Lo spirito e
l'istituzione
La nostra
collettività religiosa pensa a sé come a una realtà principalmente spirituale,
ma è anche organizzata fin dall'antichità in un complesso di istituzioni le più
importanti delle quali pretendono di esercitare un potere sulla generalità dei
fedeli, sono dirette solo da uomini celibi e non giustificano le loro funzioni
mediante un'investitura democratica, e in ciò si differenziano notevolmente
dalle principali forme di potere pubblico diffuse nelle democrazie occidentali.
Di solito questo argomento non costituisce un problema nell'iniziazione
religiosa dei più piccoli, può diventarlo crescendo, se si comincia a prendere
sul serio il proprio ruolo di cittadini di stati democratici.
Non è facile capire
realisticamente e con una sufficiente precisione quella dimensione
istituzionale di cui ho scritto. In merito ci sono addirittura insegnamenti di
livello universitario. Non di rado la si accosta a quella degli stati,
sbagliando. Eppure certi suoi aspetti ricordano effettivamente quella degli
stati. Le nostre istituzioni religiose, ad esempio, dialogano, al massimo
livello, da pari a pari, con gli stati, inviando loro degli ambasciatori, che
si chiamano nunzi apostolici. Concludono trattati con gli stati. Sono organizzate in un sistema
di uffici con una propria gerarchia che costituisce come una piramide, al
vertice della quale c'è un capo assoluto. Hanno un proprio personale
stipendiato. Per secoli la nostra collettività religiosa ha goduto di privilegi
nelle organizzazioni statali, le sono stati riconosciuti poteri anche
nell'ambito civile, a volte si è integrata con le organizzazioni degli stati e
ha addirittura espresso una polizia religiosa e politica riconosciuta dagli
stati. Il complesso degli uffici di
governo della nostra collettività religiosa storicamente ha anche posseduto uno stato nell'Italia centrale,
che è stato conquistato e soppresso militarmente dal Regno d'Italia nel 1870 e
aveva un proprio esercito. Quell'esercito combatté delle guerre. Al giorno
d'oggi quegli uffici di governo, in virtù di un trattato con lo stato italiano,
esercitano la sovranità, vale a dire un potere che lo stato italiano si è impegnato a non
contrastare, su una piccola porzione del territorio di Roma dove essi hanno
sede e questo potere è internazionalmente riconosciuto come quello di uno
stato.
Infine va detto che
le nostre istituzioni religiose hanno la proprietà, in tutto il mondo ma in
particolare in Italia, di un ingente patrimonio immobiliare e che in Italia
ricevono, in esecuzione di un accordo con lo stato concluso nel 1984, una quota
delle imposte riscosse annualmente dallo stato, che ha importo variabile e che
ha ormai superato il miliardo di euro.
Questa realtà
istituzionale della nostra collettività religiosa è giunta ad impressionare
tanto l'immaginazione della gente da far pensare che anche nei Cieli ci fosse
qualcosa di simile: se ne è trattato molto seriamente nella Divina Commedia di Dante Alighieri e in
modo più leggero in molte altre opere, come in Viaggio in paradiso, dello scrittore statunitense Mark Twain.
Questo complesso di
istituzioni religiose di cui sto parlando, che ha avuto uno sviluppo storico e
quindi diverse manifestazioni nei secoli, anche se è stato fortemente
caratterizzato per quanto riguarda la nostra confessione religiosa almeno da
una certa epoca in poi, dal concentrarsi intorno al suo vertice romano, ha avuto un
suo ruolo importante, è servito. Tanto che qualcosa di simile è presente anche nelle
altre confessioni cristiane, anche se quella cattolica è veramente peculiare.
Alcuni ritengono che sia talmente rilevante da attribuire prevalentemente
ad esso il fatto che la nostra fede sia giunta fino ai nostri giorni e da
temere che, se lo si modifica sostanzialmente, in particolare in senso
maggiormente democratico, la fede ne verrà danneggiata.
Un esempio di organizzazione
religiosa di tipo democratico che non ha costituito problemi per la vita di
fede è costituita proprio dalla nostra Azione
Cattolica, che pure mantiene un
forte collegamento gerarchico con i vertici del clero.
Dagli anni '60 del
secolo scorso è in corso un lavoro piuttosto incisivo di modifica del carattere
delle nostre istituzioni religiose, che in questi mesi ha coinvolto in modo
piuttosto eclatante, come del resto avvenuto diverse volte nei secoli passati, anche
il vertice romano.
Benché si sia cercata
di ispirarla a principi religiosi, l'organizzazione delle nostre istituzioni religiose,
intese come complesso di uffici ed enti per l'amministrazione di quella
particolare società umana che è costituita da una collettività religiosa, è in
massima parte frutto dell'inventiva umana e riflette le concezioni di tempi in
cui quest'ultima è esercitata. Essa quindi, come l'esperienza storica dimostra,
può mutare nel tempo senza alcun danno per la vita di fede. Anzi, poiché il
principio fondamentale che la ispira è quella del servizio, in un certo senso deve
mutare secondo le esigenze dei
tempi. Vi sono però alcune funzioni di carattere specificamente spirituale che
si ritengono essenziali per le nostre concezioni religiose. Ad esempio quelle
che definiscono il carattere apostolico
dei nostri vertici religiosi, per cui chi governa riceve sempre il mandato da
qualcuno che a sua volta l'ha ricevuto da qualcuno prima di lui e così via, a
ritroso nei tempi, fino alle origini. E quelle che riguardano l'amministrazione
di quei particolari segni che sono i sacramenti,
mediante i quali si ritiene religiosamente che si riesca ad unire la Terra con il Cielo. La nostra collettività
religiosa concepisce tutta sé stessa come sacramento,
quindi ritiene di riuscire manifestare qui ed ora quella particolare unione. In
queste parti riteniamo quindi di darci dei limiti più stretti alle possibilità
di cambiamento.
Uno degli obiettivi
principali dell'approfondimento degli argomenti di fede è quello di riuscire a
capire ciò che in una collettività religiosa è principalmente manifestazione
spirituale, quindi essenziale, fondamentale, da mantenere integro, e ciò che
invece è stato costruito al servizio della vita spirituale e che
quindi può variare al variare delle esigenze del popolo di fede. Non si tratta
di un compito facile. Anche in questa materia si sono susseguite diverse
concezioni, che poi sono state anche oggetto di pronunce dell'autorità
religiosa alle quali, secondo le regole, si doveva obbedire. Quindi i diversi
mutamenti che storicamente ci sono stati sono stati preceduti da discussioni in
cui chi proponeva i cambiamenti veniva visto anche come un ribelle e come tale
trattato. Accade anche oggi, però con conseguenze meno drammatiche che in
alcuni periodi storici del passato. In questo possiamo dire di vivere un'epoca
storica in cui riflettere sull'argomento spirito/istituzioni è più facile,
desta meno preoccupazioni. Questo è un portato dello spirito democratico che
ispira i nostri tempi, almeno in Occidente: esso è basato sul riconoscimento a
tutte le persone di una particolare dignità, che si esprime in particolare
nella libertà di pensiero e di manifestazione delle proprie opinioni.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli