non
è neanche vero che la fede può essere
utile fino ad un certo punto solo come
elemento di abbellimento, di ingentilimento, della personalità: a tal
proposito, nel criticare questa concezione, la si definisce come quella che
considera la religiosità come la
ciliegina sulla torta.
La democrazia, come
oggi la si concepisce, si fonda su un'idea di dignità della persona umana che, in quanto assoluta, quindi non legata all'osservazione della realtà così
com'è, del mondo come va, ha specifico
fondamento religioso. E' proprio questa concezione che fonda quella
possibilità di criticare i poteri umani
che è il fondamento delle democrazie popolari contemporanee. Essa non trova fondamento nell'ordine naturale
del mondo: si basa, non di rado inconsapevolmente, sul soprannaturale.
Faccio un esempio,
tratto dalla grande tragedia successa l'altro giorno.
L'ordine della natura
è crudele. E' fatto di organismi che si cibano gli uni degli altri e di
popolazioni che competono duramente per sopravvivere. Innumerevoli specie,
anche di tipo umano, sono scomparse dalla faccia della Terra nei milioni di
anni in cui la vita si è sviluppata sul pianeta. Dal punto di vista
antropologico e storico anche gli umani non si sono comportati diversamente. Ma
a noi, oggi, questo ordine non sta bene, ci urta profondamente nell'interiorità.
Di fronte alle centinaia di persone morte nel tentativo di raggiungerci per
vivere come noi viviamo, secondo i nostri ideali e la nostra civiltà, molti si
sono vergognati di non aver fatto
abbastanza per aiutarli in quel loro sforzo, e anzi di averli addirittura contrastati. Questo moto interiore e
sociale ha specifico fondamento religioso.
Decidendo di dare ai
propri figli un'educazione religiosa si danno loro, quindi, maggiori opportunità nella società del nostro tempo. Ma
è anche vero quello che si dice, che non tutte le forme di religiosità sono in
grado di offrirle. Una volta presa la decisione fondamentale, quella di dare
loro una formazione di fede, bisogna quindi fare altre scelte per i nostri figli,
scelte che coinvolgono profondamente la nostra interiorità e la nostra
responsabilità sociale per i fatti religiosi. Quale religiosità per i
nostri figli? Non è sufficiente limitarsi a delegare tutto all'organizzazione
religiosa, così come, da cittadini, non è più sufficiente affidarsi
acriticamente ad autorità politiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli