Essere parte viva di una collettività costituita in istituzione
Viviamo in una città
popolosa, con molta gente. Periodicamente vi si celebrano eventi che producono
il radunarsi di tante persone e allora si dice che c'è folla. Ad esempio un evento sportivo o un concerto di un gruppo
musicale. Dopo un po' ci si scioglie e finisce lì. Non è questo il senso del
nostro stare insieme in una collettività religiosa. La differenza è data
appunto dal fatto che essa si manifesta anche come istituzione, vale a dire
come organizzazione basata su certi principi e certe finalità: lo è perché è
fatta per durare nel tempo e per realizzare cose che vanno oltre le capacità
dei singoli individui. Le caratteristiche principali dell'istituzione in cui complessivamente
è organizzata la nostra collettività religiosa risiedono nella sua fondazione,
nella sua natura e nelle sue finalità, che si vogliono strettamente legate al
soprannaturale. Ma essa, in quanto istituzione composta di esseri umani, ha
anche una realtà sociale che dipende da coloro che ne fanno parte e ne è
fortemente connotata. Partecipandovi non siamo dei burattini in mano altrui o
attori che si limitano a recitare un copione scritto da altri. Vi portiamo
molto delle nostre vite e ciò in parte vi rimane come memoria e in parte si
consolida in una tradizione, nel
senso che entra a costituire ciò che dura di generazione in generazione. Dico questo
non per sentito dire o per averne letto, ma per esperienza diretta, per averlo
osservato nella storia di cui sono stato parte. Ma sicuramente se ne è anche
scritto molto e, in particolare, lo troviamo narrato nei nostri scritti sacri, specialmente
in quella parte che riflette l'esperienza più antica, che precedette le origini
della nostra collettività religiosa. Lì appunto leggiamo della costituzione di
un popolo legato da un patto con il soprannaturale e da esso conformato
secondo varie istituzioni, leggiamo anche dello sviluppo che quelle istituzioni
ebbero, secondo la memoria collettiva
tramandata, e il costituirsi di una tradizione
di fede che fu lanciata
nella storia e che, attraversandola, è giunta a influire anche su di noi,
nella nostra epoca, durando molto nel tempo. La riflessione biblica ci
manifesta in modo ancora molto vivo in che modo le persone influirono, nello
sviluppo di varie istituzioni, su quella tradizione, in maniera positiva o
negativa. Ci dicono che ci si può effettivamente allontanare dal fondamento
santo, o addirittura abbandonarlo, ma che ci si può nuovamente riavvicinare ad
esso, agendo come collettività, riscoprendo il valore di certi principi e,
innanzi tutto, quel patto di cui ho scritto.
Tutto ciò di cui ho
parlato riguarda le istituzioni maggiori, ma anche quelle più vicine a noi,
come la parrocchia. Essa, come istituzione, è destinata a radunare stabilmente
nel tempo coloro che abitano vicini e a suscitare, formare e consolidare la
loro vita di fede, rinnovando, manifestando e rendendo vivi i fatti fondativi della
nostra esperienza religiosa. Spesso nel corso della propria vita ci si
allontana dal quartiere della propria infanzia e, ritornandovi dopo molto
tempo, si ritrova la parrocchia che si era lasciata: essa ha continuato ad
esistere e a lavorare anche senza di noi perché è istituzione. Un'esperienza
analoga si può vivere quando, per un tempo che può essere anche molto lungo, si
allentano le relazioni con la collettività religiosa e si diradano le
consuetudini ad essa legate, a volte fino ad essere abbandonate: se e quando si decide di cambiare, di ritornare,
è alla collettività come istituzione che ci si rivolge, confidando che essa,
come effettivamente spesso accade, sia continuata ad esistere anche senza di
noi. Ecco che allora l'istituzione, intesa anche come presenza di un complesso
di edifici di riferimento, come una certa chiesa e gli altri locali intorno ad
essa che servono alle attività di una collettività, manifesta la sua utilità,
quindi il suo servizio per la vita di
fede. A volte diamo per scontata la sua esistenza, anche quando ce ne siamo
molto lamentati per gli aspetti negativi che ci ha manifestato, ma bisogna
prendere coscienza che le istituzioni religiose sono quasi sempre il risultato
di un lungo lavoro collettivo che, animato da principi spirituali, di solito si
è molto protratto nel tempo con la collaborazione di tante persone, alcune
nostre contemporanee e altre che ci hanno preceduto. Esso ha richiesto fatica e
determinazione, capacità di imparare dall'esperienza e di saper operare
insieme, sapienza nel correggersi in ciò che di male si era prodotto e
consapevolezza delle finalità che si avevano di mira e, infine, ma prima di
tutto, la volontà di mantenere vive quelle realtà spirituali che ordinano la
nostra esperienza religiosa. Le istituzioni umane nascono e muoiono, così anche
quelle religiose, anche se, per queste ultime, si confida nella promessa
soprannaturale che le forze distruttive non
prevarranno. La sopravvivenza nel tempo di una istituzione non è mai veramente
scontata. E non è infrequente constatare che delle chiese, intese come edifici
dedicati al culto religioso e che furono espressione di collettività di fede
vive, sono state poi abbandonate e o ci sono giunte come ruderi o addirittura
sono ai tempi nostri adibite ad attività profane.
La maturazione
nell'esperienza religiosa comprende anche la formazione della consapevolezza
interiore dell'esigenza spirituale di passare dall'essere folla religiosa o spettatori
religiosi all'essere parti vive
di una collettività che vuole durare nel tempo e che quindi si manifesta anche
come istituzione, e quindi poi la consapevolezza della responsabilità personale che
ciò comporta e dell'impegno che ciascuno deve mettere in questo lavoro
collettivo nell'istituzione. Questo aspetto è tanto importante da costituire
addirittura materia di uno degli articoli del Credo. Infatti non solo riteniamo di essere stati lanciati nella storia come Chiesa, quindi come istituzione santa,
legata al soprannaturale, ma anche di esseri come tali tratti dalla storia verso un compimento beato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli.