giovedì 24 ottobre 2013

Essere parte viva di una collettività costituita in istituzione


Essere parte viva di una collettività costituita in istituzione

 Viviamo in una città popolosa, con molta gente. Periodicamente vi si celebrano eventi che producono il radunarsi di tante persone e allora si dice che c'è folla. Ad esempio un evento sportivo o un concerto di un gruppo musicale. Dopo un po' ci si scioglie e finisce lì. Non è questo il senso del nostro stare insieme in una collettività religiosa. La differenza è data appunto dal fatto che essa si manifesta anche come istituzione, vale a dire come organizzazione basata su certi principi e certe finalità: lo è perché è fatta per durare nel tempo e per realizzare cose che vanno oltre le capacità dei singoli individui. Le caratteristiche principali dell'istituzione in cui complessivamente è organizzata la nostra collettività religiosa risiedono nella sua fondazione, nella sua natura e nelle sue finalità, che si vogliono strettamente legate al soprannaturale. Ma essa, in quanto istituzione composta di esseri umani, ha anche una realtà sociale che dipende da coloro che ne fanno parte e ne è fortemente connotata. Partecipandovi non siamo dei burattini in mano altrui o attori che si limitano a recitare un copione scritto da altri. Vi portiamo molto delle nostre vite e ciò in parte  vi rimane come memoria  e in parte si consolida in una tradizione, nel senso che entra a costituire ciò che dura  di generazione in generazione. Dico questo non per sentito dire o per averne letto, ma per esperienza diretta, per averlo osservato nella storia di cui sono stato parte. Ma sicuramente se ne è anche scritto molto e, in particolare, lo troviamo narrato nei nostri scritti sacri, specialmente in quella parte che riflette l'esperienza più antica, che precedette le origini della nostra collettività religiosa. Lì appunto leggiamo della costituzione di un popolo legato da un patto  con il soprannaturale e da esso conformato secondo varie istituzioni, leggiamo anche dello sviluppo che quelle istituzioni ebbero, secondo la memoria collettiva tramandata, e il costituirsi di una tradizione  di fede  che fu lanciata nella storia e che, attraversandola, è giunta a influire anche su di noi, nella nostra epoca, durando molto nel tempo. La riflessione biblica ci manifesta in modo ancora molto vivo in che modo le persone influirono, nello sviluppo di varie istituzioni, su quella tradizione, in maniera positiva o negativa. Ci dicono che ci si può effettivamente allontanare dal fondamento santo, o addirittura abbandonarlo, ma che ci si può nuovamente riavvicinare ad esso, agendo come collettività, riscoprendo il valore di certi principi e, innanzi tutto, quel patto  di cui ho scritto.
 Tutto ciò di cui ho parlato riguarda le istituzioni maggiori, ma anche quelle più vicine a noi, come la parrocchia. Essa, come istituzione, è destinata a radunare stabilmente nel tempo coloro che abitano vicini e a suscitare, formare e consolidare la loro vita di fede, rinnovando, manifestando e rendendo vivi i fatti fondativi della nostra esperienza religiosa. Spesso nel corso della propria vita ci si allontana dal quartiere della propria infanzia e, ritornandovi dopo molto tempo, si ritrova la parrocchia che si era lasciata: essa ha continuato ad esistere e a lavorare anche senza di noi perché è istituzione. Un'esperienza analoga si può vivere quando, per un tempo che può essere anche molto lungo, si allentano le relazioni con la collettività religiosa e si diradano le consuetudini ad essa legate, a volte fino ad essere abbandonate: se  e quando si decide di cambiare, di ritornare, è alla collettività come istituzione che ci si rivolge, confidando che essa, come effettivamente spesso accade, sia continuata ad esistere anche senza di noi. Ecco che allora l'istituzione, intesa anche come presenza di un complesso di edifici di riferimento, come una certa chiesa e gli altri locali intorno ad essa che servono alle attività di una collettività, manifesta la sua utilità, quindi il suo servizio per la vita di fede. A volte diamo per scontata la sua esistenza, anche quando ce ne siamo molto lamentati per gli aspetti negativi che ci ha manifestato, ma bisogna prendere coscienza che le istituzioni religiose sono quasi sempre il risultato di un lungo lavoro collettivo che, animato da principi spirituali, di solito si è molto protratto nel tempo con la collaborazione di tante persone, alcune nostre contemporanee e altre che ci hanno preceduto. Esso ha richiesto fatica e determinazione, capacità di imparare dall'esperienza e di saper operare insieme, sapienza nel correggersi in ciò che di male si era prodotto e consapevolezza delle finalità che si avevano di mira e, infine, ma prima di tutto, la volontà di mantenere vive quelle realtà spirituali che ordinano la nostra esperienza religiosa. Le istituzioni umane nascono e muoiono, così anche quelle religiose, anche se, per queste ultime, si confida nella promessa soprannaturale che le forze distruttive non prevarranno. La sopravvivenza nel tempo di una istituzione non è mai veramente scontata. E non è infrequente constatare che delle chiese, intese come edifici dedicati al culto religioso e che furono espressione di collettività di fede vive, sono state poi abbandonate e o ci sono giunte come ruderi o addirittura sono ai tempi nostri adibite ad attività profane.
 La maturazione nell'esperienza religiosa comprende anche la formazione della consapevolezza interiore dell'esigenza spirituale di passare dall'essere folla religiosa o spettatori religiosi all'essere parti vive di una collettività che vuole durare nel tempo e che quindi si manifesta anche come istituzione, e quindi poi la consapevolezza della responsabilità personale  che ciò comporta e dell'impegno che ciascuno deve mettere in questo lavoro collettivo nell'istituzione. Questo aspetto è tanto importante da costituire addirittura materia di uno degli articoli del Credo. Infatti non solo riteniamo di essere stati lanciati nella storia come Chiesa, quindi come istituzione santa, legata al soprannaturale, ma anche di esseri come tali tratti dalla storia verso un compimento beato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.