giovedì 3 ottobre 2013

Problemi della vita religiosa come fatto collettivo

Problemi della vita religiosa come fatto collettivo

 
 Per come la vedo io la vita religiosa è un fatto collettivo. Certamente ci si sforza di interiorizzare il soprannaturale, di creare  un rapporto personale con le realtà invisibili, ma i fondamenti e le parole della fede ci vengono dalla società in cui viviamo. Ci sentiamo come predisposti naturalmente ad accogliere certi discorsi, ma essi ci devono essere detti da altri. La religione non è una nostra invenzione, anche se vi possiamo dare un nostro apporto e possiamo contribuire a diffonderla facendocene a nostra volta veicolo. C'è poi sempre la possibilità di intendere male, di fare troppo conto sulle creazioni della nostra emotività, sulle nostre fantasie. Nella nostra religione si è sempre data molta importanza all'essere confermati nella fede, ad essere riconosciuti come parte dell'autentica tradizione.
 Ogni collettività offre opportunità e crea problemi, anche quella religiosa. Credo che questo corrisponda all'esperienza comune. Insieme si possono fare più cose e cose più importanti, ma costruire una collettività richiede in genere uno sforzo per organizzarla e mantenerla pacifica. Una società travagliata da controversie è stata assimilata a un corpo malato: non funziona bene. Ma in religione non si tratta solo di questo. Abbiamo anche dei principi di fede che riguardano come si vive con gli altri. Da come viviamo insieme in religione gli altri traggono argomenti per la credibilità della nostra fede. Questo fu osservato fin dalle origini, tanto che se ne tratta nella storia delle prime nostre comunità che troviamo nel Nuovo Testamento.
 Le nostre stesse scritture sacre sono piene di racconti dei problemi delle comunità religiose come fatti collettivi. Le difficoltà riguardano l'interno delle comunità di fede, ma anche i rapporti con le società civili in cui esse sono immerse e le relazioni con altre collettività umane, caratterizzate da particolari ordinamenti politici, convinzioni, costumi, etnie. La violenza, il perseguire interessi e passioni personali, la corruzione morale, il desiderio di dominio hanno sempre minacciato seriamente la fede religiosa. Una delle difficoltà della lettura di quella parte della Bibbia cristiana che ci giunge dall'antichità ebraica è proprio quella di intendere le traversie politiche di remoti regni di territori per noi lontani, gravitanti tra la Mesopotamia e l'Egitto, soggetti anche alle influenze culturali e al dominio degli antichi persiani, greci e romani. Una delle ragioni per le quali si organizza un'istruzione religiosa  è proprio quella di far capire il senso di quelle storie antiche, ritenute tanto significative da essere inserite in testi considerati sacri e amorevolmente conservati e tramandati. La storia collettiva è costitutiva della fede religiosa.
 Non dobbiamo aspettarci, avvicinandoci a una collettività religiosa per esservi inseriti, che tutto vada bene. Ci saranno sicuramente dei problemi, perché, come ho detto, essi si sono sempre manifestati, come in ogni collettività umana. Ciò accade fin dagli inizi, che di solito si vivono da bambini al  primo catechismo. Non bisogna farsene scoraggiare e uno dei compiti degli adulti è quello di aiutare i più piccoli a superarli. Non esiste un metodo universale. Le soluzioni variano a seconda delle situazioni. Serve una saggezza pratica che si forma con l'esperienza di vita: per questo nella nostra confessione hanno sempre avuto un ruolo importante gli anziani (le parole prete e presbitero derivano da un termine del greco antico che significa più anziano). Ma, come ciascuno ha sperimentato, non sempre, nel mondo di oggi in veloce trasformazione, l'anzianità è una risorsa. Addirittura può talvolta essere d'impaccio, quando l'attaccamento alle cose del passato ci rende troppo sicuri in noi stessi: allora si è addirittura invitati a ritornare come bambini di fronte alle prospettive di fede. E senz'altro le relazioni umane in certe cose sono più facili da piccoli, tanto che talvolta alcune di quelle che costruiamo a quell'età, ad esempio con un compagno o una compagna delle elementari, ci rimangono impresse per tutta la vita. Eppure non si può rimanere bambini: quando si è piccoli si ragiona da piccoli, quando si cresce si pensa da adulti. Quando ci proponiamo di ritornare come bambini nell'accogliere la fede che ci viene detta, non significa che possiamo illuderci di vivere la fede in modo infantile. Una fede così, nella mia esperienza, non regge ai problemi della vita da adulti.
 Una delle tentazioni della vita comune in religione è  quella di far troppo conto sui sacerdoti per risolvere i problemi. Allora se in una comunità si vive male e se essa non ha successo se ne dà colpa ai preti. Li si vede come professionisti dello spirito che non sanno fare bene il loro lavoro. Da un lato, talvolta, la loro pretesa di autorità ci disturba, dall'altro, soprattutto nelle controversie che ci oppongono ad altri, vorremmo tirarla dalla nostra parte. Ma il prete è solo parte di una collettività, ne presiede le liturgie, ma non la domina veramente, non ne ha la forza. Il risultato di una comunità, se quindi essa vive bene o male, è un lavoro collettivo di cui ciascuno di noi è partecipe e autore, nel senso che ciò che viene prodotto è anche opera sua, e questo pure se sceglie un ruolo puramente passivo.
 In Azione Cattolica si vuole essere particolarmente consapevoli della responsabilità di ciascuno nell'edificare la collettività di fede. Per questo non ci attendiamo di essere passivamente trascinati dai preti o che essi ci risolvano tutti i problemi della fede o della vita. Né ci aspettiamo questo dai nostri responsabili associativi. Né ci proponiamo di farlo nei confronti di altri. Nel dialogo reciproco ci proponiamo di migliorare la vita delle nostre collettività di fede, ragionando e imparando in base alla tradizione, all'esperienza nostra, alle qualità personali che ciascuno mette a disposizione degli altri. Ci ripetiamo gli uni gli altri i discorsi della fede, cercando di approfondirli meglio e di persuadercene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli